Praticamente tutti hanno sentito parlare di Aleister Crowley. Non staremo qui a ripercorrere la biografia del personaggio, 1875-1947, fondatore della magia moderna, discusso alpinista, discreto poeta, gran scopatore e cocainomane, nonché scialacquatore di patrimoni altrui (per tutto questo rimandiamo alla sobria e per niente partigiana biografia di Lawrence Sutin, “Fai ciò che vuoi”, Castelvecchi 2006, 20€). Non insisteremo nemmeno sui vari gruppi rock/metal che si sono (o si ritiene si siano) ispirati alla sua figura (sì, i Beatles, sì, i Led Zeppelin, sì, Ozzy, sì, Marylin Manson), e nemmeno alle band più oscure che hanno fatto un lavoro più o meno serio sulle sue opere (vedi Current 93, che hanno dedicato a Crowley gran parte della loro discografia, o i Death SS di “Do What Thou Wilt”, e una miriade di altri trucidi).
Se si torna a parlare di Crowley in questa sede è piuttosto per via di, come dire, un'emergenza semi-artistica.
Forse molti non sanno che Crowley soggiornò a Cefalù tra il 1920 e il 1923, dove prese in affitto una casa fuori città per fondarci la sua Abbazia di Thelema, ovvero l’esperimento più riuscito per fare delle sue dottrine una sorta di religione organizzata. Il solo fatto che in un posto come Cefalù si sia potuta fare una cosa del genere (negli anni Venti!) ha dell’incredibile, ma il problema è un altro: la casa sta andando a pezzi. Fortunatamente, pochi mesi fa un manipolo di cefaludesi e di altri appassionati ha avuto la lodevole idea di fondare un’associazione culturale, chiamata “Abbazia 93”, finalizzata alla sensibilizzazione della cittadinanza sulla figura di Crowley e sull’importanza culturale dell’Abbazia, nonché al suo restauro.
L’Abbazia - una casa colonica in Contrada S. Barbara, dietro il campo sportivo - è in uno stato pietoso, anzi, c’è da stupirsi che sia ancora in piedi. Nella gallery potete vedere qualche foto risalente a una visita del sottoscritto nell’estate dell’anno scorso, ma sembra che oggi sia messa ancora peggio. Il valore culturale dell’Abbazia, o di quello che ne rimane, sta nei numerosi affreschi con cui Crowley “abbellì” i muri della casa, ora visibili solamente nella camera da letto o “camera degli incubi” (alcuni dipinti se li è portati via il regista Kenneth Anger – che se ne andò con un pavimento intero – altri sono proprietà di un collezionista di Palermo, ma la stragrande maggioranza sono nascosti da uno spesso strato di intonaco). Alcuni raffigurano figure mostruose, altri amplessi “interracial” (come direbbero certi siti); sono ancora visibili alcuni versi di una poesia di Crowley dipinta su un muro (“Stab your demonic smile to my brain – soak me in cognac, cunt and cocaine!”) e una stele dipinta che ricorda la nascita del culto di Thelema. Di minore valore artistico i vari graffiti vandalici, così come i pezzi di pavimento mancanti portati via come souvenir, nonché i resti di certe visite notturne di carattere più o meno devozionale. Tutto il resto è perduto, soprattutto il cosiddetto “tempio centrale”, dove si svolgevano i riti, prima trasformato in un doppio ingresso dagli inquilini successivi a Crowley, poi in discarica dalla popolazione cefaludese, infine in un ammasso di calcinacci e tegole crollate.
Il patrimonio da salvare non è solo artistico. La storia della magia moderna passa dalla casa di S. Barbara, così come un pezzetto di storia della Sicilia (i thelemiti, in un primo tempo creduti mormoni, furono presto scoperti dalla popolazione locale, che, a quanto sembra, fu comunque tollerante con i forestieri. I problemi arrivarono quando un discepolo di Crowley, Raoul Loveday, morì all’Abbazia per le conseguenze di un’infezione: poco tempo dopo il mago fu espulso dall’Italia). Se, dopo tutto questo, vi fosse venuta la curiosità di andare a vedere, basta prendere via Gibilmanna, su per via S. Barbara, si passa dietro le roulotte sotto il campo sportivo, vicino all’ufficio della Croce Rossa, giù dal terrapieno evitando siringhe e pattume vario, e siete arrivati. L’entrata è dalla finestra.
Resta poco tempo, dicono i responsabili di "Abbazia 93". La casa è al centro di una disputa legale e non si riesce a sbloccarne la proprietà – e intanto il tetto crolla e gli affreschi vanno a farsi benedire. Si chiede, insomma, di mobilitarsi, di fare qualcosa, di passare la voce, tra – ovviamente – il silenzio totale delle istituzioni. Non è ben chiaro se e come Abbazia 93 sia disposta ad accogliere nuovi membri, a ricevere finanziamenti, eccetera, ma provate a contattarli tramite il loro Myspace, magari con qualche spintarella le cose si muoveranno un po’.
