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    Predefinito Non so in quanti siano interessati...

    se la moderatrice vuole, ho pronta la recensione della serata di sabato della Scala della Traviata. Se me ne ne da il permesso, perché pensa che ne valga la pena la posterà dopo il suo assenso... Mi è piaciuto il minuto di silenzio in memoria di Mandela.
    Finire la giornata con un pezzo della propria musica preferita è quanto di meglio per stemperare le tante problematiche che ci agitano, in tempi calamitosi come quelli che stiamo un po' tutti vivendp. Buona serata a tutti!
    Ultima modifica di PiccolaIena; 10-12-13 alle 00:12

  2. #2
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Citazione Originariamente Scritto da Xenia888 Visualizza Messaggio
    se la moderatrice vuole, ho pronta la recensione della serata di sabato della Scala della Traviata. Se me ne ne da il permesso, perché pensa che ne valga la pena la posterà dopo il suo assenso... Mi è piaciuto il minuto di silenzio in memoria di Mandela.
    Finire la giornata con un pezzo della propria musica preferita è quanto di meglio per stemperare le tante problematiche che ci agitano, in tempi calamitosi come quelli che stiamo un po' tutti vivendp. Buona serata a tutti!
    assolutamente sì, ne parlammo e io sarei contenta di leggere...posta pure senza nessun problema, tanto eventualmente le punizioni dopo :P (scherzo)
    Ultima modifica di PiccolaIena; 10-12-13 alle 00:13

  3. #3
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Citazione Originariamente Scritto da PiccolaIena Visualizza Messaggio
    assolutamente sì, ne parlammo e io sarei contenta di leggere...posta pure senza nessun problema, tanto eventualmente le punizioni dopo :P (scherzo)
    Ok... E' un po' lunga...

