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  1. #1
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    Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire

    La catastrofe è imminente:
    come affrontarla?
    Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire
    24-25 gennaio 2009 - Chianciano Terme (SI)Incontro nazionale
    conferenzachianciano@libero.it

    http://questavoltano.splinder.com/

    Con il precedente incontro di Chianciano «Fuori dal Recinto» (25-26 ottobre) abbiamo iniziato un percorso, che ora si sta allargando ad altre realtà. Era questo il nostro scopo: avviare un processo per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico, nella consapevolezza di interpretare un’esigenza non solo nostra. Con tutte le forze disponibili, con tutte le persone di buona volontà decise a scegliere la via dell’impegno e dell’alternativa è ora necessario e possibile fare un altro passo avanti.

    Siamo ad un tornante della storia.

    La crisi economica in corso porta con se una tremenda crisi sociale, culturale, ambientale.

    Essa travolge le vecchie certezze: dal mito della globalizzazione, a quello del mercato. Poche decine di ipermiliardari possiedono più beni di intere nazioni e di miliardi di persone. La natura tutta – aria, acqua, suoli – è vicina al collasso. L’economia e la politica sono fuori controllo e sempre più in mano a comitati d’affari mafiosi che stanno usando ogni mezzo per scaricare la crisi sui popoli, sui lavoratori e sugli emarginati di ogni angolo del pianeta.

    Ma questo non gli basta. La soluzione che il sistema cova nel suo grembo è ancora una volta la guerra.

    La crisi del 1929, per diversi aspetti di minore ampiezza e profondità di quella che ci sta travolgendo, fu risolta soltanto con la seconda guerra mondiale. E’ nostra convinzione che quel processo possa ripetersi oggi, con un impatto distruttivo ben superiore, proporzionato alla enorme potenza distruttiva dei moderni armamenti.

    Ecco perché pensiamo che sia questo il momento di agire.

    Di fronte a questa crisi ed ai suoi effetti devastanti, il sistema politico appare totalmente sottomesso alle oligarchie finanziarie che l’hanno prodotta.

    Questa sottomissione, aggravata da un bipolarismo autoritario, è la causa del distacco crescente tra i cittadini e i loro rappresentanti, della vergognosa corruzione castale, dell’intreccio con l’economia criminale, della morte della democrazia.

    E’ riformabile questo sistema? Noi riteniamo di no. Il malaffare, come ci mostrano le innumerevoli inchieste in corso, è la norma non l’eccezione. Non si tratta dunque di mettere qualche toppa, ma di dare vita da subito ad un percorso per la costruzione di un’alternativa.

    Nelle recenti elezioni abruzzesi un elettore su due ha rifiutato l’inganno della scelta all’interno del recinto in cui vorrebbero rinchiudere ed uccidere la democrazia. Questo rifiuto è la manifestazione del distacco non dalla politica, bensì dalla sua riduzione a mera gestione affaristica e autoritaria dell’esistente.

    Occorre raccogliere ed organizzare questo rifiuto di massa sulla base della consapevolezza comune della straordinaria gravità della situazione, per un’alternativa fondata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, che affermi che l’economia, il lavoro, la vita non debbono più ubbidire a fantomatiche leggi di mercato bensì al criterio politico del bene comune, riprendendo anche i principi, sempre disattesi, della Prima parte della Costituzione Italiana.

    Occorre dunque lavorare ad una risposta e ad un’organizzazione di massa, che sappia ripensare e far rinascere la politica e la democrazia, chiamando all’impegno, alla partecipazione e alla lotta tutti quanti hanno maturato – in forme e per vie sicuramente diversissime – la coscienza dell’insopportabilità del presente.

    Non ci spaventano le differenze, ci spaventa l’immobilismo. In momenti eccezionali, servono risposte eccezionali, confidando sull’intelligenza, il sentimento, la responsabilità di tutti quanti risponderanno a questo appello.

    Siamo convinti della necessità di questo salto di qualità perché giudichiamo inservibili le forze politiche esistenti, comprese quelle oggi costrette all’opposizione extraparlamentare, che appaiono incapaci di recidere il cordone ombelicale che le assoggetta alle forze del capitale. Esse sono caratterizzate dall’assoluta incapacità di ripensare radicalmente il presente e restano chiuse nella loro nicchia e nella autodistruttiva logica del “meno peggio” che prepara sistematicamente il peggio.

    Contro le oligarchie dominanti, penetrate come metastasi in ogni angolo della società, c’è bisogno di un nuovo soggetto politico che faccia dell’alternativa la sua stella polare. Un movimento ampio, pluralista, aperto, democratico quanto deciso nell’iniziativa.

    Abbiamo davanti molta strada da fare. Costruire un programma, avviare le prime iniziative, pensare e realizzare una forma di organizzazione nuova ed efficace, affrontare come prioritaria la questione dell’informazione e della comunicazione.

    Riteniamo quest’ultimo aspetto decisivo, data la necessità di cominciare a contrastare seriamente la grande menzogna in cui viviamo. Una menzogna che si dirama dal vertice del potere fino ai luoghi più reconditi della vita sociale, attraverso l’uso totalitario dei mezzi d’informazione di massa.

    E’ giunto il momento di cominciare a sfidare seriamente il potere anche su questo terreno.

    In questo tornante della storia gravido di incognite la maggioranza delle persone vede la propria esistenza avvolta nell’incertezza. Chi già viveva in quella condizione la vede peggiorare di giorno in giorno. Chi credeva davvero di vivere nel migliore dei mondi possibili comincia ad avere molti dubbi.

    Non è che l’inizio, la crisi continuerà a demolire ogni certezza. L’illusione di uscirne con misure tese al rilancio dello “sviluppo” avrà vita breve. Stiamo andando verso una generale resa dei conti: con la natura devastata sull’intero pianeta, con l’incontenibile flusso di popolazioni in fuga dai paesi depredati, nel quadro, che si allarga, di una tragica guerra infinita.

    I centri dominanti del potere economico e politico entreranno ben presto in conflitto, ognuno per salvare se stesso contro gli altri, ma tutti uniti contro la stragrande maggioranza della popolazione chiamata a pagare, a soffrire, a subire ogni tipo di prepotenza.

    Non possiamo attendere oltre, è questo il momento di agire!

    Tutti coloro che si riconoscono in queste esigenze sono invitati a partecipare, per unirsi in un progetto di radicale cambiamento dell’attuale stato di cose.


    L’ordine dei lavori dell’incontro di Chianciano è il seguente:

    SABATO 24 GENNAIO ore 15,00 – 19,30
    Discussione, sulla base del presente appello, di una proposta di iniziativa e di coordinamento di tutte le opposizioni che si collocano “fuori dal recinto”.

    DOMENICA 25 GENNAIO ore 9,00 – 13,00 e 14,00 – 17,30
    Presentazione del progetto dell’Associazione per la Rivoluzione Democratica.
    Dibattito ed approvazione del documento costitutivo, di cui pubblicheremo la bozza nei prossimi giorni.

    L’incontro si terrà presso il Grande Albergo Le Fonti, in piazza Italia a Chianciano.
    Il prezzo per la pensione completa (cena, pernottamento, prima colazione e pranzo) è di euro 40 in camera doppia e di euro 48 in camera singola.

