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    l'ossesione antifascista - (ideologie e politica estera)

    Scritto da Michele Rallo
    martedì 14 ottobre 2008



    Per giornalisti, politologi e, financo, per qualche ineffabile storico di scuola inglese e americana, fascismo e nazionalsocialismo sono – nella polemica politica e nei saggi “storici” – termini fungibili. Anzi, costoro solgono riferirsi ai soggetti politici fascisti e fascistoidi di mezzo mondo come ad elementi nazisti di nazionalità non tedesca. La qualcosa è chiaramente, nettamente, radicalmente sbagliata; ed è il portato di una “interpretazione anglosassone” del fascismo che ha alla sua base, da una parte, la sperimentata abilità inglese nel far passare per veritiera anche la più improbabile propaganda di guerra e, dall’altra, la proverbiale ignoranza e il disarmante pressapochismo di certi ambienti politico-giornalistici americani.

    Fino ad oggi, questa singolare interpretazione anglosassone del fascismo non aveva trovato praticamente adepti in Italia, forse perché si temeva il ridicolo. Ma, da qualche tempo a questa parte, la scuola inglese e americana ha trovato proseliti anche da noi, soprattutto nel campo della politica; con una strana integrazione: quella che vuole accomunare il fascismo al nazismo anche in materia di antisemitismo e di persecuzione degli ebrei. De Felice e tutta la grande scuola del revisionismo storico italiano (e non vale neanche la pena di sottolineare che revisionismo non equivale a negazionismo) sono stati gettati allegramente alle ortiche, mentre quegli storici che – come Pansa – si permettono ancòra oggi di opporre i fatti documentati alla propaganda politica sono oggetto di un’indegna campagna di criminalizzazione.

    Ed allora, un po’ di raziocinio s’impone, per evitare che la storia del fascismo italiano e dei cosiddetti “fascismi” europei venga lasciata alle pulsioni irrazionali ed ai luoghi comuni di certa politica assai poco documentata.

    Iniziamo col dire che il fascismo non può essere considerato in termini a sé stanti, ma va necessariamente inquadrato in un’epoca della storia europea – quella della prima metà del XX secolo – caratterizzata dalla nascita e dall’affermarsi di forze politiche ad ampia base popolare che postulavano la dittatura ideologica, il partito unico, le milizie di parte, il ricorso alla violenza come metodo di lotta politica, e talora – ma non era il caso del fascismo – la carcerazione di massa per gli avversari (dai gulag russi ai lager tedeschi) ed il loro annientamento politico se non anche fisico. Il primo di tali fenomeni politici fu il comunismo, seguìto qualche anno appresso dal fascismo e, infine, dal nazionalsocialismo: tutti fenomeni che rappresentarono certamente delle espressioni politiche compiute, ma che – al tempo stesso – furono soprattutto gli strumenti di rivalsa e di affermazione di tre delle cinque “grandi potenze europee” sopravvissute alla Prima guerra mondiale: Russia, Italia e Germania. Conseguentemente, i rapporti tra comunismo, fascismo e nazismo furono – in larga parte – improntati alle esigenze di politica estera di quelle tre potenze.

    Le altre due potenze europee (Inghilterra e Francia) finirono per scegliere di rimaner fedeli ai vecchi schemi democratico-liberali, ma non senza aver a lungo subìto il fascino di una possibile scelta in favore dei “pensieri forti”, specie del fascismo. Il fortissimo movimento nazionalista francese (filoitaliano ma antitedesco) fu ad un pelo dalla conquista violenta del potere nel 1934, ed un esponente politico filofascista – Pierre Laval – fu più volte Presidente del Consiglio negli anni ’30. E ciò, senza considerare l’esperienza del regime di Vichy durante l’occupazione tedesca.

    Quanto all’Inghilterra – a parte la presenza di un vivace ma esile partito fascista locale – vi furono ampi settori della Corte e della classe dirigente che mostrarono simpatie marcate e dichiarate per il fascismo: dal re Edoardo VIII – costretto ad abdicare nel 1936 – allo stesso “campione della democrazia” Winston Churchill, collaboratore del “Popolo d’Italia” (organo ufficiale del PNF) negli anni ’20. A Churchill, peraltro, si dovevano ripetute, plateali prese di posizione in favore di Mussolini e del fascismo, ivi compresa quella che riconosceva nel Duce «il più grande legislatore vivente» e nel regime fascista italiano «un centro d’irradiamento» per la lotta antimarxista mondiale (1932).

