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    Predefinito Battisti "quello fasullo" ringrazia la Francia

    I servizi segreti francesi responsabili della soffiata che ha fatto scappare Battisti nell’ospitale Brasile?
    Il ministro degli Esteri italiano Frattini dichiara di non crederci.
    Ed è comprensibile, difficile credere sulla parola a un terrorista in fuga che continua a sbeffeggiare vittime e giustizia italiana.
    Ma resta il fatto che la Francia ha una continuità storica e politica, in questo campo, purtroppo tutta favorevole ai terroristi provenienti da altri Paesi.
    In cambio dell’immunità da attentati nel territorio nazionale, e tradizionali “buoni rapporti” nel caso servissero informazioni riservate utili alla sicurezza e alla politica estera francese, da parte di chi si atteggia ad esule e martire del pensiero quando è inseguito da mandati di cattura e condanne per delitti gravissimi.

    È la cosiddetta “dottrina Mitterrand”, e Marianna ci si è attenuta per decenni.
    L’allora presidente socialista François Mitterrand la formalizzò, per così dire, nel 1985.
    Assicurando che la Francia, in omaggio alle sue tradizioni rivoluzionarie, era e sarebbe stata sempre pronta a garantire il diritto d’asilo ai rifugiati politici stranieri, particolarmente italiani, ricercati nei loro Paesi per «atti di natura violenta ma d’ispirazione politica».
    Naturalmente, a patto che quei delitti fossero stati compiuti in e contro qualunque altro Stato, purché non contro lo Stato francese.
    E purché i loro autori rinunciassero verbalmente ad ogni violenza politica.

    Mitterrand è sempre rimasto sordo, a tutti gli appelli ufficiali che invitavano la Francia al rispetto dei trattati e delle convenzioni internazionali, che obbligherebbero la Francia all’esatto opposto di ciò che ha fatto.
    Per conseguenza, sono stati oltre un centinaio i terroristi italiani dei quali sappiamo essersi posti per anni al riparo della Francia.
    Mica solo Battisti.
    Marina Petrella, per esempio.
    Gregorio Scarfò, della colonna genovese delle Br.
    Massimo Carfora, già membro dei Colp, poi arrestato nel 1988 quand’era passato ai Nuovi Comunisti Combattenti.
    Guido Minnone, della colonna toscana delle Br, rivendicatore degli omicidi Tarantelli e Ruffilli.
    Walter Grecchi, autonomo e coinvolto nella morte del poliziotto Antonio Custrà a Milano.
    Luigi Rosati, ex esecutivo nazionale di Potere Operaio, fedelissimo di Scalzone.
    Lorenzo Carpi, ergastolo per l’omicidio del sindacalista Guido Rossa.
    Maurizio Di Marzio, ex Br-Pcc.
    Andrea Morelli, ex Pot Op, condannato a 8 anni e animatore per anni a Parigi dell’associazione «XXI secolo» che si occupa dei latitanti italiani.
    Giuseppina Pisano, ex Br, condanna per banda armata, a Parigi con tanto di regolare permesso di soggiorno.

    L’elenco è lunghissimo, e affonda le sue radici in una connivenza che gli apparati di sicurezza francesi attuarono fin dalla fine degli anni Sessanta verso terroristi di mezzo mondo, pur di avere notizie di prima mano e riconoscenza da parte di teste calde che colpivano in aree geopolitiche estranee alle aree d’immediato interesse francese, oppure destabilizzando politiche e governi verso i quali Parigi era defilata, dagli Stati Uniti a Israele. Ma senza fare eccezione per Roma e l’Italia.

    Ricordate tutte le ipotesi avanzate dalle commissioni d’indagine sul terrorismo intorno alla scuola di lingue parigina Hyperion, fondata nel 1777 da Duccio Berio, Vanni Molinaris e Corrado Simioni, esponenti della sinistra extraparlamentare italiana, in cui insegnerà pure Antonio Negri durante la sua latitanza in Francia?
    I tre fondatori della scuola avrebbero partecipato, precedentemente, secondo diversi magistrati, con Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti alla fondazione stessa delle Brigate Rosse.
    Secondo quando dichiarò alla Commissione Stragi il brigatista Alberto Franceschini, i tre fondatori dell’Hyperion in realtà erano considerati persino troppo violenti e pericolosi dagli stessi fondatori delle Br, e mantenevano un legame speciale con Moretti, facente parte di una struttura ad un livello superiore chiamata Superclan, che sta appunto per Superclandestini.
    Legame che si sarebbe prolungato e rafforzato dopo la cattura dei capi brigatisti Curcio e Franceschini, quando Moretti rimase l’unico tra i vecchi capi in liberaclandestinità nel nostro Paese.
    E fu il caso Moro, con l’Hyperion che guarda caso aveva aperto una sede a Roma un mese prima del sequestro del leader Dc, ed era collegata a una scuola di lingue situata a soli 150 metri da dove fu abbandonato dalle Br il corpo di Moro, il 9 maggio 1978.