    E’ importante prenotare al più presto

    telefonando al 347 7815904

    o scrivendo a conferenzachianciano@libero.it


    Comitato provvisorio del primo incontro di Chianciano

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio

    Con il precedente incontro di Chianciano «Fuori dal Recinto» (25-26 ottobre) abbiamo iniziato un percorso, che ora si sta allargando ad altre realtà. Era questo il nostro scopo: avviare un processo per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico, nella consapevolezza di interpretare un’esigenza non solo nostra. Con tutte le forze disponibili, con tutte le persone di buona volontà decise a scegliere la via dell’impegno e dell’alternativa è ora necessario e possibile fare un altro passo avanti.
    Penso che dovete spiegarmi meglio la cosa.
    Sto "democratico" non capisco cosa si intenda (ao non sto a criticà).

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    Penso che dovete spiegarmi meglio la cosa.
    Sto "democratico" non capisco cosa si intenda (ao non sto a criticà).
    I promotori pensano di ripartire dalla legittimità della Costituzione e dall'illegittimità del potere attualmente costituito per affrontare la battaglia politica. Ecco perché democratico. Oltre al fatto, ovviamente, che si vuole un movimento plurale, non ideologico.

  4. #4
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    Ok ma tanto ne parliamo a voce bene.

    Se ci sono ulteriori documenti me li mandi?

  5. #5
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    Sull’ appello di Chianciano


    “Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire”, così suona l’appello della corrente “mi-astengo”, che a suo tempo aveva proposto l’astensione elettorale, e in seguito ha organizzato un incontro a Chianciano (25/26 ottobre).

    “E’ riformabile questo sistema? Noi riteniamo di no. Il malaffare, come ci mostrano le innumerevoli inchieste in corso, è la norma non l’eccezione. Non si tratta dunque di mettere qualche toppa, ma di dare vita da subito ad un percorso per la costruzione di un’alternativa.
    Nelle recenti elezioni abruzzesi un elettore su due ha rifiutato l’inganno della scelta all’interno del recinto in cui vorrebbero rinchiudere ed uccidere la democrazia. Questo rifiuto è la manifestazione del distacco non dalla politica, bensì dalla sua riduzione a mera gestione affaristica e autoritaria dell’esistente.
    Occorre raccogliere ed organizzare questo rifiuto di massa sulla base della consapevolezza comune della straordinaria gravità della situazione, per un’alternativa fondata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, che affermi che l’economia, il lavoro, la vita non debbono più ubbidire a fantomatiche leggi di mercato bensì al criterio politico del bene comune, riprendendo anche i principi, sempre disattesi, della Prima parte della Costituzione Italiana.” (1)

    Un appello all’azione ha un senso se si riferisce a problemi immediati, come manifestazioni contro l’attacco israeliano a Gaza, per la difesa del contratto nazionale, per aumenti salariali, per la difesa degli immigrati. Oppure, in ben altri contesti storici, è un appello per la conquista del potere. Lenin, che apparteneva alla vecchia scuola, studiò centinaia di testi di economia e di analisi politica, lesse migliaia di articoli, presentò programmi, soluzioni tattiche, discusse a fondo con seguaci e avversari, e da questo enorme lavoro trasse la capacità di indicare il momento esatto in cui era possibile la conquista del potere. Frenò una ribellione prematura nel luglio 1917, spronò gli incerti a ottobre.
    L’appello all’azione del Comitato di Chianciano non è né un invito a lottare per risultati immediati, né tanto meno un appello alla rivoluzione. E’ un’esortazione, in forma estremamente retorica, a mettersi al lavoro per il prossimo incontro di Chianciano a gennaio.
    Agire, in politica, vuol dire operare sulla base di un programma, con precise indicazioni tattiche, condivise dai militanti. Ma il Comitato confessa tranquillamente: “Abbiamo davanti molta strada da fare. Costruire un programma, avviare le prime iniziative, pensare e realizzare una forma di organizzazione nuova ed efficace, affrontare come prioritaria la questione dell’informazione e della comunicazione”.

    In queste condizioni, senza un’organizzazione vera e propria e senza un programma, non è possibile alcuna azione reale, tanto meno assumere la direzione del rifiuto di massa del sistema.
    Nonostante i toni rivoluzionari, il movimento mira alla restaurazione dei valori costituzionali. Nell’ordine del giorno presentato a conclusione dei lavori del Convegno di Chianciano si legge: "Il primo punto è la ripresa dei valori fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana. Questi valori rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo. Se la Costituzione era, quando fu approvata, più avanzata del suo tempo, e per questo non fu mai integralmente applicata, oggi, dopo decenni di attacco neoliberista alle conquiste dei ceti popolari, essa, se presa sul serio, imporrebbe vincoli e richieste tali da sovvertire l’attuale organizzazione economica e sociale.”(2)
    Ma una costituzione borghese in nessun caso può essere lo strumento per sovvertire l’attuale organizzazione economica e sociale, ed è un mito che quella italiana abbia un carattere particolarmente avanzato.
    “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, recita l’art. 1. Ma tutti gli stati indistintamente sono fondati sul lavoro: Atene e Roma si fondavano sul lavoro degli schiavi, gli stati medievali sul lavoro dei servi della gleba, la nostra repubblica, come le altre del nostro tempo, sul lavoro salariato. Certamente, dopo la lunga notte del fascismo, questa frase dal contenuto lapalissiano sembrò un riconoscimento dell’importanza del lavoratore, ma, a questa dichiarazione retorica, a questa medaglietta al valore, non corrispose nessun beneficio reale per i lavoratori, chiamati a sopportare il peso della ricostruzione, per essere manganellati o licenziati non appena cercavano di far valere i loro diritti.
    Non ci può essere superamento del capitalismo finché rimane la schiavitù salariale, e la costituzione la vuole solo regolamentare, non eliminare.
    Nella costituzione troviamo poi l’art. 7, che recepisce i Patti Lateranensi voluti da Mussolini (la successiva modifica craxiana è avvenuta, come previsto, per accordo delle parti). Non si può criticare l’ingerenza vaticana in Italia e poi cantare le lodi di una costituzione che le ha aperto la via. Il movimento di Chianciano non deve darsi pena di scegliere la propria bandiera, l’art. 12 gli prescrive il tricolore.
    L’art. 42 riconosce e garantisce la proprietà privata, il che rende impossibile “sovvertire l’attuale organizzazione economica e sociale.”, rimanendo nell’ambito della costituzione.
    L’art.47 favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice, e al diretto e indiretto investimento azionario. La proprietà generalizzata della casa permette ai padroni di cancellare la voce “costo dell’abitazione” dal salario, che è perciò notevolmente inferiore a quello dei paesi in cui le case sono prevalentemente in affitto. Tutti i sacrifici per avere una casa in proprietà si traducono in un vantaggio per gli imprenditori. Chi ha dubbi in proposito legga (o rilegga) “La questione delle abitazioni” di Engels.
    La piccola proprietà contadina era perfettamente funzionale nel periodo precapitalistico, in seguito è diventata un ostacolo al progresso tecnico, sia per la difficoltà di impiegare macchinari su terreni troppo piccoli, sia per le scarse disponibilità finanziarie dei singoli contadini. In realtà, le vere proprietarie che sfruttano il lavoro del contadino sono le banche, per via delle ipoteche.
    La Democrazia Cristiana, a fini di conservazione sociale, invece di creare fattorie pubbliche o almeno cooperative, che permettessero l’impiego del lavoro collettivo, divise latifondi tra i contadini, che dovettero indebitarsi per comprare attrezzi e sementi, e ben presto furono abbandonati al loro destino dallo stato.
    Investimenti azionari popolari. Ci sono stati, e hanno conosciuto il loro massimo sviluppo con i casi Cirio, Parmalat, bond argentini, vere voragini che hanno inghiottito risparmi di lavoratori e di piccoli borghesi.
    Davvero è possibile un nuovo ordine sociale, basato su una costituzione che garantisce la proprietà privata, favorisce la piccola impresa contadina e l’azionariato popolare? Certo non è compatibile col socialismo – come l’intendevano Marx, Engels, Lenin, e non nelle varie deformazioni passate e presenti).
    La costituzione italiana è stata la facciata che dava dignità esteriore al regime democristiano. Quelli successivi, ancora peggiori, sono troppo sfacciatamente protervi, e non ne sentono l’esigenza. A loro basta falsificare ogni notizia tramite i media.
    L’art. 52 dice: “La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Tutti sappiamo che la difesa della patria può essere accettata se si applica a una colonia che cerca di liberarsi dall’oppressione, a una semicolonia, a uno stato non imperialista, purché non faccia parte di un fronte che comprende grandi potenze. Ma, per un paese è imperialista, la difesa della patria è un puro pretesto per giustificare l’oppressione di altri popoli.
    Alcuni degli iniziatori del convegno di Chianciano hanno efficacemente denunciato a suo tempo le false argomentazioni portate dai dirigenti del PRC e del PCDI per giustificare il voto favorevole alle spedizioni militari, mostrando la bancarotta politica della cosiddetta sinistra radicale, assai prima che si trasformasse in tracollo elettorale. Come è possibile che militanti impegnati in una simile sacrosanta battaglia si facciano legare le mani accettando la difesa della patria, improponibile, visto che l’Italia è un paese imperialista, alleato dei peggiori guerrafondai.
    Non è possibile, poi, proporsi di rappresentare gli interessi dei ceti subalterni e ripresentare le parole d’ordine con cui la borghesia da sempre ha ingannato le masse: libertà, uguaglianza, fraternità, che nella realtà significano libertà di sfruttamento, uguaglianza puramente formale e intervento caritativo, di cui i 40 euro berlusconiani (ma chi li avrà?) sono solo l’ultimo esempio.
    Non è certo poi con la restaurazione della costituzione borghese, alla quale sempre meno credono, che è possibile raccogliere le masse per la lotta contro il sistema. E neppure sostituendo, come avversario da battere, alla borghesia reale, l’invenzione giornalistica della casta.
    Quelli che hanno raccolto le bandiere lasciate cadere nel fango dalla borghesia molti, dai socialdemocratici a Stalin, sono caduti inevitabilmente nell’opportunismo. Per questo, diciamo ai militanti di questo nuovo movimento:”Siete ancora in tempo, non fatelo!”

