"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
La lotta di classe
La lotta di classe è un eventuale mero strumento di trasformazione della società in vista di una società senza classi. la lotta di classe è praticabile quando la classe rappresenta una forza di coesione comunitaria capace di superare l'alienazione del modo di produzione capitalistico, in quanto comunità di intenti cosciente.Essa non può assurgere a feticcio teleologico in sé, laddove il contesto capitalistico abbia frantumato, come accade nel centro capitalistico nei tempi odierni, ogni residuo comunitario della classe lavoratrice o proletaria.
L'equazione tra sfruttato-lavoratore e potenziale rivoluzionario deve essere respinta come artificio positivistico confusionario e falso. La lotta contro il capitalismo oggi risiede innanzitutto nel rifiuto cosciente e comunitario dell'alienazione sociale. Questo non significa affatto negare il carattere classista, oggi più di ieri, del modo di produzione capitalistico e della società che esso genera: significa solo rifiutare ogni concezione univocamente deterministica relativa al soggetto rivoluzionario capace di mettere in discussione l'ordine vigente. La ricerca ossessiva del soggetto rivoluzionario metafisico, che sia la classe proletaria internazionale o l'unità dei popoli oppressi del mondo, è un operazione autoreferenziale che rischia di confondere i mezzi (la lotta ed il soggetto sociale ad essa realisticamente più adatto) con i fini ( il comunismo come prospettiva comunitaria per tutti). In un’epoca di globalizzazione il soggetto rivoluzionario non va più ricercato nella classe in sé ma nella comunità insorgente in quanto, il concetto di classe come elemento potenzialmente rivoluzionario capace di essere forza ed espressione viva di un passaggio inter-modale di superamento del capitalismo, si riferiva a un capitalismo otto-novecentesco che vedeva la contrapposizione tra borghesia e proletariato. Oggi la borghesia può essere rappresentata da un ceto medio sempre più in difficoltà e privo di riferimenti concettuali di appartenenza; allo stesso modo il proletariato si potrebbe individuare in varie forme di lavoro sfruttato privo di aderenze di appartenenza.
Oggi, più che ieri, esistono classi, caste e gerarchie ma solo come funzioni e non come appartenenze concettuali. Questo vuol dire che un lavoratore sfruttato e flessibile può avere un senso di appartenenza diverso da quello che il suo stato economico lo obbliga a vivere. Il sentirsi e comportarsi in modo diverso da quello che la condizione economica gli impone è l’insufficienza del concetto di classe in epoca globalizzante, mentre attiene al concetto di comunità insorgente supplire e definire i contorni e le possibilità di questo senso di appartenenza perduto.
E' evidente che un dibattito sul soggetto potenzialmente rivoluzionario non può essere eluso se si vuole pensare ad un concreto referente sociale dotato di una forza effettiva e realistica. Ma perché ciò abbia un senso e non porti a scivolare in inutili sociologismi identitari, è necessario liberarsi da ogni concezione deterministica. I diversi soggetti sociali che possono costituire una forza devono essere ricercati alla luce delle varie contraddizioni sistemiche precedentemente descritte. Se la società della merce colpisce l'uomo a diversi livelli della propria sensibilità, è a partire dall'intreccio virtuoso di tali livelli che è possibile, vincendo l'economicismo, dare luogo ad un opposizione efficace e radicata al capitalismo.




Rispondi Citando
