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Discussione: Cosi' parlo' Putin

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    Predefinito Cosi' parlo' Putin

    I LIMITI DELL'UNILATERALISMO STATUNITENSE (PRIMA PARTE)
    LE ANALISI



    Vladimir Putin ha partecipato all’incontro finale della IX sessione del Club di Discussione Internazione di Valdaj. Il tema dell’incontro di quest’anno era: Ordine Mondiale: nuove regole, o gioco senza regole. Il Presidente ha presentato una lunga esposizione, durante la quale ha proposto un vero e proprio manifesto per una gestione condivisa e multipolare del pianeta nel XXI secolo. Abbiamo radunato gli argomenti trattati il 16 capitoli tematici, così suddivisi:

    I LIMITI DELL’ UNILATERALISMO STATUNITENSE 1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti 2. Il ruolo degli Stati Uniti e i limiti dell’approccio unilaterale. 3. La lotta all’integralismo e al terrorismo. 4. Gli Stati Uniti sono una minaccia per la Pace? VERSO UN MONDO MULTIPOLARE 5. La Transizione verso il multipolarismo. 6. La proliferazione nucleare. 7. Le rivoluzioni colorate fattore di caos. 8. Il nuovo ordine mondiale multipolare. 9. Il ruolo della Russia nel mondo multipolare. LA QUESTIONE UCRAINA 10. Il precedente ucraino come caso emblematico. 11. Retroscena sul colpo di stato del 21 febbraio in Ucraina. 12. Il referendum in Crimea. 13. La storia dell’Ucraina vista dalla Russia. LA RUSSIA OGGI 14. La Russia, le sanzioni, gli investimenti, la modernizzazione.Russia, Europa e Asia. 15. La Russia e Putin. 16. La Russia ed il neoconservatorismo.


    Vista la sua lunghezza, pubblicheremo la trascrizione dell’intervento in 4 puntate, nei raggruppamenti delineati. Ecco la prima, sui limiti dell’unilateralismo statunitense.

    1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti. Il mondo moderno è pieno di contraddizioni. Dobbiamo chiederci onestamente se i meccanismi di sicurezza che abbiamo a disposizione siano sicuri. Putroppo non esiste alcuna garanzia che l’attuale sistema di sicurezza regionale e globale sia in grado di proteggerci da turbolenze. Il sistema si è fatto estremamente debole, frammentato e deformato. Anche le organizzazioni politiche, economiche e culturali regionali ed internazionali stanno attraversando tempi difficili. E’ vero, molti dei meccanismi che abbiamo per assicurare l’ordine mondiale sono stati creati molto tempo fa, sopratutto nel periodo immediatamente seguente la seconda guerra mondiale. Lasciatemi però dire che la solidità del sistema creato a suo tempo si fondava non solo sull’equilibrio delle potenze e sulla legge dei vincitori, ma anche sul fatto che i “padri fondatori” di questo sistema si rispettavano a vicenda, non tentavano di sopraffarsi e cercavano di raggiungere intese concordate. E’ chiaro che il sistema necessita di un aggiornamento che gli consenta, nonostante i suoi vari difetti, di mantenere i problemi mondiali correnti entro certi limiti, regolando l’intensità della competizione naturale fra paesi. Sono convinto che non possiamo semplicemente prendere questo meccanismo di controlli e contrappesi, costruito nei decenni passati, a volte con ardui sforzi e fra mille difficoltà, e semplicemente rottamarlo senza costruire nulla al suo posto. Se facessimo questo non resterebbe altro strumento di regolazione dei confliltti che la forza bruta. Ciò di cui abbiamo bisogno è mettere in cantiere una riforma che adatti il sistema corrente alle nuove realtà affermatesi nel contesto delle relazioni internazionali.