    12 gennaio 2009

    Michele Basso

    NOTE

    1) “La catastrofe è imminente: come affrontarla? Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire - presentato dal Comitato provvisorio del primo incontro di Chianciano

    2) Ordine del giorno conclusivo presentato da Marino Badiale a nome del comitato Promotore dell’incontro. http://www.questavoltano.splinder.com/

  6. #6
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Per una rivoluzione democratica

    Con il precedente incontro di Chianciano «Fuori dal Recinto» (25-26 ottobre) abbiamo iniziato un percorso, che ora si sta allargando ad altre realtà. Era questo il nostro scopo: avviare un processo per la costruzione di un nuovo soggetto politico plurale e democratico, nella consapevolezza di interpretare un’esigenza non solo nostra. Con tutte le forze disponibili, con tutte le persone di buona volontà decise a scegliere la via dell’impegno e dell’alternativa è ora necessario e possibile fare un altro passo avanti.
    Come annunciato, pubblichiamo di seguito la bozza del documento costitutivo dell’Associazione per la Rivoluzione Democratica, che discuteremo ed approveremo nella sessione di domenica 25 gennaio.



    LA CRISI SISTEMICA CHE STIAMO VIVENDO


    La grave crisi economico-finanziaria che il capitalismo mondiale sta soffrendo si aggiunge a quelle ambientale, energetica, alimentare ed a quella del sistema politico monopolare incentrato sulla supremazia nordamericana. Per questo parliamo di crisi sistemica. Nel nostro paese gli effetti di questa crisi globale si aggiungono a quelli interni di sfascio morale, politico e istituzionale.

    Questi molteplici aspetti della crisi sistemica non sono separabili fra loro e sono destinati ad avere ripercussioni geopolitiche gravissime col rimescolamento dei centri del potere economico, finanziario, produttivo e militare e la acutizzazione su vasta scala dei conflitti sociali già in atto. Come la grande crisi economica del 1929, dopo un lungo periodo di stagnazione, fu superata definitivamente solo con la seconda guerra mondiale, anche l’ attuale già annuncia l’intensificarsi di tragici conflitti militari regionali creando le premesse di una nuova ancor più tragica conflagrazione mondiale. In Italia, proprio a causa della preesistenza dei gravi fattori endogeni di cui sopra, la crisi sistemica potrebbe avere effetti ancor più devastanti che altrove. La rivolta in Grecia indica fino a che punto negli anelli deboli dell’Unione Europea si stiano accumulando esplosive contraddizioni sociali e politiche.

    All’ origine di questa crisi globale vi è il carattere antagonistico del sistema capitalistico, la sua congenita incapacità a distribuire equamente le risorse, a rispettare gli insindacabili diritti umani e dei popoli, ad instaurare una diversa relazione fra gli uomini di differenti culture ed a praticare il rispetto degli equilibri della natura, la nostra <madre terra>. L’ odierna tecnoscienza, asservita alle logiche di una accumulazione finanziaria sempre più accentrata nelle mani di pochi, ha finito per dominare anziché servire la vita delle persone e dopo avere distrutto l’ ambiente naturale, base della vita, sta ora attaccando, attraverso le biotecnologie affrancate da ogni principio di precauzione, la radice della stessa vita ridotta a merce, cioè a nuovo strumento di accumulazione.

