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Discussione: Westalgia

  1. #1
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    Predefinito Westalgia

    Furono frequenti i casi, una volta annessa la vecchia Ddr alla Repubblica Federale, di tedeschi orientali che soffrirono di depressione e patirono lo sconforto per un mondo che non riuscivano più a sentire loro. Finita l’ubriacatura dei sexy shop del Kurfürstendamm e della chincaglieria della Kaufhaus des Westens, compresero finalmente che quel mondo di luci al neon, lustrini, automobili di lusso, altro non era che l’effimero, la plastica, il mero consumismo. Tornarono, in molti, a rimpiangere l’acciaio, il grigioverde, le parate, la pianificazione, i pionieri, la sicurezza sociale. Quel kapitalismus, quel paradiso in terra che per anni avevano pensato essere al di là di quel muro elettrificato, altro non si rivelò essere che un purgatorio, che li avrebbe lentamente tradotti nell’inferno di un’omologazione ben peggiore di quella “burocratica” cui erano abituati ai tempi della Sed e della Volksarmee.
    Se questi – numerosi - casi patologico-depressivi furono sapientemente “archiviati” da una propaganda che a nulla e nessuno poteva permettere di fare ombra allo sfavillante mondo dell’Occidente, da più parti (nella cinematografia, nella letteratura, nelle scienze sociali) si cominciò a parlare di “Ostalgia”, di quella “nostalgia dell’est” che, come fenomeno di costume, arrivò ad affermarsi a tal punto che addirittura i marchi pubblicitari del consumismo più sfrenato dovettero rilanciare i prodotti di consumo e le abitudini di vita del socialismo reale.
    Oggi questa nostalgia di un mondo imperfetto colpisce l’Occidente. Colpisce gli uomini che fino a poco fa vivevano in una parte del mondo certamente oppressa, certamente asservita, certamente succube politicamente, economicamente, culturalmente e militarmente dei vincitori del grande conflitto, ma che comunque, con tutti i suoi difetti, restava un luogo. Un luogo politico, con qualche barlume di identità, di sovranità, di forza.
    Ora, questo Occidente, si avvia sempre più ad essere un non luogo. Dove gli uomini, disorientati e annichiliti, scoprono il senso del rimpianto.
    Una nostalgia per un Occidente che – bene o male – tutelava la propria economia, la partecipazione statale, un sistema industriale degno di questo nome, un’agricoltura ancora popolare, che difendeva il lavoro. In cui i giovani prestavano servizio militare.
    Una nostalgia per un Occidente che conservava, quanto alla sfera culturale, qualche piccolo scampolo di spirito identitario, che non aveva ancora del tutto assorbito l’omologazione mondialista, l’anglicizzazione del linguaggio, la decadenza dei costumi.
    Nostalgia per l’Occidente delle mille città, delle differenze, dei dialetti, del poter riconoscere il proprio vicino e l’estraneo.
    Nostalgia (sì, cos’altro?) per un Occidente in cui (r)esisteva la politica, l’ideologia, la ribellione, in cui non esisteva (almeno non nella misura odierna) un “politicamente corretto” divenuto indiscutibile religione. In cui si aderiva a un modello, a una visione del mondo diversa senza essere tacciato di eresia, senza essere condannato al rogo della damnatio memoriae. In cui sopravviveva ancora la cultura, la dedizione alle arti, all’estetica, al bello.
    Una nostalgia malriposta, forse, una “nostalgia di niente”. Per un modello di sviluppo già drogato, limitato, schiavo di disegni finanziari e di interessi apolidi che presto avrebbero mostrato il loro vero volto. Un rimpianto che, tuttavia, riesce a fare sentire vigorosamente la sua devastante forza d’impatto sul sociale, sull’ “umano”. Lo scenario è visibile a tutti: i suicidi, la disintegrazione dei rapporti sociali, l’abbandono, la bruttezza del territorio. I dati statistici confermano la tendenza: solo in Italia sarebbero più di dieci milioni i soggetti affetti da manifestazioni patologiche da ansia o depressione. Il consumo di psicofarmaci è in crescita vertiginosa, si parla di un aumento del 400% in dieci anni.
    Una “westalgia”, quindi. Per quello che, pur con tutti i suoi limiti, politicamente, etnicamente, economicamente, culturalmente, è stato un “luogo”, la cui definitiva omologazione, il cui appiattimento, la cui sterilizzazione forzata si ergono (in attesa che si tramutino in rivolta) a terribile simbolo di un deserto che guarda dentro di noi.
    Westalgia | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  2. #2
    in silenzio
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    Predefinito Re: Westalgia

    perché citi il deserto e la terra promessa?

