QUALE AUTONOMIA?
Ma il federalismo all'italiana
cancella il principio di insularità
di Paolo Fois
In alcuni articoli pubblicati qualche tempo fa su questo giornale (in particolare, il 19 giugno e il 15 settembre dello scorso anno) avevo avuto cura di sottolineare come le norme inserite ad Amsterdam nel Trattato sul principio di insularità si indirizzassero, oltre che alla Comunità, ai suoi Stati membri. Ad una simile conclusione, che dovrebbe essere scontata, conducono sia i caratteri propri dell'ordinamento comunitario, sia la precisa norma inserita nell'art. 159 di detto Trattato, secondo cui gli Stati membri "conducono la loro politica economica e la coordinano anche al fine di raggiungere gli obiettivi dell'articolo 158” in merito al principio di insularità.
Lo scorso 16 gennaio, nell'apprendere che il Consiglio dei Ministri aveva deciso di inserire nel disegno di legge sul federalismo fiscale un emendamento inteso a riconoscere tale principio, la mia prima reazione è stata che finalmente, dopo quasi dieci anni (il Trattato di Amsterdam è entrato in vigore il l° maggio 1999), il governo italiano aveva rispettato un obbligo a suo tempo solennemente assunto. Le ancora scarne notizie pubblicate sul contenuto dell'emendamento, che dovrà in ogni caso essere approvato dal Parlamento, non consentono oggi di valutare in modo compiuto fino a che punto sia stata data attuazione alle norme del Trattato. Restano, invece, una serie di interrogativi, intorno ai quali converrà attentamente riflettere. La prima riflessione riguarda la posizione che nei confronti della decisione del governo italiano (quando, beninteso,questa sarà ripresa nella legge approvata dal Parlamento) sarà assunta dalle istituzioni comunitarie, e in particolare dalla Commissione europea. E' noto, infatti, che in tutti questi anni la linea seguita dall’”esecutivo" di Bruxelles è stata quella di evitare, in nome del principio della libertà di concorrenza, l'applicazione delle norme del Trattato sulla coesione e soprattutto di quelle sull'insularità. Gli argomenti fatti valere a sostegno di una siffatta linea sono per la verità assai poco consistenti sotto il profilo giuridico. ma la posizione della Commissione resta comunque caratterizzata da una netta chiusura al riguardo, e di ciò occorre realisticamente prendere atto. Ritenere che a Bruxelles accetteranno senza battere ciglio l'adozione delle misure che saranno previste dalla legge sul federalismo fiscale a favore delle isole appare in definitiva piuttosto avventato.
La seconda riflessione attiene al momento scelto dal governo per applicare il principio di insularità. Non più di qualche mese fa, ratificando il Trattato di Lisbona con una scelta peraltro largamente condivisa, l'Italia ha accettato che rispetto al principio di insularità venisse fatto addirittura un passo indietro, che sarà definitivo se e quando il Trattato entrerà in vigore. E' stato infatti cancellato lo specifico riferimento dell'art. 158 alle regioni insulari nel quadro di una politica di coesione orientata a ridurre il divario tra queste ultime e le regioni più favorite della Comunità.
Resta soltanto un generico impegno a rivolgere "un'attenzione particolare" ad una lunga, disomogenea serie di regioni (insieme a quelle insulari, le regioni rurali, quelle "più settentrionali con bassissima densità demografica",le regioni transfrontaliere e di montagna, le zone "interessate da transizione industriale"). Con il clima che da molto tempo si respira a Bruxelles, per le isole le prospettive non sono proprio esaltanti!
Considerate le contraddizioni di una politica che con una mano esalta il principio di insularità e con l'altra di fatto lo sopprime, riesce più problematico stimare gli effettivi vantaggi che potranno venire alla Sardegna da un provvedimento che, tra l'altro, dovrebbe trovare applicazione non prima del 2010. Nell'attesa, non sarebbe una cattiva cosa se l'insolito ed apprezzabile risveglio di interesse riguardo all'insularità si manifestasse anche nei confronti di un'altra questione che ci sta particolarmente a cuore, quella della legge elettorale per il Parlamento europeo. Di fronte al rischio sempre più incombente che il prossimo giugno si debba votare ancora una volta con la solita, avversata legge che include la Sardegna nella stessa circoscrizione della Sicilia, il governo Berlusconi dovrebbe, sempre in nome del principio di insularità, appoggiare con decisione la richiesta di due circoscrizioni distinte, da tempo condivisa da tanti cittadini sardi. Anche se forse, trattandosi di legge elettorale, si preferirà in questo caso ignorare il principio di insularità, nessuno può certo vietarci di auspicare un po' di elementare coerenza.