    Storie lontane?
    No. I servizi francesi non hanno mai dato alcun contributo di rilievo, alla lotta italiana contro il terrorismo.
    E se Bernard Henry-Lévy nel 2004 difendeva Battisti come un mite intellettuale ingiustamente perseguitato, e ancora ieri si è felicitato per l’ospitalità brasiliana mentre l’Eliseo negava ogni commento al ruolo dei servizi francesi, la verità è che da 40 anni la gauche caviar e radical chic ha sempre steso le sue ali protettrici verso i terroristi italiani.
    Carla Bruni e sua sorella Valeria, che si sono date da fare per la Petrella e che hanno fatto incontrare a Sarkozy Fred Vargas, amicissima di Battisti perché questi potesse avere accesso a Lula, sono purtroppo le ultime di una lunga tradizione.
    Che scambia impunità all’assassinio con battaglie ideali.

    www.libero-news.it del 30 1 09

    saluti

  2. #2
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    Predefinito L'Italia è un Paese mafioso!

    ....ed è vero: lui ne è l'esempio!

    «Tutto questo è incredibile. È enorme, è esagerato. Non sono una persona così importante. Sono uno delle migliaia di italiani militanti degli anni ’70.
    Sono uno delle centinaia di militanti che hanno chiesto rifugio al mondo intero. Perché tutto questo per me?».
    Comincia così l’intervista rilasciata da Cesare Battisti al periodico brasiliano «Istoe». T

    Teme che il Brasile torni indietro, a causa della forte reazione dell'Italia?
    «No. La decisione del ministro Tarso Genro è fondata. Ha analizzato tutti i documenti. Non è stata una lettura superficiale. La persecuzione è dimostrata nei documenti. Quello del ministro, che mi ha pure concesso lo status di rifugiato politico in Brasile, è stato un gesto di coraggio e di umanità. La decisione è molto importante non solo per me, Cesare Battisti, ma per l'umanità. Stiamo dando alla nazione italiana la possibilità di rileggere la propria storia con serenità, umanamente».

    Lei ha mai ucciso qualcuno?
    «Non ho mai ucciso. Non sono mai stato un militante armato in nessuna organizzazione, neanche nei Proletari armati per il comunismo a cui ho aderito per due anni, fra il 1976 e il 1978. Ho lasciato i Pac nel maggio 1978, dopo la morte di Aldo Moro. In quel periodo migliaia di militanti abbandonarono il movimento di lotta armata. È stato un momento di dibattito molto importante in Italia».

    Se tornasse indietro, rifarebbe ciò che ha fatto?
    «Non cambierei le mie idee, cambierei i mezzi per raggiungere i risultati. La lotta armata fu un errore, ora non credo si possa fare una rivoluzione con le armi. Io non ho mai sparato a nessuno, ma ho usato le armi in azione per finanziare le organizzazioni».

    In che rapporti è con Alberto Torregiani?
    «Quello che sta facendo è triste. Lui sa che non ho niente a che vedere con la morte di suo padre e il suo ferimento. Gli ho scritto molte lettere. Con rispetto e sincerità, una corrispondenza di amicizia. Ma Alberto Torregiani soffre la pressione del governo italiano perché lui, dopo tanti anni di battaglie, ha ottenuto una pensione come vittima del terrorismo. Dal 2004, ha una pensione come vittima degli anni di piombo in Italia. Stanno facendo pressioni perché gli possono togliere la pensione».

    Perché ha contattato Alberto Torregiani?
    «La situazione di Alberto mi ha sempre colpito. Era un adolescente ai tempi dell'attentato, ed è rimasto paralizzato».

    E Pietro Mutti? Come giustifica le sue accuse, dopo anni di silenzio?
    «Mutti ha ripetuto, parola per parola, in senso letterale, quello che gli ha detto di dire il procuratore Armando Spataro nel 1981. E, come altri “pentiti”, aveva parlato sotto tortura. Ora, non posso affermare che è stato resuscitato per una macchinazione del governo italiano. Ma una volta riapparso non poteva che riconfermare quanto gli avevano ordinato di dire. A quel tempo la tortura era un sistema quotidiano in Italia. L'Italia deve riconoscere questo. Ma non può. Poiché l'Italia è Europa. L'Italia non può ammettere che durante gli anni Settanta ha vissuto una guerra civile».

    Ma era una democrazia, non una dittatura.
    «Una democrazia con la mafia al potere. Abbiamo avuto un primo ministro per decenni in carica e poi condannato come mafioso. Sto parlando di Giulio Andreotti. E c'erano i fascisti, che non hanno mai abbandonato le posizioni di dominio. E che oggi, purtroppo, sono tornati».

