Visualizzazione Stampabile
-
Re: Focus Libia
Libia: chi ha vinto la battaglia di Sabratha? ? Analisi Difesa
I media italiani se ne sono occupati poco negli ultimi giorni ma la battaglia sviluppatasi per due settimane a Sabratha, nella Tripolitania Occidentale, potrebbe avere riflessi rilevanti per l’influenza italiana in Libia e il piano per il controllo dei flussi migratori illegali.
Due milizie, la Ghorfat Amaliyet (Sala Operativa per la lotta all’Isis) nata per cacciare l’Isis dalla città l’anno scorso e la Brigata Wadi, hanno annunciato il 6 ottobre di aver assunto il pieno controllo della città dopo oltre due settimane di intensi scontri con la Brigata 48. Lo riferisce il sito Libya’s Observer. Gli scontri erano iniziati il 17 settembre e sono costati la vita ad almeno una quarantina di persone più oltre 300 feriti, anche se una ong locale ha contato 93 morti.
La Sala Operativa ha annunciato che “i gruppi terroristici” sono stati sconfitti e che l’immigrazione illegale è ora finita. Nella dichiarazione la milizia anti-Isis elogia il Consiglio presidenziale guidato da Fayez al-Sarraj per il suo sostegno alla loro guerra contro il terrorismo.
Sebbene vari media come Libya Herald associno questa milizia al generale Khalifa Haftar, osservatori di vicende libiche mettono in dubbio questo legame che sarebbe sottolineato a fini propagandistici.
Libya’s Observer, in genere critico nei confronti del generale, descrive la Brigata Wadi come un gruppo che è controllato da seguaci della setta salafita Madkhali e che “ha stretto alleanza con l’Operazione Dignità di Khalifa Haftar”.
“Non è chiara la relazione tra la “Sala operativa” di Sabratha e l’esercito di Haftar” ha sottolineato Mattia Toaldo, “Il generale ha ovviamente interesse ad ascriverseli per poter dimostrare una sua espansione in Tripolitania”, ha aggiunto l’analista dello European Council on Foreign Relations”, (Ecfr) di Londra. “Anche Dabbashi, le cui simpatie islamiste sono note, ha interesse a definire i suoi oppositori come alleati del nemico Haftar.
Ma la Sala Operativa ha dimostrato sinora indipendenza, pur essendo formata da un mix tra ufficiali del vecchio esercito sopravvissuto alla caduta di Gheddafi, gruppi armati locali e un gruppo salafita”, ha ricordato Toaldo all’ANSA.
“Dovremo vedere nei prossimi giorni se desidererà mostrare fedeltà ad Haftar, cosa che potrebbe attrargli gli attacchi delle milizie di quella che fu Alba Libica, situate nelle cittadine circostanti e molto ostili al generale dell’est”, ha concluso l’analista.
Al-Sarraj, in qualità di “Comandante supremo” delle forze armate e capo del “Consiglio presidenziale del governo di intesa nazionale”, si è detto profondamente soddisfatto circa gli sviluppi positivi nella città di Sabratha e ha espresso il proprio totale apprezzamento per la “Sala operativa” anti-Isis. La milizia, viene aggiunto, “è stata all’altezza delle proprie responsabilità e ha potuto, in coordinamento con gli apparati di sicurezza e militari dello Stato, ristabilire la sicurezza nella città e nelle sue vicinanze”.
Eppure la Brigata 48 che fa capo al clan dei Dabbashi, ex trafficanti di migranti convertitisi, era stata “ufficializzata” dallo stesso al-Sarraj come una delle milizie che dipendono dal ministero della Difesa e sembra curasse anche la sicurezza del terminal dell’ENI a Melitha (ora rimpiazzata a quanto pare dagli uomini della Sala Operativa)
Ahmed Dabbashi sembrava avesse ricevuto finanziamenti italiani attraverso il governo di al-Sarraj per fermare i flussi di migranti illegali), circostanza smentita dal governo italiano e dallo stesso al Sarraj che anche il 6 ottobre in un’intervista al quotidiano francese Le Monde ha detto che non esiste alcun presunto accordo segreto tra l’Italia ei trafficanti per fermare gli sbarchi.
