Un eroe della prima repubblica.
Quando nelle telecronache i negri erano chiamati negri, il catenaccio italiano trionfava ai mondiali, l'arbitro israeliano di Messico 70 era chiamato sprezzantemente "l'ebreo", i latinoamericani Gianni Brera li apostrofava "metechi".
La preparazione atletica si condensava in pasta e fagioli, vino rosso e partitelle all'ultimo sangue.
Quando il centrale era lo "stopper" e il libero spezzava tibie avversarie e gli infortunati venivano trascinati a bordo campo dagli altri giocatori con le ossa penzolanti e li si ingessava alla meno peggio.
Quando il gioco violento lo si lasciava correre e si espelleva solo se protestavi con l'arbitro.
Quando si giocava con nebbia pioggia grandine fango vento neve.
Quando gli allenatori avevano in media 70 anni e non parlavano se non il dialetto.
Quando la curva costava duemilalire.
Quando Toni Negri fondò le brigate rossonere.
Quando le risse omicide in curva erano considerate normalissime appendici di una partita.
Quando si giocava di Domenica.
Quando gli unici stranieri li si vedeva il mercoledì ogni quindici giorni, in bianco e nero, un tempo solo e in differita alle dieci di sera su Rai 2.
Quando il notiziario serale comunicava che la nebbia su dover aveva isolato l'Inghilterra.




Rispondi Citando