    La settimana scorsa, una donna identificata come sua ex fidanzata, Maria Cecília Barbeta, ha detto ai media italiani che le aveva confessato l’omicidio di un agente penitenziario.
    «Maria Cecilia Barbeta, che non è mai stata una mia fidanzata, è un collaboratore di giustizia. Era quello che veniva definito un “collaboratore secondario”, doveva confermare alcuni dettagli per sostenere l'accusa». (...)

    Com’è nata la sua adesione all’ultrasinistra?
    «Sono figlio e nipote di comunisti. Essere comunista a quel tempo non era così facile. A scuola, quando ero bambino, ho avuto molti problemi per questo, la Chiesa cattolica non era molto tollerante con i comunisti».

    Perché ha aspettato 16 anni per dire che non ha ucciso nessuno?
    «Difendermi dalle accuse avrebbe provocato una breccia nella dottrina Mitterrand, che imponeva la stessa difesa per tutti. (...) Obbedivo a questa norma di comportamento. In nessuna delle fasi del processo ho rivendicato la mia innocenza. Ma ho redatto una documentazione sugli anni di piombo in Italia ed è questa la causa della vendetta dei politici italiani».

    Perché è fuggito in Brasile?
    «L’idea della mia fuga in Sud America è stata di un membro dei servizi segreti francesi. Nello studio dei miei avvocati francesi (l’agente dei servizi, ndr) mi disse che l’Italia stava facendo pressioni a causa delle denunce contenute nei miei libri. Mi parlò del Brasile, dove mi disse che si trovavano molti rifugiati italiani. Una settimana dopo mi mandò un’altra persona che mi consegnò un passaporto italiano con la mia foto e i miei dati. Così sono partito. Sono andato in auto dalla Francia alla Spagna e da lì in Portogallo. Una volta a Lisbona ho raggiunto in nave l’isola di Madeira e poi le Canarie. Quindi, in aereo, sono volato prima a Capo Verde e infine a Fortaleza, nel Nordest del Brasile».

    Come vive la crisi tra Italia e Brasile?
    «Con grande tensione. Ogni volta che ci penso non credo che stia succedendo a me. E poi una cosa mi sorprende: perché i media non si domandano il perché di questa reazione esagerata dell’Italia, di questo isterismo? Perché il presidente del Consiglio e i ministri italiani stanno reagendo in questo modo personale? Per me la pressione è enorme, mi sta lacerando. Al momento ricevo assistenza psichiatrica e sto prendendo un antidepressivo».

    Come finirà questa vicenda?
    «Credo che verrà confermato il mio status di rifugiato politico. Se verrò scarcerato vorrei andare a vivere a Rio de Janeiro, un paradiso, una meraviglia».

    Crede che Carla Bruni si sia battuta per lei?
    «È una bugia. Non penso che avesse ragioni per intervenire in mio favore».

    la redazione del www.ilgiornale.it 30 1 09

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Bugie e delirio

    Era inevitabile: l’assurda decisione del governo brasiliano di concedere asilo politico a Cesare Battisti, condannato in Italia a due ergastoli per omicidio e rapina (ma nel suo curriculum figura anche una violenza carnale su una disabile), non comporta solo che un assassino venga sottratto alla sua giusta punizione.
    Produce anche lo sgradevolissimo effetto collaterale che ora dobbiamo sorbirci gli insultanti vaniloqui dell’assassino medesimo.
    In questa pagina pubblichiamo quello che Battisti ha vomitato contro il nostro Paese sul settimanale Istoe.
    Per quanto riguarda le indegne parole su Alberto Torregiani, una delle vittime di questo delinquente comune travestito da rivoluzionario, la verità la trovate nell’intervista qui sotto: parla l’uomo che il mascalzone e la sua banda hanno reso in un colpo solo orfano e invalido.
    E tanto basta.

    Per il resto, l’odioso impasto di calunnie, insinuazioni, finto stupore e autoassoluzioni a uso e consumo della Corte Suprema brasiliana (che potrebbe - speriamo - ribaltare l’ideologica presa di posizione di Lula e dei suoi ministri) si commenta da sé.
    Solo alcune precisazioni, dunque.

