
Originariamente Scritto da
Hynkel
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La grande fuga
Circa 30.000 giovani l’anno se ne vanno all’estero, il segno più evidente del malessere del Paese.
Il vero problema del lavoro giovanile non è solo l’assenza di opportunità, ma anche una società che non è per nulla meritocratica.
Da noi ormai si esalta come eroe un giovane tifoso che ha avuto l’unico merito di farsi ammazzare in un posto dove una persona tranquilla non ci sarebbe mai stata.
Molti giovani che restano partecipano alle lotteria dei talent show, sperando in un colpo di fortuna, avendo ben chiaro che, da un lato, loro di capacità socialmente utili ne hanno ben poche e dall’altro che, se le avessero, non servirebbero.
Altro punto che ammazza la meritocrazia è l’attitudine italiana (di derivazione chiaramente cattolica, “onora il padre e la madre”) di dare comunque la preferenza a chi giovane non è. Se è vero che 50-enni licenziati non trovano più lavoro, è anche vero che moltissimi over 50 (o over 40) sono ormai dinosauri da rottamare (tecnologicamente a zero, con l’efficienza di un bradipo ecc.), ma per i giovani si continua a prospettare precariato e gavetta.
Insomma, in Italia, parafrasando quello che Antoine cantava a Sanremo oltre 40 anni fa, “se sei bravo ti tirano le pietre”.