  4. #4
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Per chiudere le celebrazioni del bicentenario della nascita diversi la Scala ha messo in cartellone la Traviata, uno dei titoli verdini pià conosciuti, amati e rappresentati del grande Maestro.
    Quella del 7 dicembre 2013 è stata una Traviata musicalmente più che accettabile, ma assolutamente inguardabile, piena di stupide trovate del regista russo Dmitri Tcherniakov (giustamente a lungo contestato dal pubblico, specialmente dai lo. Un regia che si che si è inventata un sacco di sciocchezze che, che conosce poco e male verdi e la Traviata, oltre tutto, sfigurando un capolavoro del melodramma con una questa rappresentazione, rendendola spesso ridicola ed inadeguata a rappresentare Verdi che ieri sera si sarà ancora una volta rigirato più volte nella tomba., fato che ormai da anni e di modo di tanto in tanto modernizzare l’ambientazione delle opere liriche, spesso con risultato orribili e soprattutto inutili. Tuttavia parliamo prima di tutto delle voci che sono, in fin dei conti, la cosa più importante. Diana Damrau, soprano tedesco “lirico di coloritura”, c’è stata qualche piccola sbavatura, che potrebbe anche essere dovuta all’emozione delle prima… come ad esempio il mi bemolle (non scritto da Verdi, ma diventato ormai di tradizione) che era appena un po’ calante, alla chiusura del primo atto.
    Alfredo nella persona del tenore Piotr Beczala ha voce, ma “strilla” un po’ troppo almeno secondo i miei gusti. E vero che il personaggio di Alfredo, non ha molte finezze, è un ragazzo impulsivo vittima del fascino fatale di Violetta che reagisce quasi sempre d’impulso, che ama appassionatamente, ed è furiosamente geloso, per cui vuole vendicarsene pubblicamente, perché non può lontanamente immaginare la ragione vera dell’abbandono di Violetta. I suoi sentimenti sono sempre forti ed immediati, ma forse Beczala poteva dare ad Alfredo qualche sfumatura in più, mentre invece qualcuna glie ne ha addirittura sottratta… Il baritono Lucic nella parte del padre guastafeste. e poi tardivamente pentito del suo pregiudizio nei confronti di Violetta. è un buon interprete di una parte un po’ ingrata, dato che è lui a separare i due innamorati. Il colloquio Violetta-papà-Germont del secondo atto, è uno dei momenti “clou” dell’opera e se gli interpreti non sono sufficientemente “in parte” viene a mancare l’emozione che permette lo sviluppo di ciò che segue nell’opera… La Damrau e Lucic hanno dialogato assai bene dal unto di vista vocale, peccato che siano stati costretti a farlo in un contesto di regia avvilente quanto incongruo, come spiegheremo dopo. La direzione di Gatti è stata corretta anche se a volte un po’ lenta nei tempi, ma questo potrebbe avere avvantaggiato i cantanti e potrebbe essere stata una scelta di prudenza…
    La filologia fra la versione del 1853 e quella ritoccata da Verdi nel 1854, scelta dal direttore d’orchestra, offre scostamenti minimi e quindi all’orecchio di chi ascolta non viene percepita. Gatti è un buon direttore e qui lo ha dimostrato abbastanza.
    Ma veniamo finalmente allo scempio della regia del russo Dmitri Tcherniakov. Una ambientazione in cui si mescolano incongruamente particolari di un una fantomatica “quotidianità” da lui invocata, come cifra della sua regia e che produce solo delle assurdità di pessimo gusto. I personaggi vengono fatti agire gesticolando sguaiatamente, e senza una ragione plausibile, snaturandone completamente il carattere originale. Non parliamo dei costumi, brutti, dozzinali ed incorenti con quella che dovrebbe essere la moda attuale. Brutte le pettinature, volgari gli abiti, senza nessuno stile. I costumi della protagonista, bella donna senza dubbio, ne sottolineano però purtroppo la figura appesantita da una recente gravidanza, con abiti da sera, per i due momenti di festino, stile impero. In quale vetrine di questi anni il costumista abbia visto abiti questo stile, Dio solo lo sa… Vestiti che mettono in risalto le forme un po’ troppo generose del suo decolté, mentre un bravo costumista avrebbe potuto e dovuto, con appositi accorgimenti renderla più snella ed elegante. Non parliamo poi dell’orribile abito nocciola, con collettino bianco da istitutrice ,che viene fatto indossare a Violetta nel secondo atto nella casa di campagna, nella quale i due innamorati si sono rifugiati per vivere in pace il loro idillio, prima che il fato nella persona del padre di Alfredo venga a separarli… Se proprio si voleva modernizzare, sarebbero stati più giusti un paio di jeans! All’annuncio che Violetta lo ha lasciato. il povero Alfredo, invece che piangere affranto le braccia del padre, si da a stendere la pasta con il rasagnolo sul tavolone della cucina campagnola e si mette a tagliare con perizia da cuoco provetto un ciuffo di verdure. Forse per il sugo delle lasagne…
