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  1. #11
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    7 agosto 2014: San Gaetano da Thiene, confessore

    San Gaetano nacque nel 1480 a Vicenza, da famiglia illustre e pia. Ad esempio di Gesù adolescente, Gaetano mentre cresceva nello spirito, faceva pure gran profitto nello studio. Studiò prima diritto a Padova, poi, da chierico, fu chiamato a Roma da Papa Giulio II che lo volle al suo servizio come segretario particolare prima e pronotario apostolico poi. A contatto con la Curia Romana concepì propositi di riforma del costume e, con Pietro Carafa (poi Papa Paolo IV), introdusse in Roma la Compagnia del Divino Amore.
    Nel 1524, sempre con la collaborazione del Carafa, fondò una Congregazione di chierici regolari, la prima del genere, che si disse dei Teatini, dal nome latino di Chieti, Teate, di cui il Carafa era Vescovo: il suo Istituto tendeva alla carità spirituale e corporale e fu principio della grandiosa riforma cattolica del XVI secolo.
    San Gaetano creò numerose case a Napoli e Venezia, incrementando ogni possibile opera di beneficenza, avvicinandosi alle piaghe materiali e morali dei sofferenti, dedicandosi assiduamente all’apostolato tra i poveri e i diseredati; per sollevarne la miseria, istituì i Monti di pietà, aprì ospizi per i vecchi e fondò ospedali. San Gaetano morì a Napoli nel 1547 e fu canonizzato da Clemente X nel 1671.

  2. #12
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    7 agosto 2014: San Donato d'Arezzo, vescovo e martire

    Nato a Nicomedia, studia da chierico a Roma. Suo compagno di formazione è Giuliano, ma mentre questi diventa suddiacono della Chiesa di Roma, Donato rimane semplice lettore. Tuttavia divenuto imperatore, Giuliano (l'Apostata) promulga una violenta persecuzione contro la Chiesa. Donato fugge ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano a cui si affianca nell'apostolato, penitenza e preghiera; con lui opera tra il popolo prodigi e conversioni. La sua «passio» racconta di miracoli eclatanti: fra i tanti, durante la celebrazione di una Messa, al momento della Comunione, entra nel tempio un gruppo di pagani che mandano in frantumi il calice. Donato, dopo intensa preghiera, raccoglie i frammenti e li riunisce, ma manca un pezzo del fondo del calice. Il vescovo continua a servire il vino senza che esso cada dal fondo mancante; fra lo stupore generale ben 79 pagani si convertono. Un mese dopo Donato è arrestato e, sotto la persecuzione di Giuliano l'Apostata, viene decapitato ad Arezzo il 7 agosto. (Avvenire)

  3. #13
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    8 agosto 2014: Ss. Ciriaco, Largo, Smaragdo e compagni martiri

    Diacono, ordinato da papa Marcello, operò numerose guarigioni e esorcismi, probabilmente guarì anche la figlia dell'imperatore Diocleziano. L'imperatore Massimiano lo fece decapitare sulla via Salaria insieme ai compagni Crescenziano, Memmai, Largo, Smaragdo e Giuliana, con i quali viene ricordato.

  4. #14
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    9 agosto 2014
    San Giovanni Maria Vianney confessore

