Originariamente Scritto da
Tommaso
Ho letto quella discussione, e devo dire che ancora una volta provo una certa delusione circa la tua presa di posizione, e quella di kavalerist.
Certo la posizione di Raymond va criticata, però è intollerabile volerlo fare in base a categorie per lo meno problematiche per chi vuole il comunismo.
La casa conta infatti in quella parte della ricchezza sociale che va senza discussione compresa nel comune in cui si realizza la libertà positiva del partito rivoluzionario. Intraporre tra lo stato attuale e la effettiva libertà la mediazione sia dello Stato (per di più quello borghese! neanche la finzione proletaria!) che del partito formale (del quale non possiamo più ignorare come, separato dal suo contenuto comunistico, è sempre prossimo alla degenerescenza burocratica) non si giustifica in nessun modo.
In quella discussione polemica si possono leggere ogni tipo di stupidaggine solite di quella gente che, abitata dalla paura e quindi legata all'ordine delle cose, non capisce come il malore storico sia il prodotto non della sovversione, ma della difesa di questo mondo - un mondo che è proprietà dell'economia e dunque della classe dominante in questa.
Quindi in questo contesto non mi spiego come non hai trovato di meglio che affrontare Raymond, trovandoti in compagnia di chi difende apertamente il sistema attuale. Il confronto, anche duro e polemico, con Raymond e la corrente libertaria ci sta tutto, però nel contesto della colonizzazione universale e totalitaria della vita da parte della forma-merce passa al secondo piano.
Invece con chi fa valere, contro le occupazioni, che si tratta di gente "che non lavora e non vuole lavorare" - quasi fosse il salariato una condizione di accesso alla cittadinanza nella dignità, e non la forma oggi dominante dello sfruttamento! - non c'è proprio niente da discutere.
Che lo Stato edificato sulla dittatura della merce dovrebbe garantire il minimo vitale lo si capisce, ma è un suo dovere sempre sottoposto a giudizio di chi possiede tante case e tutto lo Stato.
È quindi una garanzia che, in quanto rivoluzionario, non mi interessa: il vecchio mondo non va riformato, e le sue fragili, inaspettate garanzie vanno confutate in pratica e con la pratica, di cui fanno parte indubbiamente le occupazioni.