Dopo una partenza brillante, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, sembra avere il fiato corto. Le misure sulla sicurezza da lui volute non stanno dando gli esiti sperati e, sul fronte dell’immigrazione clandestina, il paese sembra diventato un colabrodo. In sostanza, i criminali continuano a fare i criminali e l’Italia continua a essere la tappa obbligata di migliaia di stranieri irregolari, a dispetto dell’atteggiamento duro, ma evidentemente solo apparente, dimostrato dal governo ancora prima del suo insediamento.
E’ chiaro che il problema della sicurezza legato a quello dei clandestini resiste alle semplici dichiarazioni di intenti e all’atteggiamento fin troppo spavaldo esibito dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi. I nodi, dunque, stanno venendo al pettine. Sono quelli che resistono nell’applicazione delle leggi, compresa la Bossi-Fini, e nell’impianto giudiziario, lasciato in balia dell’eccessiva discrezionalità dei giudici e, soprattutto, di norme troppo garantiste nei confronti dei criminali.
Per semplificare, le espulsioni sono impantanate tra le pieghe della burocrazia, l’incertezza della pena resta una certezza, e non ci sono carceri sufficienti ad accogliere l’esercito del male che, inevitabilmente, cresce proporzionalmente al numero di irregolari presenti sul territorio.
In queste condizioni, l’utilizzo dell’esercito sulle strade serve a poco, perché non produce l’effetto deterrente sperato e nemmeno quello preventivo. I criminali se ne fregano, tanto, stando così le cose, vale la pena rischiare di essere smascherati. Eppure, il dibattito politico prevalente, anziché soffermarsi sulla necessità di punire davvero chi delinque e snellire la burocrazia, continua a individuare come mali peggiori le intercettazioni telefoniche e la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Non che questi problemi siano secondari, tutt’altro. Ma la sicurezza dei cittadini richiede altre priorità.
Andrea Miola
http://www.cronacaqui.it/news-sicure...apo_18039.html




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