    2. Il ruolo degli Stati Uniti e i limiti dell’approccio unilaterale Ma gli Stati Uniti, autoproclamatisi vincitori della Guerra Fredda, non vedono la necessità [di creare questo nuovo sistema]. Invece di stabilire un nuovo meccanismo di bilanciamento di poteri, essenzialmente inteso mantenere ordine e stabilità, hanno compiuto passi che hanno precipitato il sistema delle relazioni internazionali in gravi e profondi squilibri. La Guerra Fredda è finita, ma non si è conclusa con la firma di un trattato di pace contenente accordi chiari e trasparenti sul rispetto delle regole esistenti e sulla creazione di nuove regole e nuovi parametri. Ciò ha creato l’impressione che i cosiddetti “vincitori” della Guerra Fredda abbiano deciso di forzare il corso degli eventi e rimodellare il mondo intero attorno alle loro necessità ed ai loro interessi. Se il sistema di relazioni internazionali esistente, il diritto internazionale e i controlli e i contrappesi intralciavano questo tentativo, venivano immediatamente dichiarati inutili, datati e meritevoli di immediata abrogazione. Perdonate l’analogia, ma questo è esattamente il comportamento di alcuni che si arricchiscono improvvisamente perchè gli piove in testa una grande fortuna, in questo caso rappresentata dall’egemonia e dal dominio mondiali. Invece di amministrare con saggezza, ovviamente nel loro stesso interesse, il loro patrimonio, si abbandonano alle spese pazze. E’ così che la politica mondiale è entrata in un periodo di parametri differenziati e di silenzi deliberati. Il diritto internazionale è stato costretto in un angolo dal dilagare del nichilismo legalizzato. L’obiettività e la giustizia sono state sacrificate sull’altare della ragion politica. Interpretazioni arbitrarie e dubbie affermazioni hanno sostituito le norme legali. Contemporaneamente, il controllo totale dei mezzi di comunicazione di massa ha reso possibile rappresentare il nero bianco e il bianco nero su semplice comando. In una situazione di dominio di un paese e dei suoi alleati (ma sarebbe meglio dire satelliti) la ricerca di soluzioni globali si è trasformata nel tentativo di imporre le proprie ricette al mondo. Le ambizioni di questo gruppo sono cresciute tanto che hanno incominciato a presentare le politiche immaginate nelle stanze segrete dei loro centri di potere come la volontà dell’intera comunità internazionale. Ma le cose non stanno così. La stessa nozione di “sovranità nazionale” è diventata un parametro variabile per molti paesi. In sostanza, la formula proposta è la seguente: “maggiore è la fedeltà all’unico centro di potere mondiale, maggiore è la legittimità di questo regime o di quello”. (…). Le misure adottate nei confronti di quelli che si rifiutano di sottomettersi sono ben note, e sono state messe in pratica e sperimentate sul campo molte volte. Includono l’uso della forza, la pressione economica e propagandistica, l’intromissione negli affari interni, e gli appelli a una specie di legittimazione “sovralegale” che serve poi a giustificare interventi illegali in questo o quel conflitto o come pretesto per rovesciare governi sgraditi. Recentemente, poi, abbiamo avuto prove crescenti dell’uso di spionaggio illegale nei confronti di un certo numero di capi di stato. Non per niente il “grande fratello” sta spendendo miliardi di dollari per tenere tutto il mondo, inclusi i suoi più stetti alleati, sotto una sorveglianza così rigida. Ora chiediamoci: quanto ci piace tutto questo, quanto è felice la vita in un mondo così, quanto giusto e ragionevole è questo approccio? …Ma forse noi non abbiamo motivo di temere, sollevare obiezioni, e porre domande scomode… Forse la posizione eccezionale degli Stati Uniti e il loro modo di gestire l’egemonia è veramente una benedizione per tutti noi, e il loro ruolo nello sviluppo degli eventi di tutto il mondo consiste davvero nel portare la pace, la prosperità, il progresso, la crescita e la democrazia, e noi dovremmo solo rilassarci e godere i frutti del loro governo? Lasciatemi dire che le cose non stanno in questo modo. Non stanno affatto in questo modo. Un approccio unilaterale e l’imposizione dei propri modelli produce il risultato opposto. Invece di sedare i conflitti li complica, invece di stabili stati sovrani assistiamo alla crescita ed alla diffusione del caos, e invece della democrazia troviamo il sostegno a formazioni politiche estremamente inquietanti, da neofascisti ad islamisti radicali. Colleghi, questo periodo di dominio unipolare ci ha dimostrato senza possibilità di dubbio che avere un solo centro di potere globale non consente una migliore gestione dei processi globali. Al contrario, questo genere di costruzione instabile ha mostrato la sua incapacità di fare fronte alle vere minacce, come i conflitti regionali, il terrorismo, il traffico di droga, il fanatismo religioso, lo chovinismo e il neonazismo. Al contrario ha aperto la strada a orgogli nazionali gonfiati ad arte, manipolazioni delle opinioni pubbliche e arbitrio del forte sul debole. Nella sostanza il mondo unipolare è semplicemente un mezzo per giustificare la dittatura sul popolo e sulle nazioni. Il mondo unipolare è diventato un fardello troppo scomodo, pesante e ingestibile persino per il suo autoproclamato paladino.

