segnalo questi tre articoli, tradotti dal sempre ottimo Gongoro, di Murphy sul Nobel Krugman.
Il vizio capitale
Allontaniamoci per un attimo dai massacri di civili in Medio Oriente per occuparci di un altro massacro, quello della scienza economica per mano di insospettabili economisti di grido e Premi Nobel, un massacro che magari – almeno a prima vista – non produce lo stesso numero di morti e mutilati di quelli eseguiti con le bombe “intelligenti” ma sicuramente ha la capacità di spargere per il mondo copiose quantità di miseria.
Occupiamocene con questa godibilissima lezione del professor Murphy, autore del libro The Politically Incorrect Guide to Capitalism.
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L'importanza della teoria del capitale
Di Robert P. Murphy
Avendo letto innumerevoli analisti, compresi degli economisti professionisti, che offrono “soluzioni” alla crisi finanziaria, sono sempre più convinto dell'importanza della teoria del capitale. Lo potete vedere con la dicotomia che la gente continua a dipingere fra mercati finanziari ed “economia reale,” una distinzione che è utile per alcuni scopi ma che in questo contesto rinforza spesso l'idea che il mercato azionario sia in realtà soltanto un casinò.
Quando è stato inizialmente dibattuto il piano di Paulson, persino alcuni acuti pensatori libero-mercatisti in altre occasioni molto saldi suggerivano invece che la “ricapitalizzazione bancaria” fosse il modo per aggiustare le cose. Ma se le nostre difficoltà provengono da una diversione di risorse reali nel settore immobiliare – se troppo e troppo grandi case sono state costruite a scapito di altri usi possibili per quegli input – allora i trasferimenti finanziari del governo di per sé non faranno altro che ridistribuire le perdite.
Una volta compreso che i nostri attuali problemi sono dovuti ad una distorsione indotta dalla Fed nella struttura del capitale, è evidente che la peggior raccomandazione sia che la Fed tagli i tassi di interesse e pompi sempre più “liquidità.” È stato in primo luogo il credito artificialmente poco costoso ad alimentare il boom immobiliare. Greenspan ha abbassato il tasso dei fondi federali ad un ridicolo un per cento – il che significa che il tasso d'interesse era in realtà negativo, una volta aggiustato all'inflazione dei prezzi – e l'ha mantenuto laggiù per un anno. Ha fatto questo per (apparentemente) prevenire l'esigenza di una dura recessione nell'“economia reale” dopo che il crollo delle dot com. Ma in effetti ha sparso i semi per la nostra attuale crisi. Se Bernanke continua a spargere centinaia di miliardi a banchieri bisognosi, in cinque anni da oggi gli americani (ed il resto del mondo) potrebbero guardare al nostro presente con la stessa tenerezza con cui la flessione del 2001 ora ci appare come un piccolo inconveniente.
Krugman e Cowen ridicolizzano la teoria austriaca dei “postumi della sbornia”
Piuttosto che iniziare da zero, in questo articolo illustrerò l'importanza di una solida teoria del capitale mostrando come economisti molto intelligenti – uno dei quali è ora un Premio Nobel – fanno errori elementari nella loro valutazione della teoria austriaca del ciclo economico (ABCT). Per brevità, non ricapitolerò qui la teoria; nei collegamenti sopra potete leggere le mie moderate esposizioni, o andate qui per la meravigliosa presentazione in PowerPoint di Roger Garrison, o qui per un'introduzione più completa. Allora, assumendo che il lettore capisca la teoria austriaca di base, citiamo la recente discussione di Tyler Cowen sulla critica su Slate della ABCT scritta da Paul Krugman:[Paul Krugman:] Ecco il problema: come questione di semplice aritmetica, la spesa totale nell'economia è necessariamente uguale al reddito totale (ogni vendita è anche un acquisto, e viceversa). Così se la gente decide di spendere meno nei beni d'investimento, non vuol forse dire che dovranno decidere di spendere di più in beni di consumo – implicando che un crollo degli investimenti dovrebbe sempre essere accompagnato da un corrispondente boom dei consumi? Ed in caso affermativo perché dovrebbe esserci un aumento nella disoccupazione?Questi sono in realtà due punti distinti; ovvero, Cowen ha fatto qualcosa di più che “rovesciare” semplicemente la questione, ha un po' cambiato il punto. Per aiutare il lettore a capire la mia risposta, lasciatemi parafrasare (quelle che intendo essere) le simili (ma distinte) obiezioni di Cowen e di Krugman alla teoria di Mises-Hayek.
[Tyler Cowen a commento della citazione di cui sopra:] Ma penso che il punto sia più efficace al contrario. Perché il boom dovrebbe essere un boom in primo luogo? Lo spostamento verso i beni d'investimento, e quindi via dalla produzione di beni di consumo, dovrebbe significare un calo dei salari reali, salari reali che non aumentano. In latre parole, la teoria austriaca non genera l'altissimo livello di comovimento trovato nei dati.
La storia austriaca di base è che durante il boom artificiale, la forza lavoro ed altre risorse vengono incanalate in progetti d'investimento non compatibili con il livello generale del risparmio reale. Prima o poi, la realtà alza la sua brutta testa ed i progetti insostenibili devono essere abbandonati prima del completamento. Gli imprenditori realizzano di essersi orribilmente sbagliati durante il boom, ognuno si sente più povero e riduce drasticamente i consumi, e molti lavoratori vengono licenziati finché la struttura produttiva può essere modificata alla luce della rivelazione.
Allora, Krugman dice che questa storia non ha senso. Possiamo stipulare che certi produttori (come i costruttori) si siano espansi troppo aggressivamente in un boom, e che quindi scoprano improvvisamente che i loro clienti non vogliono più comprare i loro prodotti (gli edifici per uffici urbani, per esempio). Ma, spiega Krugman, la gente nell'economia deve spendere il proprio reddito da qualche parte. Se il reddito non va verso gli edifici per uffici da 10 milioni di dollari, dev'essere incanalato in biglietti del cinema, o in generatori elettrici, o in copie del libro di Peter Schiff. Così non è per niente ovvio, conclude Krugman, perché una vasta disoccupazione dovrebbe accompagnare l'inizio dei “postumi della sbornia” dell'orgia del credito. I posti di lavoro distrutti nelle fasi di “più alto ordine” (nel gergo austriaco) devono essere compensati da impieghi di recente creazione nelle fasi di ordine più basso.
