

Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


JUNCKER: ''A RENZI DICO: NON SONO A CAPO DI UNA BANDA DI BUROCRATI'' NO,GANGSTER
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4 novembre - BRUXELLES - ''A Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati: sono il presidente della Commissione Ue, istituzione che merita rispetto, non meno legittimata dei governi''. Cosi' Jean Claude Juncker risponde ad una domanda del capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber in merito alle parole di Renzi a margine dell'ultimo Consiglio europeo. Non si hanno notizie repliche da parte di Renzi.
Bella lotta tra il MostrodiFirenze e l'UbriaconediBruxelles.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


L'azione.
CHIAMPARINO DIVENTA LEGHISTA: ''COSTI STANDARD PER LA SANITA' ITALIANA!'' (EVVIVA)
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4 novembre - ''Faremo le nostre proposte, che si muovono lungo due assi principali: rendere piu' stringente il patto della salute per recuperare risorse per fare investimenti in sanita' e costi standard per tutti''. Lo dice il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino a margine dell'audizione sulla legge di stabilita'. Notevole cambiamento di ''verso'' del piddino Chiamparino, che oggi abbraccia in toto le idee della Lega Nord sui costi standard della Sanità in Italia.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


DIPENDENTI INDESIT SCRIVONO A RENZI: ''VOGLIAMO SAPERE COSA CI ATTENDE''
Non sono i soli.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




