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Re: Focus Libia
Probabilmente sono arrivati tra,il febbraio 2011 quando i"ratti"della Cirenaica,x primi,si sono ribellati contro il legittimo governo di Tripoli e l'ottobre dello stesso anno quando presa Tripoli,ovviamente con il supporto sia della NATO,che quello delle petromonarchie del Golfo(altrimenti col cavolo che ci sarebbero riusciti!)i"ratti"hanno orribilmente linciato il povero Gheddafi.
Però io propendo,x il settembre/ottobre del 2011,ma è solo una mia mera ipotesi,senza dati di precisi,desunta dal fatto,che come ha detto Vostok i fucili in questione sembrano"nuovi di fabbrica"
Senz'altro sono arrivati dal Regno Unito,penso quasi regalati,come ho precisato in un altro mio commento,comunque a mio parere,sembrano nuovi di fabbrica,x il semplice motivo che quando l'UK Army,negli anni '80 ha ricevuto in dotazione il"nuovo"fucile d'assalto SA/80 calibro 5,56x45mm NATO,quasi tutti i battle rifle modello SLR/L1/A1,calibro 7,62x51 NATO sono stati dapprima riarsenalizzati e ricondizionati,poi,dopo sono stati immagazzinati come scorta di dotazione x le emergenze,come del resto si fa anche in Italia ed in quasi tutte le nazioni del mondo x cui ecco perchè sembrano quasi tutti nuovi di fabbrica!
un saluto
Alexfaro
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Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Guy Fawkes
il corriere continua ad incensare macron
quando il gerentofilo riuscirà a cacciare via l eni e il bocchettone che arriva a gela lo pagheremo ai francesi , scriverò una bella lettera a questo "giornale"
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Re: Focus Libia
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Re: Focus Libia
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Re: Focus Libia
Libia, incursioni del ?nuovo? stato islamico a ridosso di Sirte - La Stampa
Lo Stato islamico torna a infestare i territori costieri della Libia spingendosi di nuovo a ridosso di Sirte, un anno dopo la sua cacciata dalla città natale di Muhammar Gheddafi ad opera di Al-Bonyan Al-Masrous. E sono proprio le forze militari di Misurata ad essere state decisive nel respingere un’offensiva delle bandiere nere provenenti dall’entroterra dove hanno trovato riparo dopo la caduta della terza capitale del Califfato avvenuta ad inizio autunno 2016.
Gli jihadisti in fuga hanno però trovato rifugio nelle zone desertiche dell’entroterra, laddove Africom ha effettuato raid mirati, su disposizione del presidente Usa Donald Trump, dopo aver individuato campi di addestramento terroristico. Una ritirata strategica la loro, necessaria da una parte a ricompattarsi e, in alcuni casi, ricongiungersi con altre formazioni, come Al Qaeda nel Maghreb, e dall’altra per mettere a punto nuove azioni terroristiche.
Ad oggi ci sono circa 300 miliziani dell’Isis che si muovono liberamente a sud della valle di Sirte e nelle aree ancora più meridionali. Avrebbero anche stabilito un check Point a Wadi Al-Hamar, 90 km ad est della città portuale, e rapito tre persone, elemento questo che farebbe pensare alla volontà di riorganizzarsi territorialmente con micro-califfati.
L’argomento potrebbe essere stato oggetto di conversazione anche nel riservatissimo incontro tra il ministro degli Interni, Marco Minniti, e il generale Khalifa Haftar avvenuto a metà della settimana scorsa nell’ufficio-fortezza di quest’ultimo presso l’aeroporto di Bengasi. Ad essere travolta dalla furia delle «rigenerate» bandiere nere, del resto, sono stati alcuni militari dell’Esercito libico al comando di Khalifa Haftar, i quali avrebbero chiesto aiuto niente meno che ad Al-Masrous, ovvero ai misuratini nei cui confronti nutrono una rivalità atavica. Nonostante questo, Al-Masrous ha inviato tre pick-up in soccorso riuscendo a respingere l’attacco e levando dai guai i soldati di Dignity Operation, nome dell’offensiva militare di qualche hanno fa inaugurata dall’uomo forte della Cirenaica.
