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Discussione: PSI venti anni dopo

  1. #1
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    Predefinito PSI venti anni dopo

    di Giampiero Mughini

    Leggo questo recente tomone appena pubblicato da Marsilio, Il crollo. Il Psi nella crisi della prima Repubblica, un assieme di studi e lunghe interviste (a ex dirigenti socialisti) che fanno come da gigantesca istantanea di quel 1992-1994 in cui il Psi andò a picco sotto i colpi della magistratura d'accusa. Oltre mille pagine volute e curate da Gennaro Acquaviva e Luigi Covatta a raccontare una circostanza tra le più singolari della storia politica italiana di questi ultimi vent'anni.

    Che nella contesa politico-ideale tra il Pci di Enrico Berlinguer e il Psi di Bettino Craxi, una contesa che tra i Settanta e gli Ottanta ebbe tratti talvolta furibondi, la ragione stesse pressoché interamente dalla parte del Psi, e che con tutto questo il termine "socialisti" in Italia è stato come cancellato. Divenuto impronunciabile. Non dico il fatto che il Psi non esista più, o meglio sia divenuto una forza elettoralmente irrilevante dell'uno per cento. Dico proprio il termine, "socialisti", e non so se indichi un aggettivo o un sostantivo. Il Psi ebbe ragione nel sostenere Ronald Reagan quando puntò i missili contro i missili che i russi avevano puntato contro l'Occidente, e mentre i comunisti organizzavano stucchevoli cortei pacifisti che si tramutavano in un appoggio sfrontato all'Urss. Il Psi ebbe ragione nell'accettare lo scontro frontale contro il Pci a proposito di quei quattro punti contingenza (i 24 dollari di cui ci irridevano gli Usa), la cui abolizione era di palmare necessità ad alleviare il ritmo dell'inflazione. Il Psi ebbe ragione nel dire a voce alta che il denaro messo in moto dal capitalismo maturo era santo e benedetto e che erano santi e benedetti quelli che riuscivano a metterne in moto di più, di certo non immaginando che sarebbero ascesi alla prima linea quelli che riuscivano a rapinarne di più. Il Psi ebbe ragione del dire che a forza di Karl Marx e di Vladimiro Lenin in una società moderna ci facevi le uova strapazzate, e nemmeno quelle. E con tutto questo da noi il termine "socialisti" è divenuto tabù.

    In Italia puoi usare il termine "fascisti", talvolta a dirne malissimo, talvolta meno. Puoi usare anche entusiasticamente il termine "comunisti", e abbiamo avuto recenti ministri (Oliviero Diliberto alla Giustizia, peraltro ottimo ministro) e presidenti della Camera (Fausto Bertinotti) che si autoqualificavano tali e a parte i patetici personaggi di serie C che vorrebbero far combutta persino con i comunisti della Corea del Nord. Il termine "socialista" no, quello in un salotto buono non lo devi usare. Giornalisti che facevano la fila innanzi alle porte delle stanze dove sedevano i potenti del Psi, e che adesso fingono di non averli mai conosciuti. Molti di quei dirigenti socialisti che ebbero un ruolo al tempo del Psi craxiano, da Giusy La Ganga a Ugo Intini ad altri, sono stati e restano miei amici. Quando li incontro, hanno l'aria di chi rasenti i muri per non farsi notare troppo. Una volta vidi a distanza Carlo Tognoli, che era stato uno dei migliori sindaci di Milano del secondo dopoguerra, e che si teneva anche lui rasente al muro. Attraversai la strada, gli sorrisi e gli strinsi la mano felice di farlo.

    È tempo di restituire l'onore ai socialisti italiani, e tanto più che con quello che abbiamo visto in termini di moralità pubblica nella buona parte della classe politica della Seconda repubblica non c'è raffronto possibile tra i peccati dei socialisti e quelli dei politici successivi. E a parte l'arroganza, in quella i socialisti non ebbero rivali. Né Bettino Craxi né Gianni De Michelis, e tanto per fare i due nomi più tuonanti, erano degli stinchi di santo. Tutto intero il sistema partitico della Prima repubblica si basava sul prelievo delle tangenti, del denaro preteso imperativamente dalle aziende.

