Se tutti (pure Sacconi) frenano il ganzo Tremonti, gatta ci cova. Da seguire!
Se in un paese con il nostro debito pubblico tutti (regioni, comuni, colleghi
di governo, leggi Sacconi, partiti, banche, italiane e no, associazioni degli
imprenditori) se la prendono, dietro e davanti le quinte, con il responsabile
del Tesoro c’è da drizzare le orecchie: magari vuol dire che il governo sta risparmiando ovunque.
Ma c’è di più, con il ganzo Giulio Tremonti c’è sempre qualcosa di più.
Per questa ragione il prof. va seguito con un’attenzione particolare.
Ma come, proprio lui che fu il primo degli apocalittici, il ministro che più di ogni altro può dire in faccia ai colleghi: “Ehi, ragazzi, io l’avevo detto”, ora non si fa prendere dall’ipercinesi pessimista tanto utile alle imprese e alle banche per ottenere aiuti, aiuti, aiuti e ai governi per spendere, spendere, spendere, soprattutto dove le elezioni sono alle porte?
Ed espone, Tremonti, ancora una volta, tesi originali e ricette creative, argomentazioni quasi proibite.
Nazionalizzare? Le nostre banche sono solide.
Più soldi? No, più regole.
Ha fallito il capitalismo? No, l’eccesso della finanza nel capitalismo e la globalizzazione frettolosa e costruita sul debito.
Sovvenzioni? No, riforme strutturali del Welfare e delle pensioni.
Ed è subito panico.
Crollata anche la diga tedesca contro il governare con mega piani di salvataggio, resta praticamente solo Tremonti a difesa della cautela:
la spendacciona Italia diventa la più morigerata tra le economie continentali? Vedremo.
Certo, anche da noi le pressioni sono forti. Non solo per aiutare l’auto.
Già c’è la fila. Mentre Tremonti a Davos auspicava riforme più che aiuti a schiovere, la presidentessa della Confindustria chiedeva altri 7/8 miliardi contro la crisi e il ministro Sacconi auspicava aiuti a tutti i settori industriali in difficoltà, per poi ieri smentire che una riforma delle pensioni sia all’ordine del giorno.
Spendere si può e a volte si deve, ma “fare le riforme strutturali, a partire da
quelle del welfare e delle pensioni, che sono fra gli obiettivi del governo” (ipse
dixit) è più utile, darebbe una missione ambiziosa all’esecutivo e porterebbe l’Italia, proprio mentre ha anche la guida del G8, alla testa dei governi pronti già ad agire pensando al dopo crisi.
Quando torneranno – si spera presto – la fiducia nel mercato e le normali consuetudini delle moderne economie liberali non sarebbe male farci trovare vestiti a puntino per la festa.
Meglio, dunque, continuare a seguire con attenzione il primo degli apocalittici che ora sembra l’ultimo dei non keynesiani.
G.F. www.ilfoglio.it di oggi
saluti




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