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Discussione: Marx, anarchico?

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    Canaglia
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    Predefinito Marx, anarchico?

    Opere libertarie. Miguel Chueca, Marx anarchico? da: "Réfractions" n° 7, autunno 2001. - Blog di valorizzazione storica di figure, eventi, culture, filosofie, movimenti politici libertari.

    Se parlare di marxismo libertario fa venire in mente il nome di Daniel Guérin, chiedersi se Marx può essere ritenuto "anarchico", vuol dire evocare quello di Maximilien Rubel, responsabile dell'edizione delle opere di Marx nella prestigiosa "Bibliothèque de la Pléiade", e autore della raccolta dei suoi saggi Marx critique du marxisme, dove si sforzò di fare di Marx, secondo le proprie parole, un "teorico dell'anarchismo". C'è evidentemente un'ispirazione comune in Daniel Guérin e Maximilien Rubel, ma, al contrario del primo - che univa alla sua buona conoscenza dell'opera di Marx un eguale attaccamento ai pensatori anarchici -, la difesa dell'"anarchismo" di Marx non andò, in Rubel, senza forti prevenzioni nei confronti dei teorici riconosciuti dell'anarchismo, meno grandi tuttavia di quelle che aveva nei confronti dei portaparola dei marxismi istituzionali.

    È, del resto, nella stretta linea di divisione che egli stabiliva tra Marx ed i "marxismi" che risiede il punto di partenza della riflessione alla quale Rubel ha dedicato la maggior parte della sua attività intellettuale. Conviene, a questo proposito, non dimenticare che i saggi raccolti nel testo citato sono stati scritti molto prima dell'affondamento dei regimi del "socialismo reale" che, con i partiti che li sostenevano, si dichiaravano allora i soli eredi legittimi dell'opera di Marx. Uno dei principali obiettivi che Rubel si assegnò fu di mostrare che una tale pretesa poggiava su una pura e semplicde mistificazione e di esonerare Marx, del tutto, da ogni responsabilità nell'avvento di tali regimi. In questo senso, la sua riflessione volta le spalle alla tradizione anarchica, che ha visto nell'instaurazione di regimi dominati da quella "burocrazia rossa" denunciata in anticipo da Bakunin una conseguenza logica delle scelte operate da Marx sin dalla fondazione della Prima Internazionale.

    Ora, agli occhi di Rubel, il regime scaturito dalla rivoluzione di Ottobre poteva tanto meno richiamarsi a Marx in quanto nessuna delle condizioni che quest'ultimo giudicava indispensabili all'avvento di una vera rivoluzione proletaria era presente nella Russia zarista, e che, di conseguenza, il solo compito al quale potevano dedicarsi i padroni dello Stato scaturito dal colpo di Stato bolscevico era di mettere in piedi una specie di capitalismo di Stato, in cui una nuova classe dirigente avrebbe tentato di "portare a termine il processo di industrializzazione e di proletarizzazione". Il principale "successo" dei bolscevichi fu dunque, secondo Rubel, di far passare questo nuovo regime di sfruttamento per un modello realizzato del socialismo e di convincerne una buona parte del movimento operaio internazionale.

    Si sa che è precisamente su queste "basi oggettive" - che presupponevano, tra altre cose, l'esistenza di un proletariato numericamente maggioritario - che Marx si basava per permettere di ridurre al massimo un periodo di transizione tra capitalismo e socialismo di cui, per lui, la società post rivoluzionaria non potrebbe fare a meno. È per questo che, agli occhi di Rubel, non vi era contraddizione maggiore tra il Marx che spronava la costituzione del proletariato in partito politico e la concentrazione di tutti i mezzi di produzione nelle mani dello Stato - e cioè, per citare le sue proprie parole, del "proletariato organizzato in classe dominante" - e il Marx "anarchico" degli scritti giovanili o colui che, molto più tardi, loderà la Comune di Parigi per aver tentato "una rivoluzione contro lo Stato in quanto tale, contro quest'aborto mostruoso della società".

