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Discussione: occupazioni

  1. #1
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito occupazioni

    Ho avuto modo di litigare con quell'ebete di raymond circa il tema dell'occupazione delle case da parte dei senza tetto.

    Cosa ne pensate?

    Le occupazioni a scopo abitativo portate avanti da diverse realtà (sia di sinistra che di destra) sono da lodare?

    Non pensate che sia lo stato a dover garantire un'abitazione a ogni cittadino italiano?

  2. #2
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    Predefinito Re: occupazioni

    La seconda che hai detto, però è vero che lo Stato italiano è assente.
    DUX SUCKS
    Lombardo-veneto vituperio delle genti
    Se non ti rispondo è probabile che sei in ignore list e/o sei troppo beota. STACCE.

  3. #3
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Traiano Visualizza Messaggio
    La seconda che hai detto, però è vero che lo Stato italiano è assente.
    In effetti!

  4. #4
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    H

    Cosa ne pensate?
    A prescindere dalle mie personali motivazioni, di natura assai più esistenziale che teorica, e volendo restare in una dimensione prettamente teoretico-politica, potrei dire che la pratica dell'occupazione a scopo abitativo rimane uno dei pochi mezzi per esperire direttamente brandelli di liberazione quotidiana.
    Se da un lato la separazione programmatica tra il desiderio pressante e il suo soddisfacimento è la diretta conseguenza di un processo culturale nel quale tutte le forze storiche della sinistra hanno giocato un ruolo di primo piano, dall'altro abbiamo assistito al nascere e al consolidarsi di varie componenti critiche che hanno tentato, spesso in seno alla sinistra stessa, di rendere nuovamente vitale quel legame.
    In un momento come quello attuale. in cui la mancanza di incisività di qualsivoglia istanza critica è sotto gli occhi di tutti, il recupero di determinate pratiche, definibili di "resistenza esistenziale", appare come l'unico sentiero percorribile per ottenere scampoli di libertà in un hic et nunc così pervicacemente allontanato anche dallo sguardo degli osservatori più attenti e sensibili.
    L'alternativa, in un simile deserto, è rappresentata soltanto dalla consolazione metafisica, certamente interessante da un punto di vista strettamente ludico, ma certo poco efficacie sul versante delle liberazioni possibili.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  5. #5
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Egomet Visualizza Messaggio
    A prescindere dalle mie personali motivazioni, di natura assai più esistenziale che teorica, e volendo restare in una dimensione prettamente teoretico-politica, potrei dire che la pratica dell'occupazione a scopo abitativo rimane uno dei pochi mezzi per esperire direttamente brandelli di liberazione quotidiana.
    Se da un lato la separazione programmatica tra il desiderio pressante e il suo soddisfacimento è la diretta conseguenza di un processo culturale nel quale tutte le forze storiche della sinistra hanno giocato un ruolo di primo piano, dall'altro abbiamo assistito al nascere e al consolidarsi di varie componenti critiche che hanno tentato, spesso in seno alla sinistra stessa, di rendere nuovamente vitale quel legame.
    In un momento come quello attuale. in cui la mancanza di incisività di qualsivoglia istanza critica è sotto gli occhi di tutti, il recupero di determinate pratiche, definibili di "resistenza esistenziale", appare come l'unico sentiero percorribile per ottenere scampoli di libertà in un hic et nunc così pervicacemente allontanato anche dallo sguardo degli osservatori più attenti e sensibili.
    L'alternativa, in un simile deserto, è rappresentata soltanto dalla consolazione metafisica, certamente interessante da un punto di vista strettamente ludico, ma certo poco efficacie sul versante delle liberazioni possibili.
    Cosa intendi per "resistenza esistenziale"? Io non credo che si possa individualmente, o all'interno di sparuti gruppi, creare un modello di vita alternativo rispetto a quello che ci viene imposto dal sistema capitalistico. Ci vuole un partito strutturato di quadri e di avanguardie. Ci vogliono piazze colme di persone pronte a tutto perché completamente impoverite da questo sistema produttivo. In poche parole: bisogna superare il capitalismo. Non c'è altra soluzione. Vivere al suo interno, anche in oasi felici, non credo sia l'alternativa.

  6. #6
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Ho avuto modo di litigare con quell'ebete di raymond circa il tema dell'occupazione delle case da parte dei senza tetto.

    Cosa ne pensate?

