Citazione:
Consideriamo più da vicino il termine nibbãna. Ogni volta che si sperimenta uno stato di immobilità, indipendentemente dalla qualità e dalle cause, si può dire che è un momento di nibbãna. Nibbãna significa letteralmente 'acquietarsi’. Ogni acquietamento è una forma di nibbãna. Un carbone consumato, un uomo o un animale in cui il desiderio è estinto, sperimentano un certo grado di nibbãna. Questi esempi si riferiscono a tre modalità del nibbãna: il nibbãna che si produce naturalmente, quello che si origina dalla soppressione delle contaminazioni, e quello, che si ottiene sradicando totalmente le contaminazioni. Il primo è detto tadanga-nibbãna e si produce quando la mente riassume semplicemente la propria originaria purezza cristallina. Cause favorevoli sono un ambiente adatto, la compagnia di persone pacificate, il sedersi sotto un albero, appoggiarsi a una roccia. Non è difficile sperimentarlo, a meno che non siamo tanto sciocchi da non accorgercene.
Il secondo è detto vikkhambhana-nibbãna, cioè il nibbãna che si produce dalla soppressione delle contaminazioni, come avviene in alcune pratiche di concentrazione e meditazione. La sua qualità è la stessa del precedente, la differenza sta nel fatto che non è spontaneo ma indotto dalla pratica.
Il nibbãna più alto, samuccheda- nibbãna, si produce con il totale sradicamento delle contaminazioni e dell”ignoranza, ove ignoranza non ha più modo di creare samsãra e abbiamo completamente superato la dipendenza dall'avijja che rappresenta la condizione esistenziale comune.
Tale condizione ordinaria è definita dai termini pãli anusaya, 'tendenze latenti o propensioni' e samyojana, “vincoli”. Le manifestazioni sono molteplici: desiderio sessuale, ira, illusione o dubbio; tutte forme di dipendenza.
Più specificamente si tratta dei seguenti. Errata opinione, dipendenza dall'idea di io, restrizione della cognizione all'io-mio. Dubbio, non disponibilità radicata ad accettare la verità. Attaccamento a riti e cerimonie, dipendenza da forme di superstizione o accettazione cieca dei precetti buddhisti. Lussuria, dipendenza dal sesso. Avversione, ira e irritabilità diventati abitudine. Desiderio di forme, infatuazione radicata per le gioie della forma. Desiderio del senza forma, infatuazione radicata per le gioie dell'astrazione. Presunzione, dipendenza dal paragonarci agli altriper vederci migliori, uguali o peggiori. Agitazione, interesse patologico verso tutto ciò con cui veniamo in contatto. Ignoranza, dipendenza dalla stupidità, ossessione e mancanza di consapevolezza
Purgato da queste dipendenze, il nibbãna è eterno, immutabile e vero. Le sue due forme inferiori sono instabili, perché dipendono da circostanze propizie. Non sono in nostro potere. Nella terza forma, il samuccheda -nibbãna, le contaminazioni non solo sono sotto controllo ma definitivamente sradicate. Nient'altro resta da fare. È il nibbãna che non può più ritrasformarsi in samsãra. Il nibbãna assoluto.
Quindi, per tomare all'affermazione di partenza, il nibbãna e il samsãra esistono insieme in questo corpo alto sei piedi. Prima di ottenere il perfetto nibbãna, oscilliamo avanti e indietro; a volte siamo nel nibbãna, a volte nel samsãra. Aderendo alle percezioni sensoriali e costruendo il senso dell'io-mio, siamo nel sarhsãra. La mente perfettamente educata è invece simile al *suono di una mano sola'. Normalmente, per produrre un suono, battiamo entrambe le mani. Quando la percezione sensoriale e ignoranza si incontrano, si produce il suono del samsãra,
il suono della sofferenza. Se invece la mente non reagisce agli stimoli sensoriali, ecco il suono di una mano sola. Il suono prodotto è il suono del nibbãna, il suono della quiete, della pace e del silenzio che echeggiano nell'universo. Trascesa la dipendenza dall'ignoranza sperimentiamo il nibbana infinito, immutabile, eterno. Sbagliamo se pensiamo che l’eternità sia in un luogo esterno. E qui e ora, mentre sperimentiamo il nibbana.
Considerate un oggetto qualunque. Diciamo che esiste, ma potremmo
dire ugualinente dire che la sua non esistenza è latente nella sua stessa esistenza. Spostatelo e, dove prima c’era I’oggetto, resta la sua non esistenza. Alo stesso modo il nibbana è in noi, latente nel samsara.
Rimuovete semplicemente l’immaginazione dell’io-mio e scoprirete che, nello stesso luogo in cui c’era sofferenza, c’è la fine della sofferenza.
Vivete come dentro le fauci di un serpente. Tutto va bene finché
siete consapevoli del suoi denti e ii evitate. Fate soprattutto attenzione alle sensazioni the producono I’io-mio. Se non potete evitare tali sensazioni, almeno imparate ad affrontarle e usarle in modo da impedire la nascita dell’iomio.
