Guarda che l'enunciato "Tizio ammazza Caio" non è, strictu sensu, una violazione della norma "non uccidere!", bensì dell'enunciato "Tizio non ammazza Caio": che non si debba farlo, continua a mantenere un valore indipendentemente da tali vicende e non esclude né l'una né l'altra ipotesi. E non vale replicare che, se il primo enunciato non viola la norma, allora non ha senso punire il soggetto della contravvenzione, a meno di non equivocare attorno al significato di violazione: quest'ultima è reale rispetto al contenuto della norma (ed è la ragione per la quale il soggetto è punito) ma non rispetto alla forma (imperativa) della norma stessa. Anche in termini di mera logica formale (logica modale/deontica nello specifico), la possibilità di nuocere esclude l'impossibilità di nuocere, non il dovere di non nuocere. Che anzi, il valore della prescrizione ("non uccidere!") sta proprio nella possibilità che ci si comporti diversamente da quanto prescritto: altrimenti a che pro prescriverlo?





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