Oltre sessantamila contagi, 3.161 i decessi. Sono i numeri dell’epidemia di colera, la peggiore degli ultimi quindici anni, che da mesi sta mettendo in ginocchio lo Zimbabwe, stato dell’Africa meridionale. L’allarme arriva ancora una volta dall’
Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che avverte: «Si sta verificando lo scenario peggiore. Il colera è ancora fuori controllo e la situazione non dovrebbe cambiare nel prossimo futuro». L’epidemia, che senza sosta macina ogni giorno circa 1.500 nuovi casi, è soltanto una delle piaghe che affliggono il Paese: povertà, Aids, sanità precaria, scarse condizioni igieniche e recessione economica, uniti a una drammatica situazione sociale e politica, rendono più della metà della popolazione, circa sette milioni di abitanti, dipendenti dall’aiuto alimentare delle organizzazioni internazionali. La loro sopravvivenza è dunque sospesa a metà fra offerte di assistenza e donazioni, che pure registrano un deciso calo, complici la mancanza di risorse e la crisi finanziaria.
In aggiunta il
Programma alimentare mondiale dell’Onu (PAM) ha annunciato che dovrà dimezzare le razioni di cibo inviate in Zimbabwe per poter venire incontro alle esigenze di un più esteso numero di persone dipendenti dagli aiuti alimentari. Le razioni di granoturco passeranno così a cinque chilogrammi al mese, capaci di garantire a malapena seicento calorie al giorno, a fronte dei dodici consigliati. Dal canto suo, l’Oms segnala che invece l’epidemia, scoppiata lo scorso agosto, è agevolata dall’acqua sporca e stagnante, divenuta abbondante per via della stagione delle piogge, e che il rischio è di assistere a una sua ulteriore propagazione nei paesi vicini, con il serio pericolo di una catastrofe sanitaria nazionale. Al di fuori dello Zimbabwe sono infatti già stati registrati più di 2.600 casi e 31 morti. Appena qualche settimana fa il regime del presidente Robert Mugabe aveva annunciato la fine dell’emergenza, salvo poi tornare sulle sue parole e invocare l’aiuto dall’estero. Al contrario, l’epidemia sembra inarrestabile e i 567 milioni di dollari che l’Onu sta cercando di raccogliere per Harare non basteranno.