    Ma, fin dal 1928, in Inghilterra era prevalsa la vecchia politica della “grande potenza” d’inizio secolo, cosa che aveva segnato il ritorno della linea di netta contrapposizione all’Italia ed alla sua politica estera. Da qui, la scelta britannica di capitanare, con la Francia, il gruppo dei Paesi europei antirevisionisti (in contrapposizione all’Italia che guidava il fronte revisionista) e quella di contrastare ogni iniziativa che potesse rafforzare l’autorevolezza internazionale del governo di Roma. Le manifestazioni estreme di tale politica furono due: in primo luogo, il rifiuto di sostenere Roma nella sua politica di difesa dell’indipendenza dell’Austria, con apice nel 1934, quando Mussolini schierò le truppe al Brennero; e, successivamente, l’astioso atteggiamento antitaliano al tempo della guerra d’Etiopia, culminato nella decisione della Società delle Nazioni (egemonizzata da Londra) di punire con le sanzioni un’impresa coloniale che l’Italia aveva copiato dai cànoni britannici (1935).

    La conseguenza diretta della linea inglese fu, nel marzo 1938, la fine dell’indipendenza dell’Austria, che Roma non era più in grado di difendere da sola. L’Anschluss austriaco segnò un mutamento epocale negli equilibri europei, mutamento che avrebbe determinato la radicale revisione della politica estera dell’Italia e della maggior parte dei Paesi dell’Europa Orientale. L’Italia, in particolare, vide sfumare il suo progetto di svolgere un ruolo egemone nell’area danubiano-balcanica e dovette ripiegare su quello di mediatore fra gli occidentali e la Germania (Conferenza di Monaco nel settembre 1938). Svanito anche questo progetto (come venne sancito dallo smembramento della Cecoslovacchia e dalla creazione del Protettorato di Boemia e Moravia nel marzo 1939), all’Italia fascista non restò che intraprendere una linea di crescente allineamento alle posizioni del Terzo Reich, che – dal canto suo – giocava con due mazzi di carte sul tavolo della diplomazia internazionale. Nell’agosto 1939, infatti, la Germania nazionalsocialista stipulava un’alleanza politico-militare (che tale era in realtà il “trattato di non aggressione”) con la Russia comunista, alleanza che preludeva all’aggressione congiunta contro la Polonia nazionalista – assolutamente non condivisa dall’Italia – ed allo scatenamento della Seconda guerra mondiale (settembre 1939).

    A quel punto – sia detto per inciso – qualche tardivo ripensamento cominciava ad affiorare nei palazzi di Londra, e lo stesso Churchill, nel novembre 1939, rilasciava ad un giornalista francese questa preoccupata dichiarazione: «Indubbiamente noi abbiamo molti torti nei confronti del signor Mussolini. Ci siamo alienati l’amicizia dell’Italia e sua personale per il nostro maldestro atteggiamento al tempo della guerra d’Etiopia. In politica tutto si paga. Ma si può anche riparare…»(1)

    In realtà, la politica antitaliana dell’Inghilterra aveva ormai prodotto danni difficilmente riparabili e – dopo aver per quasi un anno resistito alle sirene interventiste – Mussolini era costretto a schierarsi: nel giugno 1940 l’Italia scendeva in guerra al fianco della Germania contro Inghilterra e Francia, ma non contro la Russia (ancòra alleata del Reich) e neppure contro gli USA (ancòra estranei al conflitto). Da quella data, per la propaganda inglese, il fascismo italiano diventava improvvisamente “cattivo”, dopo essere stato per lunghissimo tempo “buono” o “quasi buono”: dalla marcia su Roma (1922) alla guerra di Spagna (1936-39): non soltanto, cioè, negli anni in cui gli strateghi anglosassoni pensavano di utilizzare l’Italia nella politica d’accerchiamento alla Russia, ma ancòra oltre, sino – appunto – alla definitiva scelta di campo filotedesca.

    Nel frattempo, la Russia comunista continuava ad essere alleata della Germania nazista; e tale sarebbe rimasta, probabilmente, sino alla fine della guerra, se Hitler non avesse deciso – esattamente un anno dopo, nel giugno 1941 – di sparigliare le alleanze e di invadere il territorio sovietico.

