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Discussione: Il Turkey Picio

  1. #841
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    Jobs Act anche per gli statali? Ichino svela i retroscena - Termometro Politico

    In CdM del 24 si è votato e deliberato che valeva anche per i neo assunti statali.
    Poi i soliti Poletti e Madia smentiscono. Dopo.
    E il Mostro non ha il coraggio di confermare per non mettersi contro i voti di scambio.
    Nulla di nuovo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #842
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.


    Renzi'L'Italia ce la farà, il 2015 sarà decisivo per la ripresa'


    Politica.Conferenza stampa di fine anno del premier: "La parola del 2015 è 'ritmo', la stessa del 2014", dice il presidente del consiglio che aggiunge sul Jobs Act: "Sono stato io a proporre lo stralcio del pubblico impiego"

    Boccaccia mia statte zitta!
    Non ci crede neppure lui, e lo sa bene.
    Figuriamoci noi.
    Almeno ci lasciasse in pace, visto che dobbiamo cavarcela da soli.
    Ci hai veramente stufati con le tue chiacchiere.
    Va a caghè!
    Ultima modifica di ventunsettembre; 29-12-14 alle 15:02
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #843
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #844
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #845
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    ritimo maestro Gambara.

  6. #846
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    La Disfatta - Rischio Calcolato