    Innanzitutto è falso che Battisti abbia abbandonato le armi dopo l’omicidio di Aldo Moro, nel maggio 1978. Il delitto Torregiani, per il quale, ripetiamo, è stato condannato all’ergastolo, fu compiuto nel febbraio 1979.
    E lui fu arrestato nel giugno dello stesso anno, insieme con alcuni complici, in una base terroristica di Milano, dove vennero sequestrati mitra, fucili, pistole e documenti falsi.
    Battisti gioca con le date (anticipa anche di un anno la sua adesione ai Pac: il ’76 anziché il ’77) e con le parole, ma racconta frottole.
    Non sappiamo, e forse non sapremo mai, quanto ci sia di menzogna nell’affermazione secondo la quale furono i servizi segreti francesi a farlo fuggire in Brasile.
    Il nostro ministro degli Esteri Frattini non ci crede. E forse ha ragione.
    Di sicuro, però, Battisti ha goduto in tutti questi anni di una rete di protezione che sarebbe ingenuo identificare solo con gli intellettuali nostrani e transalpini incomprensibilmente innamorati del suo profilo criminale.
    E altrettanto certamente è risibile la motivazione che dà delle mosse degli 007: lo avrebbero fatto scappare «perché l’Italia stava facendo pressioni a causa delle denunce contenute nei miei libri».
    Ma andiamo! Le uniche «pressioni» contro i suoi libri possono essere arrivate da lettori offesi per come maltrattava i fatti e la sintassi.
    Quanto al Paese di torturatori governato dalla mafia, be’, qui forse Battisti qualche sponda la troverà.
    Grillo, Camilleri e Travaglio saranno pronti ad accoglierlo a braccia aperte: finalmente un altro che la pensa come loro.
    E Di Pietro starà già preparandogli la tessera per l’iscrizione all’Italia dei valori. Posto ce n’è, viste le falle che vanno aprendosi nel partito dell’ex Pm.
    Per i soldi, invece, Battisti non si illuda: la cassa Idv, ormai lo sappiamo, è affare di famiglia.

    Massimo De Manzoni www.ilgiornale.it 30 1 09

    saluti

  4. #4
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    Predefinito

    Battisti dev'essere estradato in Italia.
    Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, precisa, in una nota, che l’Italia, sul fronte giuridico, non lascerà nulla di intentato per risolvere il caso Battisti. Un caso che però "non deve danneggiare gli eccellenti ed amichevoli rapporti bilaterali tra Italia e Brasile, in tutti i settori di reciproco interesse.
    È invece necessario -afferma- che la questione continui a svilupparsi nel suo alveo naturale, quello giuridico, dove l’Italia - ribadisce il premier - non lascerà nulla di intentato per ottenere l’estradizione di Battisti nel nostro Paese.
    È infatti ben noto - conclude il presidente del Consiglio - che in questi giorni il governo ha effettuato tutti i passi possibili e necessari a tale finalità, anche attraverso, da ultimo, la presentazione di un ricorso alla Corte Suprema brasiliana, di cui si attende con fiducia l’esito".

    Frattini sulla Corte Suprema
    Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spiega la tempistica del ricorso italiano:"«Aspettiamo la decisione della Corte suprema del Brasile che comunque ha già riconosciuto che l’Italia ha il diritto di essere rappresentata come governo straniero per chiedere l’estradizione di Battisti.
    Noi presenteremo i nostri atti e ci difenderemo fino all’ultimo livello di giudizio della magistratura brasiliana per raggiungere il nostro obiettivo: avere Battisti in prigione nel nostro Paese.
    In questo momento - ha aggiunto il titolare della Farnesina - se Battisti dice di essere stato aiutato dai servizi segreti francesi crea un inutile polverone, perché sa perfettamente che di queste sue dichiarazioni non si potrà mai avere la prova.
    Sa benissimo che l’Eliseo ha smentito formalmente e io credo al presidente Sarkozy che non a un terrorista come Battisti.
    Noi - ha concluso Frattini - non facciamo una partita contro il Brasile. Questa è una battuta. Noi ce l’abbiamo con una decisione sbagliata".

    Genro: "Italia retrogada"
    "L’Italia è chiusa ancora negli anni di piombo: la differenza è che qui in Brasile siamo più avanzati su questo argomento, tanto che stiamo discutendo sulla nostra legge di amnistia".
    Lo ha detto il ministro brasiliano della Giustizia, Tarso Genro, al quotidiano carioca O Globo, al suo arrivo ieri notte a Belem (Amazzonia brasiliana) per il Forum Sociale Mondiale, parlando del caso Cesare Battisti.
    "È molto rispettabile la posizione italiana - ha premesso Genro - ma per capire questa reazione dobbiamo ricordarci che quel Paese è ancora chiuso negli anni di piombo.
    In Brasile - ha aggiunto - siamo a livello di una pacificazione politica, mentre in Italia la ferita non è ancora cicatrizzata. Rispettiamo le ragioni dell’Italia, ma applichiamo la nostra sovranità".
    Il ministro ha dichiarato che considera Battisti come "un militante della lotta armata, come centinaia che abbiamo qui in Brasile. Per esempio Fernando Gabeira - ha concluso Genro - ha partecipato anche al sequestro dell’ambasciatore degli Stati Uniti, Charles Elbrick, durante la dittatura militare. Eppure oggi Gabeira è un rispettato deputato federale".