L'obiezione di Tyler Cowen è simile, ma come ho detto, non è esattamente la stessa. Cowen vuole sapere perché la gente dovrebbe sentirsi ricca durante il boom indotto dalla Fed, come adducono gli austriaci. Infatti, poiché operai e materiali si sono spostati nella produzione di beni di più alto ordine come i rimorchi da trattore ed i coni arancioni per le squadre stradali, il fatto della penuria implica che dovrebbero essere sfornati meno beni di consumo (TV, pranzi a base di bistecca, automobili sportive) quando il boom farà la sua apparizione. Se sono prodotti meno beni di consumo, allora il reddito reale pro capite deve diminuire, che di nuovo è l'opposto di ciò che affermano gli austriaci.
Ho fatto del mio meglio per parafrasare ciò che capisco degli argomenti di Cowen e di Krugman. Devo confessare che persino battendo a macchina quanto sopra, il non sequitur in ogni obiezione mi è saltato agli occhi. Per quanto riguarda Krugman, la sua discussione si basa su una concezione statica di reddito e spesa. Semplicemente usando quella tautologia contabile – senza indicizzare nel tempo – Krugman potrebbe anche sostenere che il reddito reale potrebbe non cambiare mai in un'economia, anche se il governo annunciasse che il 10% più produttivo degli operai in ogni ditta sarà licenziato (dopo tutto, il reddito totale sarebbe ancora uguale alla spesa totale).
Per quanto riguarda Cowen, sembra supporre che il “reddito reale” sia equivalente al “consumo reale.” Non so cos'altro dire a parte che, “no, non lo è.” Se un operaio ottiene un lavoro in una miniera d'argento ed viene pagato in once d'argento che immagazzina nel suo scantinato, può avere un “salario effettivo” molto alto anche se il suo consumo è molto basso. Per essere corretti, Cowen ha sfornato quanto sopra sul suo blog, non in un articolo di qualche pubblicazione referenziata; odierei vedere una raccolta delle cose più stupide che io abbia mai detto sul mio blog. Così supponiamo che abbia inteso dire che la ABCT ci spinge ad attenderci che il consumo reale (non il reddito) cali durante il periodo del boom. Il punto di Cowen è che questo non coincide con i dati. Durante il boom, li vediamo un aumento di investimenti in nuovi (e più “indiretti” in gergo austriaco) progetti, e vediamo che gli operai vengono pagati di più e quindi comprano più beni di consumo. Ma non dovrebbe essere impossibile, si chiede Cowen, se, come affermano gli austriaci, durante il boom, le risorse sono allontanate dai beni di consumo (come gli iPhone) e spostate invece alla produzione di beni d'investimento (come i rimorchi da trattore)? Nella sezione seguente vedremo che cosa Cowen sta trascurando.
Un modello sushi del consumo di capitale
Sopra ho indicato alcuni dei difetti di base negli argomenti di Cowen e di Krugman (altri Austriaci hanno risposto a Krugman in passato. Vedi le risposte di Garrison e di Cochran). Più generalmente, essi ignorano l'importantissima nozione di consumo di capitale. Ecco perché è necessario comprendere la teoria del capitale, come scoperta da Carl Menger e Eugen von Böhm-Bawerk, per poter capire il senso di ciò che è appena accaduto nell'economia degli Stati Uniti. Qualsiasi testa parlante della CNBC che non capisca il consumo di capitale darà orribili raccomandazioni di politica.
Nel pensare a questo articolo, sono andato avanti e indietro. Ho deciso che avrei dovuto usare un “modello” di complessità intermedia, perché se l'avessi semplificata troppo, avrebbe in effetti potuto non fare clic nella mente del lettore, ma se avessi esagerato, nessuno sano di mente avrebbe finito l'articolo. Senza ulteriore indugi, andiamo a esaminare l'ipotetica economia di un'isola composta di 100 persone, in cui l'unico bene di consumo sono i rotolini di sushi.
L'isola comincia in un equilibrio iniziale indefinitamente sostenibile. Ogni giorno, 25 persone portano delle barche al largo e usano delle reti per pescare. Altri 25 isolani si recano alle risaie per raccogliere il riso. Ancora altri 25 prendono il riso ed i pesci (raccolti durante il giorno precedente, naturalmente) e fanno allettanti rotolini di sushi. Per concludere, i 25 isolani rimasti dedicano i loro giorni alla manutenzione delle barche e delle reti. In questo modo, giornalmente sono prodotti complessivamente (diciamo) 500 rotolini di sushi, che permettono ad ogni isolano di mangiare 5 rotolini al giorno, ogni giorno. Non una brutta vita, davvero, soprattutto considerando la vista sull'oceano e l'assenza di Jim Cramer.
Ma ahimè, un bel giorno Paul Krugman approda sulla spiaggia. Dopo esser stato rianimato, egli esamina l'umile economia e comincia a consigliare gli isolani su come alzare il loro tenore di vita ai livelli americani. Mostra loro il motore fuoribordo (ancora pieno di carburante) del suo relitto, ed essi sono intrigati. Non avendo preparazione economica, trovano i suoi argomenti irresistibili ed acconsentono a seguire le sue raccomandazioni.
Di conseguenza, lo schieramento originale e sostenibile dei lavoratori dell'isola è alterato. Sotto il programma di Krugman per la prosperità, 30 isolani prendono le barche (una con un motore) e le reti per andare a pescare. Altri 30 raccolgono riso nelle risaie. I terzi 30 usano i pesci ed il riso per fare i rotolini di sushi. E ancora, 5 degli isolani setacciano l'isola in cerca dei materiali necessari per la manutenzione del motore; dopo tutto, ogni giorno brucia benzina e il suo olio diventa più sporco. Ma naturalmente, tutto ciò lascia soltanto 5 isolani per manutenere le barche e le reti, cosa che continuano a fare ogni giorno (se il lettore è curioso, Krugman non lavora nella produzione di sushi. Passa i suoi giorni su un'amaca, vergando saggi che danno la colpa della povertà degli isolani alla spilorceria degli alberi di cocco.)
Per alcuni mesi, gli isolani sono convinti che il Premio Nobel dal viso pallido sia un genio. 606 rotolini di sushi sono prodotti giornalmente, il che significa che tutti (Krugman compreso) possono mangiare 6 rotolini al giorno, anziché i 5 a cui erano abituati. Gli isolani credono che questo aumento sia dovuto all'uso del motore, ma in realtà è dovuto principalmente alla riorganizzazione delle mansioni. Prima, soltanto 25 persone si dedicavano alla pesca, alla raccolta del riso ed alla preparazione del sushi. Ma ora, 30 persone si dedicano a ciascuna di queste attività. Così, anche senza il motore, la produzione totale quotidiana di sushi sarebbe aumentata del 20%, presupponendo che gli isolani fossero ugualmente capaci nei vari lavori e che ci fosse abbondanza di pesce e riso forniti dalla natura (infatti, il contributo del motore è in realtà soltanto i 6 rotolini supplementari necessari per nutrire Krugman).