L’episodio tuttavia sottolinea come lo Stato islamico abbia ritrovato vitalità, forse anche grazie all’afflusso di jihadisti in fuga da Mosul, caduta a luglio, e Raqqa ormai stretta d’assedio. E più in generale di tanti terroristi che trovano nelle aree desertiche del Sahel un riparo ideale. Il rischio di un ritorno di fiamma è quindi concreto e pericoloso visto che il principale bastione anti-Isis in quella porzione di Libia, ovvero Al-Bonyan Al-Masrous, lamenta un abbandono da parte del governo di Tripoli. Uno dei comandanti dei veterani di Sirte, Ali Rafideh, ha accusato esplicitamente il presidente Fayez al Sarraj definendolo responsabile della mancanza di sostegno logistico delle truppe e degli stipendi che in alcuni casi non vengono pagati da otto mesi.
La ruggine tra Misurata e Tripoli è datata, dal momento che i primi, ovvero gli artefici della cacciata delle bandiere nere da Sirte costata la vita di centinaia di combattenti, ritengono di non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento e le dovute onorificenze, oltre al mancato sostegno alle famiglie dei caduti.
L’invettiva segue a sua volta quella di Sarraj stesso il quale ha profondamente criticato la non dichiarata missione in Qatar di 15 membri Al-Masrous guidata dal comandante della «war room» misuratina, il generale Bashir Al-Gadi. Missione, dicono, dedicata ala discussione di forniture di desalinizzatori e un ospedale da campo.
Le interferenze del Qatar, tradizionalmente vicino alle formazioni dei Fratelli musulmani (il Satana per Haftar), anche a Tripoli, è vista da alcuni come un’ingerenza intollerabile. E nonostante i tentativi di mediazione del vicepresidente del Consiglio presidenziale, cabina di regia del Governo di accordo nazionale sostenuto dall’Onu, Ahmed Meetg, misuratino di sangue e con legami forti con Al-Masrous, il rischio che i rapporti si incrinino ulteriormente sono elevati.
C’è poi un altro aspetto: il generale Mohammed Ganaidi, capo dell’intelligence militare di Al-Masrous, sostiene che la ritrovata Isis sia sostenuta da forze ufficiali libiche, e in particolare da pezzi dell’esercito haftarino. Gli jihadisti sarebbero stati fotografati a bordo di veicoli militari come quelli che Dignity Operation riceve dagli Emirati arabi uniti. Un video postato su Facebook mostra un convoglio di haftarini guidato da Musa Abu Amood fare caroselli sventolando bandiere nere nell’oasi di Zalla, nella regione di Al-Jufra.
Elementi che complicano un quadro già molto complesso e che vede la partita per la pacificazione della Libia spostata in questi giorni nell’Africa nera. A Brazaville, in Congo, è infatti in corso un summit organizzato dall’Unione africana al quale partecipa Sarraj assieme a Abdul-Rahman Al-Swahili, presidente dell’alto consiglio di Stato di Tripoli, e al quale è stato invitato anche il generale Haftar.
L’Ua si aggiunge alla lista di Paesi e organizzazioni che tentano di «chiudere il colpo» Sarra-Haftar, ovvero di riuscire a portare un accordo tra Ovest ed Est del Paese per avviare un processo di normalizzazione nazionale. Sarà presente anche l’inviato Onu Ghasam Salamè che dovrà poi riferire al segretario generale, Antonio Guterres, in vista dell’appuntamento della 72 ma Assemblea generale di metà settembre, quando Sarraj dovrà rendere conto al mondo dello stato di avanzamento del processo di pace libico.
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Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Ashur
Summit riservato tra Minniti e Haftar «Migranti e confini, 3 ore di colloqui» - Corriere.it
Francamente sapevo che nel frattempo stavano proseguendo sottobanco gli accordi con Haftar, e sarebbero stati degli idioti se non l'avessero fatto. Ora lo ammettono, quindi le cose sono a un punto più avanzato di quanto sembrasse.