    Le occupazioni a scopo abitativo portate avanti da diverse realtà (sia di sinistra che di destra) sono da lodare?

    Non pensate che sia lo stato a dover garantire un'abitazione a ogni cittadino italiano?
    Come minimo dovrebbe essere così.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  7. #7
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Ho avuto modo di litigare con quell'ebete di raymond circa il tema dell'occupazione delle case da parte dei senza tetto.

    Cosa ne pensate?

    Le occupazioni a scopo abitativo portate avanti da diverse realtà (sia di sinistra che di destra) sono da lodare?

    Non pensate che sia lo stato a dover garantire un'abitazione a ogni cittadino italiano?
    Ho letto quella discussione, e devo dire che ancora una volta provo una certa delusione circa la tua presa di posizione, e quella di kavalerist.
    Certo la posizione di Raymond va criticata, però è intollerabile volerlo fare in base a categorie per lo meno problematiche per chi vuole il comunismo.

    La casa conta infatti in quella parte della ricchezza sociale che va senza discussione compresa nel comune in cui si realizza la libertà positiva del partito rivoluzionario. Intraporre tra lo stato attuale e la effettiva libertà la mediazione sia dello Stato (per di più quello borghese! neanche la finzione proletaria!) che del partito formale (del quale non possiamo più ignorare come, separato dal suo contenuto comunistico, è sempre prossimo alla degenerescenza burocratica) non si giustifica in nessun modo.

    In quella discussione polemica si possono leggere ogni tipo di stupidaggine solite di quella gente che, abitata dalla paura e quindi legata all'ordine delle cose, non capisce come il malore storico sia il prodotto non della sovversione, ma della difesa di questo mondo - un mondo che è proprietà dell'economia e dunque della classe dominante in questa.

    Quindi in questo contesto non mi spiego come non hai trovato di meglio che affrontare Raymond, trovandoti in compagnia di chi difende apertamente il sistema attuale. Il confronto, anche duro e polemico, con Raymond e la corrente libertaria ci sta tutto, però nel contesto della colonizzazione universale e totalitaria della vita da parte della forma-merce passa al secondo piano.

    Invece con chi fa valere, contro le occupazioni, che si tratta di gente "che non lavora e non vuole lavorare" - quasi fosse il salariato una condizione di accesso alla cittadinanza nella dignità, e non la forma oggi dominante dello sfruttamento! - non c'è proprio niente da discutere.
    Che lo Stato edificato sulla dittatura della merce dovrebbe garantire il minimo vitale lo si capisce, ma è un suo dovere sempre sottoposto a giudizio di chi possiede tante case e tutto lo Stato.
    È quindi una garanzia che, in quanto rivoluzionario, non mi interessa: il vecchio mondo non va riformato, e le sue fragili, inaspettate garanzie vanno confutate in pratica e con la pratica, di cui fanno parte indubbiamente le occupazioni.
    Ultima modifica di Tommaso; 06-08-14 alle 13:48
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  8. #8
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Ho letto quella discussione, e devo dire che ancora una volta provo una certa delusione circa la tua presa di posizione, e quella di kavalerist.
    Certo la posizione di Raymond va criticata, però è intollerabile volerlo fare in base a categorie per lo meno problematiche per chi vuole il comunismo.

    La casa conta infatti in quella parte della ricchezza sociale che va senza discussione compresa nel comune in cui si realizza la libertà positiva del partito rivoluzionario. Intraporre tra lo stato attuale e la effettiva libertà la mediazione sia dello Stato (per di più quello borghese! neanche la finzione proletaria!) che del partito formale (del quale non possiamo più ignorare come, separato dal suo contenuto comunistico, è sempre prossimo alla degenerescenza burocratica) non si giustifica in nessun modo.

    In quella discussione polemica si possono leggere ogni tipo di stupidaggine solite di quella gente che, abitata dalla paura e quindi legata all'ordine delle cose, non capisce come il malore storico sia il prodotto non della sovversione, ma della difesa di questo mondo - un mondo che è proprietà dell'economia e dunque della classe dominante in questa.

    Quindi in questo contesto non mi spiego come non hai trovato di meglio che affrontare Raymond, trovandoti in compagnia di chi difende apertamente il sistema attuale. Il confronto, anche duro e polemico, con Raymond e la corrente libertaria ci sta tutto, però nel contesto della colonizzazione universale e totalitaria della vita da parte della forma-merce passa al secondo piano.

