Un appello per gli apolidi, i 600mila “fantasmi” che si aggirano per l'Europa.
di Giovanni Maria Bellu
In Italia il loro numero non è ben chiaro: le statistiche ufficiali parlano di meno di un migliaio di persone, ma le associazioni che seguono il fenomeno stimano cifre anche notevolmente più alte. Del resto è connaturata alla condizione di apolide la difficoltà all'individuazione e al censimento. E', infatti, considerata apolide “una persona che nessuno Stato considera come suo cittadino nell'applicazione della sua legislazione”.
Non è una bella condizione. Tanto che nel diritto romano l'essere ridotti all'apolidia era una sanzione. Si chiamava aquae et igni interdictio, cioè interdizione dall'uso dell'acqua e del fuoco, quelli che noi oggi chiamiamo 'beni primari'. Per stare in tempi più recenti, anche il regime fascista adottò - per gli esuli politici - la sanzione della perdita della cittadinanza . Ed è questa il motivo per cui nella nostra Costituzione, all'articolo 22, si stabilisce il divieto di ogni perdita di cittadinanza per motivi politici.
Essere non-cittadini significa non poter esercitare i diritti minimi, come quello alla salute Significa dover vivere come fantasmi. Per evitarlo, una convenzione delle Nazioni Unite approvata a New York nel 1954 stabilì che gli apolidi vanno trattati, per i diritti fondamentali, come gli altri cittadini dello Stato in cui si trovano. Ma benché nei suoi sessant'anni di vita sia stata adottata dai principali Paesi del mondo (dall'Italia il 1° febbraio del 1962), la sua effettiva applicazione è lontana.
Per questa ragione, più di 50 organizzazioni che fanno parte dell'European network on stalelesses (Rete europea per l'apolidia) hanno lanciato una petizione on line rivolta ai leader europei per chiedere che tutti gli Stati membri dell'Unione ratifichino, entro quest'anno, la Convenzione del 1954 e che quanti non hanno ancora una procedura di riconoscimento dell'apolidia la introducano entro il 2016. Il prossimo 14 ottobre la petizione sarà consegnata ai destinatari.
In Italia, gli 840 apolidi censiti sono per la maggior i rom provenienti dagli Stati disgregati della ex Jugoslavia. Benché siamo tra i Paesi più virtuosi in materia (abbiamo infatti già soddisfatto entrambe le richieste contenute nell'appello ai leader europei) incontrano parecchie difficoltà. Non solo perché la procedura per il riconoscimento è comunque complessa (e carente per alcuni aspetti: manca uno status provvisorio di apolidia per i richiedenti asilo, per esempio), ma soprattutto perché spesso la documentazione originaria è andata perduta e non è possibile ricostruirla.
Ci sono diversi modi per diventare apolide. Ed è capitato anche a personaggi molto illustr:, da Albert Einstein a Vladimir Nabokov. Di solito succede quando uno Stato si dissolve e ne nasce un altro, magari con diversi confini. O quando si rinunzia alla cittadinanza o la si perde per ragioni politiche. Ma si può anche nascere apolidi. E' il caso, per esempio, dei figli di apolidi nei Paesi in cui non vige lo ius soli.
Secondo il rapporto “In the sun” (finanziato da Open Society Fundation), nel mondo gli apolidi sono 12 milioni e in Europa sono 600mila, per buona parte concentrati nei paesi baltici. In particolare in Estonia dove due anni fa il presidente della Repubblica Toomas Endrik Ilves parlò serenamente dell'esistenza nel suo Paese di cittadini senza cittadinanza, i membri della minoranza russofona.
Dal punto di vista formale la Ue, come l'Italia, è abbastanza avanti nel riconoscimento dell'apolidia. Solo Estonia, Cipro, Malta e Polonia non hanno ratificato la Convenzione del 1954. “Negli ultimi due anni, anche grazie all'impegno della società civile – danno atto i promotori dell'appello – si è favorevolmente virato verso un maggiore riconoscimento della necessità di misure concertate per affrontare la questione dell'apolidia” . E “questa ratifica, quasi globale, da parte degli Stati dell’Ue indica chiaramente l’esistenza di un importante regime di protezione a livello regionale nei confronti dell’apolidia”.
Ma la ratifica della Convenzione non è che il primo passo. Per la stessa ragione per cui una legge, in assenza di un regolamento e di una copertura finanziaria, resta lettera morta. Infatti, sottolineano ancora i promotori, “se si guarda più nel dettaglio, la difficile realtà è che solo pochissimi Stati europei hanno attivato una procedura utile per il riconoscimento dello status di apolide per applicare nella pratica gli obblighi internazionali”. “Questo aspetto – aggiungono - non può che mettere in discussione qualunque tentativo di ergere l’Europa a modello esemplare per il resto del mondo. La ratifica delle Convenzioni non rappresenta che un primo, essenziale, passo che deve essere comunque seguito dall’introduzione di procedure di determinazione dello status, cruciali per aiutare e proteggere gli apolidi”.
29 maggio 2014
Un appello per gli apolidi, i 600mila ?fantasmi? che si aggirano per l'Europa. | tiscali.notizie




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