Il Buddha ha detto:
Guardatevi dalle costruzioni che danno origine al samsara; siate presenti, evitate la non attenzione, e l’ignoranza non si produrrà.
Esaminatevi. Eliminate il samsara. Cercate di mantenere il nibbãna finché divenga il nibbana dell’eterna pace.
Buddhadasa Bhikkhu
Citazione:
Pensi di essere qualcosa di speciale perché hai avuto il satori, ma stai solo ostentando il tuo sacco di pelle.
Esistono persone detestate da tutta la famiglia ma che continuano a pensare che solo loro hanno ragione. Se pensi di essere l’unico ad avere ragione, hai torto. E questo vale a maggior ragione per certi laici dello Zen che pensano che il loro satori li rende molto importanti – anche se a casa sono odiati.
Nessuna illusione è così difficile da svelare come il satori.
Gonyo Sonja chiede a Joshu, “com’è quando non ti appare più nemmeno una cosa sola?”
Joshu rispone, “Lasciala andare!”
Gonyo domanda, “A me non appare più nemmeno una sola cosa, cosa dovrei lasciar andare?”
Joshu risponde, “Se è così, portala via caricandotela sulle spalle!”
Non essere orgoglioso della tua pratica. E’ evidente che qualsiasi satori da cui ricavi motivo di orgoglio è una menzogna.
Hai bisogno di vedere con chiarezza. Vero satori significa manifestare la tua sobrietà. Significa tornare in te. Più guardi, più chiaramente riconosci le tue colpe.
‘Improvviso grande satori’ significa che svaniscono tutte le vecchie concezioni, come per esempio ‘satori’ o ‘illusione’.
Ma poi in ogni modo quanto sono distinti satori e illusione?
In realtà, quello su cui ci creiamo delle illusioni o quello a cui ci risvegliamo sono la stessa unica cosa.
Satori significa che il Buddha-dharma diventa realtà.
Il buddismo è uno strano insegnamento perché dice che tutti i Buddha e tutti gli esseri sofferenti sono della stessa natura. Questo perché dire che i Buddha esistono da qualche parte sull’altra riva non si accorda con il Buddha-dharma.
Se non raggiungiamo il luogo dove non c’è differenza tra noi e Buddha, il luogo dove non esiste niente di speciale, cominceremo a esitare, sentirci stanchi e a impigrire.
Dov’è che sei veramente a casa?
Non hai compagni di viaggio. Dovunque guardi, non c’è nessun altro! Devi trovare quel posto che tu e tu solo puoi raggiungere.
“Il grande oggetto della pratica che dura tutta la vita giunge a una conclusione” significa che la via del Buddha diventa realtà. Che diventa parte della tua carne e delle tue ossa.
Satori non significa fine dell’illusione.
Il Buddha-dharma è inafferrabile. Dire che abbiamo il satori è andare troppo lontano. Dire che non abbiamo il satori è non andare abbastanza avanti.
Grande satori significa realtà.
Sbagli se parli di livelli della pratica. Pratica è satori.
Solo zazen. Solo nembutsu. Per la gente normale, questo ‘solo’ non sembra abbastanza. Vogliono ricavare qualcosa dalla loro pratica.
Il ‘solo’ [shikan] è importante. Semplicemente fallo. Per cosa? Per niente! Non c’è mancia – solo fare.
Un monaco chiede a Ryuge, “cosa hanno conseguito i vecchi maestri che gli ha dato la pace del cuore?”
Ryuke disse, “E’ come un ladro che entra in una casa vuota”. (keitokudentoroku, 17)
Quando un ladro entra in una casa vuota non ha bisogno di rubare niente. Non ha nemmeno bisogno di scappare. Non c’è nessuno che lo cerchi. Assolutamente nulla. Dobbiamo essere molto chiari a proposito di questo ‘assolutamente nulla’.
Satori è come un ladro che entra in una casa vuota. Entra ma non c’è niente da rubare. Nessun motivo per scappare. Nessuno lo cerca. Come non c’è nemmeno niente che lo possa soddisfare.
Satori, veramente non si dovrebbe ostentare un termine così usurato.
Parli di satori, ma quello che chiami satori è terribilmente piccolo. Il problema è tutto nella tua consapevolezza: allarga un po’ la tua consapevolezza, così capirai che non è niente.
Puoi trovare il satori dappertutto nel mondo, come l’aria che respiri ogni giorno. Il satori non si trova nel futuro.
Buddha Shakyamuni non ha detto da nessuna parte che solo lui aveva raggiunto il satori. Ha detto che tutti gli esseri insieme realizzano la via.
Ma un satori collettivo come questo non è abbastanza per gli esseri umani. Ognuno vuole il suo satori individuale, la propria ricompensa individuale. Questo dimostra che ognuno si preoccupa solo di se stesso.
Praticare senza manie è come giocare come un bimbo. E’ sbagliato voler fare del satori una mania.
Satori non è uno sforzo, è semplicemente essere naturali.
Essere naturali – a noi non rimane altro da fare oltre praticare lo zazen.
Sawaki Kôdô Rôshi
La "pratica" è facile.