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  1. #1
    AUT CONSILIO AUT ENSE
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    Predefinito INFORMAZIONI VARIE SUL RISORGIMENTO ITALIANO

    PARTE PRIMA

    I FATTI DEL 1848
    ----------------------------------------------------------------------------------------------

    Per chiarire come provennero da ogni parte d'Italia i patrioti che vollero riunificarla.

    Vediamo qualche fatto.

    Nel 1848 le tensioni tra i popoli della Penisola e i governi che li amministravano, fossero italiani o stranieri erano alle stelle.
    L'insoddisfazione era crescente nel meridione, negli stati centrali, nella Toscana e in quelli del Nord, a vari livelli e con varia intensità.

    Nel Regno Lombardo-Veneto e nei ducati di Parma e Modena, che maggiormente sopportavano il governo oppressivo degli stranieri si sperava di poter sollevare almeno in parte il peso che opprimeva le popolazioni locali, dopo le timide riforme che avevano contraddistinto l'anno precedente.
    Il '47 aveva fatto maturare tanti disegni rivoluzionari che prima o poi
    dovevano esplodere.

    E se nei luoghi citati sopra, le prime micce si accesero nei primi giorni del 1848, a Milano il primo atto venne messo in scna già dal primo giorno dell'anno.
    invece con una manifestazione singolare i cittadini

    Infatti, con una mossa assieme intelligente, conciliante e micidiale, i cittadini milanesi decisero dal fumo e dal giuoco del lotto.
    In tal modo si faceva danno al Governo Austriaco che ne ricavava oltre quindici milioni l'anno, e si faceva solenne protesta contro Vienna che si
    mostrava sorda alle domande delle Congregazioni centrali e provinciali, senza un aperto atto di sedizione.


    L'astensione, nonostante le incertezze iniziali e le pessimistiche previsioni di alcuni, divenne pressochè totale in pochi giorni.
    I pochi inconsapevoli o filo austriaci che si mostrarono nelle vie con il sigaro in bocca furono presi a male parole o spintonati dalla maggioranza dei concittadini e presto cessarono la loro condotta.

    Inizialmente il Governo Austriaco prese la questione sottogamba, ritenendo tali incidenti e la protesta in se cosa di nessun conto, anzi ridicola.
    Si pensava che l'astensione non fosse cosa che poteva durare a lungo; quindi la politica che in venne praticata fu quella della prudenza.


    Ma i milanesi facevano sul serio, allora il governo fece un errore e ricorse alla provocazione:
    il primo gennaio del 1848 furono sguinzagliati per la città, malviventi prezzolati per provocare con il fumo i cittadini e suscitare disordini per giustificare l'intervento della polizia;

    il 2 gennaio si fecero provocatori gli stessi poliziotti e gli ufficiali che andavano per le vie con il sigaro in bocca, accolti dalle proteste e dagli scherni dei cittadini: il capitano NEIPPERG, figlio illegittimo di MARIA LUIGIA di Parma, si mise tanto in luce nella sua opera di provocazione che alla fine qualcuno dei cittadini milanesi reagì e con un un sonoro ceffone in pieno volto stese il prode rampollo della duchessa.
    Fra reazioni e controreazioni iniziarono i tafferugli tanto desiderati dalla Deputazione di Governo Austriaca.
    Durante uno di questi incidenti lo stesso podestà conte GABRIO CASATI fu malmenato in via dei Mercanti dagli agenti di polizia che lo conoscevano e lo sorvegliavano per conto del governatore militare.

    Sicuro del fatto suo, il Governo Austriaco diede un ordine che forse avrebbe fatto meglio a risparmiarsi.

    Il direttore di Polizia TORRESAN fece affiggere il giorno seguente n manifesto contro i perturbatori dell'ordine pubblico.

    Indicando tra essi chi non fumava, chi cercava di impedire o dissuadere gli altri dal farlo e contro chi levava grida con il solito "Viva Pio IX".

