Tutti insieme tranne Usa e Canada. Zona di pace per bandire la guerra
—Roberto Livi, 28.1.2014
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Cuba. 33 paesi riuniti nel vertice della Celac
↳ Cuba, Maduro, Castro, Mujica e Morales al vertice Celac
Il colpo d’occhio è inu*suale a Cuba e per*ciò impres*sio*nante. Le dele*ga*zioni di 33 Paesi, capi di stato o di governo e rela*tivi mini*stri degli esteri, riu*nite attorno a un grande tavolo alla pre*senza del segre*ta*rio gene*rale dell’Onu e dei rap*pre*sen*tanti di altre orga*niz*za*zioni regio*nali, e su un grande schermo i colori sgar*gianti delle ban*diere. Ma è soprat*tutto l’assenza di due dele*ga*zioni e ban*diere a sot*to*li*neare l’importanza del secondo ver*tice della Comu*nità degli stati dell’America latina e dei Caraibi (Celac) ini*ziata ieri all’Avana: man*cano il Canada e soprat*tutto gli Stati uniti, la potenza che negli ultimi 150 anni ha fatto e disfatto per i pro*pri inte*ressi– gli equi*li*bri del sub*con*ti*nente lati*noa*me*ri*cano e cari*be*gno.
Una comu*nità di 600 milioni di abi*tanti la cui poten*ziale eco*no*mia –se si som*mano i 33 paesi — costi*tui*sce la terza potenza mon*diale (6,06 bilioni di dol*lari) con un Pil che nel 2012 è cre*sciuto del 3,1%, supe*rando la media mon*diale; che pos*siede, tra l’altro, un quinto delle riserve mon*diali di petro*lio e il 40% delle dispo*ni*bi*lità idri*che rin*no*va*bili mon*diali, dimo*stra la sua volontà di auto*no*mia dal potente Nord e la ricerca di una pro*pria via di svi*luppo e inte*gra*zione regio*nale. E Cuba, per più di cinquant’anni messa al mar*gine per volontà degli Usa, recu*pera un ruolo di pro*ta*go*ni*sta in que*sta nuova fase. La pre*si*denza di turno cubana ha voluto enfa*tiz*zare che que*sto evento – sim*bo*li*ca*mente cade nel 161° anni*ver*sa*rio della nascita del poli*tico e poeta cubano José Martí che assieme a Simon Boli*var è stato uno dei mag*giori teo*rici della “Patria grande” lati*noa*me*ri*cana– ha anche il carat*tere di una festa nella quale una comu*nità ritrova se stessa e le pro*prie radici cul*tu*rali, ini*ziando il ver*tice con un’orchestra di gio*vani musi*ci*sti che ha suo*nato i motivi e i ritmi più famosi dei paesi pre*senti, son-guajira, samba, meren*gue, cum*bia, tango…
All’inizio del discorso pro*gram*ma*tico di aper*tura del ver*tice, il pre*si*dente Raúl Castro ha voluto ricor*dare con un minuto di silen*zio Hugo Chá*vez, il lea*der che più si è pro*di*gato per la nascita della Celac. E pro*pro ricol*le*gan*dosi allo scom*parso pre*si*dente vene*zue*lano, ha messo in luce come la Celac, «nostante l’esistenza di diversi e anche dif*fe*renti modelli poli*tici», deve rap*pre*sen*tare una nuova visione del sub*con*ti*nente lati*noa*me*ri*cano e cari*be*gno con l’obiettivo di creare uno spa*zio poli*tico comune nel quale affron*tare le grandi sfide: auto*de*ter*mi*na*zione e difesa della sovra*nità nazio*nale, migliore distri*bu*zione dei red*diti, pro*gresso eco*no*mico e cul*tu*rale. Per que*sta ragione, ha con*ti*nuato Raúl Castro, la pre*si*denza pro*tem*pore di Cuba ha indi*vi*duato come temi cen*trali del ver*tice dell’Avana «la lotta con*tro la povertà, la fame e la dise*gua*glianza sociale», in modo che l’America latina cessi di essere la regione con «la più grande disu*gua*glianza».
Su que*sti temi, ha rife*rito il pre*si*dente cubano, «sono stati fatti passi avanti, ma sono stati lenti e insta*bili». Nel 2012 il tasso di povertà è stato ridotto dell’1,4%, ma rimane alto: il 28,2% della popo*la*zione dell’America latina e dei Caraibi (164 milioni di per*sone), è povero; men*tre poco è stato miglio*rato il tasso di estrema povertà che rimane al 11,3% e che riguarda ben 23,3 milioni di bam*bini e ado*le*scenti. «Il 10% più ricco della popo*la*zione lati*noa*me*ri*cana riceve il 32% delle ric*chezze totali, men*tre il 40% più povero non rag*giunge il 15% ».
Dun*que, i popoli della regione chie*dono e pre*ten*dono «una migliore distri*bu*zione delle ric*chezze e degli introiti, un accesso uni*ver*sale e gra*tuito a un’educazione di qua*lità, il pieno impiego, la sicu*rezza ali*men*tare, assi*stenza sani*ta*ria gene*ra*liz*zata, il diritto alla casa e all’acqua pota*bile». Obiet*tivi pos*si*bili con uno sfrut*ta*mento più equo delle grandi risorse che ha il sub*con*ti*nente. Raúl ha messo in chiaro che «sono inne*ga*bili i bene*fici degli inve*sti*menti esteri», ma anche i van*taggi che ne trag*gono le com*pa*gnie mul*ti*na*zio*nali. Infine, il pre*si*dente cubano ha affer*mato che «non vi è svi*luppo senza pace. Per que*sto abbiamo pro*po*sto di pro*cla*mare la nostra regione come una Zona di pace che ban*di*sca la guer*rae l’uso della forza, nella quale tutti i con*ten*ziosi ven*gano risolti al nostro interno per vie paci*fi*che e in base al diritto inter*na*zio*nale».
La piat*ta*forma pro*po*sta da Cuba dovrà essere appro*vata dai 33 lea*der della Celac e verrà rati*fi*cata oggi alla con*clu*sione del vertice.
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↳ Cuba, Maduro, Castro, Mujica e Morales al vertice Celac
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