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    Predefinito Riforma del modello contrattuale.

    » 2009-01-22 21:04Contratti: firmato accordo quadroMa senza la Cgil. Epifani: dal governo un prendere o lasciare (ANSA) - ROMA, 22 GEN - Cisl, Uil e Ugl hanno firmato con il governo un accordo per la riforma del modello contrattuale. Non firma dunque la Cgil. Hanno firmato anche Confindustria, Confcommercio, Confapi, Confesercenti e altri sindacati come il Confsal. Ania e Abi hanno dato il consenso ma si riservano di firmare. 'Il governo ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto il consenso della Cgil', ha detto Epifani, definendo il testo 'un prendere o lasciare'.

  2. #2
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    ILSOLE24ORE.COM > Economia e Lavoro ARCHIVIO Contratti, Cisl e Uil dicono sì.
    La Cgil non firma l'accordo quadro




    commenti - | |
    22 gennaio 2009







    Cisl e Uil hanno firmato l'accordo sulla riforma del modello contrattuale al tavolo di Palazzo Chigi. La Cgil dice no all'accordo. Abi e Ania non hanno aderito subito ma si preparano a sottoscrivere l'intesa nei prossimi giorni. E il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha parlato di «accordo storico».

    L'accordo quadro firmato giovedì prevede due grandi novi:
    1) i contratti avranno durata triennale tanto per la parte economica che normativa;
    2) scompare l'inflazione programmata che verrà sostituita dall'Ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L'elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo.
    L'accordo avrà un carattere sperimentale per la durata di quattro anni.

    Sono questi, in sintesi, i punti più importanti che si leggono nel testo del documento unico per il settore pubblico e il settore privato messo a punto durante la trattativa. Il Governo e le parti sociali «convengono di realizzare, con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni, un accordo sulle regole e le procedure della negoziazione e della gestione della contrattazione collettiva, in sostituzione del regime vigente».
    «Le parti confermano che obiettivo dell'intesa - si legge alla fine del testo - è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e l'aumento della produttività, anche attraverso il rafforzamento dell'indicazione condivisa da Governo, imprese e sindacati per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell'ambito degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica».

    Il ministro del Welfare: «Abbandonato l'approccio conflittuale»
    «Abbiamo definito con la sottoscrizione di quasi tutte le organizzazioni presenti al tavolo, con la sola eccezione della Cgil, un accordo quadro che riforma il modello contrattazione quale fu codificato dall'accordo del luglio del '93 che così risulta integralmente sostituito», ha detto Sacconi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Per la prima volta, nei fatti, si abbandona l'approccio conflittuale che ha caratterizzato largamente il nostro modello di relazioni e si afferma un modello di tipo cooperativo. È una novità storica che interviene nel vivo di una grande crisi globale il cui superamento sarà agevolato dalla propensione che le parti manifestano nel condividere gli sforzi per crescere». E ancora: «Avremmo preferito l'adesione della Cgil, ma era necessario mettere un punto fermo in questa lunghissima vicenda negoziale». Per il ministro del Welfare, la mancata firma non è però un problema perchè anche negli storici accordi di San Valentino (che nel 1984 cancellarono la scala mobile) il sindacato di Corso Italia non firmò. «Nella speranza che cambino le cose e si ricompongano le cose all'interno delle organizzazioni sindacali - ha detto Sacconi in conferenza stampa a palazzo Chigi - come allora, anche oggi possono essere prodotti grandi accordi senza la firma della Cgil».

