
Originariamente Scritto da
Tommaso
Grazie per i complimenti che fanno sempre piacere.
Riguardo al tema, voglio precisare il discorso.
La classe operaia è forse stata in dato luogo e momento storico l'intero del proletariato. Ormai non è più cosi in Italia, ma con la fine dell'identità operaia non si ha per forza la fine dell'identità di classe, in quanto la classe puo sempre trovarsi altre figure di riferimento.
Allora è vero che nella costituzione di una middle-class cittadina educata e in via di rottura di fronte ai modelli ormai vecchi dei padri, c'è stato un declassamento del riferimento all'operaio, all'industria, al sindacato, al partito etc. Questo non significa la fine della società di classe, ma solo il mutamento del suo modo di produzione e quindi della sociologia del proletariato.
Ovviamente il capitale, nelle sue istanze ideologiche, vuole far credere che tale ordinamento sociale è "naturale" e che la società non è più abitata da una contraddizione mortale, e quindi che invece di lotta di classe c'è solo un problema di gestione economica (spendere meno, ridurre il costo del lavoro, aprire al mercato, etc.).
La middle-class come base culturale e politica di questa gestione progressista del capitale è il frutto della disfatta storica del movimento comunista, che è pure una disfatta sul piano della teoria. Tutta la merce culturale oggi dominante ci parla di un individuo privato, tagliato fuori da ogni appartenenza che rappresenti una qualsiasi incombenza programmatica. Lo scambio diventa il rapporto generale con il mondo, il mondo a sua volta appare come abbondanza di merce.
Chiamo radicale una critica che parte proprio da questo punto: ritrovare un mondo che non sia da scambiare, quindi una narrazione storica che non sia quella falsamente naturale e eterna del capitale, quindi una nuova antropologia dove si afferma il carattere sociale dell'uomo, sociale dunque politico. L'economia va allora re-incastrata nel politico e nel culturale.
Questo programma è il comunismo, e ogni affermazione del programma vale come affermazione del proletariato comme classe della negazione storica. (il socialismo nazionale, che vede il nazionalismo come un sufficiente antidoto alle tendenze nichiliste del capitale, costituisce per me una teoria forse utile sul campo direttamente politico, ma sicuramente incompleta, per cui non ho intenzione di entrare in quella corrente).
Chi ma ha seguito fin qui avrà capito: la middle-class in se non costituisce per niente negazione della possibilità di una nuova affermazione del proletariato. La permanenza storica della middle-class significa soltanto che è sempre in atto la contro-rivoluzione capitalista, che la classe dominante ex-borghese possiede sempre l'iniziativa.
La fine dell'identità operaia augura una figura nuova del proletariato, che da parte sua presuppone l'auto-critica pratica della middle-class.