La sinistra, la destra e i conservatori
Due anni di vita forumistica
di Florian
Quando ho iniziato a partecipare ai forum di politica, vale a dire due anni fa, mi consideravo senza infingimenti “di destra”. Non fascista, che mai lo sono stato, ma un uomo d’ordine, fedele alle istituzioni nazionali e occidentali, contrario ad ogni velleità rivoluzionaria. Tuttavia questa mia destra, a cui sentivo di appartenere, era più teorica che reale, non avente come punto di riferimento un partito o un’ideologia. Mi sono sempre detto un conservatore, ovvero uno che vuole conservare le buone e antiche tradizioni e perseguire la libertà nel solco delle legge e nel rispetto dei vincoli comunitari. Ma niente di tutto ciò mi sembrava esistere in Italia e anche nel forum dove avevo trovato ospitalità dovevo faticare non poco a difendere la mia idea di destra conservatrice da una ben diversa consapevolezza di ciò che la destra e al limite persino il conservatorismo dovessero per gli altri essere e significare.
Nel cercare di mediare fra le mie idee e quelle, maggioritarie, dei miei interlocutori ho dovuto sempre ondeggiare, nella speranza di riportare gli estremi ad una posizione più moderata e di compromesso. Questo mio proposito si è scontrato alla fine con un netto rifiuto da parte delle posizioni massimaliste di condividere obiettivi realistici e di buon senso.
Ho potuto notare, oltretutto, come la differenza tra il mio essere conservatore e l’atteggiamento delle destre più radicali – cattolico-integraliste, libertarie, leghiste e finanche razziste – non si limitasse meramente alla scelta politico-partitica, ma fosse più profondo, quasi “antropologico”. Una scoperta, questa, che a poco a poco, ha finito con lo scardinare lo schema usuale e manicheo che vuole opposti specularmente destra e sinistra, conservatori e progressisti. Alla fine, se proprio dovessi adottare uno schema di questo tipo, alla luce della mia esperienza personale, parlerei di un’opposizione tra moderati e radicali, intendendo questa opposizione trasversale alle tradizionali categorie.
Essendo conservatore ho sempre considerato il mio orizzonte legalitario e se vogliamo perfino convenzionale, in luogo di chi si nutre fondamentalmente di intendimenti rivoluzionari e perciò intrinsecamente anticonformisti e spesso violenti. In uno scontro ideale tra buonisti e cattivisti, perciò, mi sono sempre identificato coi primi, per quanto nel nostro paese vi sia una strana percezione: ovvero che la moderazione, la continuità e la positività siano da identificarsi con il centrosinistra e di contro la sovversione, la discontinuità e la negatività siano proprie del populismo berlusconiano e della destra radicale.
Non essendo un fan di Berlusconi e guardando criticamente al movimentismo populista mi sono trovato così nella scomoda posizione di chi deve difendere una determinata forma mentis estranea agli ambienti in cui è costretto ad operare e impossibilitato ad onorare una tradizione in un paese che delle tradizioni si è sempre fatto beffa. Per questi motivi il mio essere conservatore in un’Italia in cui persino i liberali di destra ritengono candidamente che non vi sia nulla da conservare è stato considerato un atteggiamento puramente intellettuale, slegato dall’attualità, persino snobistico nel suo volgere le spalle agli elementi più caratteristici della storia italiana.
Per fare un esempio calzante dello iato esistente tra il mio conservatorismo moderato (o liberale) e gli altri ambienti più propriamente di destra potrei citare due figure che rappresentano grosso modo due filoni di pensiero non solo diversi, ma addirittura opposti, a quello del sottoscritto: D’Annunzio e Pio XII.
D’Annunzio è il sempiterno eroe della destra libertaria, una destra che nel secolo scorso è stata prima nazionalista, poi fascista di sinistra, poi rautiano-missina, poi neodestra per scindersi infine, in un’ala razzista e un’ala libertaria, ancora incerta se scegliere Juenger o Gianfranco Fini. In ogni caso tale destra è, per definizione, anticonservatrice e rivoluzionaria. Una destra tanto per dire, se per destra si intende legge e ordine, classicismo, consuetudine e regolarità. Questa destra dannunziana è al contrario bohemien, dunque decadente, antiborghese, anticlericale e irregolare per definizione.
Pio XII, al contrario, è il nume tutelare dei controrivoluzionari, che oggi si dividono tra i “falchi” berlusconiani e la Lega di Bossi. Costoro, pur essendo su posizioni diametralmente opposte per molti versi a quelle dei destro-libertari, concordano con essi sull’opposizione alla modernità occidentale, preferendo piuttosto cavalcare una visione postmoderna che recuperi almeno parte di un’eredità pre-moderna, che i conservatori liberali pragmaticamente si sono lasciati alle spalle. Alcuni di essi si intendono "conservatori", ma l'unica cosa che intendono conservare è la Tradizione cattolica.
Se per i dannunziani i conservatori conservano troppo, per i controrivoluzionari invece troppo poco. I primi sono dandies contemporanei avvezzi ad ogni tipo di esperienza dissoluta, i secondi al contrario un baluardo di immacolata purezza. I primi scelgono i cocktails e la “bellavita”, i secondi il rosario e la messa tridentina. Cosicché per i primi il conservatore è una sorta di grande fratello clericale, per i secondi al contrario un licenzioso libertino.
Ovviamente il sottoscritto, preso tra i due fuochi, non si riconosce in nessuna delle due affermazioni, considerandole egualmente forzate. Da conservatore ho sempre portato rispetto al Papa e alla chiesa cattolica, così come una certa pruderie borghese mi ha sempre tenuto lontano da stili di vita come si suol dire “alternativi”. Ma questa via di mezzo né troppo liberal, né troppo clerical si è rivelata mio malgrado sul forum estremamente minoritaria.
Ecco dunque che, in mezzo a questa forbice “fondamentalista”, il sottoscritto ha scoperto non senza sorprendersi di ciò, di avere talvolta maggiore consonanza con elementi moderati del fronte opposto, per quanto la presenza fortemente divisiva di Berlusconi e parallelamente una perdurante tradizione leninista all’interno della sinistra, identificatesi oggi nel giornale-partito de la Repubblica, non facciano che rinsaldare due blocchi di elettorato che hanno molte più differenze al loro interno di quanto solitamente si vuole ammettere (e l’attuale “terzismo” di Fini o Casini lo sta a dimostrare).
Non so, a questo punto, se sia davvero il caso, come mi ha fatto notare qualcuno, di slegare definitivamente il “mio” conservatorismo dalla destra per collocarlo al centro dell’arena politica. Però è sicuramente vero che fin quando la nostra destra sarà succube dei massimalisti un conservatore come me troverà difficilmente sbocco nella direzione che teoricamente sarebbe per lui più opportuna.




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