
Originariamente Scritto da
donerdarko
Alexander Hamilton definiva la massa la "grande bestia".
Nella società democratica, più la società diventa libera, più la grande bestia diventa pericolosa e più bisogna stare attenti ad ingabbiarla in un modo o nell’altro.
Già Platone, 2500 ani fa ne La Repubblica, scriveva:
Quando, credo, uno stato democratico è alla mercè di cattivi coppieri e troppo s’inebria di schietta libertà, allora, a meno che i suoi governanti non siano assai miti e non concedano grande libertà, li pone in stato d’accusa e li castiga come oligarchici. - Sì, si comporta così, disse. - E coloro, continuai, che obbediscono ai governanti li copre d’improperi, trattandoli da gente contenta di essere schiava e buona a nulla, mentre loda e onora privatamente e pubblicamente i governanti che sono simili ai governati e i governati che sono simili ai governanti. Non è inevitabile che in uno stato siffatto il principio di libertà si allarghi a tutto? - Come no? - E così, mio caro, dissi, vi nasce l’anarchia e si insinua nelle dimore private e si estende fino alle bestie. - Come possiamo dire una cosa simile ?, chiese. - Per esempio, risposi, nel senso che il padre si abitua a rendersi simile al figlio e a temere i figlioli, e il figlio simile al padre e a non sentire né rispetto né timore dei genitori, per poter essere libero; e che il meticcio si parifica al cittadino e il cittadino al meticcio, e così dicasi per lo straniero. - Sì, avviene così, rispose. - A questo si aggiungono, ripresi, altre bagattelle, come queste: in un simile ambiente, il maestro teme e adula gli scolari, e gli scolari s’infischiano dei maestri e così pure dei pedagoghi. In genere i giovani si pongono alla pari degli anziani e li emulano nei discorsi e nelle opere, mentre i vecchi accondiscendono ai giovani e si fanno giocosi e faceti, imitandoli, per non passare da spiacevoli e dispotici. - Senza dubbio, disse. - Però, mio caro, feci io, l’estremo della libertà cui la massa può giungere in un simile stato si ha quando uomini e donne comperati sono liberi tanto quanto gli acquirenti. E quasi ci siamo scordati di dire quanto grandi siano la parificazione giuridica e la libertà nei rapporti reciproci fra uomini e donne. - Ebbene, fece, con Eschilo non “diremo quel che ora è venuto alle labbra”? - Senza dubbio, risposi, così dico anch’io. Consideriamo le bestie soggette agli uomini: nessuno potrà persuadersi, senza farne esperienza, di quanto siano più libere qui che in un altro stato. Le cagne, per stare al proverbio, sono esattamente come le loro padrone; e ci sono cavalli e asini che, abituati a camminare in piena libertà e solennità, cozzano per le strade contro i passanti, se non si scansano. E dappertutto c’è questa libertà. Ora, ripresi, non pensi quanto l’anima dei cittadini si lasci impressionare dal sommarsi di tutte queste circostanze insieme raccolte, al punto che uno, se gli si prospetta anche la minima schiavitù, si sdegna e non la tollera? E tu sai che finiscono con il trascurare del tutto le leggi scritte o non scritte, per essere assolutamente senza padroni. - Certo che lo so, disse.
Platone, “La repubblica” 561, 562, VIII