    L'Europa non è desertica e non può venire promessa in quanto già impegnata da millenni di storia scritta e orale.
    di necessità virtù

  3. #3
    in silenzio
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    Predefinito Re: Westalgia

    Chi se n'è andato se n'è andato e chi viene in pace per molto tempo è opportuno si ricordi cosa ha lasciato e perché.

    Ringhio: non confondere con inutili mitizzazioni la memoria - necessaria per la nostra storia evolutiva -
    di necessità virtù

  4. #4
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da Maria Vittoria Visualizza Messaggio
    Chi se n'è andato se n'è andato e chi viene in pace per molto tempo è opportuno si ricordi cosa ha lasciato e perché.

    Ringhio: non confondere con inutili mitizzazioni la memoria - necessaria per la nostra storia evolutiva -
    PRIMO, l'autore dell'articolo non sono io, ho citato il link dove troverai ogni particolare, autore compreso.
    SECONDO, ti chiedo cortesemente di andare a fare le tue psicoanalisi altrove, stessa cosa per i sofismi, il testo è chiaro, non lascia adtito a dubbi, magari non concordi, ma sta melina serve solo a confondere le persone, ovviamente con me non funziona, dottoressa!!
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  5. #5
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Furono frequenti i casi, una volta annessa la vecchia Ddr alla Repubblica Federale, di tedeschi orientali che soffrirono di depressione e patirono lo sconforto per un mondo che non riuscivano più a sentire loro. Finita l’ubriacatura dei sexy shop del Kurfürstendamm e della chincaglieria della Kaufhaus des Westens, compresero finalmente che quel mondo di luci al neon, lustrini, automobili di lusso, altro non era che l’effimero, la plastica, il mero consumismo. Tornarono, in molti, a rimpiangere l’acciaio, il grigioverde, le parate, la pianificazione, i pionieri, la sicurezza sociale. Quel kapitalismus, quel paradiso in terra che per anni avevano pensato essere al di là di quel muro elettrificato, altro non si rivelò essere che un purgatorio, che li avrebbe lentamente tradotti nell’inferno di un’omologazione ben peggiore di quella “burocratica” cui erano abituati ai tempi della Sed e della Volksarmee.
    Se questi – numerosi - casi patologico-depressivi furono sapientemente “archiviati” da una propaganda che a nulla e nessuno poteva permettere di fare ombra allo sfavillante mondo dell’Occidente, da più parti (nella cinematografia, nella letteratura, nelle scienze sociali) si cominciò a parlare di “Ostalgia”, di quella “nostalgia dell’est” che, come fenomeno di costume, arrivò ad affermarsi a tal punto che addirittura i marchi pubblicitari del consumismo più sfrenato dovettero rilanciare i prodotti di consumo e le abitudini di vita del socialismo reale.
    Oggi questa nostalgia di un mondo imperfetto colpisce l’Occidente. Colpisce gli uomini che fino a poco fa vivevano in una parte del mondo certamente oppressa, certamente asservita, certamente succube politicamente, economicamente, culturalmente e militarmente dei vincitori del grande conflitto, ma che comunque, con tutti i suoi difetti, restava un luogo. Un luogo politico, con qualche barlume di identità, di sovranità, di forza.
    Ora, questo Occidente, si avvia sempre più ad essere un non luogo. Dove gli uomini, disorientati e annichiliti, scoprono il senso del rimpianto.
    Una nostalgia per un Occidente che – bene o male – tutelava la propria economia, la partecipazione statale, un sistema industriale degno di questo nome, un’agricoltura ancora popolare, che difendeva il lavoro. In cui i giovani prestavano servizio militare.
    Una nostalgia per un Occidente che conservava, quanto alla sfera culturale, qualche piccolo scampolo di spirito identitario, che non aveva ancora del tutto assorbito l’omologazione mondialista, l’anglicizzazione del linguaggio, la decadenza dei costumi.
    Nostalgia per l’Occidente delle mille città, delle differenze, dei dialetti, del poter riconoscere il proprio vicino e l’estraneo.
    Nostalgia (sì, cos’altro?) per un Occidente in cui (r)esisteva la politica, l’ideologia, la ribellione, in cui non esisteva (almeno non nella misura odierna) un “politicamente corretto” divenuto indiscutibile religione. In cui si aderiva a un modello, a una visione del mondo diversa senza essere tacciato di eresia, senza essere condannato al rogo della damnatio memoriae. In cui sopravviveva ancora la cultura, la dedizione alle arti, all’estetica, al bello.
    Una nostalgia malriposta, forse, una “nostalgia di niente”. Per un modello di sviluppo già drogato, limitato, schiavo di disegni finanziari e di interessi apolidi che presto avrebbero mostrato il loro vero volto. Un rimpianto che, tuttavia, riesce a fare sentire vigorosamente la sua devastante forza d’impatto sul sociale, sull’ “umano”. Lo scenario è visibile a tutti: i suicidi, la disintegrazione dei rapporti sociali, l’abbandono, la bruttezza del territorio. I dati statistici confermano la tendenza: solo in Italia sarebbero più di dieci milioni i soggetti affetti da manifestazioni patologiche da ansia o depressione. Il consumo di psicofarmaci è in crescita vertiginosa, si parla di un aumento del 400% in dieci anni.
    Una “westalgia”, quindi. Per quello che, pur con tutti i suoi limiti, politicamente, etnicamente, economicamente, culturalmente, è stato un “luogo”, la cui definitiva omologazione, il cui appiattimento, la cui sterilizzazione forzata si ergono (in attesa che si tramutino in rivolta) a terribile simbolo di un deserto che guarda dentro di noi.
    Westalgia | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Capisco la Westalgia, ma è una nostalgia per qualcosa che purtroppo è economicamente insostenibile. Chi desidera il comunismo reale a mio parere dovrebbe riunirsi in centri sociali e kibuz, comunità volontarie socialiste e cooperative sociali.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  6. #6
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da John Orr Visualizza Messaggio
    Capisco la Westalgia, ma è una nostalgia per qualcosa che purtroppo è economicamente insostenibile. Chi desidera il comunismo reale a mio parere dovrebbe riunirsi in centri sociali e kibuz, comunità volontarie socialiste e cooperative sociali.