    3. La lotta all’integralismo e al terrorismo. Perchè sostengono gente di questo tipo? Lo fanno perché hanno deciso di usarli come strumenti per conseguire i loro risultati, ma poi ci si scottano le dita e si ritraggono. Non finisco mai di stupirmi del modo in cui le nostre controparti continuano ad inciampare sullo stesso rastrello, come diciamo in Russia, per dire chi continua a ripetere sempre lo stesso errore. Hanno iniziato sostenendo il movimento estremista islamico per combattere l’Unione Sovietica. Quei gruppi che avevano acquisito esperienza militare in Afganistan in seguito fondarono Al Quaeda. Se proprio non sostenne, di certo l’occidente chiuse gli occhi, e, credo, fornì informazioni, supporto politico e finanziario alla invasione della Russia e dei paesi dell’Asia Centrale da parte dei terroristi internazionali. E noi non lo abbiamo dimenticato. Solo dopo terribili attacchi terroristici commessi sul territorio degli Stati Uniti si sono svegliati per far fronte alla comune minaccia. Lasciatemi ricordare che noi siamo stati il primo paese a sostenere il popolo Americano a suo tempo. I primi a reagire come amici e collaboratori alla terribile tragedia dell’11 settembre. Durante le mie conversazioni con i leader Americani ed Europei ho sempre parlato della necessità di combattere assieme il terrorismo, come sfida su scala globale. Non possiamo rassegnarci ad accettare questa minaccia, non possiamo spezzarla in partite separate usando parametri di valutazione differenziati. In ogmi occasione i nostri interlocutori hanno espresso accordo, ma dopo poco tempo ci siamo poi sempre trovati al punto di partenza. Prima c’è stata l’operazione in Iraq, poi in Libia, un paese spinto sulla soglia della dissoluzione. Perché la Libia è stata ridotta nelle presenti condizioni? Oggi è un paese che rischia il collasso, trasformato in una base di addestramento per terroristi. Solo la risolutezza e la saggezza della direzione egiziana oggi al potere hanno salvato questo determinante stato arabo dal caos e dal cadere in mano agli estremisti. In Siria, come nel passato, gli Stati Uniti ed i loro alleati hanno preso a finanziare e ad armare i ribelli e gli hanno permesso di colmare i propri ranghi di mercenari da diversi paesi. Posso chiedermi da quale fonte questi ribelli hanno ottenuto danaro, armi e istruttori? Da dove è arrivato tutto? Come ha fatto il famoso ISIS ha diventare un gruppo potente e, nella sostanza, un reale forza militare? Quanto alle risorse finanziarie, oggi il danaro proviene non solo dalla droga (la cui produzione è cresciuta non di qualche punto percentuale ma di diversi ordini di grandezza da quando la coalizione di forze internazionali si è insediata in Afganistan). Statene certi. I terroristi stanno facendo soldi anche vendendo petrolio. Petrolio estratto nel territorio controllato dai terroristi, che lo vendono sottocosto, lo raffinano e lo trasportano. Ma qualcuno lo compra, questo petrolio, lo rivende, e ci guadagna sopra, incurante del fatto che in questo modo finanzia i terroristi che potrebbero presto o tardi arrivare sul territorio di questo qualcuno e portare la distruzione nel suo paese. Da dove arruolano nuove reclute? In Iraq, dopo il rovesciamento di Saddam Hussain, le istituzioni dello stato, compreso l’esercito, sono state abbandonate alla rovina. Allora noi lo avevamo detto: state molto, molto attenti. Voi mettete sul lastrico la gente, cosa faranno dopo? Non dimenticate che (a ragione o a torto) queste persone erano i dirigenti di una grande potenza regionale: cosa si metteranno a fare, ora? Qual è stato il risultato? Decine di migliaia di soldati, ufficiali e quadri dell’ex partito Baath sono stati buttati in mezzo alla strada e adesso si uniscono alle formazioni ribelli. Magari è questa la spiegazione del perché il gruppo che sta alla base dello Stato Islamico è diventato tanto efficiente? In termini militari sta agendo in maniera molto efficace e consta di personale molto professionale. La Russia ha lanciato ripetutamente avvertimenti sui pericoli di azioni militari unilaterali, sui rischi provocati dagli interventi negli affari interni di paesi sovrani, e dall’intrattenere relazioni pericolose con estremisti e radicali. Avete visto qualche risultato? Ci siamo sgolati invano. A volte abbiamo l’impressione che i nostri colleghi ed amici stiano combattendo costantemente le conseguenze delle loro stesse politiche, votino tutte le loro energie a fronteggiare i rischi da loro stessi creati pagando un prezzo molti più alto di quanto non si aspettassero di risparmiare con le loro azioni.