    Nacque a Dardilly, presso Lione nel 1786. Fin da piccolo ama la solitudine ed è timorato di Dio, ma a Parigi a causa della rivoluzione non si può pregare, così i suoi genitori lo portano ad ascoltare Messa in un granaio fuori città. La pena per i preti sorpresi a celebrare Messa è la ghigliottina. Ciò nonostante il desiderio di Giovanni Maria è quello di diventare prete. A diciasette anni riesce per la prima volta ad andare a scuola, dove con l'aiuto di un prete amico che crede nella sua vocazione, prova a seguire gli studi, ma con scarsi risultati. Le difficoltà divengono insormontabili quando si tratta di affrontare, in seminario, gli studi di filosofia e di teologia. A Grenoble, nel 1815, a ventinove anni, viene finalmente ordinato. Fu parroco di Ars nella diocesi di Belley, per circa quarantadue anni e il suo ascendente è ancora vivo nella parrocchia che ha santificato con il suo apostolato. Là fece rifiorire mirabilmente con l’efficace predicazione, con la mortificazione, la preghiera, la carità. Numerose furono le anime che si rivolsero al santo sacerdote, il quale giunse a trascorrere ore e ore in confessionale. Fu ammirabile nella devozione a Maria, al rosario, all’eucaristia. Estenuato dalle fatiche, macerato dai digiuni e dalle penitenze, nel 1859 terminò i suoi giorni nel bacio del Signore. Prima ancora che Pio XI lo iscrivesse nell’albo dei santi e lo proclamò patrono del clero, Ars era diventata meta di pellegrinaggi.

    Dal "Catechismo" di san Giovanni Maria Vianney sacerdote

    Fate bene attenzione, miei figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov'è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell'uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell'uomo sulla terra. La preghiera nient'altro è che l'unione con Dio Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l'anima sono come due pezzi di cera fusi insieme che nessuno può più separare. Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! E' una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Figlioli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nel l'anima e fa che tutto sia dolce. Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell'uomo che non si avverte più la su lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso percorrere lunghi tratti di strada; allora pregava il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo. Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente `nella preghiera come un pesce ne l'onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. Non c'è divisione alcuna nel loro cuore.

  5. #15
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    9 AGOSTO 2014: VIGILIA DI SAN LORENZO, DIACONO E MARTIRE

    Un protettore di Roma.

    Nel sermone che sarà letto domani al Mattutino, san Leone esclama: "Godiamo, o diletti fratelli, d'un gaudio tutto spirituale; e della beatissima fine di quest'uomo, gloriamoci nel Signore che è mirabile nei suoi santi. In essi egli ci dà un aiuto e un esempio. Ed ha fatto risplendere a tal punto la sua gloria nel mondo intero che, dal sorgere del sole fino al suo tramonto, Roma è stata resa tanto celebre da san Lorenzo quanto Gerusalemme da santo Stefano".

    Questo bel periodo, richiamandoci alla memoria la festa dell'Invenzione del Protomartire celebrata otto giorni fa, ci spiega insieme perché Roma ha spesso unito il ricordo dei due diaconi martiri nella sua liturgia e nei suoi monumenti. Il magnifico mosaico della basilica di san Lorenzo fuori le Mura [1], dove sarà solennemente celebrata la Messa di domani, ci rappresenta i due diaconi ai lati di Cristo: san Lorenzo tiene in mano il testo del Salmo 111 che la Chiesa gli applica nell'Introito e nel Graduale della Vigilia: "Dispersit, dedit pauperibus" - "A piene mani ha elargito ai poveri". Questo testo ci ricorda la liberalità e la carità dell'arcidiacono Lorenzo, amministratore dei beni temporali della Chiesa di Roma.

    Ma Roma aveva ancora altri motivi di riconoscenza verso il grande martire di cui noi "anticipiamo la festa" (Colletta della Vigilia). La tradizione vuole che Roma si sia definitivamente rivolta verso Cristo a partire dal giorno glorioso in cui, prima di spirare, san Lorenzo pregò per essa. L'Offertorio della Vigilia fa eco alla sublime preghiera che il poeta Prudenzio pone sulle labbra del beato martire e che noi ripeteremo in questo giorno: "O Cristo, Verbo unico, splendore, virtù del Padre, creatore della terra e del cielo, tu la cui mano elevò queste mura. Tu che hai posto lo scettro di Roma al vertice delle cose: tu volesti che il mondo si sottomettesse alla toga, per radunare sotto uniche leggi le genti divise per costumi, usanze, lingua, ingegno e sacrifici. Ecco che tutto il genere umano si è raccolto sotto l'impero di Remo; dissensi e discordie si fondono nella sua unità: ricordati del tuo fine, che fu quello di stringere in uno stesso legame sotto l'impero del tuo nome l'immenso universo. O Cristo, per i tuoi Romani, fa' cristiana la città chiamata da te a ricondurre le altre alla sacra unità. Tutti i suoi membri in tutti i luoghi si uniscono nella tua fede; l'universo domato si fa docile: possa diventarlo anche il suo regale capo! Manda Gabriele, il tuo arcangelo, a guarire l'accecamento dei figli di Iulo, e che essi conoscano quale è il vero Dio. Io vedo venire un principe, un imperatore servo di Dio! Egli non sopporterà più che Roma sia schiava; chiuderà i templi, e li sigillerà con eterne catene".