    Dura replica di Frattini
    "Non mi faccio innervosire e non commento espressioni che appartengono alla demagogia e alla retorica del comizio. Sappiamo noi che cosa sono stati gli anni di piombo e saremo noi a decidere come chiudere quella stagione che ancora non conosce il pentimento, al contrario l’arroganza e la sfida di assassini che trovano ancora complici compiacenti".
    Risponde così il ministro degli Esteri Frattini al ministro della Giustizia Genro. "L’Italia - continua Frattini - ha saputo affrontare e battere il terrorismo nella legalità ed è con lo stesso spirito che abbiamo deciso ora di affrontare fiduciosi, sereni e determinati, una battaglia giuridica fino alla suprema autorità di giustizia del Brasile, una battaglia che non riguarda solo l’Italia perché rischia di infangare il valore prezioso di una parola importante: rifugiato".

    la redazione del www.ilgiornale.it di oggi

    saluti

  5. #5
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    Comincio a trovare stucchevole questa querelle dove ad ogni passaggio si aggiungono elementi che fnno perdere di vista il nocciolo del problema e le responsabilità dei vari attori che hanno avuto un ruole nella vicenda . Per quanto mi riguarda la cosa è molto semplice .
    a) Battisti , come tanti altri terroristi , ha trovato ospitalità in Francia . Se qualcuno pensa che questo sia un " atto di civiltà giuridica " si ricordi che un certo Vittorio Emanele in Francia fu assolto dall'omicidio di un ragazzo tedesco avvenuto in Corsica . Assolto per avere commesso il fatto . Giudicate voi la giustizia francese

    b) Il Brasile , malgrado abbia con l'Italia un trattato di estradizione , concede ASILIO POLITICO , a uno che ha ammazzato 4 persone e cvhe è stato giudicato e condannato d un tribunale dell Repubblica Italiana che , malgrado i suoi difetti , non è la reupubblica Iraniana . Giudicate voi la giustizia e la nazione Brasiliana . Questi sono i fatti . Tutto il resto è noia

    Mi domando cosa farebbe il brasile se domani alle sue porte bussano un migliaio di cinesi chiedendo asilo politico . Ma alla mia domanda ho già una risposta

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da gfieramosca Visualizza Messaggio
    Comincio a trovare stucchevole questa querelle dove ad ogni passaggio si aggiungono elementi che fnno perdere di vista il nocciolo del problema e le responsabilità dei vari attori che hanno avuto un ruole nella vicenda . Per quanto mi riguarda la cosa è molto semplice .
    a) Battisti , come tanti altri terroristi , ha trovato ospitalità in Francia . Se qualcuno pensa che questo sia un " atto di civiltà giuridica " si ricordi che un certo Vittorio Emanele in Francia fu assolto dall'omicidio di un ragazzo tedesco avvenuto in Corsica . Assolto per avere commesso il fatto . Giudicate voi la giustizia francese

    b) Il Brasile , malgrado abbia con l'Italia un trattato di estradizione , concede ASILIO POLITICO , a uno che ha ammazzato 4 persone e cvhe è stato giudicato e condannato d un tribunale dell Repubblica Italiana che , malgrado i suoi difetti , non è la reupubblica Iraniana . Giudicate voi la giustizia e la nazione Brasiliana . Questi sono i fatti . Tutto il resto è noia

    Mi domando cosa farebbe il brasile se domani alle sue porte bussano un migliaio di cinesi chiedendo asilo politico . Ma alla mia domanda ho già una risposta
    -------------------

    Noto che evidentemente consideri NON STUCCHEVOLE questa questione.
    Anzi: aggiungi sensati commenti e tocchi importanti particolari.
    Che condivido!
    saluti

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
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    Noto che evidentemente consideri NON STUCCHEVOLE questa questione.
    Anzi: aggiungi sensati commenti e tocchi importanti particolari.
    Che condivido!
    saluti

    Non volevo annoiare . Volevo portare le cose alla loro essenza . Un paese che
    assolve un principe che ha ammazza ragazzo , dove il suo presidente della repubblica ha ricevuto da un certo bokassa ( cannibale ) dei diamanti in regalo , ha evidemtemente una giustizia " strana . " tanto vale prenderne atto e non meravigliarsi se hanno fatto scappare bttisti

  8. #8
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    Predefinito Chi è il vero Battisti

    1) Battisti è innocente?
    Falso. È stato condannato in via definitiva all'ergastolo in quanto responsabile di quattro omicidi, tra il 1977 e il 1979.
    In un'intervista televisiva ha detto: «Non accetto per un solo istante il processo che mi è stato fatto».
    Ma in una democrazia non è che i processi si possono scegliere come si sceglie una cravatta.

    2) Battisti è un assassino?
    Vero. Lo stabilisce la giustizia italiana, che lo ha riconosciuto come esecutore materiale di due omicidi. Questo significa che sparò fisicamente in testa o alle spalle delle vittime: più precisamente al maresciallo di polizia penitenziaria Antonio Santoro, colpito a morte per strada, e all’agente della Digos Andrea Campagna, freddato a pistolettate in faccia sotto casa della fidanzata.
    Come scrisse un anonimo: «I romanzi gialli di Battisti non vale la pena di leggerli, tanto si sa già chi è l’assassino».