O si taglia o il caos


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Ultim'ora.
Vertice a Palazzo Chigi tra il MostrodiFi e il nano.
Cosa ne penserà IL Pascale?
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Dietro lo schiaffo di Juncker c?è una novità politica: sui 30 miliardi di risanamento rinviato con la legge di stabilità - Rischio Calcolato
Guest post da Leoni Blog, Articolo di Oscar Giannino
Che cosa è successo davvero ieri? Come si spiegano le parole del neo presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, espressioni molto dure verso il premier Matteo Renzi, durissime addirittura se si tiene conto che Juncker è un politico di lunga esperienza e pelo sullo stomaco, totalmente disavvezzo a perdere la calma e a usare espressioni forti, se non sulla base di un preventivo consenso acquisito e di forti appoggi? A queste domande due sono le risposte possibili. La prima è che la risposta a brutto muso a Renzi di Juncker – “non sono a capo di una banda di burocrati, tu forse sì” – dipenda dai numeri, dall’aggiornamento delle stime di crescita che Bruxelles ha diramato ieri per l’Italia e l’Unione europea. La seconda è che ci sia una novità politica sin qui imprevista, un mutato atteggiamento verso Renzi non tanto di Bruxelles, quanto di Berlino che di Juncker è punto di riferimento, visto che alla Merkel deve l’incarico. Con ogni probabilità, le due risposte si sommano.
Quanto sono diversi i numeri di Bruxelles? In effetti, ieri la Commissione europea ha corretto al ribasso le stime sull’Italia. Mentre Irlanda, Grecia e Spagna meritano il plauso – e c’è da riflettere che l’Irlanda veda il Pil crescere nel 2014 del 4,6% dopo aver rischiato il default bancario perché mantiene il totale delle entrate pubbliche inchiodato al 35% del Pil, mentre noi siamo al 49% – l’Italia secondo Bruxelles nel 2014 avrà un Pil a -0,4% e un deficit al 3%. Il prossimo anno il deficit resterà al 2,7%, contro il 2,6% previsto dal governo, e un debito pubblico che passerà dal 132,2% del Pil nel 2014 al 133,8% nel 2015. Sono tutte stime peggiori di un decimo o qualche decimo di punto di quelle ufficiali del governo italiano. Se dovessimo stare a questi discostamenti, la risposta diventerebbe: no, non può essere per questo che Juncker ieri improvvisamente, da neo presidente della Commissione Europea sul quale Renzi faceva affidamento rispetto al “cattivo” Barroso uscente, improvvisamente muta registro e riserva al premier italiano parole corrosive, che un presidente di Commissione Euuropea non rivolge al premier di un grande paese membro se non a nome di quella che ritiene la maggioranza delle euro-capitali. Ma c’è un però: ai discostamenti su stime di crescita e cosneguenti effetti su saldi pubblici e debito si somma una riserva, che deriva dall’impianto della legge di stabilità.
Si torna a minacciare una procedura d’infrazione? Formalmente, è più che possibile. Sostanzialmente, Renzi è persuaso di aver stipulato un patto politico co Merkel e Juncker, basato sulla comune valutazione che è meglio per tutti evitarlo. Ma questi patti orali valgono quel che valgono. La settimana scorsa, quando il governo italiano ha concordato con il vicepresidente della Commissione Katainen un’ ulteriore correzione del deficit per circa 6 miliardi rispetto alla versione originaria della legge di stabilità, la Commissione NON ha dato l’ok definitivo, ma con riserva rispetto alla stime di crescita aggiornate che la Commissione ha reso note ieri. Al netto delle considerazioni tecniche, significava e significa che la Commissione ha facoltà di rivolgere ulteriori richieste al governo italiano, visto che le stime di crescita e debito risultano leggermente peggiorate. Il patto europeo di stabilità e crescita prevede che i paesi inadempienti alle raccomandazioni della Commissione, in caso di violazione del limite del 3% di deficit pubblico, siano tenuti a un deposito infruttifero pari allo 0,5% del Pil (8 miliardi di euro), che diventa vera sanzione da pagare dopo 2 anni di violazione persistente. In realtà non è praticamente mai avvenuto, e in ogni caso bisognerebbe prima passare per il monito formale, poi per le raccomandazioni, poi per la violazione, poi per i 2 anni di persistente inadempienza: 4 anni di tempo. Il punto è un altro. Che il governo Renzi abbia sospeso la riduzione del deficit nel 2015 e rinviato a 2016 e 2017 il risanamento, per di più attraverso la stangata fiscale delle clausola di salvaguardia con l’IVA in crescita fino al 25%, porta l’Europa a non fidarsi che al 2017 l’Italia davvero , dopo 2 anni di ritardo, arrivi a un deficit zero corretto per il ciclo. Storicamente Bruxelles ha ragione: le clausole di salvaguardia fatte con aumenti pazzeschi di entrate sono impraticabili in un paese come il nostro strozzato dalle tasse. Significano solo rinviare il problema del risanamento a dopo evebntuali prossime elezioni, prima delle quali meglio non alzare le tasse. L’Europa non si fida dei nostri numeri. Scusate, con ragione. Quel che i media italiani si ostinano a non capire è che la legge di stabuilità rinvia a 206-2018 una correzione per via fiscale pari a ben 30 miliardi di euro, e al momento NON tocca in alcun modo gli stock di patrimonio pubblico per abbassare il debito. E’ molto rilevante la differenza tra quanto il governo Renzi dichiara in legge di stabilità per abbattere il debito – un risicatuissimo meno 0,1% – e quanto servirebbe – tra meno 0,7% e meno 0,9%. Qui non si tratta di deificare i parametri e i numeretti europei: semplicemente la scelta della legge di stabilità non toccando in alcun modo gli stock è quella di scommettere sulla sostenibilità a occhi chiusi di un debito pubblico che NON verrà ridotto da aumenti del denominatore – il PIL – se non di frazioni di punto. Su questo, ha perfettamente ragione Luca Ricolfi a scrivere che l’errore della legge di stabilità è il suo essere non troppo coraggiosa, ma assolutamente rinunciataria. Sono le cifre delle tabelle governative, a dire che resteremo con 3 milioni di disoccupati per anni.
Il nodo politico. Fino a ieri, la lettura politica prevalente dei rapporti tra Renzi , Merkel e Juncker vedeva di fatto prevalere una specie di accordo non dichiarato. Berlino e Bruxelles concedevano di fatto all’Italia un trattamento morbidissimo, visti i molto più consistenti sforamenti francesi – loro dicono che non scenderanno sotto il 3% di deficit prima del 2017, e anche a loro non crede nessuno – che però i tedeschi non possono prendere di petto. Di fatto, il tono di Juncker di ieri introduce una modifica netta. Vedremo quanto sostanziale e duraturo. Di fatto, Berlino non ha gradito affatto che Renzi si sia schierato con Cameron nel no agli aumenti di contributo al bilancio Ue, dovuti al fatto che il nostro Istat ci è andato giù molto pesante, nel rivalutare il nostro PIl quasi del 4%. Per la Merkel e Juncker, Cameron è il nemico, col suo antieuropeismo tosto dovuto alla paura del populismo di Farage che ruba voti ai Tories, ma che finisce per scimmiottarlo. Renzi non si è reso conto, di aver esagerato su quel punto. Secondo, la Merkel in Germania sta in questi giorni affrontando la prima offensiva degli eurosettici antilatini di AfD, che non a caso aprono a esponenti della Cdu che esplicitamente pensano al dopo Merkel. Dunque, meglio esser tosti con Roma, per la cancelliera, più di quanto Renzi immagini. Terzo, Berlino ha occhi e orecchie a Roma: e anche i tedeschi vedono che Renzi è sottoposto a dure pressioni per riscrivere pezzi essenziali della sua legge di stabilità. Regioni, Comuni, Province, sindacati, Banca d’Italia, Ufficio Parlamentare del Bilancio, Corte di conti: in questi giorni tra audizioni parlamentari e piazze il governo incassa colpi seri all’impianto della finanziaria. E si sa come va in Italia: le finanziare assaltate vedono la spesa aumentare, e il deficit peggiorare. Indiscrezioni vogliono che Berlino pensi che NMapolitano non si deve assolutamente dimettere, se è il prodromo di nuova instabilità ed elezioni anticipate. Vedremo come risponderà Renzi: a Juncker, ieri, ha replicato con assai meno durezza di quanto lo avesse per primo attaccato. Ma,al di là del colore che piace ai media, è sulla sostanza, che non ci siamo affatt
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


