Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Rivoluzione liberale
    Data Registrazione
    12 Mar 2010
    Località
    Terra di Mezzo
    Messaggi
    2,606
     Likes dati
    12
     Like avuti
    118
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Ecco la Sinistra sovranista

    Senza conservatori e senza rivoluzionari, l'Italia è divenuta la patria naturale del costume demagogico.
    Piero Gobetti

  2. #2
    Rivoluzione liberale
    Data Registrazione
    12 Mar 2010
    Località
    Terra di Mezzo
    Messaggi
    2,606
     Likes dati
    12
     Like avuti
    118
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Ecco la Sinistra sovranista

    Uscire dall’euro, riconquistare la sovranità
    Uscire dalla crisi, per un’alternativa di società
    Il nostro Paese sta subendo una catastrofe senza precedenti. Tutti i principali indicatori
    economici confermano che il motore del capitalismo italiano si è da tempo inceppato, che sta
    imboccando la via del declino. L’impatto sul tessuto sociale non è meno devastante di quelli
    prodotti dalle due guerre del secolo scorso.
    I circoli dirigenti delle classi dominanti hanno enormi responsabilità per lo stato in cui versa il
    nostro Paese.
    La nascita dell'UE e l'inizio della stagnazione
    Nel clima di euforia imperialistica succeduto al crollo del Muro di Berlino e dell’Unione sovietica le
    classi dirigenti accelerarono la corsa verso la costruzione del progetto dell’Unione Europea e
    della moneta unica, nella convinzione che sottoponendosi al “vincolo esterno”, ovvero alle regole
    monetariste e neo­mercantili di marca tedesca, il Paese sarebbe guarito dalle sue patologie,
    diventando “normale”. Erano gli anni della nascita per via giudiziaria della “Seconda Repubblica”,
    dell’idea liberista di “meno Stato più mercato”, della deregulation e delle privatizzazioni, della
    trasformazione affaristico­speculativa del sistema bancario, dell’attacco sistematico al lavoro
    salariato, della svendita del debito pubblico e dell’intero “sistema Paese” alla finanza predatoria
    globale.
    Malgrado lo shock del 1992 (quando la Lira dovette uscire dallo Sme) i circoli dominanti ripresero
    senza esitazioni la marcia verso la definitiva cessione della sovranità politica alla Commissione
    europea di Bruxelles e di quella monetaria a Francoforte. Il risultato è noto: da allora il Paese ha
    conosciuto una prolungata stagnazione economica.
    La crisi
    Col collasso finanziario del 2008 l’Euro(pa) è da allora l’epicentro della crisi economica globale. I
    cataclismi a catena dell’Irlanda, della Grecia, della Spagna e del Portogallo, mostrarono
    l’assurdità dell’idea di una moneta senza Stato e che le crepe dell’unione monetaria erano
    insanabili. Invece di fare finalmente marcia indietro, di prendere atto del fallimento conclamato
    dell’euro e del dogma del “vincolo esterno”, le nostre classi dominanti hanno insistito nella loro
    follia ideologica, trasformandola nel crimine di crudeli politiche di austerità. Invece di invertire la
    rotta essi hanno accettato di commissariare l’Italia, di farne l’agnello sacrificale per tenere in vita
    l’euro — di qui l’adesione al Mes, al Fiscal compact, fino all’iscrizione del pareggio di bilancio in
    Costituzione. L’economia italiana, già malata, è stata così colpita a morte e il tessuto sociale
    disintegrato.
    L'UE non è riformabile
    Ora, la lobby economico­politica al potere, utilizzando una casta asservita di politici privi di
    qualsivoglia autonomia, gratificati con dei privilegi, annuncia ipocritamente che forse
    occorrerebbe “un cambio di passo”, che “bisognerebbe lasciarsi alle spalle la fase dell’austerità”,
    che si dovrebbero ricontrattare i Trattati, supplicando la Merkel ad adottare politiche espansive.
    Vorrebbero chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati.
    Ipotesi velleitaria. Mentre l’Italia s’impoveriva e cedeva gradualmente la sua sovranità nazionale,
    la Germania, attraverso la sua politica mercantilista, consolidava la propria, diventando il Moloch
    la cui potenza dipende dal sacrificio delle altre nazioni. L’Unione è così diventata una pertinenza
    tedesca, la moneta unica sua arma, la pervasiva tecnocrazia europea sua sentinella, la Bce il
    suo scudo. È illusorio pensare che il capitalismo tedesco sia disposto a rinunciare al
    riconquistato predominio continentale ottenuto sulle macerie della “solidarietà europea”. Né