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Re: Focus Libia
Libia, Tripoli rafforza l?asse con Mosca su diplomazia e affari - La Stampa
Si rafforzano i rapporti tra Tripoli e Mosca grazie alla decisiva azione di Grozny. Lo dimostra la missione del vicepresidente del consiglio presidenziale libico, Ahmed Maetig, il quale è in questi giorni tra Cecenia e Russia per una serie di consultazioni diplomatico-commerciale ancor prima che politiche. Lo rivelano a La Stampa fonti vicine al governo del Paese maghrebino secondo cui la missione rientra nel nuovo corso del rapporto a tre inaugurato all’inizio dell’estate. E reso possibile grazie al coinvolgimento di un imprenditore italiano, Giovanni Calabrò, che vanta relazioni e affari importanti con Russia e Cecenia.
Maetig, incontra dapprima il Primo ministro ceceno, Ramzan Achmadovič Kadyrov, e in seconda battuta farà tappa al ministero degli Esteri di Mosca dove è previsto un colloquio con il titolare della diplomazia russa Serghiei Lavrov. Un doppio appuntamento per la cui pianificazione è risultata centrale la figura di Lev Dengov ovvero la persona a cui è stata affidata la gestione delle relazioni diplomatiche tra Mosca e Tripoli. Il Cremlino, in passato più vicino alle istanze di Khalifa Haftar, ha deciso di rivedere la propria strategia in Libia in virtù dell’interesse per le opportunità di affari che esso offre e per le quali l’interlocutore principale è senza dubbio il consiglio presidenziale, ovvero il centro nevralgico del Governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Sarraj.
Ecco allora che accanto ai tradizionali canali diplomatici di cui è titolare Sergey Lavrov, Vladimir Putin si è rivolto a Ramzan Achmadovič Kadyrov, primo ministro ceceno, in virtù della comunanza religiosa e culturale tra il suo popolo e la Libia. Kadyrov, figura fedele al capo del Cremlino, ha designato Lev Dengov alla guida della delegazione russa in Libia investendolo del compito di allacciare rapporti sempre più stretti col Gna sostenuto dalle Nazioni Unite. «La Russia è interessata a giocare un ruolo di primo piano in Libia sul lato del business», spiegano fonti vicine a Tripoli secondo cui gli occhi di Mosca si sono posati sulle attività energetiche, petrolifere e di gas naturale, ma anche minerarie concentrate nel sud del Paese. «In questo senso c’è un forte interesse a stabilire rapporti sempre più stretti con Misurata e Tripoli», ed è in questa direzione che opera Dengov. Il tutto con il tacito assenso dell’amministrazione Trump che non si oppone a un ruolo russo negli affari del Paese maghrebino, purché il Cremlino abbandoni le ambizioni militari in Cirenaica, a partire dalla base navale.
E’ appunto su questi argomenti che si concentra la missione di Maetig tra Mosca e Grozny. Ben inteso, negli interessi di Putin c’è anche quello di svolgere un ruolo nella stabilizzazione del Paese, ma su questo aspetto il presidente insegue un altro progetto, «quello di creare una partnership forte con l’Italia nella gestione dei rapporti libici, sapendo quanto l’Italia è ben voluta e quanto conosce il territorio». E per far questo appare ancora un volta di aiuto Calabrò, titolare di Calfin International, holding del comparto energetico e finanziario dai fatturati importanti, con ottime credenziali, e con un ottimo rapporto col presidente turco Recep Tayyip Erdogan, la cui influenza su alcune componenti della società civile libica è nota.
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Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Ashur
chissà come saranno contenti i sauditi visto l amore reciproco con kadirov
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Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
vostok
chissà come saranno contenti i sauditi visto l amore reciproco con kadirov
In medio oriente avere il piede in MOLTE scarpe è al tempo stesso necessità e una forma d'arte.
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Re: Focus Libia