    Scusami, ritengo che il discorso contenuto nel post sia un tantinello più profondo e voglia mettere in risalto, più che i pregi delle comuni, i difetti macroscopici dell'attuale regime capitalista a conduzione pseudodemocratica.

    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  7. #7
    in silenzio
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio

    Scusami, ritengo che il discorso contenuto nel post sia un tantinello più profondo e voglia mettere in risalto, più che i pregi delle comuni, i difetti macroscopici dell'attuale regime capitalista a conduzione pseudodemocratica.

    Concordo: il fatto che la guida finanziaria non sia europea non mi sembra sia evidenziato, eppure è essenziale sottolineare cui prodest ...
    di necessità virtù

  8. #8
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da Maria Vittoria Visualizza Messaggio
    Concordo: il fatto che la guida finanziaria non sia europea non mi sembra sia evidenziato, eppure è essenziale sottolineare cui prodest ...
    Permea tutto il discorso, si tratta di un corsivo non scritto, a chi giova?
    Io lo so, tu, probabilemnte anche, di più nin sò!!
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  9. #9
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio

    Scusami, ritengo che il discorso contenuto nel post sia un tantinello più profondo e voglia mettere in risalto, più che i pregi delle comuni, i difetti macroscopici dell'attuale regime capitalista a conduzione pseudodemocratica.











    Chiami regime capitalista questo regime? Continui?? Ma dove hai la testa?
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  10. #10
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    Predefinito Re: Westalgia

    Citazione Originariamente Scritto da john orr Visualizza Messaggio
    chiami regime capitalista questo regime? Continui?? Ma dove hai la testa?
    anzi che no!

 

 
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