Dite pure che Crowley era un depravato e non merita tanta grazia. Però, se vedete che molti dei dipinti sopravvissuti sono stati recentemente messi in mostra a Parigi (guardate qua e qua), forse qualche dubbio dovrebbe venirvi. L’Abbazia di Thelema, poi, è stata oggetto di un certo, moderato interesse anche da parte dei canali tradizionali, ad esempio il nostrano Voyager (e pazienza se se infilano un po’ di fesserie, l’importante è che se ne parli). Qualche yankee ci ha fatto pure un film. Esiste, infine, una discreta comunità di accademici dediti ai Crowley studies (tra cui spicca Marco Pasi, in forza all’università di Amsterdam e da molti anni promotore del recupero dell’Abbazia.) Insomma, forse questo posto ha qualche pregio, non credete? E allora, thelemiti e non thelemiti di tutto il mondo, unitevi e fate qualcosa.
Concludiamo con un po’ di background reading, se qualcuno avesse voglia di sapere qualcosa in più sull’Abbazia. Nel 1997, a Cefalù, si è tenuto un convegno di studiosi di Crowley, i cui atti sono disponibili nel volume “Aleister Crowley. Un mago a Cefalù”, a cura di Pierluigi Zoccatelli, Edizioni Mediterranee 1998, 13,90€, un libro che ha vinto l’Oscar del millantato credito chiamando, a p. 9, un professore di scuola media “ordinario di educazione artistica” (in effetti di ricercatori e associati, alle medie, ce ne stanno pochi). C’è un po’ di tutto in questo libello, come il politico locale che firmò il decreto di vincolo per “edificio di importante interesse artistico” (pp. 15-16) e poi, come si dice, chi s’è visto s’è visto; la qualità dei contributi è un po’ altalenante, ma la parte storica è ben curata.
È uscito poi, questa primavera, un libretto+CD-ROM decisamente amatoriale, ma gradevole: R. T. Cole, “Thelema Revisited. In Search of Aleister Crowley”, disponibile solo qui). È una pubblicazione importante, perché Cole (un maniaco come ce ne sono pochi) ha documentato lo stato dell'Abbazia con foto, video, piante, sezioni e tutto il resto: cioè quanto occorrerà per mostrare ai posteri com'era l'edificio, visto che è molto probabile che se ne venga giù presto. Pregevole anche sul piano storico, pure questo libro è da comprare se siete interessati a Crowley a Cefalù (non possiamo però non menzionare un po’ di involontaria ironia: l’autore passa una notte all’Abbazia e si addormenta dopo la prima canna; va a Cefalù e non visita la cattedrale; a Palermo si entusiasma solo per le catacombe dei cappuccini. No comment.)
Infine, una piccola scoperta dell’acqua calda, che riguarda la letteratura italiana. Ringraziando Giuseppe Saja per la dritta, riprendiamo un bel libro di Vincenzo Consolo, “Nottetempo casa per casa”, Oscar Mondadori 1994 [prima edizione 1992], 7,80€, che, nel parlare della Cefalù degli anni ‘20, delle lotte operaie e della vita dei contadini, riesce a ficcarci in mezzo Crowley (dopo essersi ben documentato, c’è da dire). Citiamo da pp. 89-90:
Guardava il mondo in quello stato, si guardava intorno e ogni cosa gli appariva squallida, perduta. Perduto lui nei suoi quarantacinque anni, vecchio, flaccido,insonne, in preda ormai a smarrimenti, allucinazioni. […] Misera la villa, inospitale, fetida, priva di cessi, acqua, invasa dalle cimici, di caldi e di freddi insopportabili quel luogo…E il patrimonio dileguato, l’ansia costante per la mancanza di denaro…Oh come tutto quel teatro da lui apparecchiato gli apparì d’un tratto orrendo, miserando, come insostenibile la vita! Allora lui, il Superuomo, che aveva varcato ogni confine, violato ogni legge, che aveva osato l’inosabile, lui, la Grande Besta dell’Apocalisse, il Gran Maestro dei Cavalieri dello Spirito, il Muratore della Grande Opera, il Poeta eccelso, il Pittore magico, lo Scalatore delle vette, l’uomo più malvagio, ridiventava Alick, il fanciullo di Leamighton, il figlio del birraio, l’ostinato predicatore quacchero, della donna gelida, fanatica, che mai gli diede un bacio, e chiedeva aiuto, aiuto!, e prorompeva sconsolatamente in pianto. Pianse, pianse sussultando nel petto, nella pancia, e le lacrime rigavano la crosta della faccia.
Genio, impostore, o illuso? A voi l’ardua sentenza. Ma chissà se con queste parole Consolo non sia riuscito a cogliere davvero la personalità del mago inglese.
http://www.kronic.it/artGet.aspx?cID=35796
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