    Ormai è quasi un anno che il sessantatreesimo Governo della Repubblica Italiana presieduto da Matteo Renzi è in carica. Pertanto, trarre delle prime conclusioni definitive sull’operato complessivo di questo Esecutivo, in virtù anche delle aspettative che hanno preceduto il suo insediamento, diviene senz’altro opportuno.Un anno contraddistinto da una vivace dialettica politica. In tal senso, sottolineiamo le schermaglie tra Renzi ed il suo partito che è poi anche quello di maggioranza relativa, il PD, tra Renzi ed i sindacati, in particolare la CGIL, tra Renzi ed il nuovo Presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Schermaglie, però, più di forma che di sostanza. D’altronde, tutti i soggetti finora citati navigano sulla stessa barca e pensare che l’uno possa diventare la causa effettiva della fine dell’altro è piuttosto difficile. Non impossibile, ma sicuramente poco probabile. Semmai, saranno gli andamenti economici a porre in essere dei punti a capo.Un anno caratterizzato dall’uso intensivo, da parte della compagine di Governo nel suo insieme, della Neolingua, ossia dal tentativo, spargendo un po’ di fumo negli occhi dell’opinione pubblica, di celare i veri risultati della propria azione. Ciò non deve stupire: quando i conti non tornano è così maledettamente umano accampare scuse e cercare d’ingannare, almeno a parole, la realtà.Ora, diamo uno sguardo, per nulla sommario, alle cose principali implementate dal Governo Renzi in questo quasi anno di vita.Riscritte le norme concernenti i licenziamenti individuali. Per i nuovi assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato cosiddetto a tutele crescenti, viene rivisitato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori secondo quanto segue in sintesi.
    Licenziamento discriminatorio, nullo e intimato in forma orale. Il giudice, pronunciando la nullità del licenziamento perché discriminatorio oppure perché riconducibile agli altri casi di nullità specificatamente previsti dalla legge, ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, a prescindere dalla motivazione formalmente esposta.
    Con questa pronuncia, il giudice condanna altresì il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore. Il risarcimento non potrà essere inferiore a 5 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. Per il medesimo periodo, il datore di lavoro è condannato al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
    Al lavoratore è assegnata la possibilità di chiedere al datore di lavoro, al posto della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità, non assoggettata a contribuzione previdenziale, pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
    Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa. Nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità, non assoggettata a contribuzione previdenziale, di importo pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.
    Tuttavia, esclusivamente nelle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione e al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione. La misura dell’indennità risarcitoria non può essere superiore a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. Al lavoratore è attribuita la facoltà di ottenere, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale, pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
    Vizi formali e procedurali. In questo caso, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a 1 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 2 e non superiore a 12 mensilità.
    Allorché il dipendente contesta il licenziamento, è possibile effettuare una procedura di conciliazione al fine di evitare il giudizio (e ferma restando la possibilità per le parti di addivenire a ogni altra modalità di conciliazione prevista dalla legge). In sede conciliativa, il datore di lavoro può offrire al lavoratore un risarcimento in denaro di ammontare pari a una mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 2 e non superiore a 18 mensilità, mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare. Tale importo non costituisce reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettato a contribuzione previdenziale. L’accettazione dell’assegno da parte del lavoratore comporta l’estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento e la rinuncia definitiva all’impugnazione da parte del lavoratore.
    Vengono introdotte novità anche per quanto riguarda i licenziamenti collettivi. In caso di licenziamento collettivo ai sensi della legge n. 223 del 1991, comunicato senza il rispetto della forma scritta, si applicano le sanzioni previste per i licenziamenti discriminatori (reintegro o indennizzo richiesto dal lavoratore). In caso di violazione delle procedure o dei criteri di scelta, si applicano, invece, le sanzioni previste per i licenziamenti per giustificato motivo o giusta causa illegittimi (indennizzo da 4 a 24 mensilità).
    Alle norme sui licenziamenti così ridisegnate si devono conformare anche sindacati, partiti e aziende sotto i 15 dipendenti (ma con indennizzi dimezzati). Oltre a ciò, qualora effettuando una nuova assunzione con contratto a tutele crescenti si andrà ad oltrepassare il limite dei 15 dipendenti, il neo-assunto imporrà anche agli altri dipendenti il nuovo regime.
    A scanso di equivoci, il Governo ha, in seguito, espressamente chiarito che le regole sulla gestione dei licenziamenti appena descritte non valgono per i dipendenti pubblici. D’altra parte, fare distinzione tra figli e figliastri è abbastanza consueto nel mercato del lavoro italiano.L’approvazione della Legge di Stabilità 2015 sancisce la possibilità per i datori di lavoro privati di usufruire di uno sgravio contributivo in caso di assunzioni fatte tra il 1° gennaio del 2015 ed il 31 dicembre 2015 con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti (esclusi i contratti di lavoro domestico e di apprendistato). Più precisamente, trattasi di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per i primi 3 anni del rapporto di lavoro con un limite massimo di 8.060 euro annui. Utilizzando tale esenzione triennale, si dovranno versare all’INPS solamente i contributi non a carico del datore di lavoro (trattenuti al lavoratore sul lordo in busta paga), cioè circa il 9 per cento. Per il lavoratore, al fine di rientrare nello sgravio, non è necessario avere alcuno stato di disoccupazione in quanto non è richiesta alcuna anzianità di iscrizione al Centro per l’Impiego, nondimeno è necessario che non abbia avuto un contratto a tempo indeterminato (presso qualsiasi datore di lavoro) nei 6 mesi precedenti la sua assunzione con il nuovo contratto a tutele crescenti.
    Ciò nonostante, vi sono dei limiti determinati dalle risorse disponibili: si è stanziato 1 miliardo di euro a copertura di questo beneficio per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 e di 500 milioni di euro per il 2018. Al settore agricolo, invece, sono stati assegnati 2 milioni di euro per il 2015, 15 milioni di euro per il biennio 2016-2017, 11 milioni di euro per il 2018 e 2 milioni di euro per il 2019. Terminate queste somme, plausibilmente, non dovrebbe essere più accordato l’esonero dal versamento dei contributi.Erogato per 8 mesi nel 2014, viene convalidato anche per il 2015 il bonus di 80 euro al mese per lavoratori dipendenti ed alcune categorie assimilate. Chi di loro guadagna tra gli 8.145 ed i 24 mila euro lordi annui ottiene il beneficio massimo di 960 euro annui, mentre chi oltrepassa i 24 mila euro e sino ai 26 mila euro spetta un bonus decrescente.
    Con la Legge di Stabilità 2015 nasce, inoltre, il bonus bebè. Tale bonus è riservato non solo alle famiglie italiane, ma anche a quelle composte da cittadini appartenenti ad uno Stato membro dell’Unione Europea e da extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno. Incluse anche le famiglie che adotteranno un bambino. L’importo del bonus è di 80 euro mensili per le famiglie con un reddito familiare ISEE non superiore a 25 mila euro, di 160 euro, invece, per le famiglie con reddito ISEE non superiore a 7 mila euro. Queste somme (che non costituiranno reddito imponibile) verranno erogate per 3 anni a patto che ogni nascita, o adozione, abbia luogo tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.Dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, si avrà la possibilità di percepire la quota maturanda del TFR nella busta paga di ogni mese. Le categorie di lavoratori interessati sono: i lavoratori del settore privato con anzianità di servizio di almeno 6 mesi alle dipendenze dello medesimo datore di lavoro, ed i lavoratori che hanno già deciso di riservare il trattamento ai fondi di previdenza integrativa. Oltre ai dipendenti pubblici, restano esclusi, però, i lavoratori domestici, i lavoratori del settore agricolo, ed i dipendenti delle aziende i cui datori di lavoro sono sottoposti a procedure concorsuali e quelli delle aziende dichiarate in crisi. Il TFR in busta paga sarà soggetto a tassazione ordinaria, poiché non più salario differito ma immediato, e non è imponibile ai fini previdenziali. Dall’istante in cui viene effettivamente scelta, l’opzione di recepire l’anticipazione delle quote maturande del TFR in busta paga non è revocabile fino al 30 giugno 2018.