    3) Battisti nei suoi processi non ha potuto difendersi?
    Falso. Battisti non ha voluto difendersi, per questo è fuggito in Francia, Messico, e Brasile. In ogni caso, se lui era contumace, ad assisterlo in aula c'era l'avvocato da lui nominato.
    A inchiodarlo sono state non solo le testimonianze del pentito Mutti, ma anche le conferme di diversi testimoni oculari.

    4) I Pac sono un'organizzazione terroristica?
    Vero. I Proletari armati per il comunismo sono stati un gruppo armato rivoluzionario di estrema sinistra, che ha agito sul finire degli anni '70, specializzandosi in illegalità diffusa: espropri proletari, ferimenti, attacchi alle carceri, gambizzazioni e omicidi.
    La foto simbolo degli anni di piombo raffigura un ragazzo con passamontagna che imbraccia una beretta calibro 22: quel ragazzo è Giuseppe Memeo, dirigente del Pac.

    5) Battisti ha un rapporto di amicizia con Alberto Torregiani, figlio di una delle vittime dei Pac?
    Falso. Battisti gli ha fatto avere un paio di lettere attraverso la scrittrice Fred Vargas, ma amicizia non c'è mai stata.
    Niente di simile a quel «rapporto di sincerità e rispetto» che Battisti millanta. «Ci mancherebbe, di perdonarlo non ci penso proprio», dice ancora oggi Torregiani medesimo.

    6) È vero che Torregiani è ricattato dallo Stato attraverso la sua pensione?
    Falso. Torregiani riceve la sua pensione in qualità di vittima del terrorismo perché gli spetta per legge, sulla base di una sentenza definitiva della magistratura.

    7) È vero che Battisti ha «abbandonato le armi dopo l'omicidio di Aldo Moro»?
    Falso. Il delitto Torregiani, uno dei quattro omicidi che gli hanno procurato l'ergastolo, è stato compiuto nel febbraio 1979. Moro è morto il 9 maggio 1978. I conti di Battisti non tornano. In sede giudiziaria, è stato considerato non un semplice militante, ma uno degli ideologi e degli organizzatori del gruppo.

    8) Battisti si è mai pentito dei suoi delitti?
    Falso. Non c'è mai stata ammissione, dunque neanche pentimento, né parole di pietà per i familiari delle vittime. Al contrario, quando la Francia stava per estradarlo, Battisti si appellò alla legge francese contro la distruzione del nucleo familiare. Il suo.

    9) Battisti è fuggito dall'Italia per «motivi politici»?
    Falso. Battisti non fugge dall'Italia, ma dal carcere. Altrimenti non si spiega come mai abbia tradito anche la «civilissima» Francia giacobina, dove peraltro ha liberamente pubblicato diversi libri. Diceva lui a Paris Match nel 2004: «Non ho mai pensato di andare lontano da Parigi. Nel mio immaginario significava la Comune, il maggio '68, la Rivoluzione francese». Tempo qualche mese, e non appena sentì il tintinnìo di manette, scappò anche da lì. Dunque il concetto è molto semplice, e lo ha sottolineato lui stesso: «Tornare in Italia non significa prendersi le proprie responsabilità; significa andare in galera». Più chiaro di così.

    10) Battisti è innocente perché in fondo «negli anni di piombo in Italia c'era la guerra civile»?
    Falso. L'Italia è uno Stato di diritto dove non ha senso parlare di responsabilità collettive, perché la responsabilità è sempre individuale. La stessa Costituzione stabilisce che «la responsabilità penale è personale». Non esistono vincitori e sconfitti, nell'Italia repubblicana. Esistono criminali che sparano, vengono processati, latitano, fuggono, e vengono condannati in via definitiva. L'Italia degli anni '70 era una dittatura solo nella testa di certi intellettuali francesi. Poi per carità, è chiaro che non vivevamo in un paradiso: è chiaro che avevamo i nostri problemi, i nostri scandali e le nostre corruzioni. Ma se ammettiamo che qualsiasi ingiustizia debba essere combattuta col terrorismo e con le pallottole, allora sarà il caos.

    la redazione del www.ilgiornale.it 31 1 09

    saluti

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    Predefinito Sentite Cavallina, l'arruolatore!

    Nelle 332 pagine della sua autobiografia pubblicata dalle edizioni Ares, La piccola tenda d’azzurro, ha dedicato a Cesare Battisti, il pluriomicida protetto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, appena 162 parole, 1.030 caratteri, non uno di più, virgole e spazi compresi.
    Solo per dire che «era un malavitosetto romano dall’intelligenza vivace».
    A distanza di anni il giudizio di Arrigo Cavallina, fondatore dei Pac (Proletari armati per il comunismo), non è cambiato:
    «Ho letto in questi giorni che nel 1974 era stato denunciato anche per atti di libidine su una persona definita nei verbali “incapace”. Non lo sapevo. Pensavo che fosse soltanto un onesto rapinatore...».

