Festa del sopruso? No, festeggino i mafiosi!
Luciano Triggiani chiede a Paolo Granzotto:
“Massimo Caprara afferma che la Repubblica, nel referendum del 2 giugno 1946: «certamente è nata con un parto cesareo, ostetrici Togliatti, Ferrara ed egli stesso».
La gravità di questa confessione è sfuggita ai più, anzi a tutti.
Nessun giornalista ritiene di fare un’approfondita indagine sull’argomento, mentre da parte dei cosiddetti storici che appaiono quasi ogni sera alla televisione detta affermazionie viene commentata con un assordante silenzio.
Dunque questa Repubblica è bastarda e fraudolenta sin dal principio? Cosa ne pensa lei?"
Paolo Granzotto gli risponde:
“Si dice meticcia, caro Triggiani, non bastarda. Se lei dice bastarda significa che non è politicamente corretto, della qual cosa mi congratulo. In quanto alla questione da lei sollevata, lasci perdere, non s’indigni.
Sì, il referendum istituzionale non può esser preso ad esempio di corretta, irreprensibile consultazione. Quel trottolino di Giuseppe Romita, uomo di spaventosa energia e scaltro come il demonio a capo del dicastero degli Interni, fece tutto quello che si poteva fare per tagliare l’erba sotto i piedi alla Monarchia.
Qualche esempio: secondo l’Istituto centrale di statistica, gli aventi diritto al voto dovevano essere 23 milioni (11.700.000 donne, 11.300.000 uomini), eppure risultarono scrutinate quasi 25 milioni di schede. Questo nonostante che quasi due milioni e mezzo di italiani fossero stati esclusi dal voto (in gran parte gli elettori dell’Alto Adige e della Venezia Giulia, in violazione dell’articolo 2 del decreto legge del marzo ‘46).
E’ noto che nella serata del 4 giugno, a circa 18 milioni di schede scrutinate, De Gasperi, Romita, l’Arma dei Carabinieri, il Vaticano e naturalmente il Quirinale davano per scontato che la Monarchia si avviava al traguardo del 54 per cento dei consensi.
Nelle sue memorie Romita parla, per uno come lui che aveva «promesso di portare l’Italia alla repubblica», di «ore spaventose». Ma allo spavento si trovò rimedio se poi il risultato finale diede questo verdetto: 12.672.767 voti alla Repubblica e 10.688.905 voti alla Monarchia (e 1.498.136 schede bianche o nulle, cifra in seguito portata a 1.509.735). C’è da aggiungere che, chissà perché, alla Cassazione fu impedito di dichiarare il numero dei votanti e che le schede scrutinate furono prontamente distrutte, per cui non si poté dar seguito agli accertamenti sui ricorsi per brogli e alterazione dei verbali di seggio.
Credo che oggi nessuno, nemmeno tra le file dei più animosi antimonarchici, se la senta di sostenere che per far vincere la Repubblica non si sia fatto ricorso a qualche “aiutino”. ......
Aggiungo che con molto realismo Umberto, ancor prima che fossero indetti i comizi, mise in guardia i suoi fedeli: la Repubblica, disse, può vincere anche con un margine risicatissimo; la Monarchia, no, la Monarchia per sopravvivere ha bisogno di un largo consenso.
Se avesse concesso ai suoi di battersi con le stesse armi dell’avversario, se fosse sceso in campo con minore discrezione, probabilmente l’avrebbe ottenuto, quel largo consenso. Ma a rischio di innescare una seconda guerra civile, per cui non prese nemmeno in considerazione l’ipotesi.
Fu l’ultimo regalo che ci fece una Corona con qualche macchia, ma anche con molti meriti, primo fra tutti quello d’aver fatto dell’Italia una nazione.”