    Per quello che attiene sempre la materia TFR, c’è da notare anche che cresce il prelievo sulla rivalutazione del TFR con l’aliquota dell’imposta sostitutiva che passa dall’11 al 17 per cento.Sui risparmi della gente il governo Renzi ha effettuato una vera e propria Caporetto. Si è iniziato nel 2014 portando la tassazione sulle rendite finanziarie al 26 per cento: da questo provvedimento vengono esclusi, e mantengono in tal modo una tassazione al 12,5 per cento, soltanto i titoli di Stato italiani ed esteri – a condizione che siano di Paesi inclusi nella cosiddetta white list – le obbligazioni di progetto (project bond) – per la parte relativa ai soli interessi maturati su questi strumenti finanziari – ed i proventi dei buoni fruttiferi postali.
    Si è proseguito portando, a decorrere dal 2015, la tassazione sull’aliquota applicata sui rendimenti dei fondi pensione dall’11,5 al 20 per cento (che nel 2014, pur scampando anch’essi alla batosta del prelievo del 26 per cento, avevano comunque già subito un incremento di tassazione dal 11 al 11,5 per cento) e quella sulle casse di previdenza private dal 20 al 26 per cento. A queste due anzidette forme di risparmio verranno, però, riconosciuti crediti d’imposta, rispettivamente del 9 per cento e del 6 per cento, in caso di adesione ad “investimenti nell’economia reale”. Tuttavia, questa parziale compensazione scatterà solo dal 2016 e sarà circoscritta alle sole risorse messe a disposizione (80 milioni di euro annui, per il momento).Nuovo regime dei minimi per chi apre una Partita IVA dal 1° gennaio 2015 come professionisti o come esercenti di attività d’impresa (ditte individuali). Si dovrà pagare un forfettario del 15 per cento e non più del 5. Triplicata, ebbene, l’imposta sostitutiva unica. Tale regime si applica a professionisti che non fatturano più di 15 mila euro l’anno ed a commercianti che non fatturano più di 40 mila euro, i quali hanno sorretto spese per un complessivo non superiore a 5 mila euro lordi per lavoro accessorio e costi generali per beni strumentali non superiori a 20 mila euro per esercizio, al lordo degli ammortamenti, e che abbiano ottenuto redditi nell’attività d’impresa prevalenti rispetto ad altri redditi eventualmente conseguiti da lavoro dipendente e da pensione. Questa prevalenza non è sottoposta ad accertamento se l’insieme dei redditi non oltrepassa i 20 mila euro.Pochi poi se ne sono davvero accorti. Ma questo governo, varando a novembre 2014 la versione definitiva del decreto legislativo che riattiva le Commissioni censuarie, ha posto in essere il primo autentico mattone che porterà alla revisione integrale dei meccanismi di valutazione e conseguentemente di tassazione degli immobili. In futuro, il nuovo valore degli immobili non sarà più quantificato sul numero dei vani, bensì sui metri quadrati. Dato che il peso delle imposte sugli immobili dipende dalle valutazioni catastali, sospettare che questa riforma possa condurre ad un aumento ulteriore dell’imposizione non è affatto calunnioso.Altro si può scrivere sul quasi anno di vita del Governo in carica. Ad esempio, della decisione, al momento, di non fermare gli aumenti relativi alla gestione separata INPS, della legge-delega n. 67 del 28 aprile 2014 che – in attesa dell’approvazione dei relativi decreti legislativi – prevede la depenalizzazione di una serie di reati contro il possesso, la disponibilità del bene e la proprietà, della concessione ai sindaci di alzare le aliquote massime di TASI ed IMU fino ad un ammontare complessivo dello 0,8 per mille, dell’incremento retroattivo dell’aliquota ordinaria IRAP al 3,9 per cento – rimangiandosi la riduzione al 3,5 – con una maggiorazione sul saldo in scadenza nel prossimo mese di giugno. (Per quanto concerne l’IRAP è, però, doveroso anche osservare due novità positive: dal 2015, il costo del personale assunto a tempo indeterminato sarà deducibile interamente dall’imposta, mentre le partite IVA senza dipendenti godranno di un credito d’imposta pari al 10 per cento dell’imposta liquidata in dichiarazione). Ed altro ancora ci sarebbe.Tuttavia, riteniamo di aver illustrato materiale decisamente sufficiente per passare adesso a formulare un giudizio sull’operato complessivo sin qui svolto dal Governo in questione.Se in Giappone odiernamente esiste l’Abenomics, in Italia ad oggi possiamo affermare che esiste la RenziComics.L’attuale Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha lasciato esplicitamente intendere che grazie all’ultima Legge di Stabilità nel 2015 ci saranno meno tasse, più reddito e più consumi, e, pertanto, più lavoro. Il fulcro della manovra sarebbe rappresentato da un consistente taglio strutturale delle tasse compensato da un taglio strutturale della spesa pubblica. Eppure, secondo uno studio di Unimpresa, il quale ha preso in esame tutti gli interventi e le coperture della Legge di Stabilità, nel solo 2015 al cospetto di minori entrate per 6,4 miliardi di euro scatteranno maggiori imposte per 16,2 miliardi di euro con l’esito di un aggravio netto per 10,3 miliardi. Più verosimilmente, quindi, il 2015 proseguirà la strada percorsa dal 2014, vale a dire “il trionfo della demagogia”.
    Tale strada rischia seriamente di non cambiare neanche negli anni successivi.
    Ricordiamo, infatti, che il ricorso all’imposta tende a produrre una duplice distruzione di ricchezza: induce a far compiere meno sforzi a chi la subisce ed allo stesso tempo induce a far compiere meno sforzi a chi ne beneficia.
    Ricordiamo, infatti, che nella Legge di Stabilità 2015 sono state inserite delle clausole di salvaguardia pronte ad azionarsi automaticamente qualora il 2015 termini senza aver raggiunto precisi obiettivi a difesa della finanza pubblica: previsti, infatti, possibili ulteriori incrementi, in maniera crescente nel corso degli anni a partire dal 1° gennaio 2016, sull’IVA (dal 10 al 12 per cento nel 2016, al 13 per cento nel 2017, e dal 22 al 24 per cento nel 2016, al 25 per cento nel 2017, ed al 25,5 per cento nel 2018), ed a decorrere dal 1° gennaio 2018 sulle accise dei carburanti (in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l’anno 2018 e ciascuno degli anni successivi).
    Ricordiamo, infatti, che sulla Legge di Stabilità 2015 pende ancora un giudizio della Commissione UE, la quale si pronuncerà il prossimo marzo e potrebbe chiedere all’Italia altre misure correttive sul fronte del contenimento del debito pubblico.In cambio, dunque, di alcune migliorie sul fronte della flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e di un po’ di disparata elemosina, la struttura produttiva dell’economia italiana viene costretta a subire ulteriori distorsioni ed un aumento complessivo della tassazione. In ultimo, il sistema-Paese sarà forzato, prima o poi, a restituire quel po’ di elemosina che gli è stata fatta con in aggiunta interessi non indifferenti.Se accettiamo come vero che la chiave della crescita è nelle mani degli individui-imprenditori che conseguono e diffondono l’innovazione, e che per innovare serve avere intorno un ambiente amichevole, ossia caratterizzato dalla presenza del minor grado possibile di ostruzionismo fiscale e burocratico, dalla tutela dei risparmi e dalla certezza del diritto, il tutto allo scopo di non far abortire l’assunzione di ponderati rischi d’impresa, non possiamo allora certamente affermare che il Governo Renzi si è mosso coerentemente nella giusta direzione.Nei primi giorni del 1945 Adolf Hitler asserì che:
    Sì, noi potremo andare a picco. Ma trascineremo con noi un mondo.
    Matteo Renzi più che probabilmente non ha mai detto o anche solo pensato una cosa del genere. Malgrado ciò, ad ora, il destino verso il quale ha incamminato l’Italia non è poi così dissimile.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #847
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    RENZI, FASSINA AGGHIACCIATO