    A questa crisi sistemica le forze oggi dominanti stanno dando risposte parziali, tese a perpetuare il modello di dominio sotto altre sembianze ma in realtà capaci solo di ritardare i suoi devastanti effetti. Di nuovo è stato applicata la regola: <guadagni privati e perdite pubbliche>. Gli Stati sono perciò stati richiamati temporaneamente in servizio per il suo superamento. E mentre i colpevoli vengono graziati o addirittura premiati, le vittime trovano di fronte a loro ancor più precarietà, più tasse, meno servizi sociali, un ambiente ancor meno vivibile. E’ invece necessario e urgente intervenire con coraggio sulle cause che la hanno generata, tutte riconducibili al saccheggio delle risorse materiali e umane utilizzate non per soddisfare bisogni e diritti bensì per produrre denaro




    UNA OPPORTUNITA’ STORICA IMPERDIBILE PER
    USCIRE DAGLI ATTUALI RECINTI IDEOLOGICI, ECONOMICI E POLITICI


    La gravità di ciò che sta accadendo sta facendo aumentare il numero di coloro che stanno aprendo gli occhi. E’ un’opportunità storica imperdibile, non per approntare qualche aggiustamento, quanto per un cambiamento radicale dei paradigmi del sistema. E’ questo cambiamento che chiamiamo Rivoluzione democratica. Le persone che non vogliono più essere subalterne e vittime di un meccanismo disumano devono riprendere nelle proprie mani il loro destino e quello delle loro comunità, impegnandosi concretamente per dare vita ad un progetto di trasformazione che mobiliti le coscienze, le volontà e le intelligenze e che eviti i tragici errori delle esperienze passate.

    Uno dopo l’ altro i sogni spezzati sono diventati incubi. I sogni dell’ industrializzazione e dell’ urbanizzazione, della crescita economica, dello sviluppo e del progresso. I sogni della American way of life e del capitalismo, del socialismo reale o di quello <di mercato>

    Pensiamo che sia questo il momento di re-agire. Ciò è possibile in particolare partendo, come già sta avvenendo in vari luoghi, dalle crepe che si sono aperte nel sistema di dominio, moltiplicando le lotte per allargarle e, in un rinnovato spirito internazionalista, collegarsi alle lotte dei popoli che non si sono arresi all’ omologazione del <pensiero unico>.

    Non è un compito né facile né breve, ma esso è possibile e necessario.


    ALCUNE RISPOSTE RADICALI

    Ad una crisi globale occorre rispondere con un progetto globale di fuoriuscita dal capitalismo, verso una società che metta al primo posto il bene comune (si chiami essa “società conviviale”, socialista o eco-socialista) capace di conciliare nel suo interno la diversità e la ricchezza delle culture promuovendo il loro vero dialogo finalizzato al <buon vivere> dell’ umanità tutta.

    Il punto nodale per svincolarci dal sistema dominante è la critica radicale dei concetti di “sviluppo” e “crescita” così come ci sono stati propinati dal pensiero unico imperante. Se il binomio <sviluppo produttivo> ed <emancipazione delle persone> è stato compatibile fino a tempi recenti, purtroppo anche grazie alla rapina delle risorse dei popoli oppressi colonizzati, questa situazione è completamente cambiata nell’ attuale fase storica della <globalizzazione>, in cui sviluppo ed emancipazione si sono separati e contrapposti. Oggi sviluppo significa in realtà attacco ai redditi ed ai diritti conquistati nella fase precedente.

    Un’ opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità se non sarà in grado di rivendicare fin da subito un’alternativa di sistema fondato su alcuni nuovi paradigmi:

    - subordinare l’economia ai principi etici non negoziabili quali la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza, facendo della più ampia democrazia partecipativa la stella polare di uno nuovo Stato ed il limite invalicabile della sua azione.

    - superare la parcellizzazione attuale del sapere sempre più specialistico ma sempre meno capace di una visione olistica del reale pur nella sua complessità e ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo

    - ricostituire un rapporto equilibrato dell’ uomo con l’ ambiente naturale in cui esso è nato e si è sviluppato storicamente e dal quale trae sostentamento la vita in tutte le sue forme

    - riconoscere a ciascuna comunità umana il diritto a vivere secondo la propria cultura scegliendo autonomamente, nel rispetto reciproco, le vie da percorrere per la propria evoluzione materiale e spirituale. In particolare consentire il ritorno alla sovranità alimentare dei popoli valorizzando le esperienze e rispettando le aspirazioni alla terra dell’ oltre miliardo di contadini che lottano per la propria (e nostra) sopravvivenza.
    - ricondurre la tecnologia e la scienza ad un vero servizio dell’ uomo all’ interno di un modello produttivo meno alienante ed energivoro


    ALCUNI RIFERIMENTI PER UN NUOVO PERCORSO

    IL DIALOGO ED IL CONFLITTO COME VALORI E COME METODI PER L’ ELABORAZIONE E L’AFFERMAZIONE DELLE VIE DA PERCORRERE

    Occorre guardare e comprendere la realtà attraverso le analisi e i contributi più diversi, capaci di seguire la rapida evoluzione in atto al fine di elaborare proposte adeguate, da verificare sul campo, al di fuori di vecchi ideologismi.

    Il dialogo e la conoscenza dell’ altro costituiscono il miglior antidoto al razzismo dilagante favorito dall’ alto con l’ obbiettivo di scaricare sui conflitti interetnici le angosce di una situazione sempre più chiusa alla speranza. Ma al dialogo con gli amici deve sposarsi l’impegno e la partecipazione per cambiare effettualmente il mondo, con la lotta contro un sistema che per sua natura produce ingiustizia e rischia di precipitare l’umanità in una nuova barbarie.

    Mentre affermiamo chiaramente che occorre un nuovo soggetto politico generale, e per questo fondiamo la nostra Associazione, si dovranno promuovere e potenziare i luoghi <intermedi> di confronto politico e di socializzazione delle idee e delle esperienze : associazioni, gruppi culturali, comitati di quartiere etc., non al mero scopo di esercitare un’ azione di stimolo e di controllo sulle istituzioni e sui partiti politici esistenti, ma a quello di costituirsi come alternativa.


    L’ IMPEGNO PER UN’ INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE CHE CI LIBERI DALLA MENZOGNA ORGANIZZATA


    I mezzi di comunicazione, ormai concentrati in pochissime mani, attraverso un uso controllato e spregiudicato, diffondono la menzogna che parte dai vertici del potere diramandosi fin negli angoli più reconditi di tutta la vita sociale, Ciò rende sempre più difficile alle persone di percepire chiaramente ciò che in realtà sta avvenendo.

    E’ perciò prioritario un impegno serio e qualificato per moltiplicare i luoghi e i mezzi per una contro-informazione plurale e indipendente.
    LA RICERCA DI UN NUOVO RAPPORTO CON LA NATURA

    Ci soffermiamo su questo punto che riteniamo centrale per la persistenza della vita umana sul pianeta, correlata com’è alla natura e ai suoi cicli vitali. Un rapporto equilibrato con essa e la salvaguardia della qualità dei suoi elementi vitali (acqua, aria, suolo) è condizione imprescindibile per il <buon vivere> sia fisico che spirituale. Questo equilibrio delicato, opera di lunghi cicli storici, non può essere alterato con leggerezza dalla logica del produttivismo di corto termine mirato al massimo profitto e sostenuta da scelte esclusivamente tecniche incapaci di valutare le conseguenze nel medio e lungo tempo. Questa logica, porta non solo all’acutizzazione dei conflitti tra Stati ma pure alla progressiva distruzione dei saperi necessari alla conservazione del variegato e delicato rapporto fra ambiente naturale e comunità locali.