Ma ahimè, alla fine la riduzione della manutenzione delle barche e delle reti comincia ad incidere sulla produzione. Con soltanto 5 isolani dedicati a questa operazione, anziché i 25 originali, qualcosa deve succedere. Le reti sono sempre più sfilacciate col passare del tempo e nelle barche si aprono piccole falle. Ciò significa che i 30 pescatori non ritornano ogni giorno con altrettanti pesci, perché il loro equipaggiamento non è buono quanto usava essere. I 30 isolani che producono i sushi sono allora in difficoltà, perché ora hanno uno squilibrio fra riso e pesci. Cominciano a truffare, mettendo pezzi di pesce più piccoli in ogni rotolino. Gli isolani continuano ad ottenere 6 rotolini al giorno, ma ora ogni rotolino contiene meno pesce. Gli isolani sono furiosi – tranne quelli che sono disgustati dall'idea di ingerire pesce crudo.
Essendo un economista esperto, Krugman sa cosa fare. Suggerisce che 2 dei lavoratori del riso e 2 dei rotolini di sushi si imbarchino per aiutare i pescatori. Ora, con 34 operai, gli isolani possono pescare quasi tanti pesci al giorno dei mesi precedenti, anche se ora utilizzano delle reti stracciate e delle barche in sfacelo. Krugman – essendo molto acuto con i numeri – ha spostato appena tanti operai da far coincidere perfettamente i pesci pescati dai 34 isolani con il riso raccolto dai rimanenti 28 isolani che vanno alle risaie giornalmente. Con questa quantità di pesci e di riso, i 28 operai impegnati nell'arrotolamento possono produrre 556 rotolini di sushi al giorno. Ciò permette che tutti consumino circa 5 rotolini e mezzo al giorno, con un rotolino come bonus per Krugman.
Gli isolani sono un po' preoccupati. Quando hanno seguito la prima volta il consiglio di Krugman, il loro consumo è balzato da 5 a 6 rotolini al giorno. Poi, quando le cose sembravano essersi incasinate, Krugman è riuscito a rimediare al peggio della cattiva coordinazione, ma nonostante ciò il consumo è caduto a 5,5 rotolini al giorno. Krugman ha ricordato loro che 5,5 è meglio di 5. Infine ha convinto la folla a disperdersi parlando delle “funzioni di produzione Cobb-Douglas” e disegnando le curve IS-LM nella sabbia.
Siccome questo è un sito per famiglie, finiremo la nostra storia qui. Inutile a dirsi, ad un certo punto i 5 isolani dedicati alla produzione di barche e reti decideranno che devono tagliare le loro perdite. Piuttosto che provare a mantenere l'originale flotta di barche e l'originale scorta di reti con soltanto 5 operai anziché 25, concentreranno invece i loro sforzi sul migliore 20% di barche e reti e le manterranno in ottime condizioni. A quel punto, per gli isolani sarà fisicamente impossibile aumentare la produzione quotidiana di sushi. Per tornare semplicemente al loro livello originale e sostenibile di 5 rotolini di sushi al giorno per persona, gli isolani dovranno soffrire un periodo di privazione in cui molti di loro si dedicheranno alla produzione di reti e barche (possiamo solo sperare che nel frattempo il professor Krugman venga salvato dagli svedesi).
Le 5 persone che cercano il sistema di sintetizzare l'olio motore e la benzina dovranno abbandonare quell'attività, perché non è mai stata adeguata alla primitiva struttura del capitale degli isolani. Gli isolani naturalmente scarteranno il motore portato sull'isola da Krugman una volta finito il carburante.
Per concludere, prevediamo che, durante il periodo di transizione, alcuni isolani non avranno niente da fare. Dopo tutto, ce ne saranno già il massimo necessario per pescare con le barche e le reti disponibili e ci sarà già il numero corrispondente di isolani dedicati alla raccolta del riso e all'arrotolamento del sushi, data la piccola quantità quotidiana di pesci. Non avrebbe senso aggiungere degli isolani supplementari alla produzione di barche e di reti, perché allora terminerebbero la costruzione di più di quanto potrebbe essere sostenuto a lungo termine. Quindi, gli anziani turnano 10 persone ogni giorno, alle quali è permesso di bighellonare. Potrebbero naturalmente provare a pescare a mani nude, o a raccogliere del riso da mangiare da solo, ma tutti decidono che sarebbe una perdita di tempo. Data la situazione, viene deciso che durante la transizione, 10 persone ottengono un giorno libero, anche se tutti hanno fame. Ecco quanto è stato dannoso il consiglio di Krugman.
Conclusione
Come ha illustrato la nostra semplice storia, nelle economie moderne i lavoratori usano i beni d'investimento per aumentare il loro lavoro mentre trasformano i doni della natura in beni di consumo. A causa della struttura temporale della produzione, è possibile amplificare temporaneamenteil consumo di tutti, ma soltanto a scapito del mantenimento dei beni d'investimento (le barche e le reti), che vengono così “consumati.” Ad un certo punto, la costruzione della realtà fa la sua comparsa, e nessuna politica di “stimolo” può impedire una sensibile diminuzione nel consumo.
Anche se la storia dell'economia sushi era semplicistica, spero che abbia illustrato le caratteristiche essenziali di un ciclo boom-bust. Quando gli isolani hanno inizialmente messo in pratica il consiglio di Krugman, tutti si sono sentiti più ricchi. Dopo tutto, stavano davvero mangiando 6 rotolini al giorno anziché 5; non c'è discussione con i risultati. E nemmeno avrebbero avuto motivo di sospettare una ristrutturazione insostenibile: dopo tutto, stavano utilizzando un nuovo motore fuoribordo. Questo è analogo alle discussioni sulla “Nuova Economia” durante il boom delle dot com, o alla fiducia riposta nei nuovi strumenti finanziari utilizzati durante il boom immobiliare. Durante ogni boom, la gente può sempre trovare le ragioni per cui “questa volta è differente.”
