Pierre-Joseph Proudhon
DEL
PRINCIPIO
FEDERATIVO
Introduzione e traduzione a cura di
Paolo Bonacchi
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Premessa
Prima di cominciare questo libro desidero chiarire due cose: la
prima si riferisce al modo di porsi davanti al problema del cambiamento
dello Stato in senso federale; la seconda riguarda il significato della
parola Federalismo che cercherò subito di definire in estrema sintesi.
In questo modo, poste le condizioni della riflessione e sgombrata la
mente dalle contraddizioni, ciò che è oggetto del libro funzionerà per il
lettore come una bussola e non lascerà scampo a fraintendimenti.
1°) Non si può trovare la soluzione al cambiamento
dello Stato in senso federale usando la stessa logica
che ha creato quello attuale.
2°) Il federalismo è una concezione dell'ordine
politico dello Stato basata sull'Autogoverno e
Partecipazione al governo della gente.
Detto questo, penso, ognuno dovrà armonizzare e rendere coerenti i
suoi pensieri con le due osservazioni e la comprensione e la
condivisione dell'opera di Proudhon sarà più facile per tutti gli spiriti
sinceri.
Ho tradotto dal francese questo libro per far conoscere il Federalismo
nella purezza dei suoi principi secondo il pensiero del più grande dei
federalisti moderni: Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865).
Forse nessuno come lui ha saputo descriverlo in modo tanto efficace e
comprensibile anche per i non addetti ai lavori.
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Forze oscure agiscono contro gli uomini come contro la società. Queste
forze si riassumono nell'ignoranza e nel potere che per dominare
impediscono con la loro azione la crescita delle coscienze.
Molti cittadini, anche colti, si pongono davanti al tema della politica con
grande superficialità e sviluppano una concezione dello Stato altrettanto
arbitraria di quella che dell'universo avevano gli uomini del Medioevo.
Alcuni, poi, si prestano al gioco della politica, più per soddisfare le
proprie ambizioni narcisistiche o per i vantaggi economici che sperano
di ottenere, che per un reale sentimento di servizio nei confronti della
collettività.
Non è facile al tempo d'oggi, per un cittadino comune come per un
politico, avere la pazienza e la buona volontà necessarie per leggere un
libro di politica scritto più di un secolo fa.
Lo scempio che viene quotidianamente perpetrato contro lo spirito della
società da chi detiene il potere delle informazioni, ha allontanato gli
italiani dalla passione della politica e dalla partecipazione alla vita
collettiva.
Tuttavia quelli che si vorranno cimentare nell'impresa di leggere "Del
principio federativo" e si sforzeranno di capire quanto in esso
contenuto, si renderanno conto di quali siano le ragioni ed i principi del
federalismo, di cui molti oggi parlano senza conoscerlo.
La gente in genere crede che per ottenere uno Stato federale sia
sufficiente portare le Istituzioni "un po' più vicine ai cittadini".
Ma non è affatto così, perché la prima condizione del federalismo è che
lo Stato sia un effetto delle loro scelte sui fatti e pertanto deve essere
messo nelle loro mani.
Le Istituzioni poste più vicine ai cittadini, sono una conseguenza del
federalismo, non certamente la sua causa.
La grande difficoltà nell'essere dei veri federalisti consiste nel fatto di
conoscere le sue origini, i suoi principi e le ragioni sulle quali poggia.
Chi si dichiara contrario al federalismo, poi, dovrebbe almeno avere il
pudore di giustificare l'avversione con argomentazioni che dimostrino la
conoscenza di ciò che avversa.
Del resto non si può neppure continuare ad avere la pretesa di cambiare
lo Stato in senso federale, presentando ai cittadini un'immagine assurda,
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falsa, incompleta o di comodo di ciò che esso è, come in genere fanno
moltissimi politici.
La trasformazione dello Stato in senso federale che essi propongono
non è che una truffa, un inganno.
Salvo alcune lodevoli eccezioni nelle loro intenzioni di federalismo non
c'è assolutamente niente.
Sebbene siano sconosciute al grande pubblico, le opere di Proudhon
sono state studiate da sociologi, filosofi ed economisti ed il suo pensiero
è stato condiviso sia da conservatori sia da progressisti, da sindacalisti
riformisti o rivoluzionari, da circoli di estrema destra e da circoli di
estrema sinistra, da liberali e da comunisti ed anche da reazionari.
I più attribuiscono ciò alle contraddizioni del suo pensiero in cui ognuno
può vedere quello che gli torna comodo.