    Quindi furono raddoppiate le guardie delle caserme, mandati in giro
    agenti provocatori e furono sguinzagliate per la città numerose pattuglie di
    fanti e di dragoni in assetto di guerra pronti ad intervenire.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
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  2. #2
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    Predefinito Rif: INFORMAZIONI VARIE SUL RISORGIMENTO ITALIANO

    Gli incidenti cominciarono nel pomeriggio dello stesso giorno 3 gennaio:
    sbirri e soldati si gettarono sulla popolazione inerme con le sciabole
    sguainate colpendo alla cieca, penetrarono nei negozi, fecero man bassa di merci, sfogando il loro astio represso per la popolazione e per la sua sorda ostilità.
    Sfogarono il loro furore su pacifici cittadini specie a Porta Comasina, a Porta Ticinese, a Porta Nuova e a Porta Orientale; nella Corsia dei Servi un drappello di dragoni caricò e travolse con estrema violenza la gente che vi si trovava, senza aver ricevuto alcuna provocazione.
    Scene di malvagità e di gratuita brutalità si ebbero sul Corso, dove le botteghe furono anche qui invase dalla soldataglia e i cittadini che vi si erano rifugiati o i più coraggiosi per difendere i malcapitati negozianti caddero colpiti dal ferro austriaco.

    Cinque inermi cittadini rimasero uccisi, tra cui il settantaquattrenne
    MANGANINI, consigliere d'Appello in pensione; cinquantanove, anziani, donne, bambini, furono i feriti, tra i quali alcuni così gravemente che cessarono di vivere nei giorni seguenti.

    Nessuno dei soldati e dei poliziotti fu ucciso o riportò ferite.

    Il Governo Austriaco pareva trionfante, ma si trattava di un grave errore.
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  3. #3
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    Predefinito Rif: INFORMAZIONI VARIE SUL RISORGIMENTO ITALIANO

    L'indignazione per quella vera e propria strage degna dei barbari, fu enorme.

    Il podestà GABRIO CASATI si recò a protestare energicamente prima presso il conte di FICQUELMONT e il governatore SPAUR, poi presso il maresciallo RADETZKY.

    Lo stesso conte Ficquelmont ammise che si era esagerato e diede la promessa che alle soldatesche e alle guardie di polizia si sarebbe
    vietato l'uso delle armi purché il Municipio invitasse la cittadinanza a far
    cessare le provocazioni.
    Casati si recò a protestare anche dal Viceré, seguito dall'arcivescovo ROMILLI. Durante uno di questi incontri il venerando monsignor OPIZZONI, molto stimato in città e di certo non conosciuto per i suoi furori liberali apostrofò seccamente l'arciduca:
    <Altezza, io ho molti anni e ne ho viste molte di cose; ho visto i Giacobini,
    i Russi; ho visto uccidere uomini, profanare chiese ed altari, ma iniquità
    simili a quelle che si sono commesse ieri sera io non le ho viste né udite
    mai!>


    L'arciduca RANIERI (che era tra i meno convinti della linea dura, bisogna ammetterlo) provò a stemperare gli animi, ponendosi in contrasto con il governatore militare Radetzki.

    Il 5 e il 9 gennaio indirizzò due proclami ai Milanesi, nel primo dicendosi dolente per i fatti avvenuti e deplorando gli equivoci e i malintesi che avevano dato origine ai luttuosi incidenti, e nel secondo, fra
    l'altro, diceva:
    "Vi rinnovo in quest'occasione l'espressione delle mie fondate speranze di veder ponderati dalla sovrana saviezza ed accolti dalla grazia di Sua Maestà i voti espressimi in via legale, che già sono o stanno per esser innalzati al Trono".

