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  1. #41
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Ucci Do Visualizza Messaggio
    Non so se ho choppato bene: volevo farti sentire da 22:45 a 24:00.
    Sai bene che i nei video che hai postato ho sempre intercettato delle belle anime che trasmettono una bella esperienza.
    Lo è stato per il monaco Buddhista nel film di Herzog e lo è anche qui in questa suorina dietro le sbarre.

    La cosa che posso dire, e che in una qualche misura non viene accettata, è che questa esperienza di Felicità, questa esperienza di Amore che viene comunicata, NON E' un'Esperienza Religiosa, NON E' è un'esperienza spirituale.
    E' uno status sine qua non
    Quest'esperienza è la medesima esperienza che ha un pesce nell'acqua.
    Ci sono dei pesci che sono consapevoli e devoti per quell'acqua che li tiene in vita e ci sono altri pesci, che pur vivendo nella medesima acqua, hanno sete.
    I primi pesci sono benedetti e graziati, gli altri sono insoddisfatti.
    La differenza fra questi due stati è la Consapevolezza.
    Per molti esseri umani inconsapevoli la Vita è un fonte di problemi, per gli altri esseri Consapevoli la Vita è la soluzione del problema.
    Quindi il messaggio che viene percepito dalla massa è che SE tu vuoi avere quell'esperienza devi abbracciare quella tipo struttura, quel tipo di vita;... questo messaggio che i più percepiscono è fuorviante, come è fuorviante il messaggio che un Guru possa farti avere quel tipo di esperienza.
    Queste persone ci ispirano ? Benissimo !
    Ma siamo noi che dobbiamo trovare quella motivazione interiore per aprire la porta del Nostro Tempio...al di là di una Religione,...al di là di una Tradizione
    Ultima modifica di Z4rdoz; 21-05-15 alle 23:58
    *
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  2. #42
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    .

    Avete scritto delle belle parole, ma come applicarle in concreto?

    Tanto per fare un esempio, quello della discussione: suicidarsi per il Tibet secondo voi è:

    - un modo per risolvere i problemi del Tibet (ossia?)

    - una forma di attaccamento al Tibet

    - una specie di escapismo dai problemi concreti della vita

    - altro (specificare)

    Forse un orientale non si farebbe questo tipo di domande, di fronte al medesimo fatto farebbe considerazioni diverse...


    .
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    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  3. #43
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .Avete scritto delle belle parole, ma come applicarle in concreto?
    Tanto per fare un esempio, quello della discussione: suicidarsi per il Tibet secondo voi è:
    - un modo per risolvere i problemi del Tibet (ossia?)
    - una forma di attaccamento al Tibet
    - una specie di escapismo dai problemi concreti della vita
    - altro (specificare)
    Forse un orientale non si farebbe questo tipo di domande, di fronte al medesimo fatto farebbe considerazioni diverse...
    .
    Tempo fa ci fu proprio una discussione sul suicidio e qualcuno se ne uscì scrivendo che il suicidio di questi monaci porta a un'evoluzione spirituale, e anche qui vedo che qualcuno sta appoggiando questa ipotesi.
    Il problema delle ipotesi è che sono tutte da dimostrare.
    Faccio notare che non mi risulta che la Verità possieda una cartina geografica.
    Se la Verità si manifestasse solo all'interno dei confini di determinati Stati: non sarebbe la Verità.
    Sarebbe una Verità transitoria, così come è transitorio il Tibet.
    Arriverà un giorno che il Tibet e la Cina non esisteranno più e questa non è un'ipotesi è una certezza.
    Quindi dare la propria vita per qualcosa che non esiste mette quel monaco nella condizione di rinnegare il Buddha che dice che quando affidamo la nostra Vita a verità transitorie possiamo sperimentare solo dolore.
    Ed è probabilmente quello che stava sperimentando quel monaco: per non sentire più quel dolore si è suicidato ( questa è un ipotesi)
    Ultima modifica di Z4rdoz; 22-05-15 alle 21:00
    *
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  4. #44
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .



    Tanto per fare un esempio, quello della discussione: suicidarsi per il Tibet secondo voi è:

    - un modo per risolvere i problemi del Tibet (ossia?)

