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Andrew Blackwell - Benvenuti a Chernobyl
Laterza, 329 pagine, 18 euro

Alla moda banale dell’ecoturismo Andrew Blackwell preferisce il più interessante turismo degli ecodisastri. L’autore ha visitato sette dei posti più degradati e devastati del pianeta. Oltre alla città fantasma di Chernobyl, luogo del famigerato incidente nucleare del 1986, Blackwell viaggia attraverso le foreste pluviali dell’Amazzonia e naviga sui sacri fiumi indiani, carichi di liquami. Cerca un’isola galleggiante di rifiuti di plastica nel Pacifico, assiste un ragazzino cinese di otto anni che fuma sigarette e smonta computer rottamati. Non si tratta di un libro troppo eterodosso; Blackwell non sottovaluta i problemi ecologici che affliggono i suoi luoghi di villeggiatura maledetti né mette in dubbio l’esistenza e i pericoli del riscaldamento globale creato dall’uomo. Ma il suo approccio è equilibrato e scettico. A differenza dei libri su temi ambientali scritti da autori il cui obiettivo principale è spingere i lettori all’attivismo, Blackwell propone una comprensione sfumata del degrado ambientale. Ed evita ogni sentimentalismo. È uno scrittore intelligente e spesso divertente, che ha prodotto un resoconto sfaccettato in un genere che di solito preferisce l’indignazione immediata alla complessità. Ma senza le solite apocalittiche profezie sul collasso ambientale, qualcuno gli darà ascolto?

Michael C. Moynihan, The Wall Street Journal