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  1. #11
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    I regimi totalitari si esprimono al meglio durante periodi con vuoti di potere.

    Quindi si.
    Ultima modifica di Mos Maiorum; 13-10-14 alle 14:26
    A forza di pigrizia e denaro, i cittadini consentono ai soldati di asservire la patria e ai rappresentanti di venderla. In uno Stato libero i cittadini fanno tutto colle loro braccia e nulla col denaro. Date denaro e presto avrete catene.

  2. #12
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    il dubbio c'è anche perchè la mentalità tedesca profonda che fece si' che essi aderirono cosi' profondamente al nazismo penso che sia ancora oggi una cosa inesplicata

    Anche se credo che se il nazismo avesse offeso l'aristocrazia e la casta militare facendo arrestare qualche principe e sbattendo in galera qualche generale aristocratico che appoggiava la monarchia, la classe militare qualche scrupolo in piu' lo avrebbe avuto,

    Non dimentichiamo che il nazismo, soprattutto quel vanesio di Goering aveva molti amici personali tra gli aristocratici e in molti casi vennero restituti i beni che erano stati sequestrati alle ex case regnanti

    Solo a partire dal 1940, ma li' eravamo già in piena guerra, ci fu un giro di vite per cui gli aristocratici di primo piano non poterono combattere e furono proibiti assembramenti monarchici, ma li' il nazismo ormai aveva preso il potere da oltre 7 anni
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 13-10-14 alle 16:32

  3. #13
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    Se nel 1918 in Germania fosse rimasta la monarchia sarebbe successa la stessa identica cosa che è successo in Italia.

    Sia Hitler che Mussolini erano contrari alla monarchia, ma come vi scese a patti Mussolini così avrebbe fatto pure Hitler.

    Mussolini prese il potere sfruttando il pericolo rosso, con la connivenza dei poteri forti, il sostegno della piccola borghesia, l'aiuto degli squadristi (poi costituzionalizzati nella MVSN), e grazie alla superficialità e alle divisioni dell'allora classe politica.

    La stessa identica cosa avrebbe fatto Hitler, con la differenza che in una monarchia il capo dello stato non è elettivo, quindi anche avendo il 100% dei seggi in parlamento (il 12 novembre del 1933 in Germania si svolsero le prime elezioni a partito unico) Hitler non avrebbe mai potuto assumere la carica di Capo dello Stato (con l'istituzione nel 1934 della carica di Fuhrer, che cumulava le funzioni di Capo del Governo e Capo dello Stato).

    Tale circostanza all'inizio non avrebbe cambiato nulla: la Germania si sarebbe riarmata comunque, avrebbe comunque innaugurata una politica razzista (a differenza dell'Italia dove il razzismo non c'era e la monarchia avrebbe potuto fare la differenza, in Germania l'antisemitismo era molto diffuso e la monarchia non avrebbe potuto cambiare nulla), e avrebbe comunque scatenato la Seconda Guerra Mondiale.

    Ciò che sarebbe cambiato è che come l'Italia ha avuto il suo 25 luglio (trattando la resa e limitando le conseguenze negative della sconfitta bellica) così l'anno dopo Hitler avrebbe avuto il suo 20 luglio e anche la Germania avrebbe chiesto un armistizio non troppo punitivo; poichè nel luglio del 1944 i sovietici erano ancora lontani dalla Germania, probabilmente questa avrebbe evitato la divisione in due.

    Durante i 44 anni della Guerra Fredda (1945-1989) avremmo avuto una Germania unita nella Nato e ciò avrebbe risparmiato parecchie sofferenze ai tedeschi orientali. Questa è l'unica differenza.

  4. #14
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    benvenuto! Certo la monarchia sarebbe stato un ottimo anticorpo contro il nazismo

  5. #15
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    benvenuto! Certo la monarchia sarebbe stato un ottimo anticorpo contro il nazismo
    Bè, oddio, forse hai forzato il mio ragionamento...

    Diciamo che con la monarchia sarebbe stato meno peggio...

    -----------------------------------------------------------------------------

    Comunque ritengo doveroso precisare che l'ipotesi che nel 1918 in Germania rimanesse la monarchia è un'ipotesi completamente fuori dalla realtà.

    La Prima Guerra Mondiale non scoppiò perchè fu scatenata da un pazzo come Hitler; essa fu come un enorme incendio divampato a seguito di una casuale scintilla in un magazzino pieno di dinamite. La scintilla fu casuale, d'accordo, ma chi aveva accumulato tutta quella dinamite?

    La scintilla fu l'omicidio dell'Arciduca Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austroungarico, la dinamite era il nazionalismo esasperato, talvolta privo di fondamento. Infatti se in paesi come la Romania e l'Italia il nazionalismo era giustificato dal fatto che porzioni del territorio nazionale erano sotto il dominio straniero (la Transilvania per la Romania, il Trentino e la Venezia Giulia per l'Italia), in altri era completamente senza fondamento.