    Il fallimento dell’ attuale paradigma produttivo sta nella fallacia delle sue premesse :

    -
    una illimitata capacità di produzione della ricchezza e che ha invece prodotto le peggiori disuguaglianze e povertà

    -
    una cieca rapina delle risorse ai danni della gran parte dei popoli, ovvero il saccheggio colonialista e neocolonialista sistematico, da parte delle potenze capitalistiche occidentali (che è diventato ormai il terreno di scontro e di guerra sempre più feroce per il controllo dei territori tra vecchie e nuove potenze, non più solo occidentali)

    -
    una disponibilità inesauribile delle risorse naturali non rinnovabili

    -
    una capacità inesauribile dell’ambiente di essere pattumiera dei suoi scarti (che si è “risolta” negli inni trionfali all’incenerimento, e quindi nell’aumento esponenziale di inquinanti nocivi e letali).
    Le conseguenze sono :

    -
    l’ accelerata erosione della biodiversità

    -
    la progressiva improduttività e crescente desertificazione dei suoli con conseguente aumento di impiego di fertilizzanti fortemente inquinanti

    -
    il crescente inquinamento delle acque e dell’ aria con la conseguente diffusione di malattie tumorali e leucemiche

    -
    infine la saturazione della capacità di smaltimento degli ingenti e pericolosi scarti dei processi industriali.
    Questo impegno per una nuova alleanza con la <madre terra> è anche un modo per dire sì alla pace tra i popoli. Infatti, mano mano che le risorse hanno cominciato a scarseggiare, la loro appropriazione è divenuta causa di guerre sempre più incalzanti ed atroci, in cui la popolazione civile è venuta progressivamente pagando il prezzo più alto. Le guerre per l’ acqua sono già una realtà destinata purtroppo a moltiplicarsi.

    POTENZIARE LE LOTTE LOCALI IN DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA QUALITA’ DELLA VITA INSERENDOLE IN UN PROGETTO DI CAMBIAMENTO PIU’ AMPIO

    L’ attuale logica dello sviluppo significa sempre più attacco ai territori e quindi alle comunità che su essi vivono, sia per l’ estrazione sempre più frenetica delle risorse naturali sia per le grandi opere necessarie alla logica economica del sistema. Proprio dai territori sono partite significative lotte di resistenza, in Italia e nel mondo, all’ attuale sistema ecocida e genocida. Delle prime sono esempi significativi le lotte in Val di Susa, a Scansano, a Vicenza, quelle della multiforme rete di comitati popolari per la difesa dell’ acqua pubblica, contro gli inceneritori e così via.



    Siamo consapevoli che talora queste lotte rischiano di soggiacere a logiche puramente localistiche, ma esse, collegandosi fra loro, possono acquistare forza dirompente del sistema giungendo ad elaborare una critica radicale e complessiva dei modi di produzione, distribuzione e consumo e divenire perciò lotte per l’ alternativa al sistema. Questo impegno dal basso deve includere prioritariamente la difesa dei <beni comuni> sempre più espropriati all’ uso comunitario.
    LA LOTTA CONTRO OGNI IMPERIALISMO A PARTIRE DA QUELLO STATUNITENSE OGGI DOMINANTE E PER IL RECUPERO DELLA PIENA SOVRANITA’ NAZIONALE
    Riteniamo essenziale la lotta all’ imperialismo statunitense ed il sostegno alle resistenze dei popoli da esso aggrediti, unitamente al pieno recupero della nostra sovranità nazionale.

    Il progetto USA di controllo globale delle risorse, inaspritosi dopo l’occasione propizia dell’11 settembre, rappresenta un gravissimo pericolo per l’umanità. Tale pericolo verrà ancora più accentuato dall’attuale crisi finanziaria. E’ infatti possibile che di fronte agli enormi problemi che essa crea, sarà sempre più forte la tentazione di usare lo strumento militare negli scontri sempre più duri che nasceranno. Un paese come l’Italia ha uno specifico interesse a che il Mediterraneo sia un mare di pace ed a stabilire pacifiche relazioni con il mondo arabo e musulmano.
    In questo quadro è necessario riaffermare il principio della sovranità nazionale, premessa indispensabile per uscire dall’odierna subalternità alle esigenze statunitensi, ma anche – in prospettiva - per perseguire un progetto di sganciamento dagli imperativi delle oligarchie finanziarie e dai loro organismi sovranazionali.
    Lotta dunque per la chiusura delle basi militari Usa e Nato, uscita dall’Europa antidemocratica delle elites dominanti (UE), impegno per l’ alternativa di una Europa dei popoli, rottura con le politiche classiste degli organismi economici internazionali.

    LA NOSTRA REALTA’ ITALIANA

    Il degrado della società italiana ha ormai raggiunto il livello di guardia. Le fondamentali strutture del paese, dalla scuola al sistema sanitario pubblico e a tutti i servizi di utilità sociale, sembrano lentamente disgregarsi, mentre il livello dei consumi, parliamo anzitutto di quelli vitali, e della qualità della vita di fasce sempre più larghe della popolazione si abbassano in misura preoccupante. E’ evidente che l’attuale sistema politico, corresponsabile di tale situazione, é incapace di porvi rimedio.

    Il ceto politico che gestisce questo regime - di destra, di centro o di sinistra - è ormai, in modo evidente, una Casta, il cui unico scopo è la ricerca di potere, denaro e privilegi spesso in forme chiaramente criminali. Chiunque oggi in Italia voglia perseguire seriamente l’interesse collettivo, deve porsi fuori e contro l’intera Casta politica. Infatti la sinistra italiana ha da tempo abdicato al ruolo di alternativa svolgendo, ormai in modo inequivocabile, la funzione di riassorbimento e controllo delle spinte popolari nel contesto di una chiara <divisione del lavoro> all’ interno del sistema.

    Ma anche altre caste affiancano quella politica, stabilendo innaturali privilegi e disuguaglianze di reddito, quindi di condizioni di vita. Fra queste indichiamo i sindacati ed i vari ordini professionali che si sono appropriati del controllo di interi settori della vita sociale: l’ informazione, la salute, la giustizia etc.

    Ognuna di queste caste assicura, in cambio di uno status economico privilegiato, il proprio sostegno attivo al regime: i sindacalisti riducendosi a crocerossine curanti le ferite di un capitalismo sempre più feroce, i giornalisti garantendo la disinformazione quotidiana, gli intellettuali professionali sostenendo sempre - in ultima istanza - il pensiero unico delle oligarchie, i magistrati assecondando le spinte autoritarie di un sistema in crisi, i vari ordini professionali pronti a tutto pur di perpetuare i propri privilegi corporativi.

    Naturalmente, anche in questi mondi esistono lodevoli eccezioni, ma esse non modificano la realtà di un sistema chiuso a difesa degli interessi di pochi contro quelli della stragrande maggioranza della popolazione, della quale si ottiene il passivo consenso con una pervasiva opera clientelare di corruzione. Nell’opporci a queste caste combattiamo sia il mito della governance mirata a proteggere gli interessi dominanti sia quello del bipolarismo come pretesa forma di democrazia compiuta, entrambi in realtà strumenti di un totalitarismo in versione soft.

    Questa crisi offre l’ opportunità per far vivere in forme storiche nuove gli ideali di emancipazione, giustizia, solidarietà, uguaglianza e libertà che furono propri della elaborazione della Costituzione della Repubblica Italiana. Di fronte all’azione disgregatrice del capitalismo reale, che tende a distruggere ogni principio di solidarietà sociale, vogliamo riproporre i principi fondamentali espressi nella prima parte di essa, in particolare quelli fino ad oggi disattesi. Essi rappresentano a nostro avviso una fondamentale linea di resistenza contro il degrado sociale cui stiamo assistendo.

