
Originariamente Scritto da
senhor soares
Sabato trippa? No, solo Berlusconi
fino al voto. Dal premier-piazzista
umiliante overdose per Cappellacci
di Giorgio Melis
Giovedì gnocchi, sabato trippa. Il fine settimana era e resta scandita, nella tradizione gastronomica romana, dagli appuntamenti nei cartelli alle trattorie, riversati in mezza Italia. Sabato trippa: il refrain di mille battute popolari. Usava anche in Sardegna. Dovremo cancellarla e cambiare abitudini: almeno fino al 15 febbraio. Niente più trippa: sabato…Berlusconi in tutte le salse. Una specie di temporaneo “sabato fascista” del ventennio: tutti precettati alla adunate premilitari. A noi sardi va meglio. Il sabato (anche mezza domenica), menù coatto: Silvio-la-trippa. Sembra il Totò col megafono del celeberrimo “vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio La Trippa”. Non c'è scampo, il premier-piazzista deve venderci a ogni costo il candidato putativo. Vuol prendere i sardi per esaurimento, indurli alla resa col tormentone del week end nell'isola “di cui sono innamorato e dove trascorrerò gli ultimi anni”. Per carità: ci bastano i prossimi giorni e settimane. La sbobba è ripetitiva, roba da inappetenza prolungata. Uniche varianti, quelle meteorologiche. Allerta-maltempo e allerta-Silvio, che talvolta coincidono.
È un assedio arrogante verso un elettorato regionale che ha il diritto di scegliere e decidere da sé: senza un'intrusione-invasione che mette in campo gli apparati di Stato e di governo con un'interferenza senza precedenti, asfissiante, offensiva. Più una copertura mediatica con picchi di saturazione televisiva inauditi. Specie da parte di Videolina, tv-spazzola (ma ora è entrata in campo anche Sardegna 1). Ha realizzato l'ennesima intervista-comizio di Berlusconi da palazzo Chigi, dove ormai dovrebbe avere una postazione fissa. Negli ultimi sei mesi, il bocca-a-bocca col Cavaliere (senza un minimo contraddittorio per gli insulti contro Soru) è diventato più che imbarazzante. Senza contare le ore di servizi genuflessi per l'orgia di visite, senza mai una domanda vera: onestamente, stanno superando l'imbattibile Emilio Fede. Nessuna sorpresa, ovviamente, sulla negazione di almeno un' intervista a Renato Soru: video sbarrato da cinque anni al presidente della Regione uscente, un fatto che forse non ha uguali nel mondo. E' il pluralismo insultante di Sergio Zuncheddu verso i telespettatori sardi prima che verso Soru.
Incredibile che il tormentone soffocante di Berlusconi non susciti un minimo di imbarazzo, se non vera vergogna nel centrodestra e sodali vari. Personaggi da decenni sulla piazza, ex presidenti di Regione e Consiglio, partiti con una qualche dignità nazionale e un passato dignitoso, si lasciano tirare come cani al guinzaglio, scodinzolando al passaggio del padrone: accettano di scomparire tutti nel ruolo di trascurabili comparse. Il candidato del Cavaliere sembra impermeabile all'umiliazione di esistere solo all'ombra di una tutela tanto mortificante. Se questa è la schiena pubblica di un aspirante presidente della Regione, povera autonomia caduta così in basso. Ma è possibile, forse probabile che l'overdose del Cavaliere produca ricadute forti, se non un vero effetto-boomerang.
La dignità dei sardi, o almeno di una parte maggioritaria, potrebbe rivoltarsi nelle urne per un trattamento da popolo-bue, coloniale, offensivo. Non per uno specifico “orgoglio sardo”, peraltro molto offuscato da diffuso autocolonialismo servile. Dovrebbe scattare la normale reazione di una comunità che non si lascia trattare da carne da cannone elettorale o da buon selvaggio che accoglie senza proteste i ciarlatani che gli lanciano palline di vetro colorato. E' perfino inimmaginabile che Berlusconi avrebbe potuto fare quel che sta combinando in Sardegna dove la Lega è maggioritaria o significativa. Bossi lo avrebbe assediato a ogni sortita, ne avrebbe rintuzzato l'invasività. Ma una sovrapposizione così greve avrebbe scatenato reazioni di rigetto in Valle d'Aosta non meno che in Friuli, per non parlare dell'Alto Adige. Ma in queste regioni la dignità popolare è rappresentata, con varie modulazioni ma tutte fortemente identitarie e orgogliose, da partiti di vero senso autonomistico. Quello gettato nella pattumiera dal vecchio Psd'az. Davanti allo scandalo di tanta prepotenza del potere centrale, non ha trovato di meglio che accodarsi, svendendo platealmente perfino la propria bandiera: un tempo simbolo unificante di tutti i sardi. Per fortuna è solo la scelta di una modestissima minoranza residuale, cui la quasi totalità dei sardi ha voltato da tempo le spalle. I simboli e la sostanza di una sardità autorevole, mai tanto rispettata in Italia e all'estero, era e resta in altre mani.
http://www.altravoce.net/2009/01/24/trippa.html