    Cavallina, il rivoluzionario venuto dall’Azione cattolica, mai condannato per la partecipazione diretta a fatti di sangue, oggi ha 62 anni, vive a Verona, è sposato con una farmacista, lavora al recupero dei carcerati con La Fraternità di fra’ Beppe Prioli, crede in Dio anziché in Marx, va a messa e fa la comunione, tiene in camera da letto un inginocchiatoio da chiesa e una collezione di icone russe del Cinquecento, suona il flauto traverso e non gli va di parlare dell’ex compagno:
    «Mi hanno telefonato persino dal Brasile, dalla Francia, dall’Inghilterra. Su Battisti non ho nulla da dire».
    Si porta dietro il rimorso che ha ben descritto in quelle 162 parole:
    «Sento una speciale corresponsabilità. L’ho conosciuto nel 1977 nel carcere di Udine, aveva voglia di uscire dalla sua condizione e trovare significati più profondi. Per sua disgrazia ha creduto di trovarli nella mia amicizia e nei miei orientamenti politici. Così, quando è uscito dal carcere, alle prime difficoltà è venuto da me a Verona. Mi chiedo quanto poteva essere diversa la sua vita, quanto male avrebbe evitato di fare, se non mi avesse incontrato».
    Qualcosa da dire, alla fine, Cavallina ce l’ha.

    Che cosa si prova a sentirsi inseguiti dal proprio passato?
    «È una pena accessoria contro cui non posso protestare.
    La accetto. La colpa è mia.
    Certo è paradossale: fra tutti i gruppi eversivi eravamo il più disgraziato, quattro sacche raccogliticce, e fra tutti i terroristi salta sempre fuori proprio quello al quale dissi io di cominciare.
    Si vede che il carcere non basta».

    Quanti anni ha scontato?
    «Dodici effettivi. Il cumulo doveva essere di 22. La condanna definitiva è arrivata a 15 anni dai fatti.
    Di mezzo, un indulto e la buona condotta.
    Sono stato uno dei primi dissociati, quando ancora non esisteva la legge in materia. È merito anche mio se fu approvata. La liberazione anticipata mi fu accordata per “partecipazione all’opera rieducativa”, testuale.
    Ho avuto la fortuna di finire nel carcere romano di Rebibbia, dove il direttore riservò a noi dissociati un’area protetta, lontana dagli irriducibili che volevano farci la pelle. Mi ritrovai così con Alberto Franceschini (fondatore con Renato Curcio delle Brigate rosse e rapitore del giudice Mario Sossi, ndr) e Livio Lai (figura di primo piano dei Nar, Nuclei armati rivoluzionari di estrema destra, ndr).
    Comunisti e fascisti insieme. Segno che la ricostruzione interiore dipende dalle persone, non dalle ideologie».

    È dura sentirsi indicare come colui che ha arruolato Battisti?
    «Arruolato per modo di dire. Battisti era già di suo l’uomo che è.
    Non ricordo chi di noi due uscì per primo di prigione. Ci siamo scritti per anni. Mi dispiace di non aver conservato quelle lettere. Era fuggito da Latina dopo averne combinato una delle sue, una rapina, immagino.
    Venne a chiedermi rifugio.
    Glielo trovai presso amici di Verona che poi mi hanno rimproverato duramente per anni».

    Perché lei mischiò gli ideali della lotta politica con le malefatte di un delinquente di mezza tacca?
    «Avevamo macinato teorie che oggi fanno ridere.
    In chi già praticava l’illegalità vedevamo un potenziale di ribellione contro la svendita della forza lavoro. Nel sistema capitalistico, basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, rapinare i soldi in banca era considerata una forma di resistenza.
    E infatti i Nap (Nuclei armati proletari, ndr), nati da una costola di Lotta continua, pescarono molto nella malavita comune».

    Come mai lei non s’è rifugiato in Francia?
    «In cella me lo so ripetuto spesso: meno male che non sono scappato! Credo che una vita di paura sia assai peggio di una vita in galera.
    Io adesso ho finito. Ho avuto quello che ho meritato, ho patito quello che ho patito. Ma oggi io sono io e non ho più niente da nascondere. Pensi invece alla condizione di chi non sa mai se la persona che sta camminando alle sue spalle è un agente che lo sta pedinando oppure un passante».