Nell'economia del sushi, questa prosperità iniziale era illusoria. Anche se c'erano effettivamente benefici portati dalla nuova tecnologia, la massa del consumo supplementare veniva finanziata attraverso il consumo del capitale, ovvero permettendo che le barche e le reti si deteriorassero. Questo è analogo all'enorme quantità di beni di consumo importate che gli americani hanno consumato durante il boom immobiliare, perché pensavano erroneamente che il valore crescente delle loro case l'avrebbe più che compensata. In altre parole, se gli americani si fossero resi conto che i loro valori immobili sarebbero calati in pochi anni, non avrebbero consumato così tanto. Stavano consumando il capitale senza capirlo, proprio come gli isolani non hanno non avevano capito che il loro consumo supplementare di sushi era finanziato in gran parte dall'incuria delle loro barche e reti.
Notate anche che questo aspetto della storia risponde all'obiezione di Cowen: la gente consuma di più durante il boom – ovvero, i paesani mangiano più sushi al giorno – persino mentre vengono intrapresi nuovi, insostenibili progetti d'investimento (nella nostra economia sushi, il progetto insostenibile era la ricerca della benzina per lo stravagante motore fuoribordo). Cowen ha ragione quando dice che un allungamento sostenibile della struttura del capitale inizialmente richiede una riduzione del consumo; quello che accade è che gli investitori rinunciano al consumo e mettono il loro risparmio nei nuovi progetti. Ma durante un boom indotto dalla banca centrale, non c'è stato un risparmio reale per finanziare i nuovi investimenti. È per questo che il boom è insostenibile, ma spiega inoltre perché allo stesso tempo il consumo aumenti. È vero che questo è impossibile a lungo termine, ma a breve scadenza è possibile aumentare l'investimento nei nuovi progetti ed aumentare il consumo al contempo. Quello che fate è tagliare la manutenzione dei cruciali beni intermedi, proprio come hanno fatto i nostri isolani per tirare avanti per pochi mesi. Un'economia moderna è molto complessa e possono passare diversi anni prima che una struttura insostenibile venga riconosciuta come tale.
Infine, la nostra economia sushi ha mostrato perché la disoccupazione aumenta durante la riduzione. Alla gente non piace lavorare; preferisce rilassarsi. Perché sia interessante rinunciare allo svago, il profitto del lavoro dev'essere abbastanza alto. Durante il periodo di “recessione„” quando gli isolani hanno dovuto tagliare la produzione dai “settori” del pesce, del riso e del sushi, non c'erano 100 compiti diversi che valesse la pena di eseguire. Nella nostra storia, abbiamo stipulato che soltanto 90 persone potrebbero essere utilmente integrate nella struttura della produzione, almeno finché la flotta delle barche e la scorta di reti cominciano ad essere ristabilite, permettendo che più isolani “disoccupati” abbiano di nuovo qualcosa di utile da fare.
Anche nel mondo reale accade questo: durante la recessione dopo il periodo del boom artificiale, le risorse devono essere riorganizzate; determinati progetti devono essere abbandonati (come la ricerca della benzina nell'economia del sushi); e i cruciali beni intermedi (come le barche e le reti) devono essere riprodotti dal momento che durante il boom sono stati ignorati. Ci vuole tempo perché tutti i milioni e di diversi materiali, attrezzi e attrezzature tornino disponibili per riprendere lo sviluppo normale. Durante quella transizione, il contributo del lavoro di qualche persona è così basso che non vale la pena di impiegarlo (in particolare con le leggi del salario minimo ed altre regolazioni).
Il difetto elementare nell'obiezione di Krugman è che ignora la struttura temporale della produzione. Quando gli operai vengono licenziati nelle industrie che producono beni d'investimento, non possono passare semplicemente a sfornare TV e pasti a base di bistecca. Questo perché la produzione di TV e di pasti a base di bistecca dipendono da beni d'investimento che devono già essere prodotti. Nella nostra economia del sushi, gli isolani disoccupati non avrebbero potuto passare all'arrotolamento del sushi, perché non c'erano ancora abbastanza pesci già pescati. E non avrebbero potuto passare alla produzione di pesci, perché non c'erano abbastanza barche e reti per rendere utili i loro sforzi. E in conclusione, non avrebbero potuto passare alla produzione di barche e reti, perché c'erano già abbastanza isolani che lavoravano in quel campo per riportare la flotta e la scorta di reti di nuovo al loro livello sostenibile di lungo termine.
Dei laureandi a volte mi chiedono perché mi occupo di una scuola di pensiero “obsoleta.” Non mi metto a citare il soggettivismo, la teoria monetaria, o persino l'attività imprenditoriale, benché queste siano tutti campi in cui la scuola austriaca è superiore alla corrente neoclassica. No, dico sempre, “la loro teoria del capitale e la teoria del ciclo economico sono il meglio che abbia trovato.” La nostra attuale crisi economica – e il fatto che i Premi Nobel non capiscono neppure cosa sta succedendo – indica che ho scelto saggiamente.La depressione non cambia le regole
A completamento del precedente articolo sulla teoria del capitale, il professor Murphy ci propone un ulteriore sguardo nella disturbata psiche del professor Krugman e dei suoi seguaci keynesiani.
L'argomento questa volta è la fastidiosa abitudine di cambiare le carte in tavola quando la partita è persa: ci sarà un Premio Nobel anche per i bari di professione?
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Di Robert P. Murphy
Gli scaltri competitori sanno da sempre che se non puoi vincere un gioco, puoi cambiare semplicemente le regole. Ora, durante i periodi economici normali, se qualcuno suggerisse che il governo prendesse in prestito un trilione dollari e lo spendesse su qualsiasi cosa si muova, la maggior parte degli economisti (così come il buonsenso) direbbero, “è una follia.” Così verrebbe da pensare che soprattutto nel mezzo di una grave recessione, in cui il pubblico americano deve recuperare da un sovraconsumo mal indirizzato (alimentato dalle politiche della Fed), una tale massiccia spesa di deficit sarebbe ancora più risibile.
Ah, vi presento gli scaltri accademici. Secondo il nostro Premio Nobel più recente, Paul Krugman, siamo ora in un periodo di “economia di depressione,” dove le regole standard non si applicano. In particolare, continua il ragionamento, quando ci sono in giro risorse inutilizzate, il problema economico classico della scarsità scompare. Il governo può girare la manovella spargendo soldi presi in prestito, e questo potrà soltanto amplificare la produzione totale, perché i lavoratori impiegati producono di più dei lavoratori disoccupati.
Nel presente articolo esaminerò nel dettaglio questo ragionamento e mostrerò che le regole standard continuano ad applicarsi. È uno spreco che il governo requisisca risorse dal settore privato durante i buoni periodi, ed è ancor più nocivo quando il governo prende a calci l'economia durante la recessione.
