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    Thumbs up Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Nessuno torcerà un capello a Nino Di Matteo. E la ragione è evidente. La mafia uccide (non solo d'estate) e non annuncia

    Vittorio Sgarbi



    Nessuno torcerà un capello a Nino Di Matteo. E la ragione è evidente. La mafia uccide (non solo d'estate) e non annuncia.



    C'è qualcosa di inquietante nell'attrazione per il martirio che induce a dare pubblicità a notizie riservate, ignorate perfino dai ministri dell'Interno e della Giustizia. Invece di agire, si parla. E si diffondono altre parole, da intercettazioni riservate. Rinunciando a tutela e prudenza si praticano proclami e allarmi. La persona minacciata rilascia interviste, stuzzica lo Stato, pretende solidarietà e convocazioni. Se Napolitano tace è perché è il garante dell'innominabile patto Stato-mafia, anzi della «trattativa».
    Non lo dice un facinoroso, ma il fratello di un magistrato ucciso dalla mafia, che non conosce limiti e pudori, e tanto meno senso dello Stato. È tollerabile che su un quotidiano nazionale Salvatore Borsellino dichiari: «Napolitano è garante di quella trattativa Stato-mafia sulla quale è oggi in corso un processo che si vuole fermare»? Naturalmente il processo è quello voluto da Di Matteo, che ha comunque ragione perché è stato minacciato. E Borsellino può continuare affermando: «Abbiamo un capo dello Stato che da più di 20 anni copre la congiura del silenzio sui patti scellerati tra Cosa Nostra e le istituzioni».
    È possibile accettare queste posizioni senza che nessuno, un altro e diverso Di Matteo, apra un'inchiesta per vilipendio al capo dello Stato?

    Per una dichiarazione non sua, su un magistrato, il vituperato Sallusti è stato condannato a un anno di reclusione. Borsellino invece può dire ciò che vuole. Io non considero Napolitano garante di alcuna trattativa, ma semplicemente amico del «suo» vicepresidente del Csm Nicola Mancino.
    Ma chi minaccia Di Matteo? Il pericolosissimo Totò Riina? E qual è il suo potere reale?

    Da 20 anni sta in un carcere di massima sicurezza. Ogni sua azione e ogni suo pensiero sono controllati. Chi dovrebbe ascoltarlo e mettere in atto i suoi propositi, i suoi ordini espressi in sfoghi privati che mai non conosceremmo se non fossero stati intercettati e scelleratamente resi pubblici?

    Gli unici complici che ha Riina sono i magistrati che diffondono i suoi pensieri.


    Se Riina è reso inoffensivo dallo Stato che lo ha arrestato, perché dobbiamo ritenerlo pericoloso e potente anche in carcere? Perché dobbiamo alimentarne la leggenda? Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice.

    Ne garantisce il peso e la considerazione. La mafia firma un crimine, non lo annuncia.



    ...



    Ultima modifica di salvo.gerli; 24-01-14 alle 20:12
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    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Thumbs down Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Chi sfrutta i proclami di un boss fuorigioco

    Le minacce di Riina utilizzate per rilegittimare un processo che era stato incrinato

    Vittorio Sgarbi



    Gentilissimi Marco Travaglio, Salvatore Borsellino e aderenti al movimento delle «Agende Rosse», le divisioni al Palazzo di Giustizia di Palermo, sulle quali ci ha illuminato pochi giorni fa Giuseppe Bianconi sulle pagine del Corriere della Sera, aprono la strada al dubbio che, come io ho più volte sostenuto (e come adesso sospettano anche alcuni Pm) le pubblicizzate «minacce di Riina siano state utilizzate anche mediaticamente per rilegittimare un processo (quello sulla trattativa Stato-mafia) che era stato incrinato dall'assoluzione del generale Mario Mori accusato della presunta mancata cattura di Provenzano nel 1995 (ora Mori è imputato anche per la trattativa, e gran parte delle fonti di prova sono le stesse»).