    4. Gli Stati Uniti sono una minaccia per la Pace? In primo luogo non ho detto che percepiamo gli Stati Uniti come un pericolo. E’ il Presidente Obama, come Lei ha detto, che vede la Russia come un pericolo. Io non credo che gli Stati Uniti siano un pericolo per noi. Io credo, per usare un termine comune, che siano le politiche della dirigenza al potere ad essere mal concepite. Io credo che queste politiche non siano nel nostro interesse e minino la fiducia negli Stati Uniti e in questo senso danneggino gli Stati Uniti stessi, intaccando l’immagine del paese come guida economica e politica globale. Ci sono tanti episodi che possiamo dimenticare. Ma come ho già detto (e anche Dominique [De Villepin] lo ha notato) azioni unilaterali seguite dalla ricerca di alleati e da tentativi di assemblare una coalizione a cose fatte non sono la strada giusta se si vuole raggiungere un accordo. Questo tipo di azione è divenuto frequente nella poltica americana di oggi e conduce dritto alle crisi. Ho già parlato di questo. Il Presidente Obama ha accennato allo Stato Islamico come ad una delle minacce. Ma chi ha aiutato i tizi che combattevano Assad in Siria? Chi ha creato un clima politico ed mediatico a loro favorevole? Chi ha fatto pressioni perchè venissero riforniti di armi? Davvero non sapete chi combatte lì? Principalmente mercenari. Davvero non sapete che sono stati pagati per combattere? Vanno dove li pagano. E lì trovano una paga e armi per combattere. Io ho sentito parlare di quanto vengono pagati. E una volta che sono armati, una volta che sono pagati per i loro servizi, non puoi semplicemente disfare tutto con tanti saluti. Se sentono che altrove possono guadagnare di più ci vanno di corsa, e a questo punto sono in grado di occupare campi petroliferi in Iraq e Siria, iniziano ad estrarre petrolio, e trovano gente che lo compra, lo trasporta e lo vende. Perchè le sanzioni non sono destinate a colpire i soggetti implicati in questi traffici? Gli Stati Uniti non sanno chi è il responsabile? Non è che per caso sono proprio i loro alleati che stanno facendo tutto questo? E loro non hanno il potere e l’opportunità di influenzare i loro alleati o costringerli a cessare queste azioni? E allora, perchè stanno bombardando lo Stato Islamico? Hanno iniziato a estrarre petrolio e ora sono in grado di pagare meglio e parecchi ribelli che combattono nella cosiddetta “opposizione civile” se la sono squagliata e si sono uniti allo Stato Islamico, miglior pagatore. Ecco, io credo che questa sia una politica di respiro cortissimo, incompetente e senza fondamenti realistici. Ci dicono che bisogna sostenere l’opposizione civile e democratica in Siria, e quindi questa opposizione riceve armi e sostegno. E il giorno dopo metà dei ribelli passano armi e bagagli con lo Stato Islamico. Era una eventualità così difficile da prevedere con un po’ di anticipo? Noi ci opponiamo a questo genere di politica statunitense. Crediamo che sia errata e pericolosa per tutti, voi inclusi. E riguardo alla domanda di tenere in conto i nostri interessi, ci piacerebbe tanto vedere gente come Lei insediata al Dipartimento di Stato. Magari questo potrebbe servire a migliorare la situazione in giro per il mondo. Ma se questo non avviene, Le chiedo di farsi latore di un messaggio per i nostri interlocutori, il Presidente degli Stati Uniti e gli altri funzionari che non desiderano nè cercano alcun confronto. Se pensate che rispettando in qualche modo i nostri interessi molti problemi potrebbero essere risolti, questo richiede fatti, non solo parole. Rispettare gli interessi altrui significa, come ho detto all’inzio del mio intervento, che non potete semplicemente stritolare gli altri usando il vostro eccezionale apparato economico e militare. Non è un gran bel fatto che ora si combatta in Iraq, e che la Libia sia finita in una tale situazione che il vostro ambasciatore è stato ucciso. Volete prendervela con noi per questo? Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite prese ad un certo punto la decisione di dichiarare una zona di non sorvolo sulla Libia in modo che l’aviazione di Gheddafi non fosse in grado di bombardare i ribelli. Non credo che fosse la più saggia delle decisioni, ma è quanto si poteva ottenere in quelle date condizioni. E poi cosa è successo? Gli Stati Uniti hanno iniziato a condurre attacchi aerei, anche contro obiettivi sul terreno. E’stata una clamorosa violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite senza alcun sostegno giuridico. E’ stata colpa nostra? Lo avete fatto con le vostre stesse mani. E qual è stato il risultato? Il vostro ambasciatore è rimasto ucciso. Di chi è la colpa? Potete rimproverare solo voi stessi. La morte dell’ambasciatore è stata un bene per gli Stati Uniti? E’ stata una cosa terribile, una terribile tragedia. Ma non dovete cercare altrove capri espiatori per i vostri errori. Al contrario, dovete controllare il desiderio di dominare sempre e agire solo sulla base delle vostre ambizioni imperiali. Dovete smetterla di avvelenare le menti di milioni di persone con l’idea che la politica americana può solo essere una politica di ambizioni imperiali. Non dimenticheremo mai che la Russia ha aiutato gli Stati Uniti ad ottenere l’indipendenza, e non dimenticheremo mai la nostra cooperazione ed alleanza durante la prima e la seconda guerra mondiale. Credo che i popoli Americano e Russo abbiano molti importanti interessi strategici in comune, ed è su questi recuproci interessi che dobbiamo costruire le nostre fondamenta.
    Ultima modifica di animal; 01-11-14 alle 21:41
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  2. #2
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    continua VERSO UN MONDO MULTIPOLARE