    [1] Distrutto insieme con parte della basilica nel bombardamento del 19 luglio 1943 (N.d.T.).

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 956-957

  6. #16
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    9 agosto 2014

    Romano, santo, martire di Roma, decapitato il 9 agosto del 258 fuori di Porta Salaria fu seppellito da Giustino in una cripta dell’Agro Verano, dove gli fu dedicata una basilica. Sue reliquie a S. Lorenzo f.l.m., sono ricordate già nel XIII secolo e alla fine del secolo scorso qui si venerava anche la testa.
    M.R.: 9 agosto - A Roma san Romano, soldato e Martire, il quale, convertitosi per la confessione del beato Lorenzo, lo pregò di battezzarlo, e, subito presentato al Giudice e percosso con bastoni, alla fine fu decapitato.

    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

  7. #17
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    10 agosto 2014: MEMORIA DELLA DOMENICA NONA
    DOPO LA PENTECOSTE

    I guai di Gerusalemme.

    La deplorazione dei guai di Gerusalemme forma in Occidente l'argomento del Vangelo del giorno e ha dato da lungo tempo il suo nome, presso i Latini, alla nona Domenica dopo la Pentecoste.

    È facile trovare ancor oggi, nella Liturgia, le tracce della preoccupazione della Chiesa nascente riguardo alla prossima realizzazione delle profezie contro la città ingrata che fu oggetto delle prime predilezioni del Signore. Il termine stabilito dalla misericordia alla giustizia divina giunge alfine. Gesù Cristo, parlando della distruzione di Sion e del tempio, aveva predetto che la generazione che ascoltava le sue parole non sarebbe passata prima che si fosse compiuto quanto egli annunciava (Lc 21,32). Circa quarant'anni lasciati a Giuda per allontanare l'ira del cielo non hanno fatto che consolidare nel suo ostinato rinnegamento la razza deicida. Come un torrente a lungo trattenuto che infrange le sue dighe, la vendetta si precipita sull'antico Israele; l'anno 70 vede eseguire la sentenza che egli stesso ha pronunziata, quando esclamava mostrando ai Gentili (Mt 20,19) il suo re e il suo Dio: Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli! (ivi 27,25).

    MESSA

    Israele era diventato il nemico della Chiesa; Dio, come aveva annunciato (Dt 28,15-68) lo castiga e ne disperde i resti. La Chiesa coglie l'occasione dall'esecuzione dei giudizi del Signore, per professare l'umile fiducia che pone nell'aiuto del suo Sposo.

    EPISTOLA (1Cor 10,6-13). - Fratelli: Non desideriamo cose cattive come essi fecero; né diveniate idolatri, come alcuni di loro, conforme sta scritto: Si adagiò il popolo per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi; né fornichiamo come alcuni di essi fecero e ne caddero morti in un sol giorno ventitremila; né tentiamo Cristo, come lo tentarono alcuni di loro, che furono uccisi dai serpenti; né mormoriate, come alcuni di essi mormorarono, e furono distrutti dallo sterminatore. Or tutte queste cose accaddero loro in figura, e sono state scritte a nostro avvertimento, per noi che siamo venuti alla fine dei secoli. Quindi chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Non vi hanno assaliti che tentazioni umane: or Dio è fedele e non permetterà che voi siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione darà anche il modo di trame profitto, donandovi la forza di poterla sopportare.

