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  1. #1
    vae victis
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    Predefinito Poste, tra rendite e sussidi

    TUESDAY, 14 JANUARY, 2014
    in ECONOMIA & MERCATO, ITALIA


    Mentre il governo si prepara a “privatizzare” (cioè a vendere) sino al 40% del capitale azionario di Poste Italiane, un articolo di Bloomberg ci ricorda che il nostro paese ha una vera e propria vocazione nel realizzare dismissioni farlocche, ed anche in questo caso c’è evidentemente chi vorrebbe preservare la tradizione. Ma non sarà così semplice.

    Il governo è consapevole che, prima di procedere a dismissioni, occore risolvere i nodi dei sussidi di stato a Poste Italiane, anche per evitare l’apertura di un’indagine da parte dell’Antitrust Ue. Attualmente, Poste Italiane riceve dallo stato italiano un sussidio per l’espletamento del servizio universale di recapito. Tale erogazione nel 2012 è stata pari a 350 milioni di euro. Ma nei dati ufficiali non è incluso il trasferimento pubblico a copertura del deficit pensionistico del gruppo. Poiché il diavolo si nasconde nei particolari, è utile sapere che tale deficit è quasi uguale all’utile annuo del gruppo. Nel periodo 2010-2013, l’Italia ha pagato ogni anno 990 milioni di euro per coprire il deficit pensionistico di Poste Italiane. Quel denaro era gestito sino al 2010 da un fondo speciale, Ipost, e poi in una gestione Inps. Nel 2012 Poste Italiane ha dichiarato un utile civilistico di gruppo di 1 miliardo di euro, su 24 miliardi di fatturato.

    Come noto, l’a.d. di Poste, Massimo Sarmi, ha da sempre sostenuto che il gruppo andrebbe privatizzato (o meglio parzialmente dismesso) nella sua interezza, e non per singole aziende controllate. Il motivo appare intuibile, come spiega anche il professor Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia aziendale alla SDA Bocconi: la somma delle parti è inferiore all’intero perché nel gruppo vi è una prassi di sussidi incrociati dalla rendita monopolistica a beneficio di singole entità che non resterebbero in piedi da sole.

    Attendiamo quindi fiduciosi che il governo proceda a rendere trasparenti i conti del gruppo, e a far emergere le passività a carico della collettività, risolvendole. In subordine, contiamo su un fermo intervento dell’Antitrust europeo, per evitare l’ennesima “privatizzazione” di utili monopolistici, fatta nella fretta di far cassa mantenendo il controllo. Anche per frenare gli entusiasmi che il dominus di Poste Italiane, Raffaele Bonanni, ha già preventivamente manifestato, anche di fronte alla iniziativa così politically correct del governo, di asssegnare ai lavoratori un posto in cda. Sarebbe certamente un passo avanti, rispetto al controllo de facto di Poste Italiane da parte dei sindacati (uno, in particolare). Decisamente, a questo paese la storia non ha mai insegnato alcunché.

    A proposito, ma i nostri baldi politici di destra e sinistra, sempre così pronti a denunciare le odiose “rendite finanziarie”, non ritengono sia venuto il momento di martellare sulle rendite monopolistiche che bloccano lo sviluppo di molti mercati in Italia?




    Poste, tra rendite e sussidi | Phastidio.net
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  2. #2
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    Predefinito Re: Poste, tra rendite e sussidi

    Con circa 2 miliardi di trasferimenti statali all'anno (ovvero tasse sottratte dalle tasche dei contribuenti per mantenere le clientele delle poste!!!) anche un'asino sarebbe in grado di fare l'imprenditore in Italia...



    Aiuti di Stato a stretto giro di Posta. Il Tesoro paga le pensioni ai postini. Sarmi ricambia salvando l?Alitalia | LA NOTIZIA giornale.it

  3. #3
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    Predefinito Re: Poste, tra rendite e sussidi

    Gli italiani si lamentano dei politici ma continuano a voler far gestire le aziende a questa manica di ladri. L'Italiano è deformato e stupido tanto quanto quello argentino. La sua cultura è soltanto la somma di molte contraddizioni.

  4. #4
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    Predefinito Re: Poste, tra rendite e sussidi

    Citazione Originariamente Scritto da Mitchell Visualizza Messaggio
    Gli italiani si lamentano dei politici ma continuano a voler far gestire le aziende a questa manica di ladri. L'Italiano è deformato e stupido tanto quanto quello argentino. La sua cultura è soltanto la somma di molte contraddizioni.
    In effetti fino a quando la scuola rimane in mano a docenti cresciuti con il mito della falce e del martello l'italiano medio continuerà ad essere forgiato a immagine e somiglianza di un'idiota.

    Un problema culturale che si protrae dai tempi di Togliatti, capostipite della degenerazione pedagogica della razza italica.

  5. #5
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    Predefinito Re: Poste, tra rendite e sussidi

    Citazione Originariamente Scritto da GNU-GPL Visualizza Messaggio
    In effetti fino a quando la scuola rimane in mano a docenti cresciuti con il mito della falce e del martello l'italiano medio continuerà ad essere forgiato a immagine e somiglianza di un'idiota.

    Un problema culturale che si protrae dai tempi di Togliatti, capostipite della degenerazione pedagogica della razza italica.

    Più che altro è che quel tipo di cultura promuove il 'pubblico' e da ad intendere che sarebbe migliore. Cosa falsa, alla quale va aggiunto che è proprio nel pubblico che prospera la corruzione e più il pubblico domina più la corruzione impera.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

 

 

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