Non mi ha mai convinto il lato esclusivamente geografico della definizione. Sempre ho pensato che dietro il Nord/Sud c'è la differenza di classe Ricco/Povero o meglio Proprietario/Proletario.
La gestualità del proletario, la famiglia dei poveri (il ruolo della mamma che fa i miracoli, papa che perde il lavoro, etc.), la diaspora dei migranti, etc. Si vede come la definizione puo e deve comprendere più elementi per ricoprire una certa portata conoscitiva.
Ora però voglio rivolgere una domanda a tutti voi frequentatori di questo forum "Destra radicale": vi sentite mai terroni, per esempio quando andate all'estero, o in compagnia di gente più ricca di voi, o fuori discoteca quando, con 5 litri di birra in pancia, un tipo vi guarda male, o guarda la vostra ragazza?
Io in quel momento è proprio questo che mi dico: "ha! io non sono mai entrato in un locale dove una birra costa 50 euro - quindi la parte del contadino calabro senza terre che sbarca con la valigia di cartone a Milano ora la sto facendo io".
Si che "terrone" per me è diventato una collocazione personale nella lotta di classe. E da questa collocazione cerco sempre di far discendere una precisa visione del mondo: non più l'economia come destino, ma l'economia come momento specifico del corso umano, momento nel quale muore la comunità e con lei la spiritualità, la Tradizione, il nostro rapporto all'Essere.
Quindi "terrone" come visione del mondo, e come progettualità politico-filosofica.
Alla fine diventa una cosa bella, e a Berlino, con due compagni tedeschi e una ragazzi danese, siamo arrivati una volta a definirci "terroni" tutti insieme.
Eravamo quindi in quel momento fratelli del contadino calabro di mezzo secolo fa, fratelli in quella comunità che c'era ieri, e che ci sarà domani, già nel corso e poi dopo la rivoluzione contro il capitale.




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