    Passando al secondo quadro del II atto, e cioè alla seconda festa in a casa di Flora dove si raggiunge il massimo e del cattivo gusto e dell’incoerenza. Pur avendo visto credo, non meno di un centinaio di Traviate on vota mia, e forse anche di più, mai ne avevo vista una che sopprimesse completamente il balletto delle zingarelle e toreri. Viene completamente soppresso lo spettacolo che Flora offre ai suoi ospiti, come se tale movimento stesse davanti agli ospiti, in visibile però alla platea, con gi ospiti di Flora inquadrati di fronte come se stessero assistendovi. Ma la cosa peggiore e più incongrua è che mentre essi vanno e vengono per il palcoscenico, nella volgarità più assoluta del loro abbigliamento e dei gesti, gli invitati (che sono i coristi) cantano la parte musicale dello spettacolo, appunto il coro delle zingarelle, che non poteva ovviamente essere soppressa, cui dovrebbero soltanto assistere. Insomma è un guazzabuglio di gente assurda ed improbabile, che neanche nella più festa dozzinale e volgare delle feste avrebbe modo di manifestarsi. Non so a quale quotidianità volesse alludere il regista e mi chiedo quali ambienti egli ne abbia incontrato una simile tanto improbabile da cui ricavare certe strampalate idee. I motivi di disappunto non sono ancora finiti. Il terzo atto, quello delle ultime ore di Violetta si apre con lei sdraiata agonizzante, su un piumone sul pavimento della sua camera, ormai spogliata di ogni arredo, perché evidentemente tutto le è stato confiscato… e pure il letto. Tutti sanno, credo, che anche l’ufficiale giudiziario più spietato, non può pignorare né gli arredi di cucina né il letto… In qualunque produzione infatti pure se in una camera è sguarnita, il letto dove far morire la povera Violetta c’è. Qui no. C’è solo una sedia sulla quale Violetta si accascerà, non prima di aver preso delle pastiglie poi di aver bevuto da una bottiglia del cognac a cui la povera moribonda si attacca… Alfredo torna finalmente, ma ogni tanto pare abbia paura di toccarla e guarda pure l’orologio come se avesse fretta di vederla spirare. Infatti non appena ella ha esalato l’ultimo respiro Alfredo se ne corre fuori scena col padre al seguito giunto tardi ìvamente a restituire a Violetta il’amore del figlio, come se Alfredo non aspettasse altro! Alla faccia del grande amore e del “Parigi, o cara noi lasceremo” che ha finito di cantare poco prima con la morente.. Cala finalmente il sipario su questo scempio di regia che purtroppo che l’ennesima modernizzazione di un testo teatrale che tradotto in musica dal genio di Verdi, che ha sempre funzionato benissimo nella sua linearità e verità originarie. Purtroppo non sarò certo l’ultimo di questi disgraziati tentativi che mirano a sottolineare , secondo le regie di moda da un ventennio, e che quindi non sono più neanche una novità, l’attualità dei fatti che si svolgono sulla scena. E se è vero che Verdi volle espressamente ritrarre Violetta, nella sua contemporaneità di metà ‘800, come vittima dell’ipocrisia della società di allora, quelle idee e quei pregiudizi sono oggi del tutto fuori luogo e fuori tempo. Quale genitore chiederebbe all’amante del figlio, maggiorenne e vaccinato, di lasciarlo, perché altrimenti la sorella di costei non verrebbe sposata dal fidanzato a causa delle relazione del fratello di lei? Resta invece intatta la validità dei sentimenti che sono atemporali, perché il cuore umano è, e sarà sempre lo stesso, ma questo lo sappiamo bene tutti… Anche oggi una prostituta può redimersi per amore e sacrificarsi per la felicità dell’amato!
    Questo genere di operazioni, che io ho sempre deprecato come scellerate quanto inutili, nelle trasposizioni in epoca moderna, vanno oltre tutto, sempre a configgere con il linguaggio ottocentesco del libretto, creando un stridore insopportabile fra ambientazione moderna e linguaggio arcaico, attualmente non plausibile. E anche se Violetta fosse vestita (meglio di quella di cui stiamo parlando, all’ultima moda e se Papà Germont fosse privo della sua classica redingote, ma in giacca e cravatta, i protagonisti proferirebbero frasi come ;” non amarlo ditegli - Nol crederà”, “partite… - Seguirammi”… Oppue quando sommersa dall’emozione con le lacrime agli occhi Violetta dice ad Afredo che glie ne chiede ragione, risponde : “Di lacrime aveva d’uopo”… Frasi che così espresse, nessuno pronuncerebbe mai da 150 anni in qua. E allora perché affannarsi tanto a stravolgere ciò che già in origine era perfetto e coerente, se non pre creare questo insopportabile iato fra testo e ambientazione? Forse solo per giustificare con novità assurde, l’alto cachet che solitamente viene richiesto dai registi per la loro presenza, ai grandi teatri come la Scaka, e che purtroppo viene loro concesso per le loro "innovazioni", che riesconoasolo a distruggere visivamente i capolavori del melodramma. Il che è avvenuto purtroppo a S. Ambrogio alla Scala, dove il pubblico ha però abbondantemente e sonoramente “buato” e fischiato, contestando le scelte assassine del il regista con le sue trovate per stravolgere la Traviata. Un vero peccato… Per fortuna la musica di Verdi ha salvato il salvabile!
    Ultima modifica di Xenia888; 10-12-13 alle 12:50