    5. La Transizione verso il multipolarismo Oggi assistiamo a nuovi tentativi di frammentare il mondo, segnare nuove linee divisorie, assemblare coalizioni non finalizzate ad un obiettivo comune ma dirette contro un soggetto, uno qualunque, per creare l’immagine di un nemico, così come accadeva durante la Guerra Fredda, ed ottonere il diritto al comando o, se preferite, imporlo. Questa è la rappresentazione che venne fornita durante la Guerra Fredda. Lo sappiamo tutti e lo capiamo tutti. Gli Stati Uniti dissero ai loro alleati: “abbiamo un nemico comune, terribile, malvagio, il quartier generale del male, e noi difendiamo voi, nostri alleati, da questa minaccia e per questo abbiamo il diritto di darvi ordini, di costringervi a sacrificare i vostri interessi politici ed economici e sostenere la vostra parte di costi per questa difesa collettiva, e noi, ovviamente, saremo al comando di tutto.”. In sostanza siamo di fronte al tentativo di riprodurre modelli ben noti di gestione dei problemi globali nonostante il mondo sia in continua evoluzione, e tutto questo serve a garantire la loro [statunitense] posizione di privilegio e riscuotere i dividendi politici ed economici. Ma questi tentativi sono sempre più lontani dalla realtà e confliggono con la complessità del mondo. Iniziative di questo genere creano inevitabilmente competizione e contromisure ed hanno un effetto diverso da quello atteso. (…) Forse gli sviluppi della politica globale rispecchieranno le novità che stanno emergendo in campo economico, ovvero intensa competizione per nicchie specifiche e frequenti cambi di dirigenza in determinate aree. Questo è senz’altro possible. Non c’è dubbio che fattori umani come l’educazione, la scienza, la salute e la cultura stiano giocando un ruolo primario nella competizione globale. Questo si ripercuote in maniera profonda sulle relazioni internazionali, e spiega perché le risorse di “potere discreto” dipenderanno molto più dallo sviluppo del capitale umano che da raffinati trucchi propagandistici. Contemporaneamente la formazione del cosiddetto mondo multipolare (vi chiederei, cari colleghi, di fare particolarmente attenzione a questo punto) in sé e per sé non aumenta la stabilità: anzi, nei fatti è più probabile che avvenga l’opposto. L’obiettivo di raggiungere un equilibrio globale si sta rivelando un puzzle molto complesso, una equazione con numerose incognite. E allora cosa ci attenderà se decideremo di non vivere rispettando delle regole (per quanto scomode possiamo trovarle) ma piuttosto senza alcuna regola? E si tratta di uno scenario del tutto possibile; non possiamo escluderlo, date le tensioni nella situazione globale. Molte previsioni possono ancora essere formulate sulla base delle tendenze in atto e, sfortunatamente, il risultato non consente ottimismo. Se non creiamo un sistema di accordi e di impegni reciproci, se non costruiamo un meccanismo per gestire e risolvere le crisi, i sintomi di una anarchia globale inevitabilmente si moltiplicheranno. Già oggi assistiamo ad un drastico aumento nella frequenza di una notevole varietà di conflitti con partecipazione diretta o indiretta delle maggiori potenze mondiali. E i fattori di rischio includono non solo i classici conflitti fra nazioni, ma anche le turbolenze nei singoli stati, specialmente quando si tratta di nazioni posizionate sulle linee di faglia delle placche di influenza geopolitica delle maggiori potenze, o su un confine che separa continenti omogenei dal punto di vista culturale, storico ed economico.