    - una forma di attaccamento al Tibet

    - una specie di escapismo dai problemi concreti della vita

    - altro (specificare)



    .
    Dipende dal movente interno, ossia:

    1) se in seguito a considerazioni razionali sulla politica cinese, sull'impatto mediatico, sul "momento buono" etc si pensa che suicidarsi per il tibet possa giovare alla causa in cui si crede, allora chi compie questo gesto sicuramente lo fa pensando di giovare alla causa tibetana, e magari la cosa gli riesce anche (di giovare, intendo), perché fatta al momento giusto massimizzando l'effetto. Ma se lo si fa credendo ciecamente che sacrificare la propria vita in questo modo (suicidio) per qualcosa, nello specifico il Tibet, possa sicuramente, sempre e comunque smuovere il prossimo allora ci si sbaglia; in questo caso diventa ottusità ed al limite fanatismo. Stesso gesto, moventi interni diversi.

    2) Se il gesto viene compiuto come atto d'amore, in senso ampio: ossia sacrifico qualcosa che mi è molto caro, come la vita, allo scopo di contribuire a mettere in ordine cose che non sono al vertice della mia scala di valori ma nemmeno in basso e che al momento sono in forte stato di disordine, come per esempio il diritto di esistere (come etnia, lingua, cultura specifiche) per una nazione specifica (il tibet in questo caso), allora a mio parere il gesto non è una forma di attaccamento, ma al contrario una forma di libertà interiore, di non attaccamento.
    Se invece penso che il Tibet sia tutto ed il resto sia secondario, allora il suicidio diventa la testimonanza di una forma di attaccamento.

    3) se vivo una vita grama e penosa, oppure mi sento una nullità, oppure mi sento oppresso dalla situazione esistente e penso che con un gesto del genere io possa riscattarmi in qualche modo, questa a mio parere è una forma di escapismo facile; bisognerebbe prima sforzarsi di risollevare la propria esistenza, ma per molti può essere più facile compiere in un attimo (meno fatica) un gesto estremo; ma se le cose mi vanno a gonfie vele, ho stima di me, ho affrontato e risolto con pazienza tutti i problemi che mi si sono presentati nella vita e nonostante ciò, spinto dal desiderio di giovare ad una causa in cui credo, compio un gesto del genere, allora non è una forma di escapismo.

    4) Se si crede in un ideale in modo cieco si sarà certamente capaci di trarre da esso la forza per gesti estremi, ma la cosa non mi sembra molto utile; anzi è abbastanza oscura. Se si crede in un ideale perché dopo lunghe riflessioni (giuste o sbagliate alla fine conta fino ad un certo punto) ci si è intimamente convinti della giustezza di esso fino al punto di trovare naturale offrire la propria vita in nome di esso, allora la cosa è più luminosa; quello che conta è il grado di chiarezza interno, non tanto il gesto esterno, secondo me.

    Con riferimento pragmatico agli effetti penso che comunque il suicidio per una causa sia spesso poco utile; i nemici ne saranno in genere contenti, a meno di non orchestrare la cosa con grande lucidità facendo in modo di diventare un martire la cui memoria diventerebbe pesante e dannosa per la causa nemica; ma è cosa non facile da farsi, dipende da tante condizioni.

  5. #45
    calici amari
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Z4rdoz Visualizza Messaggio
    Arriverà un giorno che il Tibet e la Cina non esisteranno più e questa non è un'ipotesi è una certezza.
    Quindi dare la propria vita per qualcosa che non esiste mette quel monaco nella condizione di rinnegare il Buddha che dice che quando affidamo la nostra Vita a verità transitorie possiamo sperimentare solo dolore.
    Ed è probabilmente quello che stava sperimentando quel monaco: per non sentire più quel dolore si è suicidato ( questa è un ipotesi)
    .

    E' ovvio che la situazione attuale del Tibet arrechi dolore ai monaci tibetani...
    Ma come tradurre in concreto le dottrine che hanno imparato?