LA LEGGE ELETTORALE DI RENZI? QUELLA BOCCIATA DALLA CORTE COSTITUZIONALE (70% ''NOMINATI'' 30% SCELTI DAGLI ELETTORI)
mercoledì 5 novembre 2014
Premio di lista per chi supera il 40% invece che il 37%, soglia di ingresso al 5%, e poi capilista bloccati (che significa nominati dalle segreterie dei partiti) e preferenze per stabilire gli altri eletti. E' questa la proposta che Matteo Renzi dovrebbe avanzare a Silvio Berlusconi nel corso del colloquio a palazzo Chigi, secondo quanto riferito da fonti parlamentari del Pd alla luce delle parole del premier ieri sera all'assemblea dei parlamentari democratici e stamattina nella riunione stretta sulla legge elettorale.
Ma se sulle prime due modifiche all'Italicum la strada sembra spianata, problemi si riscontrano ancora sul tema delle preferenze. Alla riunione di oggi Renzi ha riproposto per l'appunto la possibilità di 'bloccare' i capilista e lasciare alle preferenze la scelta degli altri eletti nelle varie circoscrizioni. Ma in questo modo, è l'obiezione che arriva da diversi settori del Pd - non solo di minoranza - "avremmo un Parlamento fatto per due terzi da nominati e solo per un terzo da politici scelti dai cittadini". E certo "faremmo fatica a spiegalo ai notri elettori, dopo che per anni abbiamo sostenuto la necessità di 'sbloccare' il Parlamento".
Una situazione che in qualche modo vive anche Berlusconi: non è un mistero la sua preferenza per i capilista bloccati, che nel caso di Forza Italia - alla luce degli ultimi sondaggi - potrebbero rappresentare la quasi totalità degli eletti; ma per lo stesso motivo sono forti le resistenze dentro Fi a questa soluzione, per il timore di molti degli attuali parlamentari di non essere riconfermati dal leader.
Potrebbe quindi realizzarsi una convergenza tra settori del Pd e la 'pancia' di Forza Italia, che un parlamentare democratico ipotizza così: "Dovremmo individuare un metodo che ribalti le percentuali, ovvero il 70% scelto e il 30% bloccato, trovando l'equilibrio tra un congruo numero nominati che vogliono Berlusconi e forse anche Grillo e Renzi, e una maggioranza che invece sia scelta dai cittadini".
Altro possibile punto di frizione nell'incontro di oggi, quello dei tempi. Se Renzi sta cercando di accelerare sul tema, in Fi c'è il timore che una volta incassata la nuova legge elettorale il premier possa optare per il voto anticipato.
In pratica, un pasticcio come al solito, anzi peggio: la legge elettorale che vorrebbe Renzi è praticamente uguale a quella cancellata perchè anti costituzionale dalla Corte Costituzionale. Ora si capisce meglio perchè all'incontro a Palazzo Chigi di oggi a pranzo tra Renzi e Berlusconi c'è anche Denis Verdini.
Redazione Milano
La conservazione della cadrega.
L'unico problema per i delinquenti.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.