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  1. #1
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    Predefinito Rischio estinzione per la LN?

    Per Berlusconi scoppia la grana referendum
    La Lega: "Il governo lo bocci o andiamo via
    "

    Il retroscena. Fini: ora sono garante, la linea la decideranno i dirigenti del partito unico
    I quesiti furono sostenuti da An. Se approvati, "soffocherebbero" il partito di Bossi

    di CLAUDIO TITO

    ROMA - Una bomba piazzata sotto la coalizione di governo. Ancora innescata e pronta a esplodere in primavera. Ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi non c'è solo la riforma della giustizia e il federalismo. La tensione con la Lega negli ultimi giorni si è impennata anche per un altro motivo: il referendum elettorale. Il Carroccio ha già cominciato ad alzare le barricate e a chiedere la solidarietà dei partner di maggioranza. "Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti - avverte il ministro lumbard Roberto Calderoli - allora sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo".

    E già, perché i tre referendum ammessi un anno fa dalla corte costituzionale, se approvati, porterebbero ad un sistema con due soli "listoni". Bipartitismo in piena regola e la "morte" per il Carroccio. Un pericolo che fa inviperire Bossi. Lo ha già spiegato esplicitamente al Cavaliere: il Pdl dovrà schierarsi contro il raggiungimento del quorum. Un discorso rivolto in primo luogo ad Alleanza nazionale. Che le firme le ha raccolte e fino pochi mesi fa si dichiarava a favore dell'operazione referendaria. "Chi sostenesse il referendum - è il monito di Calderoli - sarebbe un pazzo. Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Significa violentare la natura dei partiti e piegare la loro autonomia". Il "colonnello" della Lega, padre della attuale legge elettorale, mette sul piatto della bilancia persino la tenuta della maggioranza. E poi fa notare: "Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale".

    Non è un caso che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, abbia preparato un dossier sull'argomento. In cui si prevede la celebrazione del referendum nell'ultima data utile, il 14 giugno.

    Ma per i leghisti il nodo non è la tempistica. È la linea politica del Pdl. A Via della Scrofa, ad esempio, prendono tempo. Gianfranco Fini non si sbilancia. Una linea che fa innervosire ancora di più gli uomini del Senatur. "Io l'ho firmato, è vero - spiega il presidente della Camera - e Alleanza nazionale ha appoggiato l'iniziativa. Su questo non c'è dubbio". In effetti a gennaio scorso fu molto netto: "Dalle urne può uscire una buona legge". Da allora, certo, di acqua sotto i ponti ne è passata. "Ora - rimarca l'inquilino di Montecitorio senza escludere alcuna soluzione - toccherà al Pdl decidere quale posizione assumere. Si riuniranno gli organismi dirigenti e decideranno. Io, in qualità di presidente della Camera, devo tenere per me la mia idea". Il capo della destra italiana ricorda pure che Forza Italia "lasciò libertà di coscienza: non so cosa farà il Pdl. Magari farà la stessa cosa, ma io non lo so".

    Per scongiurare un vero e proprio tsunami, Berlusconi sta provando a tranquillizzare Bossi: "Non c'è bisogno di modificare la legge. L'attuale ha funzionato benissimo. Non ci saranno problemi". Ma ha capito che questo è l'unico fattore che può davvero far perdere la testa al Senatur. Una considerazione che, al contrario, sta facendo premio nel centrosinistra. Il Pd inizia a valutare le opzioni. Sapendo che la vittoria dei sì provocherebbe un terremoto nel centrodestra. "Eppoi - chiarisce il vicesegretario Dario Franceschini - se non si fa la riforma elettorale, per noi sarà difficile non sostenerlo. Significherebbe accettare il "porcellum"". Senza contare che Di Pietro - tra i promotori referendari - è già pronto a dare battaglia.

    Sta di fatto che la consultazione si terrà entro il 14 giugno. Il governo potrà riunirsi per fissare la data solo dopo il 15 aprile. Dopo di che dovranno passare almeno 45 giorni di campagna elettorale. Risultato? Tre le date possibili: il 31 maggio, il 7 giugno e il 14 giugno. Nella prima ipotesi c'è una controindicazione: le scuole sono ancora aperte. La seconda è quella vista con terrore dal Carroccio: quel giorno si svolgeranno pure le europee e le amministrative, il quorum diventerebbe un obiettivo agevole. Per la Lega, resta solo l'ultima domenica. La peggiore, per i referendari: "si manderebbero gli italiani alle urne per tre week end di seguito - osserva Giovanni Guzzetta -. Per le europee, per i referendum e poi per i ballottaggi del 21. Una cosa insensata. Se si facesse un election day il 7 si risparmierebbero almeno 600 milioni". Ma se si voterà il 14 giugno, i referendari punteranno sull'effetto europee. Ossia sul probabile sconcerto degli elettori di fronte ad una scheda elettorale-lenzuolo che probabilmente sarà composta da una trentina di simboli.

    http://www.repubblica.it/2009/01/sez...lettorale.html

  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    cazzi loro ...

    comunque si sono svegliati presto in via bellerio ..:
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  3. #3
    PADANIA NEL CUORE
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    sceneggiate napoletane recitate in romano.
    Oggi in pratica in senato la rappresentante del PD ha dichiarato fra le righe che la lega garantisce l'unità del paese.
    L'avevamo intuito persino noi!!!
    Cmq per quel che mi riguarda vadano tutti aff....sarà la situazione economica a determinare gli eventi ineluttabili.
    TIOCH FAID AR LA'

  4. #4
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    la cosa comincia a farsi divertente.
    toccherà andare a votare, anche se ho già perso l'abitudine.

