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Don Gnocchi, al via la beatificazione
Il Papa ha promulgato il decreto che riconosce un miracolo attribuito alla intercessione del prete e fondatore dell'opera Pro Juventute
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Sarà beato don Carlo Gnocchi, il sacerdote dei mutilatini. Il Papa ha promulgato il decreto che riconosce un miracolo attribuito alla intercessione del prete e fondatore dell'opera Pro Juventute. Benedetto XVI - al termine di altrettanti laboriosi processi canonici basati su accertamenti scientifici indipendenti - ha firmato altri quattro analoghi riconoscimenti di miracoli che porterano sugli altari anche il cardinale Ciriaco Maria Sanchez Hervas, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna nei primi anni del 'Novecento; il gesuita Bernardo Francisco De Hoyos, anche lui spagnolo; il religioso lasalliano del Madagascar Raffaele Rafringa e il fatebenefratello tedesco Eustachio Kugler, morto a Ratisbona nel 1946.
Nato a San Colombano al Lambro il 25 ottobre 1902, don Gnocchi si spense a Milano a 54 anni dopo una lunga sofferenza: morendo fece dono delle sue cornee a due giovani ciechi. Cappellano militare degli alpini durante la Seconda guerra mondiale, si adoperò per alleviare le piaghe di sofferenza e di miseria provocate dal conflitto. A guerra finita, Don Gnocchi sentì come suo dovere di accorrere in aiuto di quella parte dell'infanzia che era stata colpita più duramente. Rivolse dapprima la sua opera assistenziale agli orfani degli alpini, ospitandoli nell'Istituto Arosio; successivamente dedicò le sue cure ai mutilatini e ai piccoli invalidi di guerra e civili, fondando per essi una vastissima rete di collegi in molte città d'Italia; infine, aprì le porte di modernissimi Centri di rieducazione ai bambini affetti di poliomelite.
Don Gnocchi, il prete dei mutilatini
I suio funerali, celebrati dal futuro papa Paolo VI, furono grandiosi per partecipazione e commozione. Tutti i testimoni ricordano che correva per la cattedrale una specie di parola d'ordine: "Era un santo, è morto un santo"
Carlo Gnocchi, terzogenito di Enrico Gnocchi, marmista, e Clementina Pasta, sarta, nasce a San Colombano al Lambro, presso Lodi, il 25 ottobre 1902. Rimasto orfano del padre all'età di cinque anni, si trasferisce a Milano con la madre e i due fratelli, Mario e Andrea, che di lì a poco moriranno di tubercolosi. Seminarista alla scuola del cardinale Andrea Ferrari, nel 1925 viene ordinato sacerdote dall'arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi. Celebrerà la sua prima messa il 6 giugno a Montesiro, il paesino della Brianza dove viveva la zia.
Nel 1936 il cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l'Istituto Gonzaga. Sul finire degli anni Trenta, sempre il cardinale Schuster gli affida l'incarico dell'assistenza spirituale degli universitari della Seconda legione di Milano. Nel 1940 l'Italia entra in guerra e don Carlo si arruola come cappellano volontario nel battaglione "Val Tagliamento" degli alpini. Destinazione, il fronte greco albanese. Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel '42 don Carlo riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina.
Nel gennaio del '43 comincia la drammatica ritirata del contingente italiano: don Carlo, caduto stremato ai margini della pista dove passava la fiumana dei soldati, viene raccolto su una slitta e salvato. E' proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella Fondazione Pro Juventute. Tornato in Italia nel 1943, don Carlo inizia il suo pietoso pellegrinaggio alla ricerca dei familiari dei caduti . In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera. Viene arrestato dalle Ss con l'accusa di spionaggio e di attività contro il regime.![]()
Nel 1945 viene nominato direttore dell'Istituto grandi invalidi di Arosio e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini". Nel 1949 l'Opera di don Gnocchi ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la Federazione pro infanzia mutilata, da lui fondata, viene riconosciuta ufficialmente. Nello stesso anno il capo del governo, Alcide De Gasperi, promuove don Carlo consulente per il problema dei mutilatini di guerra. Da questo momento, uno dopo l'altro, aprono nuovi collegi: Parma (1949), Pessano (1949), Torino (1950), Inverigo (1950), Roma (1950), Salerno (1950), Pozzolatico (1951).
Nel 1951 la Federazione pro infanzia mutilata viene sciolta e tutti i beni e le attività vengono attribuiti al nuovo soggetto giuridico creato da don Gnocchi: la Fondazione Pro Juventute. Nel 1955 don Carlo lancia la sua ultima grande sfida: un moderno centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Nel settembre dello stesso anno, nei pressi dello stadio San Siro, viene posata la prima pietra della nuova struttura. Don Carlo, minato da una malattia incurabile, non riuscirà a vedere completata l'opera nella quale aveva investito le maggiori energie: il 28 febbraio 195, la morte lo raggiungerà prematuramente per una grave forma di tumore. I funerali, celebrati dal futuro papa Paolo VI, furono grandiosi per partecipazione e commozione: quattro alpini a sorreggere la bara, altri a portare sulle spalle i piccoli mutilatini in lacrime. Tutti i testimoni ricordano che correva per la cattedrale una specie di parola d'ordine: "Era un santo, è morto un santo". (17 gennaio 2009)
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