    Per riaffermare questi principi e per contrastare la crisi in atto acquista valore unitario e trainante la proposta/richiesta del reddito minimo garantito (per tutti, lavoratori e precari dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi, lavoratori “autonomi” dei medesimi settori trascinati nella crisi, disoccupati e pensionati, nella direzione dell’attuazione piena e democraticamente rivoluzionaria dell’art. 36 della Costituzione “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) accompagnata dalla richiesta di welfare sociale garantito in servizi pubblici gratuiti e diffusi. Altra richiesta qualificante è quella di consistenti assunzioni nei servizi pubblici come segno chiaro e preciso di una direzione alternativa di uscita dalla situazione attuale e di introduzione di elementi di nuova economia (scissione netta tra remunerazione monetaria, utilità sociale, e produttività) e di nuova politica (reperimento delle risorse attraverso un drastico ridimensionamento delle differenze salariali e stipendiali nel pubblico e nel privato, costruito anche con politiche fiscali adeguate). Tutti questi punti si collegano alla richiesta integrale del diritto di lavoro per tutti come indicato dalla Costituzione, e alla prospettiva generale della socializzazione dei mezzi, dei modi e dei rapporti di produzione.

    Siamo quindi per un’opposizione che sappia tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di sotto della soglia dell’esclusione sociale, che valorizzi le lotte delle comunità locali e dei lavoratori che tendono ad autodifendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porta ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita. E che sappia anche difendere lo stesso ordinamento costituzionale democratico, in particolare la sua assoluta laicità.

    E’ necessario cominciare ad agire da subito, allargare il confronto, elaborare proposte politiche e di lotta, iniziare il lavoro ricostruttivo di un nuovo pensiero rivoluzionario democratico : queste le necessità con le quali dovremo confrontarci. Le stesse necessità che incontreranno tutte le forze, tutte le persone di buona volontà, che sceglieranno la via della lotta e dell’alternativa con le quali costruire un più ampio percorso unitario.

    Per vitalizzare una nuova politica fondata sulla partecipazione dal basso e su nuovi strumenti di controllo democratico della gestione dello Stato è necessario realizzare un rapporto effettivamente democratico tra rappresentanti e rappresentati, cittadini ed eletti, includente fra l’ altro:

    - la eleggibilità di tutte le cariche pubbliche importanti e la loro rotazione

    - il principio della revoca dalle medesime in tutti i casi in cui sia democraticamente accertata la prevalenza di interessi privati sugli interessi comuni,

    - il principio della retribuzione delle medesime cariche intese non come privilegio ma come servizio reso alla comunità, correlandole quindi ai livelli medi collettivi di retribuzione e di reddito.




    CHI SIAMO



    Siamo persone provenienti da strade anche assai diverse che hanno deciso di riunirsi in nome di una riconosciuta necessità politica urgente e di alcuni principi che poniamo a fondamento della nostra azione politica. Vogliamo rendere possibile un’ alternativa all’ attuale modello dominante promuovendo un’ autentica democrazia partecipativa e popolare.

    L’ Associazione per la Rivoluzione Democratica che stiamo fondando, destinata ad evolvere secondo le modalità che le circostanze renderanno opportune e i contributi che altri porteranno alla sua attuale natura, è aperta a tutti coloro che si riconoscono in questo documento.

    Ci prefiggiamo di superare, al nostro interno e con gli altri, l’ autoreferenzialità, fonte di conflittualità permanente ed esiziale per il raggiungimento degli obiettivi espressi. Siamo coscienti che oggi sono necessarie idee forti, espresse con chiarezza ma anche con modestia, restando aperti al confronto e alla collaborazione con chiunque, in forme anche diverse, su muove nella nostra stessa direzione.

    Sappiamo di essere minoranza e di essere lontani dalla massa critica necessaria per sviluppare l’iniziativa di cui pure ci sarebbe bisogno: ma qualcuno deve pur cominciare. Consci della gravità e delle urgenze del momento, abbiamo però deciso di iniziare questo cammino, ben consapevoli delle difficoltà, ma pienamente convinti della possibilità di farcela. Del resto, se non ora, quando?

    PER LA COMUNITA' UMANA


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    Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire

    Anche questa volta parteciperemo all'incontro di Chianciano, con le nostre posizioni. Chi volesse partecipare assieme a noi è pregato di contattarci alla solita mail comunitaresistenti@libero.it.

    Proponiamo il programma dei lavori. Per leggere il documento sul quale ci troveremo a dibattere - e non poco! -, potete collegarvi sul blog http://questavoltano.splinder.com/.

    Proviamoci!

    Comunità Comuniste

    ----------------------------

    La catastrofe è imminente: come affrontarla?
    Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire 24-25 gennaio 2009 - Chianciano Terme (SI)Incontro nazionale conferenzachianciano@libero.ithttp://questavoltano.splinder.com/



    Programma

    SABATO 24 GENNAIO ore 15,00 – 19,30

    Proposta di iniziativa e di coordinamento di tutte le opposizioni che si collocano “fuori dal recinto”.

    Relatore: Leonardo Mazzei; Presiede: Maurizio Fratta

    DOMENICA 25 GENNAIO ore 9,00 – 13,00 e 14,00 – 17,30 Presentazione del progetto dell’Associazione per la Rivoluzione Democratica.

    Dibattito ed approvazione del documento costitutivo dell’Associazione.
    Relatore: Aldo Zanchetta; Presiede: Paolo Arduini

    L’incontro si terrà a Chianciano.

    Il prezzo per la pensione completa (cena, pernottamento, prima colazione e pranzo) è di euro 40 in camera doppia e di euro 48 in camera singola.


    E’ importante prenotare al più presto telefonando al 347 7815904 o scrivendo a conferenzachianciano@libero.it