L'argomento delle risorse inutilizzate
In primo luogo assicuriamoci di presentare giustamente l'argomento in favore di un massiccio “stimolo” governativo. Anche se Krugman ha detto cose equivalenti negli ultimi mesi, Mark Thoma effettivamente fornisce la dichiarazione più succinta che io conosca di tale posizione. Chiedo al lettore di perdonare la seguente lunga citazione, ma la questione è cruciale e dobbiamo davvero capire il punto di Krugman/Thoma:Lasciate che vi spieghi con un esempio perché penso che queste obiezioni [di crowding out e di distruzione di impieghi per mezzo di imposte o prestiti più elevati] non si applichino alle economie in depressione.Dopo questa lunga citazione, abbiamo una solida presa del ragionamento krugmaniano: mettere le risorse disoccupate al lavoro può solo aiutare, dal momento che spingere i lavoratori nella produzione anche degli articoli di dubbio valore è meglio che lasciarli seduti a guardare Affari Tuoi.
Immaginate una città con una fabbrica di apparecchiature che fornisca occupazione per i lavoratori della città. C'è piena occupazione così che chiunque voglia un lavoro al tasso corrente di compensazione lo possa avere, salvo l'inevitabile disoccupazione frizionale per le persone che cambiano volontariamente occupazione, i traslochi, ecc.
La città inoltre ha bisogno di infrastrutture, in particolare c'è un ponte essenziale per il commercio che non può più sostenere il peso dei camion carichi e questo sta obbligando i camion diretti a e dal mercato a scegliere un itinerario molto più lungo e molto più costoso.
Se il governo prova a costruire un nuovo ponte o a riparare quello vecchio e c'è piena occupazione, sarà costretto a sottrarre quelle risorse da altri utilizzi. Non ci sono forza lavoro o altre risorse inutilizzate in giro che aspettino qualcosa da fare, così se il governo vuole impiegare la manodopera, le materie prime e le attrezzature per riparare il ponte, dovrà sottrarle da altri usi. Una gru che lavora al ponte non può al contempo costruire una nuova fabbrica, la manodopera per costruire il ponte dev'essere tolta alla fabbrica di apparecchiature, ecc. In tal caso, vedremmo un sostanziale crowding out….
È corretto da dire che la spesa pubblica drena l'investimento privato in questo caso e che tutto quello che la spesa pubblica può fare è cambiare la miscela delle occupazioni, non può cambiarne il numero. Nell'esempio di cui sopra la manodopera si è spostata dalle apparecchiature ai ponti, ma non c'è stato un cambiamento nella quantità generale del lavoro.
Ma cambiamo la situazione. Supponete che per qualche motivo … una recessione colpisca e la domanda di apparecchiature cade nazionalmente. A causa di questo, tantissimi operai sono licenziati. Lavorerebbero praticamente per qualsiasi stipendio, e hanno cercato e cercato, ma non c'è niente disponibile per loro.
In questo caso, la spesa pubblica non drena l'investimento privato e crea degli impieghi, non cambia soltanto la miscela. Supponiamo, per semplificare, che … il numero degli operai licenziati è giusto il numero necessario per costruire un nuovo ponte (se non lo è, aggiustate la lista dei progetti ed aggiungetene di più o di meno finché non c'è una corrispondenza ).
Quando il governo entra in azione e assume operai per costruire il ponte, non toglie gli operai da un'altra occupazione. C'è una recessione, le ditte non stanno costruendo nuove fabbriche, nuove costruzioni non sono necessarie, o non necessarie allo stesso grado di quando c'è piena occupazione e ci sono gru immobili che aspettano qualcosa da fare. Le risorse, come la manodopera, non sono più impiegate completamente e metterle al lavoro non significa avere di meno di qualcos'altro. Nelle economie in depressione – quando ci sono risorse inutilizzate che sono involontariamente disoccupate – il crowding out non è un problema….
Quando parliamo del crowding out, intendiamo che la spesa pubblica, usando la gru, la manodopera, ecc., per costruire il ponte, sposta l'investimento privato. Se crediamo che l'investimento privato sia più produttivo dell'investimento del governo (che non è del tutto chiaro per un ponte se il ponte è un'infrastruttura essenziale), allora la crescita futura sarà più bassa a causa del livello più basso dell'investimento del settore privato.
Ma nelle economie in depressione, le cose sono diverse. La scelta non è fra un nuovo ponte e una nuova fabbrica, la scelta è fra un ponte e nessun ponte (potreste provare ad indurre il settore privato a costruire una fabbrica con incentivi fiscali o altri mezzi, ma in una depressione, buona fortuna). [Enfasi aggiunta]
Purtroppo, ci sono diverse falle fatali in questa prospettiva, che ora andiamo a spiegare.
L'“intelligente” stimolo del governo non può selezionare solo le risorse inutilizzate
Anche nei suoi propri termini, lo scenario di Thomafallisce perché non è realistico. È assurdo pensare che il governo potrebbe sfornare programmi di spesa che utilizzassero soltanto le risorse disoccupate. Il pensiero “macro” keynesiano ignora la complessa struttura del capitale di un'economia. Costruire un ponte (come nell'esempio di Thoma) richiede molto di più che delle gru e dei lavoratori generici. Per esempio, della benzina sarà bruciata per trasportare gli operai appena assunti a e dagli impianti. Chiodi, viti, acciaio, legname ed altre risorse saranno incanalate nel nuovo ponte ed almeno alcuni di questi input saranno deviati da altri usi del settore privato, piuttosto che lasciare semplicemente una condizione di immobilità.
All'interno della vasta categoria del “lavoro” troviamo una simile situazione, una volta che effettivamente contempliamo la realizzazione di questo progetto. Se la città di Houston vuole costruire un nuovo ponte, è davvero il caso che ogni persona anche solo lontanamente coinvolta nel progetto, verrà dalla truppa dei disoccupati entro il raggio della distanza quotidianamente raggiungibile dal sito del ponte di Houston? Certamente il progetto attirerà degli ingegneri, dei capomastri ed altri lavoratori qualificati, che erano ancora impiegati e ben rimunerati anche nel mezzo della recessione e che quindi non potranno lavorare a tutti i progetti del settore privato a cui altrimenti avrebbero collaborato.