    È più che plausibile che si siano interpretate come reali minacce i prevedibili sfoghi di un boss fuorigioco da 20 anni, sottoposto alle misure restrittive del 41 bis. D'altra parte, per un mafioso pluricondannato a numerosi ergastoli e senza alcuna speranza né via di fuga, è davvero ridicolo considerare serissimi i proclami perché ci si sarebbe avvicinati a «verità nascoste e pericolose con un processo che Riina mostra di temere come nessun altro». La sua posizione, infatti, non può peggiorare dall'accertamento di eventuali responsabilità nella cosiddetta «trattativa» della controparte politica.
    Si tratta di letteratura e di retorica. In questo senso è molto più importante accertare le responsabilità e i conflitti fra magistrati, interessati ad accreditarsi come eroi a rischio della vita, così come denuncia, inascoltato, Gioacchino Basile, il sindacalista della Fiom-Cgil che ha fatto arrestare numerosi mafiosi e che tutt'oggi vive scortato.
    ***
    Tra i campioni dell'antimafia dei proclami, dove ognuno cerca di accreditarsi più puro dell'altro, si è distinto l'ex deputato regionale Livio Marrocco, ex capogruppo del Fli al Parlamento siciliano, nonché, dal 2008 al 2012, componente della Commissione regionale Antimafia. Marrocco è ora indagato per avere pagato la revisione del proprio motorino e acquistato una collezione di Diabolik con i soldi che il Parlamento siciliano destinava alle attività politiche dei gruppi parlamentari.
    Sorge il dubbio che egli sia stato influenzato dalla lettura di testi tanto autorevoli.
    ***
    Recentemente Roberto Perotti, docente all'Università Bocconi di Milano, in una dettagliata ricerca, ha dimostrato come i costi della Corte Costituzionale rappresentano «forse il più grande scandalo della pubblica amministrazione e anche uno dei più nascosti». Giudici pagati oltre mezzo milione di euro l'anno, con benefit anche assurdi, come per esempio la bolletta del telefono di casa a carico dello Stato.
    Non meno scandalo deve suscitare il costo delle prefetture e dei prefetti. Gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2012: mezzo miliardo di euro (502,80 milioni, per la precisione), di cui l'80% solo per pagare gli stipendi, pari allo 0,067% della spesa annua dello Stato. Un prefetto ha una retribuzione base annua lorda di 94.478,00 euro; una retribuzione di posizione che va da un minimo di 40.757,74 a un massimo di 55.657,74; e una retribuzione di risultato che va da 5.045,00 a 10.955,00. In pratica, può guadagnare fin o a 160mila euro. Il solo stipendio dei prefetti oggi in servizio costa allo Stato 120 milioni l'anno.
    Due settimane fa il ministro dell'Interno Alfano ha nominato 20 nuovi prefetti, ovviamente senza sede. Perché, dunque, non abolire le Prefetture?

    Scriveva già nel 1944 Luigi Einaudi:

    «Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa macchina centralizzata; nemmeno lo stambugio del portiere. Se lasciamo sopravvivere il portiere, presto accanto a lui sorgerà una fungaia di baracche e di capanne che si trasformeranno nel vecchio aduggiante palazzo del governo».



    ...

    ...DA PAURA...



    Ultima modifica di salvo.gerli; 24-01-14 alle 20:30
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    Impossibilia nemo tenetur

  3. #3
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Uhm, ho capito . I berluscones si trovano in imbarazzo perche' e' divenuta indiscutibilmente palese la comune avversione nei confronti dei magistrati, vale a dire cio' che da sempre unisce il partito fondato da dell'utri e dagli amici di vittorio mangano e toto' riina. Vorrebbero occultare cio' che peraltro era chiaro da tempo. Non fu la Santanche' a dire che la privacy dei mafiosi deve essere tutelata?


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  4. #4
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    lo avevo scritto da qualche parte, sono i servizi segreti che minacciano, non la mafia
    riina è una pedina che può andar bene in tale gioco sotterraneo
    gli stessi servizi segreti di ambito NATO che fin dai tempi dello sbarco in sicilia hanno sempre usato la mafia come sponda o diretta esecutrice di operazioni di copertura volte a influenzare l'azione di governo
    il quirinale lo sa ma non può dirlo, nè tanto meno scoperchiare anni e anni di sottomissione e obbedienza
    sinistri, siete dei luridi da vomito, fatevene una ragione

  5. #5
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    ricordatevelo sempre
    quando falcone chiese a buscetta di rivelare qualcosa sul terzo livello disse chiaro e tondo che non era proprio il caso
    sinistri, siete dei luridi da vomito, fatevene una ragione

  6. #6
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    disse chi votava il partito di Dell'Utri, Cuffaro, e Magano...

    Salvo gerli trinarciuto è tornato
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  7. #7
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Riina ha detto uccideteli tutti, divertivi, io il mio dovere l'ho fatto, uccidete pure Berlusconi... Speriamo ascoltino solo l'ultimo consiglio....

  8. #8
    Antonello/Gianantonio
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    ...........

    Per una dichiarazione non sua, su un magistrato, il vituperato Sallusti è stato condannato a un anno di reclusione. Borsellino invece può dire ciò che vuole. ...........
    Il tuo amico è stato graziato, quindi non ha scontato un cazzo di pena, che invece avrebbe abbondantemente meritato. Borsellino invece mette in dubbio la parola del cds. E allora? Napolitano ha sempre detto di essere contrario al reato di vilipendio al cds. Quindi, borsellino non ha nulla da temere. Vedremo chi dei due, alla fine, avrà ragione....
    Ultima modifica di Scipione; 24-01-14 alle 22:13
    Dall'Alpe alle Piramidi
    dal Manzanarre al Reno
    va l'aspro odor de i vini
    l'anime a rallegrar

  9. #9
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Citazione Originariamente Scritto da Anthos Visualizza Messaggio
    Uhm, ho capito...

    ...MA QUANDO MAI??

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  10. #10
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    Predefinito Re: Quando la mafia si combatte soltanto a parole

    Citazione Originariamente Scritto da Leviathan Visualizza Messaggio
    ...

    Salvo gerli trinarciuto è tornato



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