    Una lezione profetica.

    "Tutti gli Ebrei - dice san Paolo - sono stati gratificati delle attenzioni di Dio. Nulla è mancato loro. Tuttavia, la benevolenza del Signore si è definitivamente allontanata da essi. Questo, perché l'amore di Dio ci crea una responsabilità davanti a lui e i suoi benefici non recano profitto se non a coloro che, ricevutili nell'umiltà, li fanno fruttificare con la completa fedeltà della vita. Sicché, nessuno dica che tutto ciò è solo storia antica e non riguarda che gli Ebrei. No, nella persona del popolo ebraico noi riceviamo una lezione profetica: ci si avverte di distoglierci dalle terrene cupidigie che l'hanno condotto alla perdizione, come potrebbero condurvi anche noi... Il popolo ebraico ha fatto, e spesso a sue spese, esperienze che dovevano servire al mondo intero. Tutti gli eventi della sua storia sono accaduti, sono stati scritti e sono giunti fino a noi come una lezione di cose destinata nella mente di Dio a illuminare noi che siamo gli ultimi venuti nel corso dei secoli, noi che apparteniamo alla alleanza nuova, ultima, eterna.

    Vediamo in questo modo come si possa venir meno, anche dopo aver raccolto i benefici di Dio. Sicché, lungi da noi la presunzione e ogni ingannevole sicurezza. Possono sopraggiungere prove più dure di quelle sopportate finora e che Dio ha proporzionato alla nostra debolezza. Non già che il Signore, il quale è fedele, permetta mai che la prova superi assolutamente le nostre forze: con la tentazione che aumenta, Dio da la forza soprannaturale richiesta per resistere; ma non dobbiamo mai far assegnamento su di noi, e questa maggiore forza ci verrà soltanto da lui" [1].

    VANGELO (Lc 19,41-47). - In quel tempo; Gesù, come fu vicino alla città, al vederla, pianse su di lei, e disse: O se conoscessi anche tu, e proprio in questo giorno, quel che giova alla tua pace! Ora invece è celato agli occhi tuoi. Che verranno per te i giorni nei quali i nemici ti stringeranno con trincee, ti chiuderanno e ti stringeranno da ogni parte, e distruggeranno te e i tuoi figli che sono in te, e non lasceranno in te pietra sovra pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata. Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare coloro che vi vendevano e vi compravano, dicendo loro: Sta scritto: La mia casa è casa di preghiera; ma voi ne avete atta uria spelonca di ladri. Ed ogni giorno insegnava nel tempio.

    Le lacrime di Gesù.

    Il passo che abbiamo ora letto nel santo Vangelo si riferisce al giorno dell'entrata trionfale del Salvatore a Gerusalemme. Questo trionfo, che Dio Padre faceva provare al suo Cristo prima dei giorni della sua passione, non era, purtroppo - lo si vede presto il riconoscimento dell'Uomo-Dio da parte della sinagoga. Né la dolcezza di quel re che veniva alla figlia di Sion a cavallo di un'asina (Zc 9,9) né la sua severità misericordiosa contro i profanatori del Tempio, né i suoi ultimi insegnamenti nella casa del Padre suo dovevano aprire quegli occhi ostinatamente chiusi alla luce della salvezza e della pace. I pianti stessi del Figlio dell'Uomo non potevano dunque arrestare la vendetta divina: è pur necessario che alfine la giustizia abbia il suo corso.