Ad essere particolarmente ironico in questa discussione sulle risorse inutilizzate è che è sono i keynesiani pro-stimolo che dovrebbero essere molto pignoli nelle loro raccomandazioni per i progetti di spesa pubblica. Dopo tutto, se tutta la questione è di diminuire le risorse espulse dall'occupazione, allora si avrà cura di adattare il pacchetto di stimolo alle risorse in questione. È davvero il caso, per esempio, che i ponti e le strade richiedano manodopera ed altri input nelle stesse proporzioni della costruzione di case e della finanza? La costruzione di un nuovo sistema di fognatura richiede i servizi di banchieri d'investimento e di posatori di tetti in tali combinazioni che le spese dell'ente locale possono controbilanciare perfettamente lo scoppio della bolla immobiliare?
Anche se la loro posizione lo richiederebbe, in pratica (naturalmente) i keynesiani non sono neanche un po' interessati dai progetti specifici da finanziare. Ragionare in questo modo manca il punto, dicono (avviso che il “punto” cambia da discussione a discussione). Affinché il lettore non ci accusi di slealtà, questo è Paul Krugman sulla questione:La chiave, quando siete in una situazione come questa, sta nel rendersi conto che le regole normali non si applicano. Normalmente accoglieremmo con favore un aumento nel risparmio privato; ora stiamo vivendo in un mondo soggetto al “paradosso del risparmio,” nel quale la virtù privata è un vizio pubblico. Normalmente vogliamo fare attenzione che i fondi pubblici siano spesi saggiamente; ora la cosa cruciale è che siano spesi velocemente. (John Maynard Keynes suggerì una volta di seppellire bottiglie piene di contanti nelle miniere di carbone e lasciare che il settore privato le scavasse fuori – non come proposta reale, ma come un modo di enfatizzare la priorità di supportare la domanda.) [Enfasi aggiunta]Perché le risorse sono inutilizzate in primo luogo?
Seppur delle serie obiezioni, le considerazioni di cui sopra in realtà affermano solo che in pratica sarebbe difficile per Thoma adattare un pacchetto di stimolo adeguato alle sue specifiche. Ma anche se concedessimo che il governo potrebbe spendere in modo da coinvolgere soltanto le risorse disoccupate, la misura sarebbe comunque nociva ed renderebbe il paese più povero.
Per vedere il perché, dobbiamo capire cosa provochi tante risorse disoccupate in primo luogo. Secondo la teoria austriaca del ciclo economico, le bolla immobiliare e quella del mercato azionario sono state alimentate dalla decisione di Alan Greenspan di ridurre drasticamente i tassi di interesse nel tentativo di fornire un “atterraggio morbido” dopo il crollo delle dot com e gli attacchi del 9/11. Questo stimolo artificiale ha spronato gli imprenditori a dare il via a numerosi progetti in realtà insostenibili.
In breve, la gente del settore privato ha preso delle decisioni come se ci fossero molte più risorse reali a loro disposizione per “finanziare” il completamento dei progetti. Quando la realtà ha fatto la sua ricomparsa, molti dei progetti hanno dovuto essere abbandonati, con il risultato che i lavoratori ed altre risorse coinvolte hanno dovuto essere congedati (vedi questo articolo per l'analogia di Mises del capomastro fuorviato da un errato inventario delle risorse, e del perché gli operai resterebbero disoccupati una volta scoperto il suo errore.)
Quando la gente nel settore privato ha realizzato di aver preso decisioni orribili durante gli anni del boom, ha dovuto bloccare il consueto commercio e immaginare in che modo tirar fuori il meglio da una brutta situazione. I proprietari di case che avevano lesinato il risparmio per anni (contando su prezzi delle case galoppanti) hanno dovuto ridurre drasticamente le spese per compensare gli anni di consumo eccessivo, mentre gli imprenditori hanno dovuto decidere quali attività avevano possibilità di essere vantaggiose in futuro, alla luce delle nuove informazioni.
Ciò che è dovuto accadere è che la manodopera e le altre risorse mal allocate nella costruzione di abitazioni e nelle banche d'investimento di Wall Street dovevano essere spostate in altri settori. Ripeto, questo era ed è un rimescolamento eccezionalmente complesso, perché persino qualcosa tanto semplice come produrre una matita richiede il contributo di migliaia di lavoratori in tutto il mondo.
Non è una semplice questione di spostare muratori disoccupati e manager di hedge-funds nei settori in “crescita” X, Y e Z, perché (come abbiamo veduto sopra) questi lavoratori recentemente assunti avranno bisogno di attrezzi e risorse complementari che non sono stati lasciati inutilizzati nella stessa misura. Così la questione è, qual è il miglior nuovo utilizzo per tutti questi lavoratori licenziati, così che – considerati tutti i fattori – la miscela finale della produzione meglio soddisfi i desideri del consumatore? Come possiamo essere sicuri che incanalarli nell'occupazione X non arrechi in realtà più danni che benefici?
In pratica, in un'economia di mercato le persone risolvono questo problema eccezionalmente complesso calcolando i profitti e le perdite, che a loro volta si basano sui prezzi di mercato. Per esempio, è chiaro che un ex analista di Wall Street non rende un servizio a nessuno sfornando modelli che danno a delle assicurazioni sui mutui una stella d'oro per la sicurezza. Ma che cosa dovrebbe fare, ora, questo laureato? Dovrebbe entrare in un'università ed insegnare termodinamica (che potrebbe ben essere il soggetto della sua dissertazione)? O la sua impressionante educazione è in realtà uno spreco totale e quindi – a questo punto, date le realtà economiche – renderebbe un servizio migliore lavorando alla cassa di Wal-Mart?
Nessuno conosce la risposta a questo problema. Ciò che accade durante il processo di recupero è che il fenomeno disoccupato inizialmente cerca un lavoro che paghi il suo stipendio precedente. Con il passare dei mesi, si rende conto che questo è non realistico e comincia ad abbassare il suo prezzo minimo. Finalmente, trova un datore di lavoro con desideri compatibili ed i due si accordano a delle condizioni reciprocamente favorevoli.
Come illustra la mia semplice storia, il periodo di “disoccupazione inutilizzata” serve una funzione reale in un'economia di mercato. È vero che tali periodi di grande scoordinamento sono quasi sempre causati dall'interferenza del governo, ma qualunque sia la causa iniziale, non si può negare che lo scoordinamento è reale. Autori come Krugman e Thoma si comportano come se le recessioni fossero causate da lunghi periodi di ansia irrazionale dei consumatori e tutti i problemi si potessero rattoppare con una semplice spinta della “domanda aggregata.”