    Ad esempio le uniche minoranze tedesche fuori dalla Germania erano i sudeti che stavano sotto gli Asburgo e non avevano alcuna rivendicazione. Anzi a molti austriaci (come ad esempio al giovane Hitler) era concesso di andare a combattere per l'esercito tedesco ed ottenere la cittadinanza tedesca. La Germania, inoltre, aveva aveva raggiunto l'unità ed era diventata uno stato forte e temuto, quindi il nazionalismo fanatico e delirante ivi presente non aveva il minimo fondamento.

    L'imperatore Guglielmo II, anche se nella realtà non si occupava molto degli affari di stato (impegnato come era nella vita mondana), nei comportamenti pubblici era volutamente diventato il simbolo di tale fanatismo nazionalista, che contribuiva ad alimentare sempre più con dichiarazioni politiche tanto provocanti quanto sterili di risultati pratici.

    La Germania, inoltre, non era uno stato parlamentare, e la costituzione allora in vigore era simile al nostro Statuto Albertino, ma era interpretata alla lettera; ne risultava un sostanziale svuotamento di democrazia, ed infatti tutti i libri di storia delle scuole superiori descrivono la Germania come una monarchia assoluta.

    Se poi aggiungiamo che Guglielmo II esercitava i suoi poteri tanto attivamente quanto in maniera superficiale (occupato com'era nella sua vita mondana), capiamo bene come mai alla fine della Prima Guerra Mondiale venne unanimamente indicato come il massimo responsabile dei tanti lutti sofferti da quasi tutti i popoli europei. In realtà c'erano anche tanti altri responsabili (come le industrie di armamenti, ecc...), ma si nascosero tutti dietro il comodo capro espiatorio (che comunque aveva colpe gravissime).

    Inutile aggiungere che il giovane erede al trono cercava di non essere meno del padre, e, nonostante non avesse grande esperienza militare, fu messo per volere del padre a capo di potenti armate.

    Si capisce facilmente, quindi, perchè nel 1918, per paura della rivoluzione comunista che stava prendendo piede, le alte sfere dell'eseercito (guidato allora dal "monarchico" Hindemburg) vendettero l'istituto monarchico ai rivoluzionari socialdemocratici guidati da Ebert come pegno per rifarsi una verginità e unirsi a loro contro il pericolo rosso. Il "monarchico" Hindemburg disse a Guglielmo II (recatosi in visita al comando supremo a Spa, nel Belgio occupato) che non era in grado di garantire per la sua sicurezza se tornava a Berlino, dove nel frattempo si combatteva per le strade contro i socialdemocratici.

    Tanto il padre, quanto il figlio si rifugiarono in Olanda, che era rimasta neutrale nel conflitto e che si rifiutò di dare l'estradizione tanto agli alleati quanto alla nuova Germania repubblicana.

    Quindi nel 1918 in Germania presso l'opinione pubblica la monarchia era sinonimo di fanatismo, lutti e distruzione, superficialità ed incapacità, di delinquenti ricercati e scappati all'estero per paura di un processo.

    Inutile aggiungere che sia prima che durante il conflitto gran parte della nobiltà tedesca o per sincero patriottismo o per una sorta di spirito di emulazione avevano assunto comportamenti simili a quelli di Guglielmo II.

    Se la monarchia è sentimento, allora penso caro Candido, che devi convenire con me che la permanenza della monarchia in Germania oltre ad essere impossibile dal punto di vista pratico era assolutamente priva di senso. Io sono repubblicano, ma ho sempre apprezzato la frase di Umberto II, secondo la quale un Presidente può anche essere eletto con il 51%, ma un Re non può regnare con un consenso del 51%. Considerando che nel novembre del 1918 in Germania il consenso verso l'istituto monarchico era abbondantemente sotto tale soglia, abbiamo che la tua ipotesi è uno spunto interessante di riflessione, ma nulla più.

  6. #16
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    Predefinito Re: Germania: niente nazismo con la monarchia

    Citazione Originariamente Scritto da Matt 76 Visualizza Messaggio
    Bè, oddio, forse hai forzato il mio ragionamento...

    Diciamo che con la monarchia sarebbe stato meno peggio...

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    Comunque ritengo doveroso precisare che l'ipotesi che nel 1918 in Germania rimanesse la monarchia è un'ipotesi completamente fuori dalla realtà.

    La Prima Guerra Mondiale non scoppiò perchè fu scatenata da un pazzo come Hitler; essa fu come un enorme incendio divampato a seguito di una casuale scintilla in un magazzino pieno di dinamite. La scintilla fu casuale, d'accordo, ma chi aveva accumulato tutta quella dinamite?