“C’è un accordo con l’Italia per aiutare le municipalità libiche del nord e del sud a sviluppare l’economia e creare occupazione. Ma non c’è un accordo del tipo di cui parlate, vale a dire sostenere un gruppo armato” ha risposto al-Sarraj a una domanda su un ipotetico patto segreto tra il governo italiano e una milizia di trafficanti a Sabratha. Era stato proprio Le Monde lo scorso 14 settembre a riportare le accuse di un’intesa dell’Italia con i libici per bloccar ei flussi di migranti.
L’ombra di Parigi
Del resto dopo l’accordo italo-libico che ha frenato i flussi migratori da Sabratha fonti saudite hanno registrato la presenza di inviati dei servizi d’intelligence francese e britannico nella regione con compiti di raccolta informazioni e forse anche qualcosa di più.
Secondo una “fonte militare qualificata” sentita dal sito libico Akhbar Libya 24 la milizia della Sala Operativa anti Isis è riuscita a cacciare la Brigata 48 di Ahmed Dabbashi da Sabratha grazie al “prezioso aiuto fornito dagli esperti militari francesi giunti in città.
Tre esperti militari francesi (forze speciali –ndr) sono arrivati a Sabratha la settimana scorsa da Bamako (Malì) per partecipare alle riunioni tecniche con i comandanti della Sala Operativa guidata dal generale Omar Abdel Jalil.
In particolare, ha detto la fonte, che “gli esperti francesi hanno dato un apporto fondamentale per mettere in campo la strategia che ha permesso ai soldati libici di eliminare i cecchini” che non consentivano loro di avvicinarsi ai territori occupati da Dabbashi.
Inizialmente, dai contatti avviati tra le forze francesi e quelle libiche “dovevano essere sei i rinforzi dal Mali ma tre sono stati trattenuti per un intervento d’emergenza tra Niger e Mali”. In ogni caso, “l’apporto francese è stato fondamentale per l’avanzamento dell’esercito libico e la cacciata delle milizie”.
La presenza francese potrebbe confermare i rapporti tra la Sala Operativa e l’esercito di Haftar e soprattutto con le milizie di Zintan, sponsorizzate da Parigi fin dai tempi della guerra contro Gheddafi del 2011 e braccio operativo dell’LNA di Haftar nella Tripolitania Occidentale.
Una conferma di come, al di là degli appezzamenti espressi da Parigi per le intese tra Roma e Tripoli, i francesi cerchino di sottrarre all’influenza italiana la regione in cui si trova anche il terminal ENI del gasdotto Greenstream.
Occorrerà quindi vedere quale sia realmente il peso della Francia e del generale Haftar sulle forze che controllano la città e se davvero cesseranno i flussi migratori verso l’Italia da Sabratha dove sono stati trovati 7mila migranti nascosti in vari edifici in attesa di essere imbarcati in questi giorni per l’Italia.
Il capo dell’ufficio per la lotta all’immigrazione clandestina, Bassam Al Gharabli, ha fatto sapere che le milizie dei fratelli Dabbashi avevano raggruppato i migranti “in alcuni edifici in attesa di farli partire”, ha spiegato in una nota. “Continueremo con le operazioni di trasferimento nei nostri centri ma è necessario il sostegno da parte del Governo e della comunità’ internazionale perchè noi non abbiamo i mezzi per gestire numeri così importanti”.
La ripresa degli sbarchi
Intanto le migrazioni illegali verso l’Italia prendono nuove rotte dirette dalla Tunisia alla Sicilia e dall’Algeria alla Sardegna, con imbarcazioni che giungono direttamente sulle ciste sfuggendo ai controlli e trasportando migranti economici ma anche potenziali terroristi e criminali.
Si tratta dei cosiddetti “sbarchi fantasma” che preoccupano le autorità italiane, timorose di trovarsi di nuovo di fronte a uno scenario di immigrazione di massa dalla Tunisia come quello post-rivoluzione del 2011, quando in migliaia sbarcarono a Lampedusa col rischio che nei flussi possano nascondersi anche molti delinquenti e jihadisti.
Nel solo mese di settembre, secondo il portavoce della Guardia nazionale, Khalipha Chibani, sono stati 554 gli arresti di migranti, fermati in mare o prima di imbarcarsi, dalle forze dell’ordine tunisine: il triplo rispetto al mese di agosto.