    Invece con chi fa valere, contro le occupazioni, che si tratta di gente "che non lavora e non vuole lavorare" - quasi fosse il salariato una condizione di accesso alla cittadinanza nella dignità, e non la forma oggi dominante dello sfruttamento! - non c'è proprio niente da discutere.
    Che lo Stato edificato sulla dittatura della merce dovrebbe garantire il minimo vitale lo si capisce, ma è un suo dovere sempre sottoposto a giudizio di chi possiede tante case e tutto lo Stato.
    È quindi una garanzia che, in quanto rivoluzionario, non mi interessa: il vecchio mondo non va riformato, e le sue fragili, inaspettate garanzie vanno confutate in pratica e con la pratica, di cui fanno parte indubbiamente le occupazioni.
    E' una questione di egemonia. Io non accetto che anarchici e disobbedienti si occupino di temi importanti come quello della casa. I veri comunisti (anti-libertari per definizione), dovrebbero prendere le distanze da questi soggetti e portare avanti un proprio percorso di lotta per l'abitazione. Quindi né gli anarco-fattoni né casapound dovrebbero primeggiare in questo campo.

    Pretendere dallo stato borghese il welfare , però, mi pare naturale. Lo chiedo anche a te: dovremmo forse rinunciare a tutte le forme di stato sociale perché garantiteci dalla classe dominante?

    Riguardo il lavoro: stessa considerazione che ho espresso in un altro forum. Se non si conosce il mondo dello sfruttamento capitalistico non si può parlare di esso e definirsi comunisti.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 06-08-14 alle 14:13

  9. #9
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    E' una questione di egemonia. Io non accetto che anarchici e disobbedienti si occupino di temi importanti come quello della casa. I veri comunisti (anti-libertari per definizione), dovrebbero prendere le distanze da questi soggetti e portare avanti un proprio percorso di lotta per l'abitazione. Quindi né gli anarco-fattoni né casapound dovrebbero primeggiare in questo campo.

    Pretendere dallo stato borghese il welfare , però, mi pare naturale. Lo chiedo anche a te: dovremmo forse rinunciare a tutte le forme di stato sociale perché garantiteci dalla classe dominante?

    Riguardo il lavoro: stessa considerazione che ho espresso in un altro forum. Se non si conosce il mondo dello sfruttamento capitalistico non si può parlare di esso e definirsi comunisti.
    Ovviamente i "veri comunisti" devono portare avanti un proprio percorso, ma da qui a parlare di una "questione di egemonia" ce ne vuole.
    Intanto il percorso nostro non comincia certamente dallo Stato, visto che l'esistenza di questo, nella sua forma e funzione attuale, presuppone una società basata sullo scambio, cioè la società di cui il comunismo è la negazione.

    Sul lavoro, purtroppo quel "mondo" lo conosciamo tutti troppo bene. E ripeto: pretendere di esserne parte integrante, sia per definirsi comunisti o per legittimare l'occupazione di una casa, significa affermare l'assoluta centralità di un rapporto sociale specifico che rappresenta, storicamente e praticamente, la dissoluzione della sostanza comunitaria nell'uomo.

    Ci sono mille ragioni di criticare il libertarismo e l'anarchismo, però se mi dici "eh ma l'egemonia... eh ma lo Stato... eh ma il lavoro..." di fatto difendi una posizione di molto peggiore.
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  10. #10
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    E' una questione di egemonia. Io non accetto che anarchici e disobbedienti si occupino di temi importanti come quello della casa. I veri comunisti (anti-libertari per definizione), dovrebbero prendere le distanze da questi soggetti e portare avanti un proprio percorso di lotta per l'abitazione. Quindi né gli anarco-fattoni né casapound dovrebbero primeggiare in questo campo.

    Pretendere dallo stato borghese il welfare , però, mi pare naturale. Lo chiedo anche a te: dovremmo forse rinunciare a tutte le forme di stato sociale perché garantiteci dalla classe dominante?

    Riguardo il lavoro: stessa considerazione che ho espresso in un altro forum. Se non si conosce il mondo dello sfruttamento capitalistico non si può parlare di esso e definirsi comunisti.
    Con questo atteggiamento non rimane che elemosinare o sperare di sostituirsi all'attuale "classe dominante"; ma in questo secondo caso, considerato l'appeal di certe ricette, verrebbe quasi da dire "chi visse sperando ecc."

 

 
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