    Nel frattempo Radetzki gli remava contro, istigandolo alla durezza con gli insorti.
    Scrisse alla figlia Friederike
    < Dal giorno 3, quando i nostri soldati dettero prova di valenza con il tintinnare delle sciabole la città è calma, ma il comitato radicale è cos' ben organizzato che i suoi ordini trovano esecuzione immediata......La debolezza delle autorità civili ha sempre rinviato i provvedimenti necessari, e adesso li rende impossibili......ci dobbiamo attendere altri tumulti.>
    Aveva ragione.
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    Predefinito Rif: INFORMAZIONI VARIE SUL RISORGIMENTO ITALIANO

    Nello stesso giorno in cui Ranieri promulgava il suo editto, facendo sperare nell'accoglimento da parte dell'imperatore delle richieste delle Congregazioni, il Sovrano suo cugino, anche se era la mano di Metternich a scrivere, mandava invece ai Milanesi un Decreto (accompagnato da una lettera all'arciduca) inteso a togliere ogni speranza di concessioni.

    Tanta durezza e miopia lascia stupefatti, visto quello che stava accadendo in quei giorni nel resto d'Italia e la situazione non entusiasmante della politica austriaca in Europa.

    Ma l'un tempo geniale e astutissimo Metternich appariva ora cieco e sordo, incapace di distinguere le gravi incognite che gli si sarebbero presentate davanti entro poche settimane, causando infine la sua caduta.
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    Predefinito Rif: INFORMAZIONI VARIE SUL RISORGIMENTO ITALIANO

    Il Decreto Imperiale esordiva:

    "Venuti in cognizione degli spiacevoli avvenimenti verificatisi di recente in
    varie parti del nostro regno lombardo-veneto e per non lasciare quella
    popolazione in dubbio sui nostri sentimenti a tale proposito, vogliamo che sia senza indugio notificato alla medesima quanto ci rincresca tale stato di
    agitazione, prodotto dagli intrighi di una fazione che tende incessantemente alla distruzione del vigente ordine di cose.


    Seguitava con tono tranchant:

    Sappiano gli abitanti del nostro regno lombardo-veneto essere stato ognora scopo primario della nostra vita il bene delle nostre province lombardo-venete come di tutte le parti del nostro impero, e che a tale nostro assunto noi non verremo mai meno.

    Noi riguardiamo qual nostro sacro dovere tutelare con tutti i modi dalla Divina Provvidenza riposti nelle nostre mani ed energicamente difendere le province lombardo-venete contro tutti gli assalti, da qualunque parte essi provengano.

    A tale necessità noi facciamo assegnamento sul retto sentire e sulla fedeltà della gran maggioranza degli amati nostri sudditi del regno lombardo-veneto, il benessere dei quali e la sicurezza nel godimento dei loro diritti non sono stati mai conosciuti tanto nello Stato quanto all'estero.

    Facciamo pure assegnamento sul valore e sul fedele attaccamento delle nostre milizie, di cui è sempre stata e sempre sarà la maggior gloria mostrarsi valido appoggio del nostro trono, quale baluardo contro la calamità che la ribellione e l'anarchia rovescerebbero sulle persone e sulle proprietà dei tranquilli cittadini".


    Il tenore ostile poi aumentava, aggiungeva paragrafi che chiarivano punizioni e ammende per i supposti comportamenti ostili e infine al termine
    minacciava:

    "Ho preso cognizione degli avvenimenti verificatisi in Milano nei giorni 1° e
    3 gennaio.
    Mi consta che esiste nel regno Lombardo-Veneto una fazione che tende a sconvolgere l'ordine e la tranquillità pubblica.
    Ho già fatto per il regno medesimo tutto ciò che credevo necessario per rispondere ai bisogni e ai desideri delle rispettive province; né sono incline a fare ulteriori concessioni.

    Confido nella maggioranza degli abitanti del regno Lombardo-Veneto, che non ci saranno per l'avvenire altre disgustose scene, ad ogni modo mi affido alla fedeltà e nel "valore delle mie soldatesche".
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