Il picco si è manifestato nell’ultima settimana di settembre, complici le buone condizioni meteorologiche. In aumento ovviamente anche il numero dei tentativi sventati di emigrazione verso le coste italiane, 17 solo nella settimana dal 24 al 30 settembre scorso, con l’arresto di 332 persone da parte delle autorità tunisine.
Le partenze dalla Tunisia si differenziano rispetto a quelle dalla Libia per l’utilizzo di imbarcazioni da pesca e perché soprattutto i migranti tunisini sono molto spesso “migranti economici” anche se non si può dimenticare che la Tunisia ha offerto all’Isis il numeri maggiore di arriva il maggior numero di foreign fighters.
Nel 2017 Per i primi sei mesi del 2017 (escluso gennaio) il numero di sbarchi in Italia è stato superiore rispetto all’anno precedente. Già il 2016 con 181.436 arrivi era stato un anno da record per gli arrivi via mare e alcune proiezioni ipotizzavano 200 mila o addirittura 250 mila arrivi per quest’anno. Al 30 giugno 2017 il Viminale registrava infatti 83.360 sbarchi contro i 70.222 dello stesso periodo del 2016: il 18,71% in più.
Gli accordi con le diverse autorità libiche hanno portato negli ultimi tre mesi a una consistente riduzione del flusso migratorio. A luglio gli sbarchi sono stati meno della metà rispetto allo stesso mese del 2016: 11.459 contro 23.552. Ad agosto la riduzione è stata ancor più evidente: 3.914 gli sbarchi nel 2017 contro i 21.294 del 2016. A settembre di quest’anno gli sbarchi sono stati 6.083, contro i 16.975 dell’anno scorso.
Da settembre 2017 gli sbarchi sono aumentati rispetto al mese precedente, ma si conferma la tendenza a una forte riduzione dei numeri rispetto agli stessi mesi del 2016. Con 106.118 migranti sbarcati tra il 1 gennaio e il 4 ottobre 2017, quest’anno si registra un calo complessivo del -20,68% rispetto allo stesso periodo del 2016 (quando erano arrivati 133.785 migranti).
-
Re: Focus Libia
Monito della Russia a Trump: "Se non rispetta accordo con l'Iran non sarà credibile nella trattativa con Kim" - Repubblica.it
Sulla Libia è stato il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano a dare una patente di credibilità alla linea russa, che fino ad ieri era guardata con sospetto da Roma: "Il mio giudizio sul ruolo della Russia in Libia è positivo", ha detto Alfano, "ricordo il suo sforzo per coinvolgere la parte Est" della Libia, per favorire "la volontà di accordo e sostenere l'inviato Onu Ghassam Salamè.
Sulla Libia c'è un'altra indiscrezione interessante che arriva da Med: negli incontri che la delegazione egiziana ha avuto con gli italiani emerge l'idea che gli egiziani abbiano ridimensionato le loro aspettative sul ruolo del generale Haftar nel Paese. Per il Cairo "Haftar è parte del gioco, ma non arriverà a Tripoli, non ha la forza per andare avanti da solo a conquistare tutto il Paese". Una freddezza su Haftar che sta crescendo anche nella diplomazia russa, con Lavrov che ha trasmesso anche agli italiani l'idea che il generale della Cirenaica non ha le capacità né di marciare su Tripoli ma neppure di negoziare con i suoi avversari e trasformarsi fino in fondo in un leader politico.
-
Re: Focus Libia
Haftar a Roma da Pinotti e Alfano: ?Il mio ruolo cruciale nella difesa del popolo libico? - La Stampa
L’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, ha incontrato oggi a Roma i ministri degli Esteri Alfano e della Difesa Pinotti. Nelle stesse ore, a qualche migliaio di chilometri di distanza, a Mosca, Mohamed Siala, il ministro degli Esteri del governo libico di Tripoli, quello riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale, era a colloquio con l’omologo russo Sergej Lavrov. A una manciata di giorni dalla scadenza degli accordi di Skhirat con cui si decise la creazione di un governo di accordo nazionale, siglati il 17 dicembre 2015 e che oggi qualcuno vorrebbe mettere in discussione, vanno in onda incontri e grandi manovre delle fazioni in lotta, protagoniste in Libia del tribolato e lunghissimo processo di pacificazione.