    La scintilla fu l'omicidio dell'Arciduca Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austroungarico, la dinamite era il nazionalismo esasperato, talvolta privo di fondamento. Infatti se in paesi come la Romania e l'Italia il nazionalismo era giustificato dal fatto che porzioni del territorio nazionale erano sotto il dominio straniero (la Transilvania per la Romania, il Trentino e la Venezia Giulia per l'Italia), in altri era completamente senza fondamento.

    Ad esempio le uniche minoranze tedesche fuori dalla Germania erano i sudeti che stavano sotto gli Asburgo e non avevano alcuna rivendicazione. Anzi a molti austriaci (come ad esempio al giovane Hitler) era concesso di andare a combattere per l'esercito tedesco ed ottenere la cittadinanza tedesca. La Germania, inoltre, aveva aveva raggiunto l'unità ed era diventata uno stato forte e temuto, quindi il nazionalismo fanatico e delirante ivi presente non aveva il minimo fondamento.

    L'imperatore Guglielmo II, anche se nella realtà non si occupava molto degli affari di stato (impegnato come era nella vita mondana), nei comportamenti pubblici era volutamente diventato il simbolo di tale fanatismo nazionalista, che contribuiva ad alimentare sempre più con dichiarazioni politiche tanto provocanti quanto sterili di risultati pratici.

    La Germania, inoltre, non era uno stato parlamentare, e la costituzione allora in vigore era simile al nostro Statuto Albertino, ma era interpretata alla lettera; ne risultava un sostanziale svuotamento di democrazia, ed infatti tutti i libri di storia delle scuole superiori descrivono la Germania come una monarchia assoluta.

    Se poi aggiungiamo che Guglielmo II esercitava i suoi poteri tanto attivamente quanto in maniera superficiale (occupato com'era nella sua vita mondana), capiamo bene come mai alla fine della Prima Guerra Mondiale venne unanimamente indicato come il massimo responsabile dei tanti lutti sofferti da quasi tutti i popoli europei. In realtà c'erano anche tanti altri responsabili (come le industrie di armamenti, ecc...), ma si nascosero tutti dietro il comodo capro espiatorio (che comunque aveva colpe gravissime).

    Inutile aggiungere che il giovane erede al trono cercava di non essere meno del padre, e, nonostante non avesse grande esperienza militare, fu messo per volere del padre a capo di potenti armate.

    Si capisce facilmente, quindi, perchè nel 1918, per paura della rivoluzione comunista che stava prendendo piede, le alte sfere dell'eseercito (guidato allora dal "monarchico" Hindemburg) vendettero l'istituto monarchico ai rivoluzionari socialdemocratici guidati da Ebert come pegno per rifarsi una verginità e unirsi a loro contro il pericolo rosso. Il "monarchico" Hindemburg disse a Guglielmo II (recatosi in visita al comando supremo a Spa, nel Belgio occupato) che non era in grado di garantire per la sua sicurezza se tornava a Berlino, dove nel frattempo si combatteva per le strade contro i socialdemocratici.

    Tanto il padre, quanto il figlio si rifugiarono in Olanda, che era rimasta neutrale nel conflitto e che si rifiutò di dare l'estradizione tanto agli alleati quanto alla nuova Germania repubblicana.

    Quindi nel 1918 in Germania presso l'opinione pubblica la monarchia era sinonimo di fanatismo, lutti e distruzione, superficialità ed incapacità, di delinquenti ricercati e scappati all'estero per paura di un processo.

    Inutile aggiungere che sia prima che durante il conflitto gran parte della nobiltà tedesca o per sincero patriottismo o per una sorta di spirito di emulazione avevano assunto comportamenti simili a quelli di Guglielmo II.

    Se la monarchia è sentimento, allora penso caro Candido, che devi convenire con me che la permanenza della monarchia in Germania oltre ad essere impossibile dal punto di vista pratico era assolutamente priva di senso. Io sono repubblicano, ma ho sempre apprezzato la frase di Umberto II, secondo la quale un Presidente può anche essere eletto con il 51%, ma un Re non può regnare con un consenso del 51%. Considerando che nel novembre del 1918 in Germania il consenso verso l'istituto monarchico era abbondantemente sotto tale soglia, abbiamo che la tua ipotesi è uno spunto interessante di riflessione, ma nulla più.
    Non hai detto che la Germania prima del 1918 era uno stato sovrannazionale con decine di sovrani ed è grazie a questi sovrani locali che si sarebbe potuta fare diga al nazismo. Guglielmo II fu l'uomo sbagliato al posto sbagliato: umorale, superficiale, nevrotico
    la repubblica tedesca nacque abbastanza per caso per una forzatura del leader socialista Scheidemann, anche il futuro capo del governo Ebert si sarebbe accontentato di una reggenza sotto un nipote 12 enne di Guglielmo II

 

 
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