  5. #5
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Se i governanti italiani saranno così gentili da concedere ai loro sudditi di votare a questo referendum (abrogativo s'intende...) invitandoli ovviamente ad andare al mare (meglio se palinuro e dintorni ovviamente...) e non capisco come mai non in montagna, comunque sia da una mia personale e oggettiva valutazione l'eventuale testo che uscirebbe dal referendum riuscirebbe nell'impresa di essere addirittura peggiore del porcellum attuale, il che è tutto dire, e quindi riceverebbe il mio no.

  6. #6
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    Se si va al referendum per la legge elettorale sicuramente passa.
    Non è sufficiente una grande affermazione di coloro che vogliono la preferenza, ma è sufficiente raggiungere il quorum.
    Il problema è che con il ripristino delle preferenze, cessa la captazione dei parlamentari e questo è un problema per la democrazia attuale che si basa sulla dittatura dei segretari dei partiti.

    Però vi è il vantaggio che un partito prende da solo la maggioranza e non ha più problemi.

    La lega non sparisce, solamente che sparirebbe la possibilità di andare al governo e dividere le cadreghe.
    A meno che per coreografia, non necessaria numericamente, ma sempre importante non voti a tempo debito Berlusconi presidente della repubblica in cambio di due cadreghe

    Tuttavia se passa il referendum, per la questione del voto utile perderebbe molti voti, e ne risentirebbe anche a livello enti periferici.

    Ma attualmente la legge elettorale è ancora un male minore.

    Il problema è la sopravvivenza della partitocrazia.
    Oggi al Senato si è dimostrato che il sistema casta non si sente più tanto sicura.

    Il problema economico spazzerà via molte situazioni che ora appaiono grossi problemi.

    Tutto dipende da quanti debiti possono fare gli enti locali nei prossimi sette anni necessari per mettere a regime il federalismo fiscale.

  7. #7
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    Io voterò sì e non credo che sarà un danno per la Lega. La Lega è troppo forte per sparire. Piuttosto il referendum potrebbe condurre a una riforma maggioritaria uninominale: quello sarebbe il sistema che permetterebbe alla Lega e agli altri partiti regionalisti di allearsi o, se ne hanno voglia, di andare da soli proficuamente.

  8. #8
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    L'estinzione avverrà se su federalismo ed immigrazione le risposte saranno inadeguate.

    Per adesso, grazie anche alla pochezza di avversari e concorrenti, l'estinzione è rimandata a data da destinarsi.

    In ogni caso, se il referndum dovesse passare, avremo un mostro di legge elettorale, che non assicurerebbe nemmeno la governabilità, dato che la Lega prenderebbe abbastanza senatori da rendere il senato ingovernabile.

  9. #9
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    Se passa il referendum, è ovvio che la legge verrebbe cambiata, probabilmente trasformando il maggioritario di lista in maggioritario uninominale. Per questo io voterò a favore e penso che la Lega avrebbe tutto da guadagnarci.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da JuvSP Visualizza Messaggio

    In ogni caso, se il referndum dovesse passare, avremo un mostro di legge elettorale, che non assicurerebbe nemmeno la governabilità, dato che la Lega prenderebbe abbastanza senatori da rendere il senato ingovernabile.

    Esiste un problema numerico.
    Nelle regioni
    Piemonte
    Liguria
    Lombardia
    Veneto
    Friuli

    Il PDL ha vinto al senato insieme alla lega
    Insieme hanno diviso per ogni regione il numero di senatori del premio di maggioranza.

    Se il PDL va da solo tutti i senatori del premio, compresi quelli della lega, li prende tutti, eccetto i 2 senatori della Toscana che la lega ha preso come minoranza.

    La lega prenderà i suoi senatori, ma però ottenuti spartendo l’assegnazione di minoranza con il PD e al eventuali altri (che devono superare a livello regionale l’8%)
    Pertanto il PDL a uguale percentuale del 2008 avrebbe il medesimo numero di senatori che ha attualmente con la lega meno due. ( Toscana)

    Si possono fare due osservazioni a questo ragionamento.
    La prima è che la lega potrebbe prendere nel Veneto un maggior numero di voti del PDL, ma bisogna pensare che vi è il pericolo paventato che, se la lega va divisa dal PDL, teoricamente emerga il PD.
    Se viene costruita e pubblicizzata questa paura con la teoria del voto utile, molti voti ultimi arrivati alla lega potrebbe ritornare al PDL.

    La seconda osservazione è che forse nella Liguria il PDL non ha la forza (per poco) di superare il PD:
    Però visto come vanno le cose per la sinistra non vi dovrebbe essere timore.

    Tolto queste due probabilità il PDL avrebbe nuovamente, ai numeri attuali di percentuali, la maggioranza al senato. .
    Ennesima dimostrazione che la legge elettorale firmata da Calderoli è veramente diabolica.


    Ecco perché la lega non vuole che passi il referendum, perchè si rafforzerebbe il PDL e la lega resterebbe fuori dalle cadreghe.

    Il governo monocolore della PDL si potrebbe fare perché ne risulterebbero i numeri, e poi siamo in italia e qualche senatore si puo’ sempre acquisire.

    La lega è famosa per le vendite. Vedi gennaio 1995.

 

 
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