    sembra che la finanza predatoria e le altre potenze geopolitiche globali vogliano sfidare questo
    assetto europeo, almeno fino a quando la centralità tedesca non metterà in discussione la
    supremazia strategica degli Stati Uniti, sotto il cui ombrello è avvenuto l’intero processo eurista.
    L'Italia ridotta a protettorato
    Pur senza aver aggredito nessuno, attraverso l’arma del debito, l’Italia è come se avesse perso
    una guerra, obbligata a pagare salatissime “riparazioni”, ad assecondare i diktat e gli obblighi
    della BCE e a subire dure sanzioni economiche per assecondare gli interessi dei mercati
    finanziari piegandosi alle imposizioni dei trattati europei. Il paradosso è che chi ci punta la pistola
    alla tempia lo farebbe per il nostro bene spacciandosi addirittura come “amico” e “alleato”.
    Siamo diventati di fatto un protettorato amministrato da una classe compradora garante della
    rapina esterna, che su questa razzia lucra e s’ingrassa, e che pur di “onorare” il rimborso del
    debito è disposta a dissanguare il popolo.
    Verso un nuovo ciclo di lotte
    Il movimento di protesta esploso il 9 dicembre ha avuto certo molti limiti, ma ha dimostrato che
    vasti settori sociali hanno compreso che il nemico non ce l’hanno solo fuori, ma anche dentro
    casa, che si esce da questa gabbia solo spezzando le sue sbarre, che si esce dal marasma
    con una grande svolta, politica, economica e sociale. Siamo solo agli inizi di un ciclo di conflitti
    sociali che la sinistra sovranista deve incontrare affinché sfoci in una rivoluzione democratica
    che estrometta dal potere i proconsoli telecomandati che governano, una sollevazione generale
    che sfoci nella liberazione del nostro Paese e che ristabilisca la piena sovranità popolare.
    La sovranità
    La conquista della piena sovranità nazionale è la condizione imprescindibile per evitare al Paese
    di precipitare nell’abisso, salvando non solo il benessere ma i diritti di libertà, conquistati al
    prezzo di duri sacrifici. Non a caso, il capitalismo globalizzato considera le nazioni, così come la
    democrazia, un intralcio al proprio devastante sviluppo, un ostacolo al pieno dispiegarsi dei
    meccanismi che arricchiscono una ristretta minoranza ai danni della stragrande maggioranza. È
    questo un congegno che opera su scala globale, di cui l'attuale iper­liberismo è insieme lo
    strumento e la cornice ideologica, che trova una sua specifica e criminale applicazione proprio in
    Europa, maggiormente nel paesi del sud Europa, basti pensare al caso della Grecia.
    Contro questo progetto dispotico noi ribadiamo che tutti i popoli e le nazioni hanno il diritto
    all'autodeterminazione, alla pari dignità e agli stessi diritti nella comunità internazionale. La
    rivendicazione della sovranità nazionale è infatti una battaglia democratica, l'esatto opposto del
    nazionalismo aggressivo e sciovinista. I diritti per cui ci battiamo in Italia sono gli stessi che
    devono essere riconosciuti ad ogni altro popolo. Ma senza la riconquista della sovranità politica,
    monetaria ed economica, di cui quella monetaria è un aspetto essenziale, nessuna lotta per la
    democrazia può essere davvero efficace.
    Per un modello di tipo socialista adatto al ventunesimo secolo
    Noi concepiamo il recupero della sovranità, di concerto con altri popoli fratelli, come primo passo
    verso lo sganciamento dal sistema oligarchico del “capitalismo­casinò” e come un ponte per
    realizzare alcune grandi trasformazioni che gettino le fondamenta di un modello sociale nuovo,
    alternativo a quello vigente. È per noi non solo necessario, ma possibile (a patto che la
    maggioranza del popolo ne prenda coscienza) passare ad un modello sociale che utilizzi
    razionalmente le fonti da cui sgorga la ricchezza, la natura e il lavoro, non per il profitto di una
    esigua minoranza ma per il bene della comunità. Solo in tal modo si potrà assicurare a tutti il
    diritto ad una vita degna di essere vissuta, evitando all’umanità di passare da una catastrofe
    all’altra. Siamo insomma per un socialismo libertario, radicalmente diverso da quelli realizzatisi
    nel secolo scorso, crollati sotto il peso delle loro contraddizioni e delle promesse tradite.
    Non si passa al socialismo dall’oggi al domani, ma attraverso fasi successive. Nella fase iniziale,
    immediatamente seguente allo sganciamento, il mercato, siccome non distribuisce affatto
    equamente e razionalmente le risorse disponibili, dovrà sottostare a regole pubbliche. Il diritto di