    Epifani: «La Cgil non è d'accordo sul "prendere o lasciare"»
    «Il governo ha forzato, in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto l'accordo della Cgil» è la secca la critica di Guglielmo Epifani che, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il no all'accordo sui contratti, dice: «questa sera é stato presentato un testo immodificabile, un prendere o lasciare, sul quale la Cgil non è d'accordo». «Sottoscrivere quell'intesa vuol dire, in sostanza, rendere le retribuzioni dei lavoratori non corrispondenti ai loro bisogni». La Cgil, sottolinea, ha scelto «la linea del rigore e della serietà per difendere i diritti dei lavoratori». Poco prima che filtrassero le indiscrezioni sulla firma, Epifani aveva dichiarato che senza modifiche al testo di riforma del modello contrattuale non sarebbe stato accordato l'assenso della sua organizzazione. Epifani ha ribadito le critiche già espresse sulle linee guida presentate a suo tempo da Confindustria, a cominciare dal nuovo meccanismo di recupero dell'inflazione. «Il livello nazionale non recupererà mai l'inflazione reale così come non si allarga davvero il secondo livello di contrattazione», ha detto. Non solo, la derogabilitá alle nuove regole sulla contrattazione per la Cgil nel testo «diventa principio generale, mentre si allarga la bilateralitá a compiti impropri creando così una casta».

  3. #3
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    Accordo sui contratti ma senza la Cigl

    Sì di Confindustria, Cisl, Uil e Ugl.
    Epifani si smarca: «Non firmiamo».
    Angeletti e Marcegaglia: intesa storica
    ROMA
    Firmato l’accordo sul nuovo modello contrattuale. L’intesa non è stata sottoscritta dalla Cgil, mentre Abi, Ania, Legacoperative, Cida e Confedir si riservano di firmare nei prossimi giorni. Lo riferiscono fonti presenti al tavolo a palazzo Chigi. L’accordo è stato raggiunto su un nuovo documento unico per il lavoro pubblico e privato.

    La Cgil quindi si smarca dagli altri sindacati. Il governo «ha forzato verso un accordo che sapeva non avrebbe avuto il consenso della Cgil», accusa il segretario generale Epifani. «È stato presentato un testo - ha detto - integrato con il pubblico impiego, un testo immodificabile. È stato un prendere o lasciare». Per Epifani il testo era da bocciare perchè «il contratto nazionale non sarà mai in grado di assicurare il recupero del potere d’acquisto». Inoltre «non c’è nessuna distinzione di qualificazione del secondo livello. Siamo in presenza di una proposta che per il primo livello abbassa strutturalmente le retribuzioni dei lavoratori e nel secondo livello non fa quell’operazione di estensione e di qualificazione della quale c’è bisogno».

    «Ci sono nel testo - ha aggiunto - il tema della deroga al contratto nazionale e un tema delicato, come quello dello sciopero, che sarebbe stato assolutamente necessario portare fuori dalle linee guida generali. Infine c’è un problema: siamo in presenza di alcune linee guida che fanno riferimento ad altre cose, ad altre linee guida. Si sta creando una trattativa burocratica un pò strana. Abbiamo queste linee guida poi avremo tante linee guida per i settori e poi avremo i contratti di lavoro. La mia impressione è che tutto questo non semplifichi e non snellisca ma renda tutto molto più complicato». «Sottoscrivere quell’intesa -ha concluso Epifani- vuol dire nella sostanza rendere la dinamica delle retribuzioni e le politiche di efficienza e produttività del secondo livello non corrispondenti ai bisogni dei lavoratori e delle imprese».

    Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che la Cgil non abbia firmato non è un problema perchè anche negli storici accordi di san Valentino (che nel 1984 cancellarono la scala mobile) il sindacato di Corso Italia non firmò. «Nella speranza che cambino le cose e si ricompongano le cose all’interno delle organizzazioni sindacali - ha detto Sacconi in conferenza stampa a palazzo Chigi - come allora, anche oggi possono essere prodotti grandi accordi senza la firma della Cgil».
    La Confindustria si dice dispiaciuta per il no della Cgil e assicura di aver fatto di tutto perchè ci fosse anche la firma di Epifani alla riforma del modello contrattuale. «Alla fine siamo anche convinti che serve coraggio, bisogna andare avanti e fare quelle riforme che servono al paese», ha detto Emma Marcegaglia secondo cui la firma del nuovo modello contrattuale «è una firma storica».

    La Marcegaglia spiega che «era dal 1993 che non c’era l’accordo di tutte queste sigle. Ci sono 25 sigle che hanno firmato: c’è tutto il mondo dell’impresa, c’è tutto il sindacato tranne la Cgil». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, auspica che anche la nostra «consorella Cgil proceda ad accordarsi con gli altri» sulla riforma del modello contrattuale. Una firma che arriverà comunque in ritardo, «come d’altronde la Cgil ha fatto in altre stagioni». «Spero firmi molto presto - ha aggiunto Bonanni - senza far perdere tempo agli altri». Soddisfatto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, per cui l’accordo quadro sul nuovo sistema contrattuale «è un fatto storico per il sindacato e le persone che lavorano e durerà almeno 15 anni». «Finalmente - ha aggiunto - si rottama il modello del 1993 basato sull’inflazione programmata».
    www.lastampa.it

  4. #4
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    Mamma mia, ci vuole un super esperto per stare dietro a tutti i cambiamenti!

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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Mamma mia, ci vuole un super esperto per stare dietro a tutti i cambiamenti!
    Tanto la cosa sostanziale l'ha detta oggi Sacconi. Finisce l'era dello scontro (in realtà della concertazione) ed inizia quella della cooperazione tra le parti sociali, con i salari legati in parte alla produttività. La traduzione semplice di queste parole la lascio ad ognuno di voi.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Tanto la cosa sostanziale l'ha detta oggi Sacconi. Finisce l'era dello scontro (in realtà della concertazione) ed inizia quella della cooperazione tra le parti sociali, con i salari legati in parte alla produttività. La traduzione semplice di queste parole la lascio ad ognuno di voi.
    ...lo scontro di classe è finito...perché c'è la dittatura della classe dominante su quella dominata...sbaglio?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    ...lo scontro di classe è finito...perché c'è la dittatura della classe dominante su quella dominata...sbaglio?
    Esattamente, con la cooperazione tra parti sociali sostanzialmente il ruolo dei sindacati anche formalmente finisce, se alla nascita la dialettica tra le parti partiva da una base di scontro antagonista successivamente ci si è spostati verso la concertazione ovvero una cooperazione de facto ma non formalizzata, ora tale formalizzazione è arrivata. Ed è il vero motivo per cui la CGIL non ci sta.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Esattamente, con la cooperazione tra parti sociali sostanzialmente il ruolo dei sindacati anche formalmente finisce, se alla nascita la dialettica tra le parti partiva da una base di scontro antagonista successivamente ci si è spostati verso la concertazione ovvero una cooperazione de facto ma non formalizzata, ora tale formalizzazione è arrivata. Ed è il vero motivo per cui la CGIL non ci sta.

    Vabbè, la CGIL lo fa per badare ai propri interessi, ma visto che questa mossa è l'inizio della fine del ruolo dei sindacati, mi domando (e vi domando) che hanno frimato a fare gli altri, che con questo provvedimento finirà ogni tipo di intervento sindacale nel giro di pochi anni (e quindi del sindacato stesso)?

    Io mica l'ho capito.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    Vabbè, la CGIL lo fa per badare ai propri interessi, ma visto che questa mossa è l'inizio della fine del ruolo dei sindacati, mi domando (e vi domando) che hanno frimato a fare gli altri, che con questo provvedimento finirà ogni tipo di intervento sindacale nel giro di pochi anni (e quindi del sindacato stesso)?

    Io mica l'ho capito.
    La CGIL chiaramente fa i propri interessi, è il più potente sindacato italiano e a differenza degli altri ha i numeri ed i rapporti di forza e sul territorio per poter andare avanti da solo come sindacato con la concertazione de facto. Gli altri sindacati dopo decenni di concertazione e con la recessione arrivata e a lungo termine hanno più possibilità di passare la nuttata sotto l'ala protettrice padronale (e di questo governo che non cadrà certo domani) piuttosto che proclamare a parole uno scontro (sempre concertativo de facto) che non possono sostenere. Di certo così la preoccupazione per i numeri non la dovranno più avere.
    Ma questa è solo una ipotesi dietrologica.

  10. #10
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Ho letto che la prossima riforma prevede la riproposizione della "Camera delle Corporazioni"!!!

    PER LA COMUNITA' UMANA

 

 
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