Al contrario, la struttura del capitale dell'economia è stata davvero gettata in una condizione insostenibile durante gli anni del boom e ci vuole tempo perché il caos possa diradarsi. Quando il governo aumenta un deficit per finanziare progetti di “stimolo,” quello che significa in realtà è che sta obbligando i contribuenti a pagare dei progetti che altrimenti non comprerebbero (è vero che un gruppo di cittadini privati potrebbe non avere la capacità legale di costruire un nuovo ponte, ma questo non è essenziale al ragionamento di Thoma e di Krugman. Immaginate che Thoma avesse discusso il finanziamento di governo di un nuovo centro commerciale).
Anche se parte del calo nella domanda è dovuto al “panico” ed alla corsa alla liquidità in generale, i politici non sono d'aiuto aumentando l'indebitamento della famiglia e buttando soldi in progetti una tantum. Se un proprietario di ristorante interrompe la sua espansione perché la domanda è crollata, in che modo il progetto del ponte di Thoma cambia la situazione? Il ristoratore non farà un investimento a lungo termine basato sulla domanda dei lavoratori del ponte, dato che rimarranno senza lavoro una volta che il ponte sarà finito.
Gli investitori privati sfuggono i beni reali perché sono incerti, e fare trilioni dei dollari soggetti agli accordi politici, piuttosto che alle scelte del consumatore, aumenta soltanto l'incertezza sulle circostanze future. Gli economisti pro-stimolo possono continuare a presentare nuovi aspetti, ma ogni nuova considerazione dimostra solo quanto le loro proposte sono controproducenti.
Conclusione
È difficile pensare obiettivamente alle risorse “inutilizzate” quando sono lavoratori con famiglie da nutrire. Il lettore ancora indeciso dovrebbe per prima cosa lavorare sugli argomenti, pro e contro, con altre risorse. Nei commenti ad un recente blog-post, Mario Rizzo riferisce come in classe Milton Friedman ha utilizzato l'esempio delle camicie sulle mensole dei grandi magazzini. Adottando il punto di vista di Krugman, queste camicie sono inventario “inutilizzato” e sono chiaramente sprecate nell'arrancante settore privato. Chiaramente il governo deve aumentare il deficit e spendere alcuni miliardi di dollari per comprare queste camicie, anche se solo per usarle come strofinacci nei cantieri. Alcuni critici potrebbero obiettare che questo è uno “spreco” di preziose risorse, ma cosa fa di buono una camicia su uno scaffale di negozio?
L'analogia con le camicie di cui sopra non è simpatica e impertinente quanto sembra di primo acchito; il lettore dovrebbe realmente pensare alle implicazioni dell'analogia di Friedman. Ogni problema dello scherzoso suggerimento per quanto riguarda le camicie è (più o meno) applicabile ai lavoratori disoccupati. In particolare, l'acquisto di camicie da parte del governo condurrebbe a un eccesso di nuove camicie prodotte, proprio come i programmi di “lavori verdi” del governo spingeranno i lavoratori a rinunciare ad altre linee e ad entrare nella produzione di pannelli solari.
Anche se Krugman e Thoma hanno fatto l'unica mossa retorica rimasta per salvare le loro disastrose raccomandazioni, la loro affermazione è errata: le regole normali della scarsità si applicano ancora, anche nel mezzo di una depressione. A prescindere dallo scenario, la spesa pubblica drena le risorse dal settore privato. Anche se il progetto occupa lavoratori che erano precedentemente disoccupati, questo comunque ritarda il vero recupero del settore privato dal crollo, perché è un lavoratore disponibile in meno da assumere per un imprenditore.
Se il governo vuole che l'economia recuperi il più rapidamente possibile, la soluzione è semplice: tagli le spese, tagli le tasse, smetta di gonfiare la massa monetaria e la smetta di cambiare le regole ogni tre giorni. Ma questa soluzione non sarà adottata, poiché non permette ai politici di presentarsi come generosi salvatori.Riempiamo le buche di Krugman
Terzo articolo del professor Murphy sulle curiose teorie del premio Nobel per l'economia Paul Krugman, in questo caso dedicato all'analisi delle strane funzioni stimolanti degli interventi del governo in economia.
Potrà l'annunciato pacchetto di stimolo del neo presidente Obama avere benefici effetti su quella stitichezza monetaria che tanto deprime l'organismo sociale? Leggiamo e scopriamolo.
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Di Robert P. Murphy
Anche se molti economisti del libero mercato sono rimasti inorriditi dall'assegnazione del premio Nobel (commemorativo) per l'economia a Paul Krugman, io mi sono reso conto che è tanto brillante quanto indica questo nobile premio. Per qualche tempo, Krugman ha detto che siamo in una fase di “economia della depressione,” dove le regole normali della scarsità e del compromesso non si applicano. In questo universo, ha senso far scavare delle buche ad un gruppo di operai e farle riempire ad un altro. Certo, per dirla tutta, di questo sforzo non rimane niente di tangibile, ma almeno “crea dei posti di lavoro.”
Così ciò che ho compreso è che in questi ultimi mesi Krugman ha implementato il suo proprio programma di stimolo del settore privato. Ha lavorato furiosamente, sfornando articoli e blog post fallaci, che poi forniscono lavoro per persone come Bill Anderson e me, così come per migliaia di altri blogger che ancora non riescono a capire perché per le famiglie sia un male risparmiare di più. Un tipo sveglio, questo dott. Krugman, no?
Oggi mio lavoro socialmente utile riempirà due buchi in un recente post del blog di Krugman. Il primo difetto è la sua convinzione che la produzione generi occupazione (piuttosto che viceversa) ed il secondo è la sua convinzione che la spesa pubblica sia una misura di produzione reale.
Krugman pensa al contrario
Nel suo post, Krugman utilizza una certa “aritmetica dello stimolo” per vedere di quanta spesa abbia bisogno la prossima amministrazione Obama per evitare una seria recessione:Il punto di partenza per questa discussione è la legge di Okun, il rapporto fra le variazioni nel P.I.L. reale e quelle nel tasso di disoccupazione. Le stime del coefficente della legge di Okun variano da 2 a 3. Userò 2, che è una stima ottimista per gli scopi presenti: esso dice che dovete aumentare il P.I.L. reale del 2 per cento da dove sarebbe stato altrimenti per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto di percentuale da dove sarebbe stato altrimenti. Dal momento che il P.I.L. è approssimativamente di 15 trilioni di dollari, questo significa che dovete aumentare il P.I.L. di 300 miliardi all'anno per ridurre la disoccupazione di un punto percentuale.Già vediamo il problema. A prescindere da qualsiasi correlazione Okun possa aver trovato, è abbastanza evidente che per aumentare la produzione reale – per sfornare più unità di beni e di servizi – dovete prima avere più persone che lavorino per creare i prodotti. In altre parole un maggiore P.I.L. reale è associato con una minor disoccupazione, perché più persone lavorano e più produzione viene creata.