    Da parte anarchica, si è rimproverato a Rubel di aver sovrastimato l'antistatalismo, o l'anarchismo, di Marx. Per René Berthier, in particolare, questo tema non avrebbe, nella sua opera, l'importanza che gli accordava Rubel: rapportata all'immensità degli scritti di Marx, le citazioni utilizzate dal primo a favore della sua tesi si ridurrebbero a poca cosa; in quanto al giudizio sulla Comune di Parigi, non si tratterebbe che di un allineamento di pura circostanza all'antistatalismo dei sostenitori di Bakunin nell'Internazionale operaia. Infine, Berthier fa osservare che non è forse un caso se Marx non ha mai scritto questo famoso trattato sullo Stato, che, a credere a Rubel, avrebbe contenuto la sua teoria dell'anarchia come finalità del comunismo.

    Questa polemica, nel merito della quale non entreremo qui, non deve occultare il fatto che nessuno ha mai rimesso in causa la parentela degli scopi ultimi degli anarchici e i sostenitori di Marx. Nessuno ignora che la discordia tra gli uni e gli altri è consistita sui mezzi per accedere al socialismo, e sopratutto sul ruolo attribuito allo Stato nella società post-rivoluzionaria. Contrariamente ai suoi avversari anti-autoritari, per i quali non si giungerebbe ad una società liberata dal dominio politico rafforzando prima di tutto il potere dello Stato, Marx non vedeva nessuna contraddizione tra i mezzi posti in opere - l'intervento politico del proletariatao, poi la concentrazione di tutti i mezzi di produzione tra le mani dei suoi "rappresentanti" - e il fine ricercato, la società anarco-comunista, senza classi e senza Stato. Ci si accorderà che - poste da parte tutte le considerazioni sull'inesistenza delle "condizioni oggettive" che permetterebbero, secondo Marx, il passaggio al socialismo, considerazioni che pongono, secondo noi, molti più problemi di quanto non lo pensasse Maximilien Rubel – l'experienza storica dei regimi che si richiamano, a torto o a ragione, al marxismo ha risolto la questione, sul soggetto, a favore dei primi.

    Si può sostenere che non ci sarebbe nessun insegnamento da trarre oggi dalla lettura di Marx alla quale invitava Rubel, di un'epoca a presente superata? Non lo crediamo. Tuttavia, se si ammette che, al contrario di quanto egli suggeriva, la linea di divisione da lui stabilita attraversa almeno sia l'opera di Marx di quanto non la separi dai "marxismi" istituzionali, bisogna riconoscere che è nelle proprie ambiguità del penseiro di Marx che quest'ultimi hanno attinto una buona parte della loro aspirazione. Tuttavia, la lettura di Rubel lascia aperta per noi la possibilità di riabilitare un altro Marx: l'anarchismo avrebbe tutto da guadagnarci, del resto, poiché riabilitare il Marx "anarchico" delle opere giovanili e di La guerra civile in Francia non può effettuarsi senza la riabilitazione dell'anarchismo. Sarebbe più giusto, indubbiamente, non farlo contro gli anarchici.

    Miguel Chueca
    e come possiamo escludere l'ipotesi che i druidi fossero migliori medici dei medici odierni? (darksunshine)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Marx, anarchico?

    Marx non vedeva nessuna contraddizione tra i mezzi posti in opere - l'intervento politico del proletariatao, poi la concentrazione di tutti i mezzi di produzione tra le mani dei suoi "rappresentanti" - e il fine ricercato, la società anarco-comunista, senza classi e senza Stato.
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    Invece della parola d'ordine conservatrice Un equo salario per un'equa giornata di lavoro, i lavoratori devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario Soppressione del sist. del lavoro salariato

  3. #3
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    Predefinito Re: Marx, anarchico?

    Anche Sartre da vecchio era un marxista anarchico.

 

 

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