La verità non ha definizioni, non ha partiti né correnti, né indirizzi
particolari.
Per trovarla, è però necessario cercare con attenzione, guardare in
profondità, e non limitarsi a leggere superficialmente o isolatamente
solo le parti che corrispondono al nostro punto di vista.
Forse è per questo che nelle opere di Proudhon destra e di sinistra
possono ritrovare le proprie ragioni ed avere un'idea errata della
frammentarietà e del disordine delle sue analisi.
Leggendo tutte le sue opere e riflettendo sul loro contenuto, è facile
trovare la radice unitaria, e quindi senza contraddizioni, del suo
pensiero.
Alla traduzione del testo non ho aggiunto alcun commento personale,
né ho riportato giudizi o osservazioni di scienziati della politica, o di
filosofi, sociologi ed economisti.
Mi è capitato di conoscere le opere di Proudhon per caso, da semplice
cittadino che ad un certo punto della vita, alcuni anni orsono, ha voluto
occuparsi della politica.
Ho cercato di capire il federalismo al di fuori degli schemi, dei partiti,
delle fazioni, degli indirizzi, e mi sono convinto che ognuno deve farsi
una sua idea personale di cosa esso sia e spero che l'opera che qui
presento tradotta in italiano possa aiutare il lettore a capire su quali
principi inviolabili esso si regga.
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Le note, le classificazioni, gli accostamenti, le divergenze, le esaltazioni
e le condanne, oppure i tagli suggeriti dalla convenienza ideologica di
chi ha voluto interpretare questo autore con spirito di parte, avrebbero
potuto influire negativamente sulla libertà di giudizio del lettore.
Che ognuno giudichi da sé, secondo la propria capacità, esperienza e
spirito di osservazione: penso che questo sia il modo migliore per
apprezzare la sua opera ed entrare in sintonia col federalismo.
Il lavoro, a parte il rigore della traduzione, non ha alcuna pretesa
scientifica.
E' bene lasciare agli scienziati il compito di analizzare ed approfondire
le singole parti dell'opera.
In Del principio federativo Proudhon si rivolgeva direttamente ai suoi
lettori, che erano più che altro semplici operai, artigiani, piccoli
commercianti e imprenditori: gente comune che aveva poca o nessuna
dimestichezza con le scienze sociali.
Mi sono limitato a riproporre il suo pensiero con le sue stesse parole.
Ognuno potrà poi valutare quanto grandi fossero le sue intuizioni
politiche con ciò che l'esperienza di questo secolo ci ha dimostrato.
Via via che il libro scorrerà davanti ai vostri occhi vi renderete conto
delle enormi forze che in ogni tempo agiscono nella società; della natura
e dell'origine del potere; delle sue degenerazioni attraverso i partiti; di
come la debolezza e l'eterna variabilità degli uomini influiscano sulla
politica; ed ancora del perché si formi uno Stato unitario accentrato, che
con le sue infinite leggi permette lo sviluppo e la crescita della
corruzione e dello spreco e come esso generi naturalmente l'elefantiasi
della burocrazia; conoscerete le ragioni per cui il capitale si allea
volentieri con i partiti e come il popolo, in una democrazia, possa finire
col non contare quasi niente; comprenderete le ragioni per le quali le
elezioni, in un regime democratico, possano essere solo una finzione,
una maschera del potere, e perché le leggi dello Stato riflettano non
tanto la volontà del popolo, quanto quella dei gruppi economici che
attraverso i partiti ed i sindacati lo dominano.
Vi sembrerà che il libro sia stato scritto ieri e non quasi un secolo e
mezzo fa.
In poche parole: chi avrà la pazienza di leggere tutto il libro e di
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meditarlo capirà come col federalismo, che Proudhon presenta nella sua
vera natura, ogni società possa progredire tranquillamente nella
sicurezza e nel maggiore benessere, perché ognuno sa che lo Stato,
costruito dal popolo per il popolo, gli è amico e gli rende più libera,
facile, serena, dignitosa e sicura la vita di ogni giorno.
Ancora una cosa chiedo ai lettori: non abbiate pregiudizi su Proudhon,
senza aver letto le sue opere.
Egli ha sempre avuto contro il potere economico, il potere politico ed il
potere della Chiesa; ma il modo in cui essi, nel suo secolo ed in quello
in cui viviamo, abbiano rappresentato un'economia, un potere, ed uno
Spirito al servizio dell'uomo, è storia che tutti conoscono.