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    Ancora sull’ appello di Chianciano: due lettere di Roberto Massari
    Abbiamo già parlato altre volte dell’appello “Rompiamo gli indugi, è questo il momento di agire”, della corrente “mi-astengo”, che dopo l’incontro di Chianciano del 25/26 ottobre, si accinge a tenerne un altro nella stessa località, nei giorni 24 e 25 gennaio 2009.
    Contro queste posizioni non siamo stati i soli a polemizzare. Lo ha fatto anche il compagno Massari, di Utopia Rossa. Conosce assai meglio di noi i protagonisti, in quanto ha criticato spesso le posizione del Campo Antimperialista, senza mai far mancare la sua collaborazione quando era possibile un’azione comune su basi di classe, e con Badiale e Bontempelli ha condotto una campagna contro l’opportunismo e il ministerialismo della cosiddetta sinistra radicale (per esempio, nel libro “I forchettoni rossi”).
    Di Massari pubblichiamo estratti di una lettera del 2 aprile 2008, e, per intero, una lettera del 2 ottobre. La prima è stata scritta subito dopo l'assemblea astensionistica tenuta al Villaggio Globale di Roma, domenica 30 marzo, in cui si erano imposte le parole d’ordine, antimarxiste e anacronistiche, della difesa della costituzione e della convocazione di un’assemblea costituente:
    2 aprile 2008
    “La relazione è stata tenuta da Marino Badiale …che ha descritto il capitalismo italiano in termini di economia criminale, che ha fatto la lista delle violazioni della democrazia che avvengono diariamente e ha concluso dichiarando che, a fianco alla lotta antimperialistica, a quella ambientale, il terzo tema discriminante è la difesa della Costituzione.”
    “Ho poi parlato io (a lungo) a nome dell'appello "Que se vayan todos" (citando tutte le sigle partecipanti)... Ho insistito molto sulla non-più-esistenza - in Italia - di partiti facenti capo a discriminanti ideologiche o programmatiche, per trovarvi una conferma ulteriore della necessità di non illudersi che in Parlamento sia possibile ancora una qualche dialettica. In assenza di tale dialettica il Parlamento si trasforma ormai in un nemico e basta (prima era sempre un nemico, ma anche un luogo in cui qualche spostamento si poteva pure conquistare) e quindi ho ripetuto che nel futuro il fatto di partecipare o non partecipare alla beffa elettorale sarà discriminante (per le politiche, ovviamente, riservandomi un approfondimento particolare per le comunali).”
    Massari ha poi ridicolizzato “l'idea dell'Assemblea costituente: con questi partiti non-più-partiti ma carrozzoni elettorali personalizzati, chi potrà mai convocare un'Assemblea costituente che non diventi ancora peggiore e più caricaturale della Bicamerale di D'Alema-Berlusconi?”
    Anche se il suo intervento è stato seguito con attenzione, “l'idea macabra di difendere la Costituzione pare esser passata.”
    Dopo queste indispensabili citazioni, pubblichiamo per intero l’altra lettera del 2 ottobre, che, come la prima, non era destinata alla pubblicazione. Abbiamo insistito che fosse resa pubblica, perché è la testimonianza di un compagno che ha seguito queste vicende da vicino, e ne fa una critica originale.