    In quanto all’Italia fascista, si trovava oramai indissolubilmente legata alla Germania nazionalsocialista in un’alleanza che, in dipendenza della evidente sproporzione di forze, era fatalmente sbilanciata a pro di Berlino. Nonostante ciò, Mussolini si dimostrava un alleato piuttosto recalcitrante, ed operava – almeno fino al trauma del 25 luglio 1943 – per ritagliare un autonomo spazio politico e diplomatico per l’Italia, soprattutto nell’Europa Orientale: in questa chiave vanno letti sia l’imprudente attacco alla Grecia (ottobre 1941), sia la forzatura per imporre l’egemonia italiana in Croazia, sia gli sforzi dispiegati dagli italiani in Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia per erodere il predominio della diplomazia tedesca; sia, infine, gli attriti che – pur nel quadro di una operante collaborazione militare – si verificarono tra i comandi italiani e germanici nelle zone d’occupazione congiunta, primi fra tutti quelli relativi al trattamento delle comunità ebraiche.

    Concludendo: nell’epoca dei “pensieri forti” e dei partiti unici (e cioè dalla rivoluzione d’ottobre alla fine della seconda guerra mondiale, con un’appendice durata fino alla caduta del muro di Berlino) le ideologie sono state il paravento delle politiche delle grandi potenze europee, oltre che della nuova superpotenza americana. Tali potenze hanno operato non per il trionfo del nazionalsocialismo o del comunismo, del fascismo o della democrazia, ma per difendere gli interessi della Germania o della Russia, dell’Italia o dell’accoppiata Inghilterra-USA. Le alleanze tra le ideologie, strumento di tali strategie egemoniste, sono sempre state provvisorie, strumentali e prive di una valenza politica assoluta.

    Conseguentemente, oltre ad essere fenomeni politici tra loro diversissimi, fascismo e nazionalsocialismo furono si alleati durante buona parte della Seconda guerra mondiale, ma non furono mai un tutt’uno.

    Il cosiddetto “nazifascismo” non esiste come categoria politica, ma solo come alleanza militare negli anni 1940-45. Anzi, se è lecito parlare di nazi-fascismo per quegli anni, sarebbe logico parlare anche di nazi-comunismo per gli anni 1939-41 e di demo-comunismo per gli anni 1941-45.

    A questo punto, è lecito interrogarsi sulle motivazioni di certe incredibili campagne “antifasciste” condotte in Italia nell’anno di grazia 2008: a 63 anni di distanza dalla scomparsa del fascismo, quando nessuno dei problemi dell’odierna società italiana ed europea ha nulla a che dividere con il fascismo, e quando nessuno potrebbe ragionevolmente pensare ad una qualunque forma di restaurazione del regime fascista.

    Chissà perché avviene tutto questo?


    (1) Fabio ANDRIOLA: Carteggio segreto Churchill-Mussolini. Sugarco edizioni, Milano, 2007.
    Ultimo aggiornamento ( martedì 14 ottobre 2008 )

  2. #2
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    Ottimo articolo, di cui condivido ogni parola.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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    Riporto un discorso che ho fatto su un forum rispondendo alle accuse che mi si facevano riguardo al mio essere simpatizzante del fascismo, da parte di comunisti soprattutto ma anche da liberisti, anarcoidi e grillini.

    -----------------------------------------------------------------------
    La nostra lotta ora come ora non è contro il fascismo, sarebbe troppo facile, data la superficialità e alla bontà di fondo del regime fascista che paragonato alle potenze reazionarie del mondo capitalista odierno farebbe ridere i polli.
    Quindi smettiamola di uniformarci alla propaganda americana spalandoci merda addosso, italiani;
    questo lasciamolo fare ad Obama che parla della ''democrazia'' americana come di un baluardo a difesa della libertà nel mondo contrapposta( si, dice proprio così nel suo discorso) ai regimi fascisti e comunisti( io signori miei non vedo nessun regime fascista o comunista nel mondo).
    Si è spalata troppa merda contro il fascismo in italia e all'estero mascherando le malefatte dell'imperialismo angloamericano e del sionismo internazionale, adesso basta, la storia va presa per quella che è sempre che la si conosca, e il fascismo non è stato il male assoluto, ma solo una forma di governo come tante altre, una forma di governo si severa e rigida, ma che almeno operava alla luce del sole, incarnando il potere che spetta allo stato e non a banche, apparati economici, e imprese multinazionali, a differenza di ciò che oggi le potenze lobbystiche ormai diramate in mezzo mondo combinano, tessendo le trame di un dominio assoluto e incontrastato non facendosi scrupoli a portare morte e distruzione nel mondo, nascondendosi dietro ideali in cui non credono ma in cui vogliono farci credere per soggiogarci.

