da Manifesto Filosofico del Comunismo Comunitario
di prossima pubblicazione
"Il Politicamente Corretto è una forma ingentilita ed ipocrita di questo occidentalismo, una forma soft che ritiene sia più spendibile nello spazio della globalizzazione di quanto sia la forma hard. E tuttavia non bisogna farsi illusioni: la forma hard dell’occidentalismo neoconservatore e islamofobo (l’islamofobia è la successione diretta dei vecchi antifascismo e anticomunismo) si differenzia tatticamente dalla forma soft del politicamente corretto, ma si tratta di una differenziazione puramente tattica che non riguarda la finalità strategica, e cioè l’affermazione dell’occidentalismo nel mondo. In terzo luogo, per finire, c’è la posizione che vorrei riuscire a sostenere credibilmente non solo in questo capitolo, ma nell’intero saggio, e che definirò come compresenza contraddittoria della consapevolezza di essere interni, da un lato, ad una forma critica di occidentalismo, e di voler mantenere, dall’altro lato, una prospettiva filosofica ed un orizzonte politico di universalismo. E’ questo e solo questo, ovviamente, il comunitarismo che mi interessa. Se dico che mi interessa (al singolare) e non che ci interessa (al plurale), non è certo per solipsismo, individualismo o disprezzo verso gli altri. Al contrario. Dico mi, e non ci, perché non sono affatto sicuro che quanto io penso sia patrimonio anche di altri. Per più di quaranta anni mi sono non solo dichiarato ma anche pensato interiormente come “comunista”, dando per scontato che tutti gli altri che si dichiaravano tali avessero in mente le stesse cose che avevo in mente io. La realtà concreta mi ha disingannato. Coloro che ritenevo miei “compagni” hanno accolto con gioia oscena e malcelata il crollo del comunismo storico novecentesco, hanno sostenuto il colpo di stato giudiziario extraparlamentare kafkianamente battezzato “mani pulite”, hanno bombardato la Jugoslavia sulla base di un genocidio inesistente confezionato a tavolino, e soprattutto hanno aderito ad un profilo culturale dissolutivo ed ultraindividualistico di cui parlerò più avanti. Per questa ragione dico mi, e non ci. Il mi è una relativa sicurezza. Il ci una speranza razionale, non ancora una sicurezza".




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