    È opportuno che contempliamo per un istante le lacrime di Gesù. "Il Signore fermò lo sguardo sulla grande città, sulla mole del Tempio, e una tristezza infinita gli invase l'anima... Pianse sulla sua patria: furono veri singhiozzi; e le parole che pronunciò hanno, infatti, un accento quasi rotto, in cui si tradisce la violenza dell'emozione. Non dimentichiamo mai quanto il Signore appartenesse alla nostra umanità. Amava Gerusalemme come ebreo, come Figlio dell'Uomo, come Figlio di Dio. Gerusalemme era il cuore d'Israele e di tutto il mondo religioso, la città che Dio s'era scelta. Sarebbe potuta divenire la capitale del regno messianico destinato ad abbracciare tutte le genti. Nel passato non le erano mancati gli avvertimenti e i castighi salutari, e da tre anni il Signore stesso le aveva prodigato così abbondantemente la sua luce! Fin sul Calvario e oltre, mediante il ministero degli Apostoli, egli doveva tendere le braccia al suo popolo. Ma tutto sarebbe stato vano. Sarebbe stato pur necessario che intervenisse alfine la giustizia. E possiamo leggere presso lo Storico Giuseppe (V e VI libro della Guerra Giudaica), con quale rigorosa esattezza si è realizzata la profezia del Salvatore riguardo al castigo di Gerusalemme che rimane la più impressionante lezione della storia" [2].

    PREGHIAMO

    O Signore, nella tua grande misericordia, ascolta le nostre preghiere e, affinché tu possa esaudire le nostre domande, fa' che chiediamo ciò che ti è gradito.

    [1] Dom Delatte, Epitres de saint Paul, I, p. 337.

    [2] Dom Delatte, Evangile de N. S. J. C., II, p.74



    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 460-463

  8. #18
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    10 AGOSTO 2014: SAN LORENZO, DIACONO E MARTIRE
    (Doppio di II Classe con Ottava semplice)

    La gloria di san Lorenzo.

    La Chiesa romana, dice sant'Agostino, ci raccomanda questo giorno, veramente trionfale, in cui san Lorenzo schiacciò il mondo fremebondo. Roma intera è testimone di quella gloriosa e immensa moltitudine di virtù, varia come i fiori, di cui è cinta la corona di Lorenzo.

    "Come voi già sapete, egli apparteneva, in questa chiesa, all'ordine dei diaconi. È là che egli amministrò il sangue prezioso di Cristo, è là che versò il proprio sangue per il nome di Cristo. Amò Cristo nella sua vita e lo imitò con la sua morte" (Discorso 304, n. 1).

    Il santo Dottore ha riassunto in queste brevi parole l'essenziale della vita di san Lorenzo. A Roma, lui stesso aveva assistito per parecchie volte all'anniversario del santo Martire, celebrato sempre con splendore (Discorso 303, n. 1). Infatti, come i santi Apostoli, san Lorenzo aveva il privilegio di una Vigilia solenne, in ricordo di quella notte gloriosa in cui subì il martirio.

    Durante l'Alto Medioevo, si celebrava, il 10 agosto, una messa sulla tomba e un'altra più solenne, nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, costruita da Costantino. In detta basilica figurava già una iscrizione che può essere considerata come la più antica testimonianza storica su san Lorenzo:

    Sferze, ugne, fiamme, tormenti, catene,
    Solo la fede di Lorenzo ha potuto vincerle.
    Damaso supplicante colma questi altari di doni
    Ammirando i meriti del glorioso martire [1].

    Malgrado la sua brevità, questa iscrizione acquista un interesse particolare data la sua antichità: fu redatta da san Damaso un secolo circa dopo la morte di san Lorenzo. Ben presto una leggenda circondò questa morte straordinaria: sant'Ambrogio ne cita già alcuni episodi. Quanto a sant'Agostino, è sempre con alcune precauzioni oratorie che riferisce ai suoi fedeli le circostanze della vita o del martirio di san Lorenzo.

    Il Diacono.

