
Originariamente Scritto da
Vanvitelli
Prendo spunto da una conversazione nella quale è spuntato fuori questo argomento e, per non andare fuori tema e approfondire quella che secondo me è una questione fondamentale, apro questa nuova conversazione, proponendovi questo quesito: quali sono state le reali cause della caduta del Regno, e quali sono le loro ripercussioni sulla nostra situazione attuale?
Secondo la "storiografia ufficiale", peraltro negli anni messa in discussione da più parti, i Borbone avevano instaurato un regime retrogrado e oscurantista, che teneva milioni di persone in uno stato di miseria economica e morale; ma, non potendo le idee essere incatenate, appena il popolo ebbe una possibilità di guadagnare la sospirata libertà, si unì con entusiasmo ai mille coraggiosi guidati dal valoroso generale biondo. Le cause del nostro attuale sottosviluppo starebbero nel fatto che, nonostante siano passati oltre centocinquanta anni, era talmente grave la situazione in cui ci avevano portato le varie dominazioni, una più rapace e crudele dell'altra, che ancora oggi stentiamo a riprenderci.
Secondo la visione "duosiciliana", al contrario, il nostro Regno era il Paradiso in terra: primeggiava in ogni settore, l'industria, le arti e la giustizia erano sviluppate in maniera esemplare, e non c'era nessuno che vivesse in una maniera meno che dignitosa. Le cause nella caduta stanno nel fatto che un tale territorio faceva gola a molti, e rappresentava un temibile concorrente per le potenze imperialiste dell'epoca, che investirono somme ingenti per corrompere alti ufficiali, ministri e perfino parenti stretti del Re, così da conquistarlo con grande facilità. Le cause dell'attuale sottosviluppo sarebbero nella sistematica rapina di ogni nostra risorsa, nella corruzione diffusa dallo Stato piemontese, e dal fatto che quest'ultimo scelse di favorire la criminalità organizzata, così da controllare il territorio limitando le spese e, una volta privatolo di ogni risorsa, sfruttarlo come fonte di manodopera a basso costo e mercato principale per le nascenti industrie del Nord.
Io credo che entrambe queste interpretazioni siano scorrette, squilibrate perché tendenti a sorvolare su responsabilità importanti; questo è particolarmente grave perché, sempre secondo me, i problemi che portarono al dissolvimento di un Regno con oltre sette secoli di storia furono gli stessi che oggi ci impediscono di riacquistare dignità, libertà e prosperità. Problemi che identifico nella corruzione dilagante, nella drammatica difficoltà di mettersi insieme per raggiungere un obiettivo, nel profondo scollamento tra il popolo e la classe dirigente.
Non è possibile che uno Stato possa essere conquistato semplicemente pagando, benché profumatamente (cosa che peraltro non fu) la sua classe dirigente: in ogni paese minimamente decente, anche se vi è corruzione, questa non è tale da indurre addirittura regalare l'intera nazione ad una potenza straniera. Il problema, evidentemente era che, oggi come allora, la classe dirigente non identificava il proprio bene con quello del Paese, il quale, quindi poteva tranquillamente andare in malora.
Non è possibile che, una volta avvenuta l'invasione, a ribellarsi seriamente siano unicamente i cittadini, con mezzi sui quali preferisco sorvolare... Nessun aristocratico, nessun ufficiale dell'Esercito, nessun benestante sentì il dovere di prendere le armi contro gli invasori. Si scrissero bei libri, accorati appelli, furono pronunciati discorsi accorati e idealmente convincenti ma, all'atto pratico, salvo poche eccezioni, la nostra classe dirigente di allora, che sotto Ferdinando prosperava e tramava, è rimasta al suo posto; e quella che oggi continua a tenerci imprigionati nel sottosviluppo e ostaggio della criminalità, è la progenie di quella di allora, altro che piemontesi.
Per questo sono convinto che, se non faremo un approfondimento serio, disincantato e imparziale sulle cause interne che portarono alla caduta, non ne usciremo mai davvero.
Scusatemi per la lunghezza, forse eccessiva, del mio intervento...