Ma poiché Krugman ignora l'offerta ed insiste a vedere tutto attraverso il prisma della domanda aggregata, pensa che la spesa pubblica dia alle aziende l'incentivo per assumere i lavoratori. È in questo modo che riesce ad invertire causa ed effetto e pensa che variazioni nella produzione (“P.I.L. reale”) causino variazioni nella disoccupazione. Facendo della pura “spesa” la considerazione primaria – piuttosto che concentrarsi sull'importante problema economico di incanalare delle risorse limitate nelle linee più desiderate dai consumatori – Krugman si preoccupa dei “moltiplicatori” e di come le riduzioni di imposta nemmeno si avvicinino alla potenza della spesa pubblica nell'aumento del P.I.L.:Ora, ciò che sentiamo del programma di Obama è che richiede 775 miliardi in due anni, con 300 miliardi nelle riduzioni d'imposta e il resto nella spesa. Diciamo 150 miliardi all'anno nelle riduzioni d'imposta, e 240 miliardi ogni anno nella spesa.Confesso che non ho non ricercato a fondo questa letteratura del “moltiplicatore,” ma sono molto scettico del fatto che i modelli valutati si siano occupati adeguatamente del problema della causalità sopra menzionato.
Quanto aumentano il P.I.L. le riduzioni d'imposta e quanto la spesa? Le stime ampiamente citate di Mark Zandi di Economy.com indicano un moltiplicatore di circa 1,5 per la spesa, con stime ampiamente variabili per le riduzioni d'imposta. I tagli sull'imposta sui redditi da lavoro, che compongono circa la metà della proposta di Obama, non sono niente male, con un moltiplicatore di 1,29; le riduzioni d'imposta sul commercio, che compongono il resto, sono molto meno efficaci….
Siamo generosi e supponiamo che il moltiplicatore generale sulle riduzioni d'imposta sia 1. Allora l'effetto di annuale del piano sul P.I.L. è 150 x 1 + 240 x 1,5 = 510 miliardi di dollari. Poiché sono necessari 300 miliardi per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto percentuale, questo significa tagliare 1,7 punti da dove la disoccupazione sarebbe stata altrimenti.
In ogni caso, non abbiamo bisogno di fare affidamento su sofisticate critiche econometriche. Supponiamo che il governo prenda in prestito 750 miliardi extra e li spenda nelle “infrastrutture.” Supponiamo per il bene della discussione che la perdita di questi soldi dai mercati dei capitali privati, così come l'aumentato risparmio delle famiglie (perché temono più alti carichi fiscali futuri), non annulli completamente l'aumento della spesa pubblica. Cioè supponiamo che la “spesa” totale salga davvero a causa della mossa del governo. La disoccupazione cala davvero.
Nondimeno, questo significa che il programma sia stato un successo? Niente affatto. Questo perché le misure aggregate della produzione lorda sono falsificate quando comprendono la spesa pubblica. Anche se i puristi possono (legittimamente) indicare ogni tipo di problema metodologico, ha un qualche senso aggiungere quanto una famiglia spende di affitto, per mangiare fuori, in vestiario ed altri articoli, per misurare il “consumo” totale della famiglia nel corso dell'anno.
La giustificazione per assommare spese per ottenere un indicatore della produzione totale è che una famiglia spenderà soltanto i suoi limitati dollari in cose valutate di più delle banconote di dollari necessarie per comprare gli articoli. Così se un uomo spende 10.000 dollari per un'automobile, ha abbastanza senso (comunque non realmente) dire che sta consumando dieci volte tanto quanto qualcuno che compri un computer da 1.000 dollari. In corrispondenza, possiamo sostenere legittimamente che il fabbricante di automobili e l'azienda di computer devono aver prodotto insieme beni per un valore di 11.000 dollari.
La spesa pubblica non misura la produzione reale
Ma cosa accade quando il governo spende 10 milioni di dollari per rinnovare un aeroporto? Significa che la comunità in questione è ora molto più ricca, come se mille nuove automobili fossero piovute dal cielo? Naturalmente no. I politici ed i burocrati non hanno incentivi per economizzare sulle loro spese, per assicurarsi che ogni dollaro conti. Al contrario, il presidente eletto Obama ha detto specificamente che i governi statali e locali devono “usarlo o perderlo” quando si tratta di possibile sussidio di stimolo. Butteranno quei miliardi su qualsiasi cosa si muova.
Nell'analisi finale, anche se un piano di “stimolo” di governo è riuscito ad abbassare la disoccupazione, non rappresenterebbe un vero miglioramento della situazione economica. Anche se i lavoratori neo assunti – quali gli operai edili che rinnovano aeroporti – sembrano realmente più ricchi, lo sarebbero soltanto a spese dei contribuenti, la cui parte di debito federale è cresciuta.
Anche se è un po' grezzo, può chiarire le cose immaginare tre gruppi nell'economia:Quello che Krugman vuole è far dare dai capitalisti (diciamo) 750 miliardi della loro ricchezza ai disoccupati. I disoccupati sono del tutto entusiasti di questo piano. Ma perché i capitalisti lo dovrebbero fare? Sembra che saranno sotto di 750 miliardi, o no?
- i contribuenti
- i disoccupati
- i capitalisti
Ah, i capitalisti lo accettano perché il governo promette loro che nel corso degli anni venturi, obbligherà i contribuenti a versare l'equivalente (diciamo) di 800 miliardi della loro ricchezza ai capitalisti. [1] Dite quel che volete di questo gioco, ma non ha reso tutti e tre i gruppi più ricchi. Notate che i capitalisti ed i disoccupati possono rifiutare di accettare il piano di stimolo. Ma i contribuenti non hanno scelta; degli uomini armati li getterebbero in prigione se rifiutassero di giocare.
In conclusione, Paul Krugman inverte causa ed effetto nella sua analisi, inoltre non riesce a notare la differenza fra spese pubbliche e private. Ma, hey, almeno mi ha offerto un'ora di occupazione.
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Note
[1] Si noti che questa cifra di 800 miliardi è nei termini presenti scontati. È superiore ai 750 miliardi che i capitalisti prestano per due motivi: primo, suppongo che i capitalisti raccolgano una sovvenzione netta dall'esistenza del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti; secondo, il governo stesso succhia risorse nelle proprie operazioni per effettuare i trasferimenti.




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