    - Non facendo nulla, tanto è tutto transitorio, un mero battito di ciglia della divinità suprema, quindi rinunciare all'azione?
    - Fare qualcosa, sì ma cosa?
    - Il suicidio di fronte a problemi difficili rispecchia la loro filosofia, oppure è in contraddizione?
    - Come se ne esce? Come si può risolvere il problema?
    - C'è un criterio in base al quale stabilire se si sta facendo la cosa giusta in quel momento?
    Ultima modifica di Regina di Coppe; 23-05-15 alle 09:30
    Corpo sano in ambiente sano.

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  6. #46
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .

    E' ovvio che la situazione attuale del Tibet arrechi dolore ai monaci tibetani...
    Ma come tradurre in concreto le dottrine che hanno imparato?

    - Non facendo nulla, tanto è tutto transitorio, un mero battito di ciglia della divinità suprema, quindi rinunciare all'azione?
    - Fare qualcosa, sì ma cosa?
    - Il suicidio di fronte a problemi difficili rispecchia la loro filosofia, oppure è in contraddizione?
    - Come se ne esce? Come si può risolvere il problema?
    - C'è un criterio in base al quale stabilire se si sta facendo la cosa giusta in quel momento?
    forse la soluzione si trova nella metta:
    Mett? - Wikipedia

    ovvero il buddhista non ha un atteggiamento di neutralità ma un atteggiamento di gentilezza/compassione verso tutte le creature, anche i nemici.
    per cui non è indifferente a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato ma può impegnarsi a risolvere i problemi. sebbene con la consapevolezza che essi sono transitori.
    il giusto potrebbe essere la fine delle sofferenze altrui per cui il tibet occupato in realtà crea sofferenza tra i tibetani.
    anche se personalmente penso che l'impegno dei monaci sul tibet sia più dovuto all'essere loro ex teocrazia che all'essere occupato.

  7. #47
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    Predefinito Re: Come gli orientali (non) risolvono i problemi

    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    .

    E' ovvio che la situazione attuale del Tibet arrechi dolore ai monaci tibetani...
    Ma come tradurre in concreto le dottrine che hanno imparato?

    - Non facendo nulla, tanto è tutto transitorio, un mero battito di ciglia della divinità suprema, quindi rinunciare all'azione?
    - Fare qualcosa, sì ma cosa?
    - Il suicidio di fronte a problemi difficili rispecchia la loro filosofia, oppure è in contraddizione?
    - Come se ne esce? Come si può risolvere il problema?
    - C'è un criterio in base al quale stabilire se si sta facendo la cosa giusta in quel momento?
    E' una contraddizione !
    Questa contraddizione non la vedo solo in questo suicidio la vedo in ogni religione.
    Uccidere degli esseri umani in nome di una evangelizzazione è una contraddizione.
    Fare una guerra santa in nome di Dio è una contraddizione.
    Questa contraddizione nasce da un unica e semplice condizione: quell'esperienza di Pace nel loro Cuore non è avvenuta.

    Quando devi combattere per un ideale, un diritto, un'ingiustizia, significa che non sei libero,...significa che sei ancora incatenato a quell'illusione.
    Quando vedo tutte queste persone che girano con il Vangelo sotto il braccio e si riempiono la bocca con quella famosa frase ad effetto: "la Verità ci renderà liberi", e sono ancora lì che usano quel libro come se fosse uno scudo e non sono capaci di liberarsi di quel libro,...significa che non sono liberi,...significa che quell'esperienza della Verità non è ancora avvenuta,...significa che stanno ancora combattendo per affermare qualcosa di cui non hanno esperienza.
    Quando avviene quell'esperienza, i combattimenti cessano, le lotte finiscono, le affermazioni non hanno più ragione d'essere,... si scopre che la Verità si afferma da sola; non ha bisogno di aiuti.
    Un famoso Maestro ha detto che se non si parlerà più della Verità, parleranno le pietre.
    Altri Maestri, che sono nati nella stessa zona di quel monaco, hanno usato una bellissima immagine per comunicare quello "stato" di essere un tutt'uno con la Verità,...di essere nel mondo , ma fuori dal mondo: è l'immagine della macina, dove il seme quando raggiunge il centro di questa ruota che lo stritolerebbe è salvo. In quel perno centrale sperimenta che tutto ruota intorno a lui, e lui non è toccato. Vede la realtà per quello che è,...e non ne è coinvolto.
    *
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