    Al tempo di Papa Sisto II (m. 258), san Lorenzo era uno dei sette diaconi romani. A Roma, il numero dei diaconi restò per lungo tempo limitato a sette, uno per ogni regione ecclesiastica. Oltre al ministero dell'altare e dell'assistenza al Papa, i diaconi romani avevano la cura dell'amministrazione dei beni temporali della Chiesa romana. Tale funzione faceva di essi dei personaggi importanti e accadeva sovente che il Papa venisse scelto fra i diaconi, piuttosto che tra i sacerdoti.

    Il Martire.

    Poiché apparteneva alla gerarchia della Chiesa, san Lorenzo cadeva sotto il colpo del rescritto di Valeriano, datato nel 258. Questo atto ordinava l'esecuzione capitale di ogni vescovo, sacerdote o diacono su semplice costatazione della loro identità. San Sisto era stato colpito dalla persecuzione: nel corso di una cerimonia liturgica nel cimitero di Callisto era stato arrestato e decapitato. Più o meno nello stesso tempo erano stati uccisi sei diaconi.

    San Lorenzo restò quindi solo. Ma anche lui non doveva tardare molto per rendere a Cristo la testimonianza del sangue.

    I persecutori in questo caso avevano un motivo d'interesse: san Lorenzo infatti restava il solo depositario dei beni della Chiesa romana. Secondo sant'Ambrogio, fu intimato a san Lorenzo di consegnare i tesori della Chiesa. Dopo tre giorni di indugio, il diacono presentò al giudice, in oro e argento, i poveri soccorsi per le sue cure caritatevoli. E sant'Agostino concludeva: "Le grandi ricchezze dei cristiani sono i bisogni degli indigenti".

    Basterebbe questo episodio per spiegare che san Lorenzo fu torturato tre giorni dopo san Sisto? Egli infatti fu consegnato ai carnefici nella notte dal 9 al 10 agosto. Con "grande ardore spirituale e un fermo coraggio" [2], san Lorenzo subì il terribile supplizio del fuoco. È vero che "il raffinamento della crudeltà consistente nel bruciare il paziente a fuoco lento su una graticola era contrario alla tradizione romana" [3]. Ma non c'è tradizione che tiene quando la passione delle ricchezze ha traviato la coscienza d'un giudice e non si saprebbe, in nome di un principio generale, rigettare un fatto particolarmente spiegabile con le circostanze riportate più in alto. Il supplizio del fuoco fu d'altronde adoperato a Lione nel 177. Noi abbiamo infine, per quanto riguarda san Lorenzo, la testimonianza di san Damaso riportata più sopra. Senza dubbio, si è minimizzata l'importanza di questo epigramma vedendovi "l'enumerazione delle torture classiche". Tuttavia, un'altra iscrizione di san Lorenzo in Damaso, che si voleva scartare perché "impossibile a datare", sarebbe, secondo un archeologo romano contemporaneo, antichissima e con molta probabilità dello stesso Papa Damaso [4].

    È con la fede, dice il testo, che Lorenzo ha sormontato il tormento delle fiamme in mezzo alle quali passa la strada che conduce al cielo.

    Sant'Agostino attribuisce la vittoria di san Lorenzo alla sua eminente carità: "Messo sulla graticola, egli fu bruciato in tutte le membra, fu tormentato dalle pene atrocissime delle fiamme, superando tuttavia tutte le sofferenze del corpo con la forza della carità".

    D'altra parte, il santo Dottore ci lascia intravedere, in termini ammirabili, quelli che dovettero essere gli ultimi istanti del martirio: "La vita del tempo si spegne, ma la vita eterna ne prende il posto. Quale grande dignità e quale sicurezza nel partire gioioso di quaggiù, per raggiungere la gloria in mezzo ai tormenti e alle torture; di chiudere per un istante quegli occhi con i quali vedevamo gli uomini e il mondo e riaprirli subito dopo per vedere Dio... " (Discorso 303, n. 2).

    Preghiera a san Lorenzo.

