Segnalo e riporto un interessante articolo dell'ex candidato alla Casa Bianca che parla di un tema interessante.
Ed elenca molti casi a noi noti.
Di noi nomina Venezia, mai la Padania.
Nomina tanti partiti europee nazionalisti, mai la LN (meno male!).
Evisìdentemente però il problema del nostro Nord non è manco conosciuto (grazie LN!).
Occorre un movimento giusto, o si perde il treno, se passa, pure di Putìn.
Nationalism, Not NATO, Is Our Great Ally by Patrick J. Buchanan -- Antiwar.com
Il nazionalismo è il nostro Grande Alleato, non la NATO
di Pat Buchanan
Con l’annessione incruenta della Crimea operata da Vladimir Putin, il quale lascia intendere che il suo esercito potrebbe anche attraversare la frontiera per proteggere i russi dell’Ucraina orientale, Washington è tutta un fermento di discussioni sull’inviare truppe in Europa orientale.
Noi americani,salvo non si sia perso il bene dell’intelletto, non andremo a combattere con la Russia per un territorio che nessun presidente ha mai considerato di importanza vitale per i nostri interessi
Per certo, anche se Putin dovesse annettere l’Ucraina orientale e quella meridionale fino a Odessa, non farebbe altro che restituire alla Russia ciò che ad essa è appartenuto fin dall’insediamento di George Washington, nel 1789, a quello di George Bush Sr., nel 1989.
Con ciò non voglio affermare che dobbiamo ignorare la condotta della Russia, bensì evidenziare la necessità di valutare cos’è di importanza vitale e cosa non lo è; cosa ci minaccia e cosa no, e qual è il reale deterrente per una supposta rinascita dell’impero sovietico.
Prima di iniziare a rimandare truppe in Europa, come abbiamo fatto 65 anni fa sotto la presidenza di Harry Truman, dovremmo domandarci: è stato realmente l’esercito USA, che non ha mai attraversato l’Elba o che non ha mai combattuto contro l’Armata Rossa, quello che ha fatto cadere l’Impero sovietico e provocato la dissoluzione dell’Unione Sovietica?
No. Quello che ha liberato le nazioni dell’Europa orientale ed abbattuto l’Unione Sovietica è stata la ferma determinazione di questi popoli di voler esser liberi di decidere i propri destini e creare, o ricreare, nazioni basate su una storia, una lingua, una cultura ed un’identità etnica “propri”. Il nazionalismo ha abbattuto l’Impero, e Mikhail Gorbachev ha lasciato che queste nazioni andassero per la propria strada perché la Russia si era esaurita nel mantenere un Impero coercitivo ed anche la Russia voleva far parte del mondo libero.
Sebbene sia possibile che Putin desideri che i Russi di Ucraina e Bielorussia tornino a far parte della Grande Russia, c’è forse qualcuno che pensa che voglia anche rumeni, bulgari, polacchi, ungheresi, cechi o slovacchi di nuovo sotto il Governo di Mosca? Putin sa perfettamente che la sua popolarità, vicina all’80%, è dovuta direttamente al suo esser visto come un nazionalista che intende contrapporsi agli americani ed alla loro pretesa (sciovinistica, n.d.t.) di essere gli architetti del Nuovo Ordine Mondiale. Ed è il nazionalismo, e non una NATO piena di parassiti e profittatori, il più grande alleato dell’America in questo mondo post “Guerra Fredda”.
È stato questo nazionalismo che ha liberato le nazioni prigioniere, che ha fatto a pezzi l’Unione Sovietica, diviso la Cecoslovacchia in due e la Yugoslavia in sette nazioni. È il nazionalismo che spinge i ceceni a tentare di liberarsi da Mosca, gli abitanti di Abkhazia ed Ossetia del Sud a volere la secessione dalla Georgia e quelli della Crimea a dire addio a Kiev. E così: come il nazionalismo ha fatto a pezzi l’impero sovietico e l’URSS, così il nazionalismo ne impedirà il riformarsi.
Seppure Putin invadesse ed annettesse tutta l’Ucraina, non solo la Crimea e la parte orientale in cui i Russi sono la maggioranza, il suo Paese si troverebbe ad affrontare, da parte dell’Ucraina occidentale, la stessa resistenza che la Russia affronta attualmente in Dagestan, Ingushetia e Chechenya. E Putin ne è perfettamente cosciente.
Ma seppur l’Ucraina orientale, nelle elezioni di maggio, dovesse manifestare chiaramente la volontà di separarsi ed unirsi alla Russia, o diventare uno Stato autonomo distinto, perché dovremmo noi automaticamente opporci a ciò? Siamo o non siamo noi stessi i fieri discendenti dei secessionisti del 1776?
Se assistiamo alla spinta della Scozia a separarsi dall’Inghilterra, della Catalogna a separasi dalla Spagna, di Venezia dall’Italia o delle Fiandre dal Belgio, perché la secessione della regione del Donbass dall’Ucraina, se avvenuta per via democratica, dovrebbe costituire un problema per noi?
Il nazionalismo è il nemico naturale degli imperi, e sembra essere in crescita quasi dappertutto. Un’affermazione di nazionalismo cinese, la pretesa della Cina sulle isole che il Giappone occupa da ormai oltre un secolo, ha causato il risveglio del nazionalismo giapponese, dormiente sin dalla Seconda Guerra Mondiale che, a sua volta, ha causato un ritorno di nazionalismo anti-giapponese in Corea.
Attualmente, il più grande avversario della Cina è il nazionalismo asiatico. L’India risente del dominio cinese su territori conquistati in una guerra di mezzo secolo fa e della crescente presenza navale cinese nell’Oceano Indiano. Le pretese cinesi nel Mar della Cina meridionale hanno ravvivato il nazionalismo anti-cinese in Vietnam e nelle Filippine. Nella Cina occidentale, gli Uighur (popolazione altaica dell’Asia Centrale derivante da ceppi turco foni, n.d.t.) stanno ricorrendo alla violenza ed anche al terrorismo per separare lo Xinjiang dalla Cina, nella speranza di trasformarlo nel proprio Turkestan orientale.
Il nazionalismo curdo, alleato della Cina durante Desert Storm, è oggi una minaccia all’unità di Turchia, Siria, Iraq ed Iran. Le elezioni per il Parlamento Europeo vedranno quasi certamente una forte crescita dello UKIP di Nigel Farage in Gran Bretagna, del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, del Partito per la Libertà di Geert Wilders nei Paesi Bassi e degli altri partiti nazionalisti che recentemente sorti in tutta Europa.
In un certo qual modo, questi partiti fanno eco a Putin: essi vogliono i propri Paesi fuori dall’Europa esattamente come lui desidera per l’Ucraina.
Al giorno d’oggi, il secessionismo ed il nazionalismo sono cespiti in crescita; la centralizzazione e la globalizzazione sono già cosa di ieri.
Un nuovo mondo sta sorgendo e mentre, forse, questa notizia non sarà gradita a quelle élite transnazionali che perorano cause quali il cambiamento climatico e si battono per la disuguaglianza economica globale, d’altra parte è molto difficile vedere in ciò una qualsiasi grave minaccia agli interessi reali del popolo americano.




Rispondi Citando