    lunedì 5 gennaio 2015
    ''Quella norma è agghiacciante. Non voglio credere che sia un elemento del patto del Nazareno, anche perché è evidente che un intervento di questo tipo non sarebbe passato inosservato. Credo invece che sia stato un errore grave''. L'ex viceministro all'Economia della minoranza Pd Stefano Fassina si schiera contro la depenalizzazione dell'evasione fiscale sotto il 3% del patrimonio, convinto che dopo la vicenda della norma salva Berlusconi contenuta nel decreto di Natale del governo sia più complicata anche l'intesa sul nuovo capo dello Stato. ''La disinvoltura con cui il premier ha portato avanti questa vicenda - ha detto Fassina a Repubblica- non crea il clima migliore in vista dell`elezione per il Quirinale. Credo che il nuovo Presidente vada scelto con la più ampia convergenza possibile, Forza Italia compresa. Dopodiché questa situazione complica il quadro''. Personalmente, ''sono colpito e preoccupato''.''L`attenzione mediatica adesso si è concentrata sul leader di Forza Italia ma non è quello - ha denunciato ancora Fassina - l`unico elemento preoccupante della norma. Se si depenalizza la frode fiscale in un Paese che ha il record mondiale di eversione, non va bene. Il governo dovrebbe rimuovere le condizioni che determinano l`evasione di sopravvivenza, colpendo chi evade davvero''.
    il Nord quotidiano

