La coperta corta
Il decreto governativo sulla Pubblica Amministrazione mostra chiaramente cosa il Governo intenda per riforme: migliorare le cose senza cambiare nulla. I veri cambiamenti sono quelli rivoluzionari, cioè strutturali. Dovrebbe essere a tutti evidente che l’Italia attuale soffre perché qualitativamente non è all’altezza dei Paesi che corrono di più. Invece si cercano compromessi, mantenendo di fatto tutto più o meno come prima. Si abbassa (forse) la disoccupazione e si aumenta la precarietà, si danno 80 euro e poi si aumenta la mobilità, con costi di spostamento mensili decisamente superiori. In questo gioco delle tre carte forse alla fine si vincerà qualcosa, ma resterà altissima la percentuale di quelli che sopravviveranno, stoltamente illusi di poter prima o poi far parte di coloro che vivono alla grande.
Continua cioè la politica “americana”: negli USA il 40% della popolazione ha servizi pessimi: paga mutui salatissimi per mantenere la casa (e si ammazza di lavoro), deve mandare i figli a scuole pubbliche che promettono ben poco per il futuro, deve sperare di non avere grandi problemi di salute ecc. Questo nel Paese più ricco del mondo. Figuriamoci in Italia dove la classe politica non ha ancora capito che il modello da seguire non è quello americano, ma quello dei Paesi dove la distribuzione del reddito è migliore (Paesi scandinavi e Germania).
Un esempio: riformare la scuola non significa trovare nuovi soldi da dare al settore, ma riformare radicalmente i programmi scolastici (per chi ha letto una nota precedente più tecnologia e lingue straniere, più materie scientifiche e meno latino, greco, storia medievale ecc.). Questo in Italia temo non accadrà.
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