    E con tutto questo la storia del Psi di quegli anni è una grande storia politica. Senza la quale non comprendi nulla della realtà italiana dell'ultimo Novecento, e specie se paragoni quella storia con le faccenduole odierne dei tweet e dei talk-show in cui si affrontano macchiette delle opposte fazioni. Nel 1992-1994 i magistrati d'accusa avevano le loro ragioni, eccome, e non è vero niente che Bettino Craxi e il Psi avessero "un poker d'assi" da far valere contro di loro. Per un leader politico l'avere incassato tangenti dalle imprese era un reato, e purché fosse stato commesso dopo il 1989 perché il gran denaro incassato dai partiti fino a quell'anno era stato amnistiato con il gran consenso del Pci, che a questo modo si nettava penalmente le mani di tutto "l'oro" che aveva ricevuto da Mosca nei decenni precedenti. I magistrati avevano le loro ragioni, niente affatto tutte le ragioni. Altro che "rovesciare" l'Italia da cima a fondo come fosse un calzino e riscrivere la storia d'Italia in luogo degli storici e dei filosofi della politica. Semmai l'accusa fondamentale da fare al Psi, o meglio a tutta la classe politica del tempo, è l'irresponsabilità con cui decisero di finanziare la spesa pubblica in deficit: un debito pubblico complessivo che raddoppiò nel giro di qualche anno del decennio Ottanta. Nella sua lunga intervista (oltre cinquanta pagine), a un certo punto Claudio Martelli lo riconosce; che qualcuno di loro credette che l'Italia degli ultimi Ottanta fosse giunta a una sorta di Belle Époque in cui la classe politica poteva spendere e spandere senza limiti. E invece eravamo giunti al punto limite, al punto in cui di trippa attorno all'osso non ce n'era più, e mentre tutt'attorno i cani abbaiavano rauchi dalla fame attizzata da promesse che l'Occidente aveva fatto e che non avrebbe potuto mantenere. Da cui la rabbia popolare impersonata politicamente dalla Lega, quella che diede la spallata decisiva alla Prima repubblica. E di certo la spallata decisiva al Psi, che alle elezioni amministrative di Milano a fine 1992 precipitò dal 20 al 2 per cento.
    Lo sappiamo tutti che il vero libro su Tangentopoli, quello che scalci via le tesi monomaniacali e la suddivisione infantile in "buoni" e "cattivi", quello che tenga conto di tutto e dunque della situazione internazionale e della situazione economica, quello che ne racconti tutti i protagonisti chiaroscurati al meglio, deve essere ancora scritto. Chi ci riuscirà avrà gran giovamento dalle mille pagine del tomone di cui sto dicendo, dal fatto che molti dirigenti socialisti ormai sciolti dal "giuramento" della politica di prima linea raccontino lealmente le contraddizioni e la complessità di quel che accadde (bella e ricca l'intervista a La Ganga).
    A cominciare dalle condizioni fisiche di un Bettino Craxi logorato dal diabete, specie dopo la crisi cardiaca del Natale 1990. Un Craxi che in quelle condizioni non reggeva il raffronto con il se stesso del tempo suo migliore, quello di quando le Br rapirono Aldo Moro e lui fu l'unico a sostenere apertamente che se uno dei tuoi cade prigioniero del nemico, un prezzo per la sua vita lo paghi. Aveva torto?


    PSI venti anni dopo - Il Sole 24 ORE
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #2
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    Predefinito Re: PSI venti anni dopo

    Buon articolo e libro che parrebbe interessante
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  3. #3
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    Predefinito Re: PSI venti anni dopo

    condivido. bell'articolo.
    il problema dei socialisti è che ci sono ancora a livello locale e non sono di caratura esaltante.
    dovremo forse aspettare la fine del PSI nenciniano per dare a cesare quel che è di cesare.

    comunque negli 80 a mio parere il problema non fu tanto lo sperpero di denaro (che ovviamente c'era) ma l'aver mancato investimenti importanti in tecnologie e welfare funzionante (al meridione soprattutto).

    nel senso che se avessimo agganciato qualche rivoluzione tecnologica (il common rail svenduto alla bosh, la rivoluzione dell'informazione con il personal computer in ogni casa,...) avremmo potuto recuperare.
    certo ovviamente mi si può rispondere che in anni di abbondanza, non si pensa a fare investimenti oculati.


    comunque ormai è andata.
    questione di storici e onestà intellettuale, più che questione politica

 

 

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