    Su questa penosa faccenda tipicamente itagliana non ho volutamente scritto.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #848
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    LA MERKEL A FIRENZE...

    martedì 6 gennaio 2015
    ''Con la Cancelliera c`è un buon rapporto personale ma le opinioni che abbiamo talvolta sono divergenti. Discutiamo di continuo sui documenti finali e sulle dichiarazioni congiunte. Quando mi ha detto di essere stata a Firenze solo una volta ne ho approfittato per invitarla: la porterò a palazzo Vecchio, ceneremo nella sala dei Gigli o delle Udienze. E poi andremo a vedere gli Uffizi e il Corridoio Vasariano e la mattina dopo saremo all`Accademia, davanti al David di Michelangelo. Dostoevskij diceva che la bellezza avrebbe salvato il mondo, vediamo se salverà anche l`Europa''. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, in una intervista al Quitidiano Nazionale, parlando del vertice italo-tedesco a Firenze del prossimo 22 e 23 gennaio. Intanto, però, nè la Germania nè la Russia e neppure l'Ucraina, per non dire ''dell'amica Francia di Hollande'' hanno invitato l'Italia alla decisiva riunione in corso a Berlino per risolvere la crisi delle regioni ribelli dell'est Ucraina e con questo far finire le sanzioni alla Russia da parte dell'Unione Europea. Renzi, con la sua politica inconcludente e strafottente è riuscito a isolare l'Italia dal contesto europeo nelle azioni decisive, nonostante che le sanzioni alla Russia danneggino per miliardi di euro l'anno proprio l'Italia.
    il Nord quotidiano

    Povero bischero!
    E poveri noi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #849
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    Predefinito Re: Il Pappa Re.

    Dopo la faccenda salva-Berlusconi, che l'ha smascherato, dopo il tweet di oggi sul goal regalato alla Roma, dal quale episodio appare quantomeno che non sia mai stato lui a twittare (per essere pietosi), si è arrivati alla lettera-propaganda di stasera.
    Mi sa che è andato in palla ed ora più si muove e più viene a galla il suo nulla.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #850
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