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Pagina di diario.
" Una sera di maggio del 1936. Il ragazzo che vive dentro il tempo ne ritrova immutata la memoria.
All'imbrunire corre la notizia. Vola di casa in casa. Con la voce della radio bussa di porta in porta: Addis Abeba e' presa! La campagna d'Etiopia e' terminata!
La gente si riversa nelle strade. Un torrente che preme verso i Fori. Ogni finestra trova una bandiera.
All'imbrunire sciama il formicaio. Volano le canzoni, intersecandosi, sovrapponendosi. La gente canta. Un canto a piena gola. E' stonato ma nessuno ci bada.
Il Vittoriano e' un brodo di bengala. Si parla ad alta voce: sara' la nostra terra di lavoro! Sara' la terra per i nostri figli!
La folla chiama l'Uomo. Ne grida attento il nome, lungamente. L'Uomo appare. La folla lo scruta, poi silenzio. Silenzio di centomila, silenzio. Ciascuno e' solo in mezzo a centomila.
L'uomo parla al suo Popolo. Parla di pace giusta. Di lavoro. Di terre fertili da coltivare. Di un domani migliore per le generazioni che verranno.
La sua parola scende sulla folla come un nuovo battesimo. Tra fragori improvvisi e silenzi, fino all'ardente suggello.
La notte trova un Italiano nuovo, rivestito di nuova dignita', affrancato da doglie secolari, a nessuno secondo. A nessuno secondo.
Una sera di maggio del 1936.
Quelli che sono nati troppo tardi non possono capire. "
La mia strada (1969) , Raniero Celani




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