  5. #5
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Sei meglio della Barcaccia!
    Anche più cattiva, forse...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Sei meglio della Barcaccia!
    Anche più cattiva, forse...
    Se ascolti la Barcaccia sei un melomane DOC! Congratulazioni... La cattiveria nel teatro d'opera è come il sale e il pepe nel cibo, ci vuole, altrimenti tutto resta insipido. E poi si sa che noi appassionati d'opera sia sempre molto viscerali. E' la passione che parla in noi...
    Veramente grazie per avere avuto la pazienza di leggermi... Alla prossima cattiveria!

  7. #7
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    L'ho letto tutto con interesse nonostante il mio disinteresse quasi totale riguardo l'Opera, piuttosto preferisco di gran lunga un concerto per violino solista, quasi completamente monofonico, per intenderci.
    slava kokaini

  8. #8
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Citazione Originariamente Scritto da Xenia888 Visualizza Messaggio
    Se ascolti la Barcaccia sei un melomane DOC! Congratulazioni... La cattiveria nel teatro d'opera è come il sale e il pepe nel cibo, ci vuole, altrimenti tutto resta insipido. E poi si sa che noi appassionati d'opera sia sempre molto viscerali. E' la passione che parla in noi...
    Veramente grazie per avere avuto la pazienza di leggermi... Alla prossima cattiveria!
    Ho appena visto la registrazione della serata in oggetto e devo dire che sei stata anche troppo buona... inguardabile è il minimo che si possa dire, in effetti...

  9. #9
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Citazione Originariamente Scritto da Segesto II Visualizza Messaggio
    L'ho letto tutto con interesse nonostante il mio disinteresse quasi totale riguardo l'Opera, piuttosto preferisco di gran lunga un concerto per violino solista, quasi completamente monofonico, per intenderci.
    I gusti sono gusti e non si possono certo discutere. A me piace molto anche la musica classica e quindi anche il violino solista. Immagino che il tuo idolo sia il diaboico, meraviglioso Paganini... Mi piace molto il concerto op. 35 per violino e orchestra di Tchaikovski, che ne dici?

  10. #10
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    Predefinito Re: Non so in quanti siano interessati...

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Ho appena visto la registrazione della serata in oggetto e devo dire che sei stata anche troppo buona... inguardabile è il minimo che si possa dire, in effetti...
    In effetti una regia orrenda... che neanche la musica del nostro amato Peppino Verdi è riuscita a farci digerire...

    Sto cercando i biglietti per la Manon Lescaut ai primi di Marzo all'Opera di Roma, con la direzione di Muti. Per ora sembra tutto "sold out", ma forse ho trovato un amico che si sta iccupando di farmeli avere. Speriamo bene. La protagonostra del primo cast è la Netrebko e confesso che ci terrei molto a sentirla dal vivo. Fino ad ora nn ci sono mai riuscita. Chissà che non sia la volta buona! Queste cantanti russe che vanno per la maggiore, dopo un esordio folgorante, hanno quasi subito un calo di forma che mi spaventa non poco. Così è stato anche per la Maria Guleghina che non è più quella di una volta... Forse ha cantato troppo un repertorio molto pesante come quello del primo Verdi e la voce ne ha risentito. Il soprano drammatico d'agilità richiesto da queste opere è midiciale per le corde vocali e bisognerebbe non cantarlo troppo e alternare con partiture più abbordabili per non affaticare la voce. Al ma al giorno d'oggi purtroppo i cantanti (non solo le russe e non solo i oaprani, ma anche tenori e baritoni) hanno fretta di bruciare le tappe e hanno anche fame di denaro... Cantano quindi qualunque cosa i teatri propongano loro. Le carriere oggi sono molto più brevi e finiscono spesso ingloriosamente. Per voler cantare troppo e di tutto si logorano le corde vocali, che sono uno strumento delicatissimo. Un tempo le cose erano diverse, mentre adesso il trend è questo, purtroppo, e i cantanti vanno e vengono come tante meteore. Penso a gente che ha avuto invece una carriera lunga e costante, come la Freni ad esempio, che ha saputo amministrare perfettamente il suo patrimonio vocale, cantando sempre le cose giuste al momento giusto. Oggi si va di fretta, invece, e i risultati sono quelli che sono...

 

 
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