    "Tre volte felice il Romano che ti onora nel luogo in cui riposano le tue ossa! Egli si prosterna nel tuo santuario; bocconi a terra, l'innaffia di lacrime e vi versa i suoi voti. O san Lorenzo è là che noi andiamo a cercare il ricordo delle tue sofferenze, perché tu hai due palazzi in cui dimori: quello del corpo sulla terra, quello dell'anima nel cielo. Il cielo, ineffabile città che ti fa membro del suo popolo, che, nelle file del suo eterno senato, pone sulla tua fronte la corona civica! Con le tue gemme risplendenti appari come l'uomo che la Roma celeste elesse a perpetuo console! Le tue funzioni, il tuo credito, la tua potenza si rivelano agli entusiasmi dei cittadini romani esauditi nelle suppliche che ti hanno presentato. Qualsiasi richiesta viene ascoltata; tutti pregano in libertà, formulano i loro voti; nessuno riporta con sé il suo dolore.

    Sii sempre pronto a soccorrere i figli della città regina: che essi abbiano un fermo appoggio nel tuo amore di padre; che trovino in te la tenerezza e il latte del seno materno. Ma tra essi, tu l'onore di Cristo, ascolta anche l'umile postulante che confessa la sua miseria e rigetta le sue colpe. Io mi so indegno, lo riconosco, indegno di essere esaudito da Cristo; ma protetti dai Martiri, si può ottenere il rimedio ai propri mali. Ascolta uno che ti supplica: nella tua bontà, sciogli le mie catene, liberami dalla carne e dal mondo!" [5].

    [1] A. Ferrua, Epigrammata damasiana (Città del Vaticano, 1942), p. 167.

    [2] Sacram. Leon., Mense Aug., XXI.

    [3] Anal. Bolland. (1933), p. 50.

    [4] A. Ferrua, Epigrammata damasiana, p. 168. L'apostrofe di san Lorenzo al suo carnefice: "Rivolta e mangia" sembra improntata agli atti dei santi di Dorostorum martirizzati nell'epoca in cui, precisamente, furono redatti gli Atti di san Lorenzo.

    [5] Prudent. ubi supra.

    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 958-961

  9. #19
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    11 agosto 2014

    Tiburzio, santo, martire di Roma, parte del corpo, proveniente dalla chiesa di S. Saba, è conservata all’altare maggiore di S. Apollinare. Il Liber Pontificalis lo vuole, invece, traslato da Gregorio IV, insieme a Gorgonio, all’Oratorio di S. Gregorio Magno in S. Pietro. Tiburzio fu sepolto nel Cimitero dei Ss. Pietro e Marcellino sulla via Labicana ed è ricordato dagli Itinerari del VII secolo. Sulla tomba fu costruito un oratorio (o un’altare nell’oratorio di S. Elena), restaurato dal papa fondatore di S. Apollinare, Adriano I.

    M.R.: 11 agosto - A Roma, tra i due Lauri, il natale di san Tiburzio Martire, il quale, sotto il Giudice Fabiano, nella persecuzione di Diocleziano, poichè, camminando a piedi nudi sopra carboni ardenti, confessava Cristo con maggior costanza, fu fatto condurre fino a tre miglia fuori di Roma ed ivi uccidere con la spada.

    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

  10. #20
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    Predefinito re: 31 agosto 2014: XII domenica dopo Pentecoste - San Raimondo Nonnato

    11 agosto 2014

    Susanna, santa, martire di Roma, i resti sono nell’altare rinascimentale della cripta nella chiesa a lei dedicata. Negli scavi effettuati nella basilica si trovò una lapide del V secolo, oggi andata perduta, nella quale si leggeva: Olim Presbyteri Gabini Filia Felix / Hic Susanna Iacet In Pace Patri Sociata.

    M.R.: 11 agosto - A Roma santa Susanna Vergine, la quale, essendo di nobile stirpe e nipote del beato Pontefice Caio, al tempo di Diocleziano, meritò colla decapitazione la palma del martirio.

 

 
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