    6. La proliferazione nucleare. E’ questa situazione che rende pericoloso lo smantellamento del vigente sistema di controllo della proliferazione. Questo rischioso processo è stato innescato dagli Stati Uniti d’America, quando hanno denunciato unilateralmente il Trattato Anti Missili Balistici del 2002, ed hanno intrapreso il progetto, tutt’ora in cantiere, di creare un loro sistema di difesa missilistico globale. Colleghi, amici, io ci tengo a sottolineare che non siamo stati noi ad iniziare. Ancora una volta, stiamo scivolando verso tempi in cui, al posto di un equilibrio di interessi e di mutue garanzie, è il terrore e l’equilibrio della mutua distruzione assicurata a scoraggiare le nazioni dal confrontarsi in un conflitto diretto. In assenza di strumenti legali e politici, le armi stanno di nuovo diventando il punto cardine dell’agenda globale. Vengono usate sempre e dovunque, senza alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. E se il Consiglio di Sicurezza si rifiuta di adottare le misure attese, è immediatamente dichiarato inutile ed obsoleto. Molti stati, per garantire la propria sovranità, non vedono altra soluzione che dotarsi del proprio arsenale. Il che è estremamente pericoloso. Noi insistiamo nella continuazione del dialogo. Non siamo solo a favore del dialogo. Insistiamo per continuare il dialogo inteso alla riduzione degli arsenali. Meno armi nucleari ci sono nel mondo, meglio è. Intendiamo discutere seriamente, concretamente, di disarmo nucleare: ma devono essere discussioni serie senza parametri differenziati. Cosa intendo? Oggi esistono molti tipi di armi ad alta precisione la cui efficacia si accosta assai a quella delle armi di distruzione di massa, e nel caso di completa rinuncia al potenziale nucleare o di suo radicale ridimensionamento, le nazioni battistrada nella produzione di sistemi ad alta precisione realizzerebbero un chiaro vantaggio militare. La parità strategica sarebbe alterata, e questo probabilmente porterebbe turbolenze. L’utilizzo del cosiddetto attacco preventivo globale potrebbe diventare una possibilità allettante. In breve, i rischi non diminuirebbero, ma aumenterebbero.



    7. Le rivoluzioni colorate fattore di caos. La diffusione di conflitti etnici, religiosi, economici e sociali rappresenta la successiva, ovvia, minaccia. Questi conflitti sono pericolosi non solo in quanto tali, ma anche perché creano intorno a sé zone di anarchia, ingovernabilità, caos, luoghi ospitali per terroristi e criminali, dove la pirateria, il traffico di esseri umani e quello di stupefacenti dilagano. Si noti di passaggio che i nostri colleghi hanno provato in qualche modo di gestire questi processi, di usare i conflitti regionali e organizzare “rivoluzioni regionali” a proprio tornaconto, ma il genio è scappato dalla bottiglia. Sembra che i padri stessi della teoria del caos controllato non sappiano che fare, ora: i loro ranghi sono in rotta. Noi seguiamo con attenzione la discussione in corso fra la classe al potere e la comunità scientifica. Basta leggere i titoli della stampa occidentale nell’anno passato e confrontarli con quelli odierni. Gli stessi gruppi venivano chiamati combattenti per la democrazia ed ora sono divenuti Islamisti; lì dove una volta si parlava di rivoluzioni ora si discute di disordini e sollevazioni. Il risultato è ovvio: una ulteriore diffusione del caos.