    Bisogna aver pagato un prezzo per essere uomini liberi. Altrimenti come si ripara al male compiuto?
    «Da operatore carcerario, continuo a pormi una domanda: perché i detenuti devono essere sterilizzati, tenuti inerti su una brandina? La mia pena non ha avuto alcunché di riparatorio.
    Magari Battisti non acconsentirebbe a nessuna riparazione, non è disponibile a nulla di nulla. Ma se per ipotesi fosse possibile, io gli direi: guarda, sono passati 30 anni, hai fatto i disastri che hai fatto, da adesso in poi non ti aspetta la reclusione fino alla morte però devi donare il tuo lavoro, tre quarti di quello che guadagni come scrittore di libri gialli, al figlio di Pierluigi Torregiani (ferito nell’agguato che costò la vita al padre e ridotto in sedia a rotelle, ndr), alle famiglie di Lino Sabbadin (macellaio di Mestre ucciso in un tentativo di rapina, ndr), di Antonio Santoro (maresciallo della polizia penitenziaria assassinato a Udine, ndr), di Andrea Campagna (agente della Digos ammazzato a Milano, ndr).
    Va’ a sospingere Torregiani costretto in carrozzella, va’ a fargli da badante».

    Un po’ troppo comodo.
    «In un libro dell’abate Giovanni Franzoni, Il diavolo è mio fratello, ho trovato un’immagine che mi è piaciuta tantissimo.
    Il teologo benedettino scrive che preferirebbe pensare a Hitler non come a uno che brucia per sempre all’inferno, ma come a uno che sulla porta del paradiso è condannato a stendere il tappeto sotto i piedi di ogni ebreo che entra».

    È giusto che una persona colpevole di quattro delitti possa godere dell’asilo politico in un Paese straniero?
    «Battisti è stato condannato in contumacia all’ergastolo con sentenze passate in giudicato che lo definiscono assassino.
    Ma lui non dice ai francesi o ai brasiliani: sono un assassino politico, quindi accoglietemi, bensì sono un perseguitato da sentenze emesse in Italia utilizzando i pentiti e le leggi speciali.
    Si fa passare per innocente, sostiene che militava semplicemente in un’area rivoluzionaria ma, siccome era latitante, gli hanno scaricato addosso tutte le colpe. E fra l’altro rischia di veder aumentare il numero degli intellettuali che ci credono.
    Su questa sua contestazione io non mi esprimo. Tanto sa benissimo come la penso. Ma non voglio parlarne».

    Se lei fosse stato condannato in contumacia per omicidio, oggi che farebbe? Fuggirebbe o si consegnerebbe?
    «È difficile immedesimarsi in un’evenienza astratta.
    Probabilmente valuterei in concreto che cosa prevede la condanna.
    Mantiene aperta una porta o no?
    Mi sembra che Adriano Sofri sia stato trattato in modo tutto sommato civile. In una situazione meno civile credo che ciascuno di noi, anche lei, farebbe il calcolo se scappare o consegnarsi. A meno che non si consideri talmente colpevole da covare un desiderio di autodistruzione».

    Non mi ha risposto.
    «Non è un sottrarsi a una responsabilità, ma un sottrarsi a una conseguenza che rischia soltanto di aggiungere male a male.
    Se invece da una responsabilità deriva una conseguenza riparatoria, allora sì che viene preservata la funzione rieducativa della pena».

    Sbagliano le autorità italiane a pretendere l’estradizione di Battisti dal Brasile?
    «Non sbagliano. C’è una sentenza passata in giudicato che fa testo. È loro preciso dovere chiedere l’estradizione. Su questo non v’è alcun dubbio».

    E se lei fosse il presidente Lula che cosa risponderebbe?
    «Per fortuna non lo sono».

    Stefano Lorenzetto www.ilgiornale.it 31 1 09

    saluti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da gfieramosca Visualizza Messaggio
    Comincio a trovare stucchevole questa querelle dove ad ogni passaggio si aggiungono elementi che fnno perdere di vista il nocciolo del problema e le responsabilità dei vari attori che hanno avuto un ruole nella vicenda . Per quanto mi riguarda la cosa è molto semplice .
    a) Battisti , come tanti altri terroristi , ha trovato ospitalità in Francia . Se qualcuno pensa che questo sia un " atto di civiltà giuridica " si ricordi che un certo Vittorio Emanele in Francia fu assolto dall'omicidio di un ragazzo tedesco avvenuto in Corsica . Assolto per avere commesso il fatto . Giudicate voi la giustizia francese

    b) Il Brasile , malgrado abbia con l'Italia un trattato di estradizione , concede ASILIO POLITICO , a uno che ha ammazzato 4 persone e cvhe è stato giudicato e condannato d un tribunale dell Repubblica Italiana che , malgrado i suoi difetti , non è la reupubblica Iraniana . Giudicate voi la giustizia e la nazione Brasiliana . Questi sono i fatti . Tutto il resto è noia

    Mi domando cosa farebbe il brasile se domani alle sue porte bussano un migliaio di cinesi chiedendo asilo politico . Ma alla mia domanda ho già una risposta
    Più che giusto.
    Coerentemente con quanto fatto con il Brasile mi pare che bisognerebbe ritirare l'ambasciatore anche dalla Francia allora.
    O no?
    O le dichiarazioni di Meloni e La Russa sono fanfaronate?
    Gradirei una vostra opinione.

 

 
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