    Impariamo dunque a pesare le parole,
    e sbarazziamoci una volta per tutte di tutti gli 'ismi' impariando a vivere da uomini completi seguendo la Verità che è una e una sola e va trovata all'interno dei nostri cuori imparando a conoscere il mondo per come esso è e non per come gli altri vogliono che esso ci appaia.

  4. #4
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    Il fascismo è un metodo, non un fine; una autocrazia sulla via della democrazia (Benito Mussolini)

  5. #5
    IlProscritto
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    Interessante il fatto del sottolineare come nel 1934, quando l'Italia si contrappose alla Germania, i francesi e gli inglesi stavano contro l'Italia.
    Partendo da ciò faccio una domanda: è possibile che se in quel momento Hitler annettendo l'Austria avesse quindi potuto ricevere l'appoggio Inglese in funzione anti-italiana, e quindi, garantirsi un alleanza molto più valida per la politica Tedesca nel Continente? Vorrebbe dire che il fallimento dell'idea di un appoggio occidentale per una guerra orientale fu dovuto proprio alla costante volontà di Hitler di mantenere buoni rapporti con Mussolini.
    Col senno di poi, sarebbe quindi da riconoscere che questo fu l'errore tattico fondamentale del Reich?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da IlProscritto Visualizza Messaggio
    Interessante il fatto del sottolineare come nel 1934, quando l'Italia si contrappose alla Germania, i francesi e gli inglesi stavano contro l'Italia.
    Partendo da ciò faccio una domanda: è possibile che se in quel momento Hitler annettendo l'Austria avesse quindi potuto ricevere l'appoggio Inglese in funzione anti-italiana, e quindi, garantirsi un alleanza molto più valida per la politica Tedesca nel Continente? Vorrebbe dire che il fallimento dell'idea di un appoggio occidentale per una guerra orientale fu dovuto proprio alla costante volontà di Hitler di mantenere buoni rapporti con Mussolini.
    Col senno di poi, sarebbe quindi da riconoscere che questo fu l'errore tattico fondamentale del Reich?
    Non penso, a mio modo di vedere fu nel 1938 che ogni azione divenne irreparabile, prima c'era spazio per la trattativa, solo dopo Monaco le democrazie cominciarono il riarmo e irrigidirono la loro azione diplomatica.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Non penso, a mio modo di vedere fu nel 1938 che ogni azione divenne irreparabile, prima c'era spazio per la trattativa, solo dopo Monaco le democrazie cominciarono il riarmo e irrigidirono la loro azione diplomatica.
    Appunto, Hitler doveva strategicamente trovare il modo di legare l'Inghilterra con un'alleanza. Aveva tutto da guadagnarci e niente da perderci, e forse il 1934, poteva essere la giusta occasione: Hitler annette l'Austria, l'Italia reagisce con una prova di forza, del tipo si spinge su Innsbruck, la Germania si appella all'Inghilterra e l'Inghilterra inizia ad affondare un pò di navi Italiane minacciandone le coste libiche e meridionali. Mussolini si sarebbe ritirato appellandosi allo lotta di Roma contro i barbari del nord, e forse avrebbe cercato l'alleanza con Stalin, visto che a quel punto il bolscevismo internazionale avrebbe considerato l'Impero Britannico e la Germania Nazista come i suoi peggiori nemici ora alleati, avrebbero iniziato a fare tante di quelle campagne terzomondiste in India e Africa per sollevarli contro l'Impero "razzista e nazista", e questo avrebbe portato l'Inghilterra a rendersi conto che per sopravvivere e difendersi dal comunismo doveva per forza di cose appoggiare la Germania in una sua futura guerra contro la Russia. A quel punto Mussolini vede che la cosa si sta mettendo male, e, o si ritira in silenzio, in una sopravvivenza neutralista, o (cosa più probabile) per prendere le briciole, tipo con qualche rivendicazione irredentista nei balcani, si allea agli anglo-tedeschi, ora che non ha più volontà espansionistiche nel mare nostrum (vero motivo dell'astio inglese verso l'italia).
    Un simile scenario avrebbe indubbiamente portato la Germania a sconfiggere l'Unione Sovietica, e l'Impero e la Germania si sarebbero difese a vicenda per tutto il novecento, i visitors ormai ridimensionati si sarebbero certo arroccati negli USA in cui però forse avrebbero trovato il modo di farsi ugualmente i loro porci comodi in una collaborazione economica a livello mondiale con quello che sarebbe davvero diventato l'impero nordico mondiale immaginato da Hitler già nel Mein Kampf e suo vero desiderio ideologico.