    8. Il nuovo ordine mondiale multipolare.Colleghi, data la situazione globale, è tempo di iniziare a mettersi d’accordo sulle questioni fondamentali. E’ incredibilmente importante e necessario: è molto meglio che chiudersi ciascuno nei nostri angoli. Più esaminiamo i problemi comuni, più ci rendiamo conto di essere, per così dire, sulla stessa barca. E l’unico modo ragionevole per uscire da questa situazione consiste nella cooperazione fra nazioni e società, nel trovare risposte collettive a sfide di crescente difficoltà e nella gestione congiunta dei rischi. Ovviamente alcuni nostri interlocutori, per qualche ragione, si ricordano di questo solo quando risponde ai loro interessi. Le esperienze concrete dimostrano che le risposte congiunte alle sfide non sono sempre una panacea. Inoltre, in molti casi, sono difficili da elaborare. Non è facile superare le divergenze degli interessi nazionali, la soggettività dei differenti approcci, in particolare quando si tratta di nazioni con culture e tradizioni storiche differenti. E tuttavia non mancano esempi di situazioni nelle quali, perseguendo scopi comuni e agendo sulla base degli stessi criteri, abbiamo ottenuto insieme successi sostanziali. Permettetemi di ricordare la soluzione del problema delle armi chimiche in Siria, e il dialogo costruttivo sul programma nucleare iraniano, e con questi il nostro lavoro sul dossier della Corea del Nord, che ha dato a sua volta risultati molto positivi. Perché non utilizzare queste esperienze in futuro, per risolvere problemi locali e globali? Quale potrebbe essere la base legale, politica ed economica per un nuovo ordine mondiale, che potrebbe apportare stabilità e sicurezza, incoraggiando una salutare competizione e prevenendo la formazione di nuovi monopoli capaci di intralciare lo sviluppo? E’ improbabile che qualcuno possa fornire una soluzione completamente soddisfacente e pronta all’uso su due piedi. Abbiamo bisogno di un lavoro vasto, che coinvolga un ampio assortimento di governanti, esponenti del mondo degli affari e della società civile, e di un comitato di esperti simile ai nostri. Comunque, è ovvio che il successo e risultati tangibili sono possibili solo se i principali attori sulla scena mondiale possono raggiungere un accordo sulla base di interessi convergenti e di una ragionevole autolimitazione, fornendo un esempio di condizione politica positiva e responsabile. Dobbiamo chiaramente identificare i limiti delle azioni unilaterali e mettere a punto meccanismi multilaterali e dobbiamo risolvere il dilemma fre azioni condotte dalla comunità internazionale per assicurare la sicurezza e i diritti umani e il principio di sovranità nazionale e non interferenza negli affari interni degli altri stati: questa soluzione rappresenta una parte essenziale al fine di migliorare la cogenza e del diritto internazionale. I contrasti hanno prodotto con sempre maggior frequenza ad arbitrarie interferenze esterne in complessi processi interni, e sempre più provocano pericolosi attriti fra attori globali primari. Il tema della salvaguardia della sovranità diviene dunque pressoché cruciale nel mantenimento e nel rafforzamento della stabilità globale. Chiaramente, la discussione dei criteri per l’uso della forza esterna è estremamente difficile. E’ praticamente impossibile separarlo dagli interessi dei singoli paesi. In ogni caso è molto più pericoloso quando non ci sono accordi chiari a tutti, quando asserzioni nebulose sono poste a premessa per interferenze non necessarie ed illegali. Aggiungo che le relazioni internazionali devono essere basate sul diritto internazionale, che a sua volta deve fondarsi su principi morali di giustizia, equità e verità. Addirittura ancora più importante è il rispetto per i propri interlocutori e per i loro interessi. Questa è una formula banale, ma seguendola con semplicità si potrebbe cambiare radicalmente la situazione mondiale. Sono certo che se ci fosse la volontà, potremmo ripristinare la vigenza del sistema di istituzioni internazionali e regionali. Non abbiamo bisogno di costruire nulla di nuovo, non dobbiamo partire da zero. Non è una tabula rasa, specialmente considerando il fatto che le istituzioni create dopo la seconda guerra mondiale sono davvero universali e possono essere aggiornate e poste in condizione di gestire la modernità. Questo è vero anche con riguardo al lavoro delle Nazioni Unite, il cui ruolo centrale è insostituibile, così come per l’OCSE, una organizzazione che, nel corso di 40 anni, ha dimostrato di essere un meccanismo necessario ad rafforzare la sicurezza e la cooperazione nella regione Euro Atlantica. Devo dire che anche ora, nel suo tentativo di risolvere la crisi nell’Ucraina sud orientale, l’OCSE sta giocando un ruolo molto positivo. Alla luce dei cambiamenti fondamentali nel clima delle relazioni internazionali, vista la crescita delle situazioni ingestibili e minacciose, abbiamo bisogno di un nuovo consenso globale delle forze responsabili. Non stiamo parlando di qualche accordo locale o di una divisione delle sfere di influenza secondo i dettami della diplomazia classica, o del completo dominio globale di un singolo attore. Ciò di cui credo abbiamo bisogno è una nuova forma di interdipendenza. Non dobbiamo temerla. Al contrario, questo è un buono strumento per armonizzare le posizioni. Questo è particolarmente importante visto il rafforzamento e la crescita di certe regioni del pianeta, processo che richiede obiettivamente una istituzionalizzazione di questi nuovi poli, la creazione di potenti organizzazioni regionali e lo sviluppo regole per la loro interazione. La cooperazione fra questi centri incrementerebbe sostanzialmente la stabilità della sicurezza, della economia e della politica globali. Ma per stabilire un simile dialogo abbiamo dobbiamo partire dal presupposto che tutti i centri regionali e i progetti di integrazione costruiti intorno ad essi hanno necessità di accedere allo sviluppo su piede di parità, in modo da potersi integrare vicendevolmente ed in modo che nessuno possa indurli al conflitto o a contrapposizioni artificiali. Azioni conflittuali di questo genere spezzerebbero i legami fra gli stati e gli stati stessi sarebbero soggetti ad un travaglio estremo, se non addirittura ad una distruzione totale.