In Russia, riporta l’agenzia Nova, Siala e Lavrov pianificano l’inizio di una discussione su una “soluzione intra-libica” che preveda proprio una modifica degli accordi con un patto tra il capo del governo riconosciuto Al Sarraj e Haftar. Intanto il generale, in visita nella capitale, secondo fonti della Farnesina sottolinea il ruolo dell’esercito, e quindi il suo, nella difesa del popolo libico e contro la minaccia terroristica, attribuendosi anche una funzione importante di guida per la sua gente.
Un tentativo di promuovere se stesso e il suo ruolo, dopo che per molto tempo l’Italia, pur insistendo perché non si prescindesse da lui in una soluzione libica, non aveva mai promosso incontri ufficiali dei ministri. Una posizione inevitabilmente cambiata dopo che, la scorsa estate, il presidente francese Macron ha ricevuto all’Eliseo entrambi i leader delle due anime principali in Libia, Al Sarraj e Haftar. Nel corso dell’incontro alla Farnesina, il generale ha anche rassicurato gli interlocutori sul sostegno all’inviato Onu Ghassan Salamé. “Le sue negoziazioni sono sostenute da tutta la comunità internazionale”, assicura il ministro Alfano. Insieme, hanno parlato anche di elezioni: concordi nell’idea che si tratti d’un processo imprescindibile, “l’unica questione aperta resta la velocità”
http://www.lastampa.it/rf/image_lowr...aStampa.it.jpg
-
Re: Focus Libia
-
Re: Focus Libia
altro capolavoro di al sarraj che ormai non controlla manco il giardino di casa sua
-
Re: Focus Libia
Libia, sindaco di Misurata sequestrato e ucciso con numerosi colpi di arma da fuoco - Corriere.it
Il fatto che l'abbiano abbandonato davanti all'ospedale mi fa pensare che non fosse l'esito previsto.
Ancora più interessante è che a quanto pare il defunto sindaco era favorevole ad accordi con Haftar.
-
Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Guy Fawkes
Il fatto che l'abbiano abbandonato davanti all'ospedale mi fa pensare che non fosse l'esito previsto.
veramente mi sembra la prassi mediorientale quella di esporre i cadaveri sulla pubblica via
Arrestato un libanese per la morte della diplomatica inglese violentata e strangolata - La Stampa
-
Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Guy Fawkes
Evidentemente un accordo è l'ultima cosa che molti non sperano accada in Libia
Le accuse politiche che gli islamisti facevano al sindaco erano quelle di aver garantito il sostegno della città al Governo di accordo nazionale e al Consiglio di Presidenza di Tripoli, e soprattutto di aver sempre cercato un dialogo con le forze dell’est, della Cirenaica, guidate dal generale Khalifa Haftar.
C'è però chi punta il dito altrove. "Hanno cercato di rimuoverlo per mesi, ma ucciderlo non è il loro stile”, ha detto all’Herald una fonte locale, puntando l'indice su nostalgici del colonnello Gheddafi o del generale Haftar. "E non escluderei - ha aggiunto - l'Isis. Tutti e tre trarranno beneficio dalla morte di Eshtewi”.
-
Re: Focus Libia
Citazione:
Originariamente Scritto da
Lawrence d'Arabia
Evidentemente un accordo è l'ultima cosa che molti non sperano accada in Libia
Le accuse politiche che gli islamisti facevano al sindaco erano quelle di aver garantito il sostegno della città al Governo di accordo nazionale e al Consiglio di Presidenza di Tripoli, e soprattutto di aver sempre cercato un dialogo con le forze dell’est, della Cirenaica, guidate dal generale Khalifa Haftar.
C'è però chi punta il dito altrove. "Hanno cercato di rimuoverlo per mesi, ma ucciderlo non è il loro stile”, ha detto all’Herald una fonte locale, puntando l'indice su nostalgici del colonnello Gheddafi o del generale Haftar. "E non escluderei - ha aggiunto - l'Isis. Tutti e tre trarranno beneficio dalla morte di Eshtewi”.
e ti pareva che fra poco diranno che haftar è in combutta con l isis
-
Re: Focus Libia
"una fonte locale"
bravu mafiosetti