    "Non vedo alcun motivo per schierarmi dalla parte dei popoli sottomessi agli Inglesi, essi dominano perchè sono una razza superiore" Questa era la sua visione. E obbiettivamente, l'unica cosa che convenisse alla Germania.

    Cosa ci guadagnava obbiettivamente invece in un'alleanza con l'Italia?
    Nulla, perchè Hitler non era interessato nè al mediterraneo nè all'africa ma all'Est, al contrario dell'Italia, ma per poter stare con un Italia che voleva un impero era ovvio che si sarebbe trovato contro l'Inghilterra, soprattutto quando ormai gli ebrei avevano ben indirizzato l'opinione pubblica e il governo contro di lui nel 39, era troppo tardi.
    Strategicamente l'alleanza con l'Italia valeva meno di zero per il Reich, e lo portò solo a perdite enormi spostando il fronte in africa dove proprio non avrebbe mai voluto finire a combattere, soprattutto non contro gli inglesi.
    Hitler lo fece solo per un motivo, per quello che fu il suo difetto di sempre, il sentimento, era mosso da un'enorme ammirazione per Mussolini e pensava in fondo che quest'alleanza lo legittimasse agli occhi del mondo, forse proprio per non apparire come il parvenou che non vuol far arrabbiare la mamma inghilterra. Ma se appena salito al potere, il suo primo viaggio invece che a Venezia lo avesse fatto a Londra a parlare magari di come aiutare i Britannici a difendersi dalle mire mussoliniane, la storia forse avrebbe avuto tutto un altro corso.
    In una simile politica aveva tutto da guadagnare e nulla da perdere, e la politica internazionale si deve fare solo in funzione della sopravvivenza della propria nazione (e proprio lui diceva di saperlo bene...)

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    Riporto un discorso che ho fatto su un forum rispondendo alle accuse che mi si facevano riguardo al mio essere simpatizzante del fascismo, da parte di comunisti soprattutto ma anche da liberisti, anarcoidi e grillini.

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    La nostra lotta ora come ora non è contro il fascismo, sarebbe troppo facile, data la superficialità e alla bontà di fondo del regime fascista che paragonato alle potenze reazionarie del mondo capitalista odierno farebbe ridere i polli.
    Quindi smettiamola di uniformarci alla propaganda americana spalandoci merda addosso, italiani;
    questo lasciamolo fare ad Obama che parla della ''democrazia'' americana come di un baluardo a difesa della libertà nel mondo contrapposta( si, dice proprio così nel suo discorso) ai regimi fascisti e comunisti( io signori miei non vedo nessun regime fascista o comunista nel mondo).
    Si è spalata troppa merda contro il fascismo in italia e all'estero mascherando le malefatte dell'imperialismo angloamericano e del sionismo internazionale, adesso basta, la storia va presa per quella che è sempre che la si conosca, e il fascismo non è stato il male assoluto, ma solo una forma di governo come tante altre, una forma di governo si severa e rigida, ma che almeno operava alla luce del sole, incarnando il potere che spetta allo stato e non a banche, apparati economici, e imprese multinazionali, a differenza di ciò che oggi le potenze lobbystiche ormai diramate in mezzo mondo combinano, tessendo le trame di un dominio assoluto e incontrastato non facendosi scrupoli a portare morte e distruzione nel mondo, nascondendosi dietro ideali in cui non credono ma in cui vogliono farci credere per soggiogarci.