    9. Il ruolo della Russia nel mondo multipolare. Colleghi, la Russia ha compiuto la propria scelta. La nostra priorità è l’ulteriore miglioramento delle nostre istituzioni democratiche ed aperte sotto il profilo economico, uno sviluppo interno crescente, la valorizzazione delle tendenze moderne positive su scala globale e il consolidamento di una società basata su valori tradizionali e patriottismo. Abbiamo una agenda orientata all’integrazione, positiva, e pacifica. Stiamo lavorando attivamente con i nostri colleghi della Unione Economica Euroasiatica, della Organizzazione di Cooperazione di Shangai, del BRIC e con altri interlocutori. L’agenda è finalizzata allo sviluppo di legami fra i governi, non alla loro dissoluzione. Non programmiamo di assemblare alcun blocco o rimanere coinvolti in un conflitto. Le affermazioni, le accuse, secondo cui la Russia starebbe cercando di creare qualche sorta di impero, limitando la sovranità dei suoi vicini, sono inconsistenti. La Russia non ha bisogno di alcun posto speciale ed esclusivo sotto il sole: voglio sottolinearlo molto chiaramente. Semplicemente noi vogliamo che i nostri interessi siano presi in considerazione nello stesso modo in cui noi teniamo conto degli interessi altrui, e che la nostra posizione sia rispettata. Siamo ben consci che il mondo è entrato in un’era di cambiamenti e trasformazioni globali, in cui tutti abbiamo bisogno di usare particolare cautela, e dobbiamo essere capaci di evitare iniziative sconsiderate. Negli anni successivi alla Guerra Fredda gli attori internazionali hanno in qualche modo perso questa capacità. Ora, bisogna che la recuperiamo. Diversamente, le speranze per uno sviluppo pacifico e stabile saranno solo una pericolosa illusione, mentre le odierne turbolenze saranno solo il preludio di un collasso dell’ordine mondiale (…) Non abbiamo alcuna pretesa di egemonia mondiale. L’idea che la Russia stia perseguendo qualche tipo di eccezionalità è falsa. L’ho detto e lo ripeto: non vogliamo alcun posto al sole. Ci muoviamo semplicemente sull’assunto che tutti i partecipanti alle relazioni internazionali devono rispettarsi a vicenda. Siamo pronti a rispettare gli interessi dei nostri interlocutori, ma ci aspettiamo lo stesso rispetto per i nostri. (
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  3. #3
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Un discorso che sa di impotenza.

  4. #4
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    ha parlato l'esperto!

  5. #5
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    ha parlato l'esperto!

    Se leggi bene quello che dice!!

    Lui sostanzialmente imputa agli USA i problemi del mondo.....faccio anche io alcune osservazioni.

    1) Sai dirmi perche la Russia non trova alcun alleato strategico degno di questo nome? Insomma dalla Russia scappano tutti....

    2) Ci spieghi quale apporto alla crescita economica possono dare loro, nel momento in cui il petrolio si riduce a 80 dollari. Cosa arriva dalla russia in termini di idee, organizzazione, paradigmi, stili di vita, tecnologie......che possiamo copiare.

    3) La Russia quanti soldi paga per organizzazione sovranazionali come Onu, Fmi, Banca Mondiale e via dicendo ?

  6. #6
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Un discorso che sa di impotenza.
    lo hai letto tutto...ma proprio tutto???
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #7
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    lo hai letto tutto...ma proprio tutto???

    Grande oratore, un Mussolini in formato ridotto.

    https://www.youtube.com/watch?v=i4J4xSzpSuA

  8. #8
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Grande oratore, un Mussolini in formato ridotto.
    con il deterrente nucleare però

  9. #9
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Un discorso che sa di impotenza.
    sessuale?
    non mi disturba l'omosessualità, quanto la sua ostentazione.
    Ridatemi Ratzingher!!
    La democrazia è la forma più subdola di dittatura.
    L'unico influencer buono è l'influencer morto
    אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה

  10. #10
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    Predefinito Re: Cosi' parlo' Putin

    qualunque paesaggio o situazione politico-sociale ed economica offre a ciascun osservatore una sola prospettiva seppure ve ne sono altre disponibili per altri osservatori.
    Paul,ha affermato una banalità(Un discorso che sa di impotenza.)e resterà persuaso che la sua visione è una realtà oggettiva che s'impone su quella soggettiva dei suoi interlocutori.

    Un soggetto che ben rappresenta la singolarità di Paul è già esistito in Germania nel secolo scorso e l'ha portata alla distruzione e ,quel che è peggio, è costretta,da allora, a stare legata al carro del vincitore come usava al tempo dei "Trionfi" dei consoli romani vincitori contro i barbari..
    GLF

 

 
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