    2 ottobre 2008
    Il testo allegato (1) dimostra la capacità mimetica da parte del Campo imperialista nell'adattarsi alle nuove situazioni. Ci sono pezzi di frasi che sembrano prese pari pari da testi di Utopia rossa o da quelli di Socialismo rivoluzionario (come fedele lettore di tutto ciò che il Campo scrive da vari anni in qua non poteva non sfuggirmi la novità linguistica, della quale ovviamente mi rallegro: benvenuti nel campo dell'umanismo rivoluzionario!) .
    Nel comunicato viene rivendicata con orgoglio la giustezza della campagna astensionistica (mentre in precedenti comunicati la si considerava indirettamente responsabile della sconfitta elettorale, che a sua volta veniva vista negativamente in quanto fattore che avrebbe contribuito all'avvenuta fascistizzazione del Paese). E, finalmente, anche il delirio della fascistizzazione da me più volte e pesantemente irriso è scomparso per lasciare il posto alla divertente infallibile previsione seguente: "un governo... che sembra puntare diritto verso un regime autoritario".
    Gli indovini latini facevano lo stesso con i soldati in partenza per la guerra: "ibis redibis, non morieris in bello.", in cui spostando la virgola si poteva avere la morte o il ritorno del soldato (che ammetterete essere cosa discriminante dal punto di vista del soldato). Beh, ora non possiamo che essere tutti d'accordo: Berlusconi "sembra" puntare veramente verso un regime autoritario. E se il processo non andrà sino in fondo sarà perché "sembrava", non perché le masse glielo avranno impedito. Ibis, redibis non, morieris in bello”.
    Per l'occasione metto in guardia contro questa vecchia idea balorda (nella quale il mondo anarchico non è mai caduto), per la quale l'orientamento autoritario di un governo è un fatto di scelta soggettiva dei governanti stessi: ci sarebbero governi che puntano al regime autoritario e altri che, bontà loro, non lo fanno perché, perché... ma perché tutto sommato sono democratici! Cribbio, come non averci pensato!
    Che storia è questa di stare sempre a guardare il livello di consapevolezza e mobilitazione delle masse! Ci sono governi che puntano e governi che non puntano o che non sembrano puntare. Insomma la Democrazia cristiana degli anni '50, che "sembrava" puntare a governi autoritari finiva sempre col non farli (Tambroni brevemente a parte) perché, perché... perché la DC in fondo era legata al patto costituzionale e quindi era tutto sommato democratica... e non perché c'erano quasi tre milioni di iscritti al Pci-Psi, non so più quanti alla Cgil e una ramificazione della cultura operaia anticapitalistica in tutto il territorio, tra sezioni di fabbrica, case del popolo e armi della resistenza ancora sepolte.
    Domanda per l'esercitazione a casa: il governo Prodi, "sembrava" puntare o no a un regime autoritario? Molti diranno di no, mentre io dico di sì. Ma il punto non è questo: Ammettendo che esso non sembrasse puntare, ciò era forse dovuto al carattere democratico di Prodi (e alleati vari del Centrosinistra, tra i quali campioni della democrazia statalistica come Diliberto, D'Alema, Dini, Mastella e soci) oppure a qualcos'altro?
    A chi risponde esattamente, una copia omaggio con dedica de 'Le false sinistre'.
    L'altra chicca è quella della necessità ormai urgente di un' "opposizione che sia a un tempo democratica e rivoluzionaria" e quindi evidentemente non più, come nel passato, a volte "democratica" e a volte "rivoluzionaria". Che fase terribile dev'essere stata quella in cui si era a volte democratici a volte rivoluzionari o, ancor peggio, democratici non-rivoluzionari o rivoluzionari-non democratici. Sarebbe utile, a questo punto, citare i nomi di questi partiti od organizzazioni impegnati in tale schizofrenica opposizione del passato: Democrazia proletaria? Rifondazione? Pdci? Verdi? il Campo antimperialista? Utopia rossa. Io, personalmente, non ci sarei riuscito a scindere le due cose, perché i grandi maestri mi hanno insegnato da sempre che non si può essere l'uno senza essere l'altro. Tant'è vero che da quando mossi i primi passi nella lotta politica (1966), presi da subito a parlare direttamente di "democrazia rivoluzionaria", come aspirazione legittima delle masse e come pratica embrionale, minoritaria quanto si vuole, ma da realizzare fin dal punto più basso della mobilitazione, fin dal primo momento della presa di coscienza. Io non ho mai smesso in questi 42 anni, indipendentemente dai mutamenti politici negli assetti di governo, di rivendicarla, ma è anche quello che abbiamo cercato di fare, per es., in questi giorni (riuscendoci in parte), con la manifestazione del 4 ottobre e che tenteremo di proseguire.
    Resto comunque in trepidante attesa di vedere come il Campo antimperialista riuscirà a far combaciare a Chianciano le cose scritte in questo appello con l'idea centrale del documento di Badiale e Bontempelli (che lì verrà presentato ufficialmente e che ho fatto circolare qualche tempo fa), secondo cui la difesa (o la piena realizzazione) della Costituzione borghese del dicembre 1947 - quella con cui si ricostruì lo Stato imperialistico italiano, non più filonazista, ma filostatunitense - sarebbe oggi l'asse portante della proposta "a un tempo democratica e rivoluzionaria" in Italia.
    Per trenta e più anni abbiamo sentito questo discorso nella propaganda del Pci e si può dire che la nostra generazione (i rivoluzionari degli anni '60) è cresciuta smascherando l'ipocrisia di classe (borghese) che lo sottendeva e ancora lo sottende. Insomma, noi della vecchia generazione dovremmo essere vaccinati. Ma fra i tanti miraggi che oggi potrebbero deviare in senso statalistico-legalitario la crescita di una carica anticapitalistica tra le nuove generazioni italiane, credo che questa "riscoperta" della Costituzione borghese, presa nel suo complesso, non esista proprio: il pericolo per ora non si pone e per questo non varrebbe la pena di starne a discutere troppo. Ma a Chianciano, invece, dovranno discuterne e arrivare a una qualche formula di compromesso.
    Discorso diverso sembrerebbe potersi fare per alcuni (pochi) singoli articoli costituzionali che, per una ragione o per un'altra - tra le quali a volte anche corporativismi e manovre forchettoniche - ogni tanto riescono ad occupare la scena, sia pure per un breve volgere di tempo.
    Faccio solo un esempio e poi lascio perdere. Non c'è dubbio che l'art. 11 della Costituzione sia contrario alle missioni di guerra all'estero. Ciò ha consentito a tutti noi di dire: "Smettetela di aggredire quei popoli che hanno diritto alla loro autodeterminazione, che devono poter usufruire delle loro risorse ecc."! "Smettetela di ricorrere all'uso barbaro della guerra"! "Smettetela di violare i più elementari diritti della civile convivenza ecc."! E poi, visto che non contrastava con quanto detto sopra, "Smettetela di violare l'art. 11 della Costituzione". Insomma, la cosa veramente prioritariamente importante era porre fine alla guerra (per alcune delle ragioni sopradette): la cosa secondaria era la difesa dell'art. 11, che lì sta e sonnecchia.
    Un articolo - non lo si dimentichi mai - che non abbiamo posto o imposto noi: se lo sono imposti da soli, loro, i borghesi, i guerrafondai, i nostri nemici estensori della Costituzione. Solo per questo chiediamo loro di applicare ciò che hanno scritto, chiediamo cioè di essere coerenti con alcune loro leggi (non tutte, per carità!!!) e in particolare con questo articolo, visto che esso rappresenta un ostacolo allo svolgimento delle guerre. Un ostacolo però non insormontabile, tant'è vero che lo Stato borghese imperialista italiano ha ignorato tutti i nostri appelli, ha deciso di violare quel singolo articolo, e lo ha potuto fare perché continua a trarre legittimazione agli occhi delle masse da tutto il resto della Costituzione. Perché a questo serve e concorre l'intero apparato legislativo borghese (e non solo la Costituzione). L'art. 11 è rimasto e la guerra è proseguita.
    Se l'art. 11 - come tanti altri articoli in altri aspetti dell'iniziativa capitalistica - avesse fornito una sia pur minima copertura alle avventure guerresche dell'imperialismo italiano, avremmo invece e senza dubbio gridato: "Al diavolo l'art. 11 e al diavolo la Costituzione che consente tali crimini!". E' ciò che alcuni di noi fanno quotidianamente per quegli articoli (come il 7 e l'8), che difendono e legittimano le interferenze della Chiesa cattolica nella vita civile degli italiani, o il 29, sul fondamento matrimoniale della famiglia o i tanti altri articoli che spianano la strada allo sfruttamento operaio, all'emarginazione dei deboli o alle diseguaglianze sociali. Tanto che a me scherzosamente, ma non troppo, viene a volte da dire che l'incipit dell'art. 1 andrebbe riscritto - "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul pluslavoro" (per una buona definizione del quale si rinvia alla conclusione del cap. 24 del terzo vol. de Il Capitale).
    E per tutte le altre questioni sociali, lavorative, democratiche, di genere o di cittadinanza per le quali non esiste a tutela degli oppressi uno specifico articolo della Costituzione? (me ne vengono in mente per lo meno 9.998 di tali questioni) Che dovremmo fare? Dovremmo imporre un'immediata soluzione concreta della questione oppure un suo successivo inserimento giuridico nella Costituzione borghese? E quest'ultimo come lo realizziamo: convochiamo uno di quegli stupendi referendum a perdere in cui è diventata maestra l'area del centrismo italiano oppure affidiamo alla pattuglia parlamentare del Prc (ahi, ma quella non c'è più...) il compito di fare da tramite tra l'esigenza delle masse e il dettato costituzionale? Fate l'esperimento (ripetendo queste domande retoriche) per una qualsiasi questione socialmente rilevante e vedrete lucidamente la risposta. Io la vedo, la vedevano i forchettoni del Prc-Pdci-Verdi e state certi che la vedono anche gli angeli ideologi del capitale. Possibile che non la vedano compagni preparati e in buonafede?
    Risolto il nodo del rapporto fra esigenze reali/pseudorappresentanza parlamentare/annacquamento legislativo, potrete anche spiegarvi da soli perché lo Stato borghese (quello che, secondo me e ormai pochi altri, si abbatte e non si cambia) può tranquillamente reggersi sul dettato costituzionale. Un dettato da lui stesso elaborato alla fine della Resistenza, quando gli fu giocoforza avvalersi dell'aiuto dei socialdemocratici, degli stalinisti, degli azionisti illuminati e addirittura di un ex bordighista come Umberto Terracini, elevato a Presidente dell'Assemblea costituente!. Ma nel 1946-47 l'imperialismo italiano doveva ricostruire se stesso, e doveva farlo usando la collaborazione del Psi-Pci (all'epoca entrambi staliniani), il sostegno dell'imperialismo Usa e soprattutto il pluslavoro sociale delle masse lavoratrici uscite stremate dalla guerra e dal fascismo. Oggi che gliene frega più di quel pezzo di carta partorito nella prima metà del secolo scorso e che alcuni vorrebbero invece riesumare? I centri decisionali del potere imperialistico (militar-clericale- finanziario-spettacolare) sono altrove. Badiale e Bontempelli l'avevano spiegato così bene ne La sinistra rivelata. Perché quell'analisi del capitalismo assoluto non varrebbe più?
    Oddio, mi viene una paura! E se agli ammiratori postumi di quel pezzo di carta capitasse di leggere la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela (del 1999) che, nonostante il suo carattere borghese, è anni luce avanti sul terreno del progresso civile e della rappresentanza democratico-istituzionale rispetto alla Costituzione italiana, ci toccherà forse sentire che l'asse della lotta "a un tempo democratica e rivoluzionaria" per l'Italia consiste nel chiamare Chávez a dirigere lo Stato italiano per fargli adottare la sua Costituzione, certamente la più avanzata al mondo?
    Spero converrete con me che la cosa non è proponibile. Questo non vuol dire che dobbiamo tenerci o prendere per buona il vecchio testo costituzionale dell'imperialismo italiano, che dopo il fascismo è stato un po', come dire... il suo certificato di rinascita.
    Amici come sempre
    Roberto Massari
    Note
    1 ) Campo antimperialista: “Perché l’incontro di Chianciano”, www.campoantimperialista.it

    http://www.sottolebandieredelmarxismo.it/

 

 

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