I servizi segreti francesi responsabili della soffiata che ha fatto scappare Battisti nell’ospitale Brasile?
Il ministro degli Esteri italiano Frattini dichiara di non crederci.
Ed è comprensibile, difficile credere sulla parola a un terrorista in fuga che continua a sbeffeggiare vittime e giustizia italiana.
Ma resta il fatto che la Francia ha una continuità storica e politica, in questo campo, purtroppo tutta favorevole ai terroristi provenienti da altri Paesi.
In cambio dell’immunità da attentati nel territorio nazionale, e tradizionali “buoni rapporti” nel caso servissero informazioni riservate utili alla sicurezza e alla politica estera francese, da parte di chi si atteggia ad esule e martire del pensiero quando è inseguito da mandati di cattura e condanne per delitti gravissimi.
È la cosiddetta “dottrina Mitterrand”, e Marianna ci si è attenuta per decenni.
L’allora presidente socialista François Mitterrand la formalizzò, per così dire, nel 1985.
Assicurando che la Francia, in omaggio alle sue tradizioni rivoluzionarie, era e sarebbe stata sempre pronta a garantire il diritto d’asilo ai rifugiati politici stranieri, particolarmente italiani, ricercati nei loro Paesi per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica».
Naturalmente, a patto che quei delitti fossero stati compiuti in e contro qualunque altro Stato, purché non contro lo Stato francese.
E purché i loro autori rinunciassero verbalmente ad ogni violenza politica.
Mitterrand è sempre rimasto sordo, a tutti gli appelli ufficiali che invitavano la Francia al rispetto dei trattati e delle convenzioni internazionali, che obbligherebbero la Francia all’esatto opposto di ciò che ha fatto.
Per conseguenza, sono stati oltre un centinaio i terroristi italiani dei quali sappiamo essersi posti per anni al riparo della Francia.
Mica solo Battisti.
Marina Petrella, per esempio.
Gregorio Scarfò, della colonna genovese delle Br.
Massimo Carfora, già membro dei Colp, poi arrestato nel 1988 quand’era passato ai Nuovi Comunisti Combattenti.
Guido Minnone, della colonna toscana delle Br, rivendicatore degli omicidi Tarantelli e Ruffilli.
Walter Grecchi, autonomo e coinvolto nella morte del poliziotto Antonio Custrà a Milano.
Luigi Rosati, ex esecutivo nazionale di Potere Operaio, fedelissimo di Scalzone.
Lorenzo Carpi, ergastolo per l’omicidio del sindacalista Guido Rossa.
Maurizio Di Marzio, ex Br-Pcc.
Andrea Morelli, ex Pot Op, condannato a 8 anni e animatore per anni a Parigi dell’associazione «XXI secolo» che si occupa dei latitanti italiani.
Giuseppina Pisano, ex Br, condanna per banda armata, a Parigi con tanto di regolare permesso di soggiorno.
L’elenco è lunghissimo, e affonda le sue radici in una connivenza che gli apparati di sicurezza francesi attuarono fin dalla fine degli anni Sessanta verso terroristi di mezzo mondo, pur di avere notizie di prima mano e riconoscenza da parte di teste calde che colpivano in aree geopolitiche estranee alle aree d’immediato interesse francese, oppure destabilizzando politiche e governi verso i quali Parigi era defilata, dagli Stati Uniti a Israele. Ma senza fare eccezione per Roma e l’Italia.
Ricordate tutte le ipotesi avanzate dalle commissioni d’indagine sul terrorismo intorno alla scuola di lingue parigina Hyperion, fondata nel 1777 da Duccio Berio, Vanni Molinaris e Corrado Simioni, esponenti della sinistra extraparlamentare italiana, in cui insegnerà pure Antonio Negri durante la sua latitanza in Francia?
I tre fondatori della scuola avrebbero partecipato, precedentemente, secondo diversi magistrati, con Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti alla fondazione stessa delle Brigate Rosse.
Secondo quando dichiarò alla Commissione Stragi il brigatista Alberto Franceschini, i tre fondatori dell’Hyperion in realtà erano considerati persino troppo violenti e pericolosi dagli stessi fondatori delle Br, e mantenevano un legame speciale con Moretti, facente parte di una struttura ad un livello superiore chiamata Superclan, che sta appunto per Superclandestini.
Legame che si sarebbe prolungato e rafforzato dopo la cattura dei capi brigatisti Curcio e Franceschini, quando Moretti rimase l’unico tra i vecchi capi in liberaclandestinità nel nostro Paese.
E fu il caso Moro, con l’Hyperion che guarda caso aveva aperto una sede a Roma un mese prima del sequestro del leader Dc, ed era collegata a una scuola di lingue situata a soli 150 metri da dove fu abbandonato dalle Br il corpo di Moro, il 9 maggio 1978.
Storie lontane?
No. I servizi francesi non hanno mai dato alcun contributo di rilievo, alla lotta italiana contro il terrorismo.
E se Bernard Henry-Lévy nel 2004 difendeva Battisti come un mite intellettuale ingiustamente perseguitato, e ancora ieri si è felicitato per l’ospitalità brasiliana mentre l’Eliseo negava ogni commento al ruolo dei servizi francesi, la verità è che da 40 anni la gauche caviar e radical chic ha sempre steso le sue ali protettrici verso i terroristi italiani.
Carla Bruni e sua sorella Valeria, che si sono date da fare per la Petrella e che hanno fatto incontrare a Sarkozy Fred Vargas, amicissima di Battisti perché questi potesse avere accesso a Lula, sono purtroppo le ultime di una lunga tradizione.
Che scambia impunità all’assassinio con battaglie ideali.
www.libero-news.it del 30 1 09
saluti




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