    Impariamo dunque a pesare le parole,
    e sbarazziamoci una volta per tutte di tutti gli 'ismi' impariando a vivere da uomini completi seguendo la Verità che è una e una sola e va trovata all'interno dei nostri cuori imparando a conoscere il mondo per come esso è e non per come gli altri vogliono che esso ci appaia.
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    Appunto, Hitler doveva strategicamente trovare il modo di legare l'Inghilterra con un'alleanza. Aveva tutto da guadagnarci e niente da perderci, e forse il 1934, poteva essere la giusta occasione: Hitler annette l'Austria, l'Italia reagisce con una prova di forza, del tipo si spinge su Innsbruck, la Germania si appella all'Inghilterra e l'Inghilterra inizia ad affondare un pò di navi Italiane minacciandone le coste libiche e meridionali. Mussolini si sarebbe ritirato appellandosi allo lotta di Roma contro i barbari del nord, e forse avrebbe cercato l'alleanza con Stalin, visto che a quel punto il bolscevismo internazionale avrebbe considerato l'Impero Britannico e la Germania Nazista come i suoi peggiori nemici ora alleati, avrebbero iniziato a fare tante di quelle campagne terzomondiste in India e Africa per sollevarli contro l'Impero "razzista e nazista", e questo avrebbe portato l'Inghilterra a rendersi conto che per sopravvivere e difendersi dal comunismo doveva per forza di cose appoggiare la Germania in una sua futura guerra contro la Russia. A quel punto Mussolini vede che la cosa si sta mettendo male, e, o si ritira in silenzio, in una sopravvivenza neutralista, o (cosa più probabile) per prendere le briciole, tipo con qualche rivendicazione irredentista nei balcani, si allea agli anglo-tedeschi, ora che non ha più volontà espansionistiche nel mare nostrum (vero motivo dell'astio inglese verso l'italia).
    Un simile scenario avrebbe indubbiamente portato la Germania a sconfiggere l'Unione Sovietica, e l'Impero e la Germania si sarebbero difese a vicenda per tutto il novecento, i visitors ormai ridimensionati si sarebbero certo arroccati negli USA in cui però forse avrebbero trovato il modo di farsi ugualmente i loro porci comodi in una collaborazione economica a livello mondiale con quello che sarebbe davvero diventato l'impero nordico mondiale immaginato da Hitler già nel Mein Kampf e suo vero desiderio ideologico.

    "Non vedo alcun motivo per schierarmi dalla parte dei popoli sottomessi agli Inglesi, essi dominano perchè sono una razza superiore" Questa era la sua visione. E obbiettivamente, l'unica cosa che convenisse alla Germania.

    Cosa ci guadagnava obbiettivamente invece in un'alleanza con l'Italia?
    Nulla, perchè Hitler non era interessato nè al mediterraneo nè all'africa ma all'Est, al contrario dell'Italia, ma per poter stare con un Italia che voleva un impero era ovvio che si sarebbe trovato contro l'Inghilterra, soprattutto quando ormai gli ebrei avevano ben indirizzato l'opinione pubblica e il governo contro di lui nel 39, era troppo tardi.
    Strategicamente l'alleanza con l'Italia valeva meno di zero per il Reich, e lo portò solo a perdite enormi spostando il fronte in africa dove proprio non avrebbe mai voluto finire a combattere, soprattutto non contro gli inglesi.
    Hitler lo fece solo per un motivo, per quello che fu il suo difetto di sempre, il sentimento, era mosso da un'enorme ammirazione per Mussolini e pensava in fondo che quest'alleanza lo legittimasse agli occhi del mondo, forse proprio per non apparire come il parvenou che non vuol far arrabbiare la mamma inghilterra. Ma se appena salito al potere, il suo primo viaggio invece che a Venezia lo avesse fatto a Londra a parlare magari di come aiutare i Britannici a difendersi dalle mire mussoliniane, la storia forse avrebbe avuto tutto un altro corso.
    In una simile politica aveva tutto da guadagnare e nulla da perdere, e la politica internazionale si deve fare solo in funzione della sopravvivenza della propria nazione (e proprio lui diceva di saperlo bene...)
    E tanti saluti alle belle distinzioni terra - mare

    autocrazia - mercantilismo (liberalismo)

  10. #10
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    Solo gli irragionevoli o chi è in mala fede non lo sarebbe...

 

 

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