    proprietà non sarà incondizionato, la comunità dovrà limitarlo ogni volta che arrechi danno ai
    principi della fratellanza e dell’eguaglianza, della sicurezza sociale, del buon vivere, dei diritti di
    cittadinanza e all’eco­sistema. Ogni accumulazione che violi questo principio dovrà essere
    considerata illecita e impedita per legge.
    Tra le differenti forme di proprietà, la società avrà il dovere di promuovere quella autogestita e
    comunitaria, in cui i lavoratori, invece di faticare come schiavi, siano protagonisti della
    produzione, partecipi delle scelte della loro azienda, primi fruitori dei suoi risultati. Tutti i settori
    strategici di interesse nazionale, telecomunicazioni, trasporti, energia, istruzione, sanità,
    previdenza, banche, assicurazioni, dovranno essere di proprietà pubblica, e posti sotto il
    controllo democratico e partecipato dei cittadini e dei lavoratori per evitare burocratismo, spreco
    di risorse e corruzione.
    Il Cln (Comitato di Liberazione Nazionale)
    Ci sono tuttavia altre forze che pur non accettando uno sbocco socialista, condividono l'analisi
    sulla gravità della situazione, e vogliono ripristinare la sovranità popolare e democratica. Ad esse
    rivolgiamo un appello all’unità d’azione. Non pensiamo, infatti, che le forze di natura ed
    ispirazione socialista siano sufficienti al perseguimento di questo fondamentale obiettivo.
    Un'unità di questo tipo si costruisce necessariamente tra diversi, ed a due precise condizioni:
    che vi sia il riconoscimento ed il rispetto delle diversità, che vi sia la piena condivisione di una
    piattaforma unitaria in base alla quale promuovere una conseguente iniziativa politica.
    Invitiamo perciò tutte le forze democratiche e costituzionali ad unirsi in questo momento di grave
    crisi ed emergenza. Formiamo un Comitato di Liberazione Nazionale. La Costituzione italiana ­
    con i suoi contenuti antifascisti, antirazzisti, ma anche anti­liberisti ­ sia la cornice dell’unità, la
    sovranità politica, economica e monetaria i suoi obiettivi.
    Il disastro italiano non è solo economico, è anche politico e democratico. La Costituzione, che è
    già stata stravolta con il passaggio di vent'anni fa alla Seconda Repubblica, rischia oggi di venire
    completamente affossata con il passaggio ad una Terza Repubblica totalmente oligarchica,
    tecnocratica ed a­democratica.
    Scopo del Cln sarà dunque quello di ritornare ai principi ed ai valori costituzionali, di liberarci dei
    collaborazionisti al potere, per arrivare ad un governo d’emergenza, per via democratica, che
    dovrà applicare solo poche ma incisive misure, tra le quali riteniamo fondamentali:
    Uscita unilaterale dall’eurozona.
    Disdetta dei trattati fondanti dell’UE (da Maastricht al Fiscal Compact)
    Nazionalizzazione della Banca d’Italia e del sistema bancario.
    Politica economica volta al raggiungimento della piena occupazione.
    Emissione della nuova valuta sovrana.
    Controllo sui movimenti di capitale.
    Piani di “Lavoro Garantito” per il raggiungimento della piena occupazione.
    Moratoria sul debito pubblico.
    Il tutto entro il quadro di una decisa difesa dei redditi e dei diritti dei lavoratori.
    Una volta riconquistata la leva della sovranità e messo in sicurezza il Paese, il Cln avrà
    compiuto il suo compito, e quindi i cittadini potranno liberamente scegliere il loro futuro, quale
    tipo di società essi riterranno più giusta.
    Lo scopo dell'aggregazione dei sovranisti di sinistra
    Lo scopo dell'aggregazione che stiamo costruendo risulterà a questo punto più chiaro:
    (a) Vogliamo, e consideriamo necessaria ed urgente, l'uscita dall'Unione Europea.
    (b) Crediamo che questo processo di sganciamento dal sistema che ha prodotto l'attuale
    catastrofe debba trovare il suo sbocco naturale in una prospettiva socialista.
    (c) Riteniamo che l'obiettivo dell'uscita dall'euro e dalla UE possa e debba essere perseguito
    solo attraverso l'unità di tutte le forze sovraniste, democratiche e costituzionali (Cln).
    ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­ ­­­ ­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­ ­­­
    2 febbraio 2014
    Il Coordinamento Nazionale della sinistra contro l’euro

    https://docs.google.com/file/d/0Bwyh...=sharing&pli=1
    Senza conservatori e senza rivoluzionari, l'Italia è divenuta la patria naturale del costume demagogico.
    Piero Gobetti

 

 

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito